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	<title>Libera Opinione</title>
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	<description>Rassegna Stampa Online</description>
	<pubDate>Thu, 17 May 2012 02:52:36 +0000</pubDate>
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		<title>CONTROSTORIA - 1944/45: una guerra civile diversa</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 18:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[di Francesco Lamendola - 16/05/2012
Fonte: Liberaopinione
Ben prima che Giampaolo Pansa cavalcasse con tanto successo, di pubblico e di quattrini, il filone del revisionismo storico, c’era stato qualcuno che aveva scoperchiato i sepolcri imbiancati della storiografia ufficiale, debitamente democratica e antifascista, per rivelare di che lacrime e di che sangue grondassero in realtà le “radiose” giornate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Lamendola - 16/05/2012<br />
Fonte: <a href="http://www.liberaopinione.net">Liberaopinione</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.mursia.com/components/com_virtuemart/shop_image/product/I_fantasmi_del_C_4fb1112be586b.jpg" alt="" width="240" height="360" />Ben prima che Giampaolo Pansa cavalcasse con tanto successo, di pubblico e di quattrini, il filone del revisionismo storico, c’era stato qualcuno che aveva scoperchiato i sepolcri imbiancati della storiografia ufficiale, debitamente democratica e antifascista, per rivelare di che lacrime e di che sangue grondassero in realtà le “radiose” giornate dell’aprile 1945.<span id="more-5420"></span><br />
Ci era stato raccontato, fin dai banchi di scuola, che quei giorni videro una specie di festa nazionale, una gioiosa insurrezione di popolo contro biechi individui in camicia nera, per lo più criminali di guerra, sadici e pervertiti, manutengoli di Hitler e, quindi, servi del tedesco invasore; ci era stato detto e ripetuto che, quel 25 aprile, l’Italia aveva ritrovato la concordia e la dignità nazionale.<br />
Così, mentre i “liberatori” angloamericani venivano accolti con fiori e grida di gioia, i biechi aguzzini in camicia nera pagavano il fio dei loro delitti; ma insomma si trattò di poca cosa, qualche rapido processo, qualche scarica di mitra e poi via, come per il Duce e per l’esposizione del suo cadavere in Piazzale Loreto: l’Italia aveva fretta di voltare pagina, di dimenticare l’oppressione e la vergogna della ventennale dittatura.<br />
E tutti ricominciarono felici e contenti, democratici e libertari; tutti, ma proprio tutti: anche quegli scrittori e quei giornalisti che fino quasi all’ultimo avevano sollecitato e ottenuto spazio nelle istituzioni culturali del regime, ma che poi, folgorati dalla luce della libertà sulla via di Damasco, fecero la cosa giusta ed entrarono a vele spiegate nella nuova vita nazionale, per la maggior parte intruppandosi nel Partito comunista che, come è noto, non sognava di veder giungere i carri armati del compagno Stalin, ma di veder sorgere un Paese libero e pluralista, ove ci fosse libertà per tutti e rispetto per qualsiasi opinione.<br />
Che le cose non siano andate proprio così, ma in maniera ben diversa; che alla fine di aprile si sia scatenata, al termine di una feroce guerra civile durata quasi due anni, un’orgia di violenze indescrivibili, basate sulla giustizia sommaria, sulla sete di vendetta e sull’odio belluino, coinvolgendo anche numerosi innocenti o persone colpevoli soltanto di aver professato onestamente le proprie idee politiche e sociali, non lo si sapeva, non lo si ammetteva, non si voleva che fosse reso noto; lo si voleva semplicemente dimenticare.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Tanto, quei morti erano stati pochi, e poi si erano meritata la loro sorte: avevano militato dalla parte sbagliata ed era stato giusto che pagassero il loro debito con la storia.<br />
Non si voleva riconoscere che, per la maggior parte, i “repubblichini” di Salò non erano i tronfi gerarchi del Ventennio e tutta la pletora dei profittatori di regime, ma dei giovani e dei meno giovani idealisti, che erano stati emarginati dai fasti del potere e, talvolta, persino perseguitati; che si erano fatti avanti nell’ora più buia, con la Patria doppiamente invasa, dai nemici diventati amici e dagli amici diventati nemici, per ridare onore all’Italia e per vedere realizzate le loro generose idee sociali.<br />
