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luglio 15, 2017 | Leave comment | Read More

Il “Circo Fiano-Boldrina” nell’ Italia dello Sfascio

di Antonio Serena del 15 Luglio 2017

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Tira evidentemente una brutta aria in questo paese, ma sembra che in alto siano in pochi a preoccuparsene e si preferisca parlar d’altro. Solo in un paese malconcio culturalmente si possono dedicare interi telegiornali alle boutades di parlamentari da operetta, alle baruffe tra partiti e alla cronaca nera dimenticando i dati sulla disoccupazione, la miseria che avanza, il disgregamento di ogni valore etico. Solo in un paese malato si può continuare a   parlare di politica, di alleanze e di elezioni senza pensare che le elezioni sono alle porte e non si è ancora deciso con che sistema andare a votare.

Quello che sta accadendo non appartiene al caso, ma ad un disegno preciso, promosso dai “poteri forti”, condiviso dalla classe dirigente politica e sostenuto dai mezzi di distrazione di massa. Massacro della famiglia, ius soli, teorie gender, invasioni barbariche, distruzione del lavoro, massacro delle classi medie, disoccupazione giovanile, povertà montante, banche che spogliano i clienti senza risarcirli e vengono salvate dal governo, creazione di governi formati all’ultimo momento con  yes men  nati dal nulla, in Francia come nel resto dell’ Europa, campagne mediatiche contro il concetto nobile di politica che dovrà essere sostituita dai robot della Grande Finanza sono tutti bagagli del Progetto Mondialista nato nella sua forma più moderna ai primi del Novecento dalla mente di Richard Kalergi, padre di questa forma perversa di Unione Europea fondata sull’abolizione delle Sovranità Nazionali e guidata dalla speculazione finanziaria. Cioè, come ha ben precisato G. Brock Chisholm, ex direttore dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), promuovere matrimoni misti tra razze diverse per indebolirle “in vista di creare una sola razza in u8n mondo unico dipendente da un’autorità centrale”.

Queste emergenze dovrebbero essere risolte con atti coraggiosi e decisioni imperiose, ma la politica e i suoi servi parlano d’altro. Quello che conta, per loro, è che si proibisca la vendita dei busti di Mussolini o che dei ragazzi salutino i loro morti in cimitero con il saluto romano; o che a Monza venga eletto assessore allo sport un militante dell’estrema destra; o che nel mantovano una ragazza di vent’anni venga eletta in consiglio comunale con la “Lista dei Fasci del Lavoro”, o che a Chioggia un albergatore, in uno spazio privato da lui gestito esponga delle scritte inneggianti al duce, all’ordine e alla pulizia. Un caso «raccapricciante», lo ha definito il questore di Venezia, Vito Danilo Gagliardi. Ma dai. Poco tempo fa un giornale veneziano titolava: “Mestre sempre più invivibile, spacciatori e delinquenza: non si può uscire di casa”. Per la sorte di questi cittadini il questore non si raccapriccia? Eppure a “Punta Canna” di Sottomarina tutto è pulito e la gente non delinque come nei quartieri dello spaccio. E come mai lì si corre a smontare il teatrino del ventennio in un attimo e di là, dove si delinque veramente, non si fa niente di concreto? Ma la priorità per gli addetti all’ordine pubblico è il “delitto d’opinione” o la guerra alla criminalità?

La verità è un’altra. Nonostante le cortine fumogene della “ripresa imminente” e della “crescita + 0.2”, tutti o quasi sono ormai consci di vivere una moderna catastrofe gestita da una manina occulta che potete chiamare come volete – Bilderberg, grossa finanza, finanza usuraia – e che racchiude, ieri come oggi, il peggio della feccia mondialista di tutti i tempi.

Guai a chi pensa che il problema sia rappresentato dal pollo da batteria della comunità ebraica Emanuele Fiano o dalla presidenta  Laura Boldrina, le cui manifeste stupidità potrebbero anche rappresentare un intralcio ai progetti dei loro  superiori. Il problema non è un Fiano che presenta un disegno di legge fasullo incompatibile con l’art. 21 della Costituzione sulla libertà di pensiero e nemmeno una Boldrini che gli va dietro predicando l’abbattimento delle opere d’arte del fascismo in Italia. E’ giusto che si facciano notare: sono pur sempre gli eredi di quel partito comunista che riuscì a massacrare un milione di persone in mezzo secolo per creare paradisi di fame e di orrori in tutto il mondo.

Il problema è quello di trovare sempre nuove “teste di cuoio” disponibili a far baccano con pentole e mestoli per cercare di distrarre la gente dalla catastrofe in corso in tutti i campi per evitare che magari facciano dei naturali confronti tra questo regime di autonominati e quello di Mussolini che nel 1924 le elezioni le stravinse e che le opere le portò a termine  in modo ineccepibile dal momento che, a settant’anni dalla caduta del fascismo, circa il 70% delle leggi in vigore sono ancora le stesse di allora, non essendo stati capaci, i governi democratici, di sostituirle con delle migliori.

