di Maurizio Blondet - 31/01/2012
Fonte: rischiocalcolato

La Apple delocalizza ancor di più, e finalmente il New York Times si inquieta di ciò che la globalizzazione ha fatto agli esseri umani americani. Praticamente tutti i 70 milioni di iPhone e i 30 milioni di iPad sono fabbricati fuori dagli USA. Apple ha ancora 43 mila dipendenti negli Stati Uniti; ma paga altri 700 mila lavoratori non americani che dipendono da sub-fornitori, contractors e progettisti. (How the U.S. Lost Out on iPhone Work)
Ora, altri posti di lavoro nell’industria più famosa del mondo stanno per emigrare, e non tornare più, piange il New York Times. Dalla sua inchiesta emergono alcune realtà sottaciute sui veri rapporti fra capitale e lavoro nel capitalismo terminale.
di Marco cedolin - 02/02/2012
Fonte: Il Corrosivo di Marco Cedolin
Solamente per chi nutra una qualche ambizione masochista e abbia …
di Fabio Falchi - 25/01/2012
Fonte: statopotenza
Vent’anni fa, il 2 giugno del 1992, nelle acque antistanti Civitavecchia, non molto lontano dal tratto di mare ove ha fatto naufragio la nostra bellissima nave da crociera Costa Concordia, si incontrarono, a bordo del Britannia, il panfilo della regina d’Inghilterra, esponenti del gotha della finanza anglosassone (Goldman-Sachs compresa) e alcuni membri della classe dirigente italiana, tra cui Azeglio Ciampi e Mario Draghi (che allora erano, rispettivamente, governatore della Banca d’Italia e direttore generale del ministero del Tesoro).
Di conseguenza non sorprende che quella crociera del Britannia sia diventata il simbolo della cessione della nostra sovranità nazionale al capitale straniero.
di Enrico Galoppini - 01/02/2012
Fonte: europeanphoenix.net
Cosa sarà mai questa famosa “comunità internazionale” che pontifica, ordina e minaccia a tutto spiano? “Internazionale”, quand’ero piccolo, pensavo volesse dire “tra nazione e nazione”, quindi “tra (tutte) le nazioni”. Che bello, tutti i popoli che decidono insieme per il bene dell’umanità! E invece no, con gli anni mi sono reso conto che questa “comunità internazionale” fa solo disastri, spargendo dolore e morte: ha distrutto lentamente l’Iraq, poi ha bombardato all’uranio impoverito la ex Jugoslavia, poi ha invaso con futili pretesti (“catturare Osama”) l’Afghanistan e l’Iraq, e nel frattempo se n’è sempre fregata del massacro dei palestinesi.

di Gianni Petrosillo - 02/02/2012
Fonte: Conflitti e strategie [scheda fonte]

Dopo il Papi chulo (o ciulo) – il quale si sta meritando anche postumo tutto il nostro disprezzo per il suo appoggio incondizionato ai tecnici, causa inquietudini aziendali – è arrivato il nonno saggio ed inappuntabile che però ciurla nel manico coprendosi di ridicolo allo stesso livello del predecessore. Quando qualcuno si dice sobrio, ad una gradazione non etilica ma etica così elevata, tanto da risultare astemio alla propaganda politica e all’immoralità pubblica, poi non ha alcun diritto di ondeggiare come un ubriacone tra l’aplomb del loden ed i panni larghi del pagliaccio.
di Luciano Fuschini - 01/02/2011
Fonte:giornaledelribelle

Fra i gruppi di varia gradazione di rosso, nero e rossobruno, si diffonde la convinzione che il debito pubblico sia un falso problema creato dalle élites finanziarie per depredare i popoli costringendo i governi a tagliare servizi sociali, pensioni, stipendi, in una parola il tenore di vita. Secondo costoro la passata prosperità fu determinata dal fatto che le banche centrali erano in mano allo Stato, che così poteva creare moneta a proprio piacimento, moneta non gravata dagli interessi che i banchieri privati pretendono quando prestano le banconote da loro stampate. La pratica del signoraggio bancario sarebbe insomma la responsabile pressoché unica del saccheggio delle risorse nazionali e dell’impoverimento dei popoli a vantaggio delle cricche dei dominatori. Riappropriamoci della nostra moneta e una strada di luce ci avvierà ai “domani che cantano”.
Tanta faciloneria lascia allibiti.
di Francesco Lamendola - 02/02/2012
Fonte: Arianna Editrice
Viviamo in tempi difficili, si usa dire.
Sì, forse siamo alla vigilia di un crollo della civiltà; forse questo crollo è già avvenuto, e noi siamo gli abitanti stralunati delle rovine, i quali, frastornati e confusi, non si sono ancora resi conto che i loro superbi palazzi più non esistono.
Mai come oggi, comunque, tutte le certezze sono sembrate illusorie; tutte le tradizioni, superate; tutte le fedi, ingannevoli; tutte le promesse, menzognere: ci aggiriamo in un deserto, nel quale sono scomparsi i punti di riferimento; e nemmeno una stella, la notte, brilla nel cielo per indicarci la giusta direzione da tenere nel nostro cammino.
di Gianluigi Nuzzi - 02/02/2012
Fonte: Gli Intoccabili La7
«Beatissimo Padre, un mio trasferimento in questo momento provocherebbe smarrimento e scoramento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione da tempo radicate nella gestione delle diverse Direzioni (del governatorato, l’amministrazione vaticana, nda)». È il 27 marzo del 2011. A rivolgersi in termini così drammatici direttamente a Benedetto XVI, denunciando privilegi, corrutele e zone opache Oltretevere, è un sacerdote di primo piano. Carlo Maria Viganò, un monsignore che viene incaricato nell’estate del 2009 su fiducia del Santo Padre a controllare tutti gli appalti e le forniture del Vaticano.