Né si voleva ammettere che le uccisioni erano state numerosissime, selvagge, senza un’ombra di legalità e di giustizia; che moltissimi militi di Salò erano stati passati per le armi e gettati nei fiumi, dopo essersi arresi in cambio della promessa di ricevere il trattamento dovuto a dei prigionieri di guerra; che gli assassinii continuarono per mesi e mesi, fin oltre il 1946, assumendo non di rado la forma di miserabili vendette personali; che coinvolsero migliaia di persone che non c’entravano nulla con la politica e meno ancora col fascismo.<br />
Allo stesso modo, per decenni si riuscì a far passare sotto silenzio, o quasi, il dramma degli Italiani infoibati dai partigiani slavi del maresciallo Tito, nelle grotte della Venezia Giulia: uccisi non in quanto fascisti, ma proprio in quanto Italiani; e, tra essi, perfino dei partigiani antifascisti che avevano avuto il torto di non ammettere che quelle terre dovessero venire annesse, “sic et simpliciter”, alla nuova Repubblica jugoslava.<br />
A raccontare tutte queste cose in maniera organica, con notevole coraggio civile, è stato uno studioso schivo e intellettualmente onesto, Antonio Serena, che, già nel suo libro «I giorni di Caino» (1990), ha fornito una documentazione ricchissima e inoppugnabile di quella galleria di orrori, ivi compresa una consistente mole di materiale fotografico.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Serena non scredita <span> </span>il valore morale della Resistenza (per coloro che ci credono); quello suo non è un discorso politico. La sua ricerca nasce da una esigenza etica: ridare voce alle vittime, alle vittime innocenti, che furono tante, troppe. Perché il silenzio che era calato su di esse equivaleva ad averle assassinate una seconda volta. Voleva dire, anche, ridare dignità alla loro memoria e offrire un sia pur minimo risarcimento morale ai loro parenti: a quelle vedove, a quei figli, a quei nipoti.<br />
No, «I giorni di Caino» non è un libro di odio, ma un libro di giustizia e di pietà: bisognava che qualcuno placasse i Mani delle vittime, offrisse un sacrificio di riparazione, raccontando la loro vera storia e liberandola dalle incrostazioni faziose e menzognere che la Vulgata democratico-resistenziale ci aveva costruito sopra.<br />
Da quando l’ho letto, per poi passare alla lettura degli altri libri di Serena, tra i quali «La cartiera della morte» e «Oderzo 1945, storia di una strage», fino a quest’ultimo su «I fantasmi del Cansiglio», <span> </span>e da quando, inoltre, ho avuto il privilegio di conoscerne personalmente l’Autore, un uomo di rara onestà intellettuale e di notevole coraggio civile, la visione del tragico biennio 1943-45 mi si è fatta più chiara, più completa e più veritiera; e credo che questo sia quanto hanno provato tutti i lettori di tali opere.<br />
Fra i vari miti che essi hanno contribuito a sfatare vi è anche quello che, nella cosiddetta Liberazione, i preti fossero tutti schierati con la Resistenza; la verità è che a decine vennero raggiunti, pure loro, dalla “giustizia” comunista e trucidati. Ma anche questa è una di quelle verità scomode che, a guerra finita, tutti hanno voluto far dimenticare, a cominciare dalla Chiesa stessa; così come la borghesia industriale ha voluto far dimenticare i suoi ventennali intrallazzi col fascismo, che le avevano permesso di arricchirsi, talvolta persino incoraggiando i partigiani “rossi” a togliere di mezzo, con la scusa della “lotta di liberazione”, quei podestà e quegli uomini del fascismo i quali avevano levato la voce contro i profittatori di guerra e denunciato gli scandali di un ceto di affaristi senza scrupoli che aveva speculato su tutto, perfino sulle suole di cartone dei nostri alpini in Russia.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Ma tutte queste bugie, tutte queste mezze verità e tutte queste versioni di comodo sono figlie di un’unica ipocrisia di fondo: aver voluto negare tenacemente, pervicacemente, per decenni, il carattere di guerra civile agli eventi italiani del 1943-45. Una volta rimossa questa verità, non restava altro da fare che eliminare anche i suoi corollari: ad esempio, che la Chiesa stessa si trovò spaccata fra una parte del clero che, nel Centro-Nord, simpatizzò più o meno apertamente con gli Alleati e collaborò con i Comitati di liberazione nazionale, e quella parte che, invece (formata specialmente da cappellani militari), rimase fedele agli ideali del Ventennio o che, semplicemente, dopo l’8 settembre 1943 ritenne che fosse il governo repubblicano a rappresentare la dignità della nazione e non quello di Badoglio; e che subì, al termine del conflitto, una dura repressione.<br />