Che questo regime sia inviso alla maggioranza degli italiani è dimostrato non dai cali elettorali della sinistra o della destra (espressioni prive di significato in un tempo in cui il nuovo segretario del vecchio partito comunista è un turboliberista come Renzi), ma dalla disaffezione del popolo a questo baraccone che ha saputo creare solo miseria e infelicità. I dati che dimostrano l’abisso pauroso che c’è tra classe politica e popolo non sono gli spostamenti elettorali, ma il continuo calo dei votanti, ridotti a meno della metà del corpo elettorale. Chiedetene il motivo magari ai terremotati del centro Italia che, a distanza di un anno dal sisma e nonostante la valanga di miliardi piovuti da ogni parte, vedono che il Governo dei Nominati non ha provveduto nemmeno a far togliere le macerie dalle strade, mentre nel 1930, dopo il terremoto delle Vulture, il governo Mussolini in 3 mesi costruì 3.746 case e ne ricostruì 5.190.

Distrugga pure la talebana Boldrina l’obelisco di Mussolini, le città edificate dal fascismo, le bonifiche, i parchi naturali. Annulli la Mostra del Cinema di Venezia e bruci pure i quadri di Mario Sironi, Depero e Marinetti, così come i suoi compari hanno condannato all’ esilio culturale nel dopoguerra letterati e artisti di levatura mondiale ma politicamente scorretti come Giuseppe Berto e Alberto Burri. Tolga anche le assicurazioni obbligatorie per le malattie professionali, l’assistenza ospedaliera per i meno abbienti, l’INAM, l’INPS, la settimana lavorativa di 40 ore, gli assegni famigliari, i premi alle famiglie numerose, le riforme della scuola e quelle del diritto, le pensioni, le liquidazioni, le tredicesime, gli uffici di collocamento, le tredicesime.

Ai tempi della mia gioventù si diceva: “Quando il dito indica il cielo, l’imbecille guarda il dito”. Fiano, Boldrine e compari del governo arcobaleno continuano a cazzeggiare invitando gli italiani a crederci, ad andare avanti, come l’orchestrina del “Titanic” spronata a suonare mentre il transatlantico si inabissava per far convinti i passeggeri che non stava accadendo nulla. Ma lorsignori sanno benissimo che non ci saranno scialuppe per tutti.

luglio 15, 2017 | Leave comment | Read More

On-line il sito con gli articoli del prof. Lamendola

del 07-07-2017

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E’ On-line il sito dell’Accademia di Filosofia “Nuova Italia” (http://www.accademianuovaitalia.it/) con tutti gli articoli aggiornati del prof. Francesco Lamendola e di Roberto Pecchioli.  Di cui  a breve saranno disponibili gli archivi completi.

luglio 7, 2017 | Leave comment | Read More

Onore al patriota sardo Salvatore Meloni!

di Roberto Pecchioli del 06-07-2017

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Salvatore Meloni, per tutti Doddore, è morto di fame prigioniero di uno Stato, il nostro, che considerava straniero. Settantaquattrenne, cinque figlie, una lunga militanza nelle file dell’indipendentismo sardo, era stato arrestato lo scorso 28 aprile, Die de sa Sardigna, festa del popolo sardo, dopo un grottesco inseguimento alla sua Panda rossa. Doveva scontare un cumulo di pene inferiore ai cinque anni per reati fiscali. Già in precarie condizioni di salute, ha iniziato, come il suo modello, l’irlandese Bobby Sands, uno sciopero della fame e della sete estremo, che lo ha portato alla morte. La famiglia e tanti amici avevano chiesto invano gli arresti domiciliari. Solo due giorni prima della fine è stato ricoverato in ospedale, dove, piantonato come un delinquente comune, ha concluso la sua agonia.

Onore al patriota sardo Doddore Meloni! Ha lottato tutta la vita per il suo ideale senza ammazzare o ferire nessuno. Ha accettato con fierezza isolana le condanne per evasione fiscale, dichiarando con semplicità: “Non si pagano le tasse agli stranieri! “. I suoi guai giudiziari iniziarono quasi quarant’anni fa, allorché tentò un improbabile avvicinamento al colonnello Gheddafi. Tentativo di colpo di Stato, disse la potentissima Repubblica Italiana. Successivamente, occupò la disabitata isola di Malu Entu, davanti ad Oristano, proclamandone l’indipendenza e comunicandola con atti “ufficiali” al nostro governo. Come capita in questo tempo di bottegai e pubblicani, senza piegarlo lo hanno spezzato con le leggi fiscali. Per lui, nessuna mobilitazione di intellettuali come per gli assassini del commissario Calabresi o per terroristi assassini, e neanche il braccialetto elettronico, come per l’attore drogato Diele, nessun “differimento della pena”, ipotizzata per capimafia assassini non pentiti alla Totò Riina. Poiché non era membro di assemblee elettive, nessun ricco vitalizio a spese del contribuente italiano, dalle cui tasche è uscita una ricca liquidazione alla tirolese Eva Klotz.

