di Marcello Foa - 16/05/2012
Fonte: il giornale [scheda fonte]
Leggere l’articolo di Mario Monti pubblicato dal Corriere della …
di Roberto Quaglia - 16/05/2012
Fonte: roberto
Maggio 2012. Il mondo sprofonda nel debito, caracollando sull’orlo di un Armageddon finanziario. Questo è il coro che si sente ripetere ovunque da mesi. Dopo la Grecia, anche Spagna, Italia e Portogallo sono ad un passo dalla catastrofe a causa di ciclopici fardelli di debiti che non potranno mai venire pagati. E i debiti dei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna) sono nulla paragonati ai trilioni di debito accumulati da Stati Uniti e Giappone. Anche Francia e Inghilterra sono messe male e scavando scopriamo – sorpresa! Sorpresa! – che la stessa virtuosissima Germania sarebbe a rischio stritolamento da debiti, tanto che le famigerate agenzie di rating americane hanno ventilato anche per essa il possibile declassamento. Ma come? Uno dei paesi che meglio funziona al mondo viene giudicato potenzialmente insolvibile?
di Gianluigi Paragone - 16/05/2012
Fonte: byoblu
Un italiano su tre spera in una rivoluzione. Il sondaggio che qualche giorno fa mi è capitato tra le mani era stato commissionato dalle Acli, dalle associazioni cattoliche dei lavoratori, un’associazione moderata. Per questo l’ho conservato.
Inquietudine - Certo, i sondaggi rivelano tutto e rivelano nulla però fotografano comunque uno stato d’animo. E qual è lo stato d’animo degli italiani? Inquieto. Perché? Perché sono stati illusi e traditi. Illusi da chi quella rivoluzione l’aveva promessa senza arrivare a nulla che non fosse la conservazione dello stato attuale di cose. Forse per questo la domanda di rivoluzione resta immutata. Vale la pena chiarirsi sul significato di rivoluzione.
di Francesco Lamendola - 16/05/2012
Fonte: Liberaopinione
Ben prima che Giampaolo Pansa cavalcasse con tanto successo, di pubblico e di quattrini, il filone del revisionismo storico, c’era stato qualcuno che aveva scoperchiato i sepolcri imbiancati della storiografia ufficiale, debitamente democratica e antifascista, per rivelare di che lacrime e di che sangue grondassero in realtà le “radiose” giornate dell’aprile 1945.
di Massimo Fini - 16/05/2012
Fonte: Massimo Fini [scheda fonte]
Mario Monti, incontrando a Roma il segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen, si è impegnato a rimanere in Afghanistan, con truppe e risorse finanziarie, oltre il 2014 «per completare l’addestramento dell’esercito afgano, garantire sicurezza e stabilità e contribuire alla ricostruzione di quel Paese». Il premier italiano farebbe meglio a pensare alla ricostruzione del suo di Paese. La missione in Afghanistan ci costa un miliardo di euro l’anno. Da qui alla fine del 2014 fanno due miliardi e mezzo. Con queste cifre non si risana l’economia di un Paese ma, in un momento in cui il governo sta raschiando il fondo della botte, si potrebbero perlomeno tappare alcuni buchi, a cominciare da quello degli “esodati” e degli “esodandi” (neologisimi che possono nascere solo in Italia).
di Andrea Cometti - 16/05/2012
Fonte: Il Corriere delle Regioni

La strana “democrazia inversa” del partito padano: prima si nomina Maroni segretario e dopo si fa il congresso. Lo statuto? Si cambia in corso d’opera. Ai veneti le solite briciole.

Umberto Bossi padre padrone dei “padani”si autonomina presidente a vita
Nei partiti che vogliono definirsi democratici, da un punto di vista dottrinale e statutario i congressi si celebrano iniziando a consultare la base territoriale (sezioni, comunali, provinciali, regionali) che delega i propri rappresentanti al congresso nazionale e poi, dopo discussione e confronti, si eleggono il segretario, spesso con il rito dell’acclamazione, ma salvando almeno la facciata.
Ma per la Lega si tratta di prassi noiose e di tempo perso: inutili manfrine della democrazia. Qui, come del resto anche nel partito di Silvio, il processo è inverso: prima viene il segretario, poi i congressi territoriali, con un’ incredibile modifica ad hoc dello statuto.
di Enrico Galoppini - 16/05/2012
Fonte: europeanphoenix

Queste note prendono lo spunto da una riflessione, inoltratami da un corrispondente, riguardante il degrado in cui versano alcune vie dei centri storici delle città italiane, segnatamente quelle di Genova, infestate di loschi individui stranieri dediti allo spaccio di droga e ad altre attività criminali, cosicché esse sono diventate praticamente “impraticabili” per le persone per bene che non intendono passare qualche brutto guaio.
Da questo dato di fatto, lo scritto proseguiva delineando, con toni allarmanti, lo scenario più probabile se proseguirà la tendenza in atto: ovvero che entro un paio di generazioni, in alcune realtà europee, la popolazione autoctona diventerà minoranza, con l’Italia che seguirà inevitabilmente. E il mio corrispondente, dolendosi per quella che non è certo una bella notizia, se non altro perché ciascuno è in varia misura affezionato, “attaccato” al proprio ambiente così come l’ha conosciuto e vi è cresciuto, metteva comunque in guardia dalla truffa rappresentata da una certa “reazione” preconfezionata e scomposta, cioè quella della cosiddetta “estrema destra”, dalla visione asfittica e gretta, e talvolta addirittura diretta dagli stessi apparati di potere che alimentano l’”immigrazione selvaggia”.
Fonte: byebyeunclesam - 16/05/2012
Correva l’anno 1968 e Jean Thiriart scriveva…
“Nel 1945 i Russi, per raggranellare qualche voto in più all’ONU, hanno lasciato sussistere quelle finzioni statali che erano le repubbliche polacca, ungherese, romena ecc.
Oggi le finzioni stanno diventando realtà, per diverse ragioni che qui sarebbe lungo analizzare.
Il Cremlino non solo non ha tentato di integrare l’Europa orientale nel quadro formale dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (primo errore), ma si è anche comportato con l’Europa orientale come un volgare conquistatore tartaro, con brutalità ed insolenza. Anziché praticare la politica classica del bastone e della carota, il Cremlino pratica soltanto la politica del big stick. Dura finché dura. La colonizzazione russa è stata maldestra, spesso odiosa.