Abbastanza conosciuto è il caso di Don Tullio Calcagno, il prete che, prima di andare a morire con<span> </span>Mussolini, diresse il giornale più venduto del periodo di Salò, «Crociata italica» e che, ad un certo punto, agitò persino lo spauracchio di uno scisma all’interno della Chiesa, sostenendo che il Papa, come capo dell’intera cristianità, non poteva esserlo anche di una Chiesa cattolica nazionale, quella italiana; ma furono non meno di centotrenta i sacerdoti che caddero sotto il piombo dei “giustizieri” comunisti, non solo durate la guerra civile, ma anche nel biennio successivo, cioè fino al 1947.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">E la stessa spaccatura si verificò nelle file stesse della Resistenza, tra partigiani comunisti e partigiani di orientamento moderato, specie in quelle regioni del confine orientale ove, per la presenza delle aggressive rivendicazioni dei “compagni” sloveni e croati, il contrasto ideologico nello stesso schieramento antifascista si fece talvolta incandescente, sino allo spargimento di sangue fraterno.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Valga per tutti il caso dell’eccidio di Porzûs, del febbraio 1945, nel quale si ebbe un sanguinoso regolamento di conti tra partigiani “osovani” e “garibaldini”, con la strage premeditata e subitanea dei primi da parte dei secondi; eccidio nel corso del quale, fra gli altri, perse la vita il fratello maggiore del futuro scrittore Pier Paolo Pasolini. Ma, al di fuori del Friuli, ove poi il processo ai responsabili destò un certo clamore, quanti Italiani sapevano dei fatti di Porzûs, visto che i libri “canonici” sulla Resistenza non ne parlavano affatto, o ne cominciarono a parlare, ovviamente in chiave minimalista e giustificazionista, solo quando il revisionismo li portò nuovamente alla ribalta, in anni assai recenti?<br />
Purtroppo l’Italia di oggi è figlia di questi miti e di queste versioni di comodo, nati dalla disfatta del 1943, dal tradimento e dalla vergogna. Avrebbe potuto essere una occasione preziosa per ripensare con onestà il nostro passato nazionale, a cominciare da quell’altro grande mito di cui siamo succubi, il Risorgimento; invece si è preferito fare finta di nulla e prendere per buona la versione più facile e comoda: che nel 1945 siamo stati tutti “liberati”. Eppure basterebbe l’obbrobrioso articolo 16 del Trattato di pace di Parigi del 1847, il quale stabilisce che «l&#8217;Italia non incriminerà né molesterà i cittadini italiani, particolarmente i componenti delle Forze Armate, per il solo fatto di aver espresso simpatia per la causa delle Potenze Alleate e Associate o di aver svolto azioni a favore della causa stessa durante il periodo compreso tra il 10 giugno 1940 e la data di entrata in vigore del presente trattato&#8221;, per mostrare <em>ad abundantiam</em><span> </span>che il tradimento e il sabotaggio antinazionali, nel nostro Paese, ebbero cinicamente inizio fin dal primo giorno di guerra e non in seguito ad una nobile maturazione politica, dopo l’8 settembre del 1943.<br />
Adesso Antonio Serena ci presenta un nuovo libro, frutto di lunghe e sudatissime ricerche, per mostrare il rovescio della medaglia di un altro mito resistenziale del Nordest: quello del Cansiglio, i cui “fantasmi” vagano ancora in cerca di giustizia, dopo che il loro dramma è stato ignorato, rimosso, cancellato e che, su di esso, si è costruita una leggenda a senso unico, secondo la quale questi luoghi non hanno conosciuto altro che l’eroica lotta dei “buoni”, cioè i partigiani a maggioranza comunista, contro i “cattivi”, cioè i fascisti e i Tedeschi; e nulla al grosso pubblico era mai giunto delle uccisioni e delle violenze, spesso gratuite, perpetrate in nome dei grandi ideali della libertà e della democrazia.<br />