Questa dignità, quel coraggio feroce, quella coerenza delle idee portata sino alla tragedia ci fa essere ammiratori di Doddore. Non è morto “solo” un patriota sardo, ci ha lasciati un uomo vero. Non ci importa più se la sua causa fosse giusta o sbagliata, se la Sardegna sia o meno una nazione. Probabilmente lo è, e ha trovato un martire, pur se dubitiamo che la sua bandiera sia raccolta da uomini e donne altrettanto coraggiosi e determinati. La figura peggiore, come sempre, tocca allo Stato italiano ed alla sua burocrazia. Debole sino alla viltà con i forti, violento, arrogante, implacabile con i profeti disarmati. Del resto, non pagare le tasse agli stranieri dovrebbe essere un’ovvietà, ma noi tutti italiani manteniamo oltre cento basi straniere sul nostro territorio.

Come poteva Doddore pensare che l’avrebbe fatta franca proprio lui, che considerava la Repubblica italiana uno Stato estero occupante? Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi, cioè i quattrini. La sua splendida terra, che per lui era la Patria, è stata espropriata, nel tempo, persino della sua lingua. Pensate che l’isola occupata dal povero Meloni, Malu Entu, cattivo vento, è tradotta nella nostra lingua come Mal di Ventre.  In compenso, passa sotto silenzio la richiesta di 140 milioni di euro di danni erariali avanzata agli amministratori della Regione Autonoma Valle d’Aosta nell’ambito dell’attività del casinò di Saint Vincent, massima e assai dubbia risorsa di un’istituzione pletorica per 120 mila abitanti, tanti quanti Bergamo. Sede Rai, sezione di Corte dei Conti e tutto l’armamentario burocratico in due lingue, pur se nessuno ad Aosta usa il francese. Viva l’Italia, e viva anche la Regione Autonoma della Sardegna, carrozzone pletorico, sinecura per troppi privilegiati che giustamente gli indipendentisti detestano.

Intanto un vecchio è morto senza che gli fosse concesso di scontare la sua condanna – formalmente ineccepibile – a casa sua, mentre un ergastolano assassino come Johnny lo Zingaro scorrazza dopo essere evaso dal regime di semilibertà di cui godeva e decine di buoni italiani devono difendersi dall’accusa di essersi difesi da ladri, rapinatori, assassini. Taciamo per carità di patria il caso di Igor il Russo, altro reduce dagli sconti di pena. Doddore no, lui aveva messo in dubbio il sacro dogma non della patria, ma dell’autorità di uno Stato che fa solo piangere. Lacrime di rabbia di chi lo vorrebbe forte e presente contro crimine e malaffare, lacrime di dolore per amici e familiari di Meloni che non lo considerano un suicida, ma la vittima di una legalità ottusa, nemica, intermittente.

Hannah Arendt, in Vita activa, scrisse pagine decisive sul conformismo e la violenza insite in tutte le forme di governo burocratico: “questo nessuno – il preteso interesse comune della società (…) da un punto di vista economico, così come la pretesa opinione comune della buona società nei salotti – non cessa di dominare (…). Come sappiamo dalla burocrazia, il governo di nessuno non è necessariamente un non-governo; esso può anzi, sotto certe circostanze, volgersi in una delle sue più crudeli e tiranniche versioni “.

Non ha pagato le imposte perché ci riteneva stranieri, Doddore. Può morire, che importa, il principio di potere è salvo, ma che dire di Facebook, Google, Amazon, delle entità finanziarie e delle multinazionali che pagano (poco) dove più conviene loro, e lo Stato italiano insegue, contentandosi di transazioni al ribasso. Quelli non possono morire, sono persone giuridiche, “personae fictae “, finte, come già sapeva il diritto romano. Anche chi ha distrutto le banche italiane gira libero, e comunque non si lascerà certo morire di fame. Non lo prevede l’etica del mercante, solo quella del cavaliere.

Per questo ammiriamo Salvatore Meloni senza condividerne il sogno indipendentista. Da uomo d’onore, da “balente” è andato sino in fondo contro mezzi uomini e quaquaraquà. Da oggi, amiamo di più la Sardegna, se ha saputo allevare un combattente come Doddore. Non ci resta che salutarlo con rispetto, ricordando l’inno dei patrioti sardi di fine Settecento contro i feudatari scritto da Ignazio Mannu, che prima Maria Carta e poi i Tazenda fecero conoscere a tutti gli italiani: Procurade moderare, barones, sa tirannia!  “Cercate di moderare, baroni, la tirannia, perché sennò, per la vita mia! Tornate con i piedi in terra! Dichiarata è già la guerra contro la prepotenza, e comincia la pazienza nel popolo a mancare.”

luglio 6, 2017 | Leave comment | Read More

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