Ricerche estremamente scomode, politicamente e umanamente parlando: il lettore può solo immaginarsi quanti sospetti, quanti risentimenti, quante animosità può aver suscitato lo sforzo di ristabilire un minimo di verità storica, senza guardare in faccia a nessuno e senza sudditanze ideologiche verso la Vulgata culturale oggi dominante; e questo in una terra dove le ferite sono ancora recenti, dove uomini e donne che vissero quei mesi di barbarie e di terrore sono ancora vivi, o sono vivi i loro figli e i loro amici, con tutte le loro passioni e con tutto il loro dolore; ma anche, in certi casi, con qualche ingombrante scheletro da nascondere nell’armadio, magari di consistente rilevanza penale.<br />
«I fantasmi del Cansiglio» non è un libro d’odio, né libro fazioso, come non lo sono stati i precedenti di questo scrittore; al contrario: il suo scopo non è quello di gettare fango sulla Resistenza, in cui, senza dubbio, militarono anche persone idealiste e in perfetta buona fede; ma squarciare il velo dell’ipocrisia e restituire visibilità e dignità alle vittime di una “giustizia” che, in moltissimi casi, fu solo vendetta o peggio, scatenamento dei peggiori istinti sanguinari o regolamento di conti privati. Ma l’amnistia Togliatti ha cancellato tutto….<br />
Era ora che qualcuno raccontasse quelle cose, che rompesse il muro di omertà e di silenzio, a costo di attirarsi ogni sorta di denigrazioni.<br />
Ed è quello che è avvenuto.<br />
Oggi, finalmente, il velo è stato definitivamente squarciato e si comincia a guardare a quella stagione con maggiore verità storica e senso della giustizia. Si ammette che da entrambe le parti combattenti vi furono persone oneste e vi furono dei criminali; e si ammette che, negli ultimi giorni di guerra e nel periodo successivo, vi fu un bagno di sangue raccapricciante e ingiustificato, che nulla ebbe a che fare con la giustizia.<br />
Anche se è giusto dire che Pansa non ha “scoperto” niente, ma che ha solo proseguito, senza dargliene doverosamente atto, il lavoro intrapreso da Antonio Serena, pioniere solitario.<br />
Chi vive al Nordest ha sempre saputo queste cose; però non le si poteva dire, pena la scomunica e una sorta di gogna civile.<br />
Chi scrive, ad esempio, da ragazzo si trovò a partecipare, in quanto speleologo presso la sezione C.A. I. di Vittorio Veneto, al recupero dei poveri resti di alcuni fascisti infoibati in una grotta delle Prealpi Bellunesi, sopra Revine Lago, per conto della locale stazione dei Carabinieri, affinché si potesse dare loro cristiana sepoltura. Vi erano anche le ossa di una donna e, forse, di un feto.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Finalmente, anche grazie al coraggio e all’ onestà intellettuale di Antonio Serena, di queste cose si può parlare un po’ più liberamente. E’ una conquista storica, ma soprattutto civile.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Francesco Lamendola</p>
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		<title>Il &#8220;salvatore della Patria&#8221; è amareggiato</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:37:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marcello Foa - 16/05/2012
Fonte: il giornale [scheda fonte] 
Leggere  l&#8217;articolo di Mario Monti pubblicato dal Corriere della Sera. Ne vale  davvero la pena. L’uomo che appartiene alle élites mondiali, che è  incapace di capire il dramma che si sta consumando nel Paese; il premier  che, di fronte ai suicidi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="artAutore">di Marcello Foa - 16/05/2012</span><br />
<span class="newsSottotitolo">Fonte: <a title="il giornale" href="http://www.ariannaeditrice.it/scheda_fonte.php?id=140">il giornale [scheda fonte]</a> </span><br />
<span class="newsSottotitolo"><img src="http://3.bp.blogspot.com/-o3fAccf4rPY/Tr74lEiBQ8I/AAAAAAAADKw/bDK2fZdzoFg/s1600/MarioMontiGoldmanSachs.jpg" alt="" width="306" height="192" /></span>Leggere  l&#8217;articolo di Mario Monti pubblicato dal Corriere della Sera. Ne vale  davvero la pena. L’uomo che appartiene alle élites mondiali, che è  incapace di capire il dramma che si sta consumando nel Paese; il premier  che, di fronte ai suicidi di tante persone perbene massacrate da un  fisco inquisitorio e da un sistema bancario implacabile e disumano  disegnato proprio dalle élites a cui egli appartiene, non dimostra  nessuna empatia e si premura soltanto di scaricare sugli altri colpe che  in realtà, per il clima punitivo e irragionevole che si è creato nel  Paese, sono in gran parte sue; ebbene quel ministro è amareggiato.<br />
Poverino… Se amareggiato lui, figuriamoci gli italiani, soprattutto gli ingenui che pensavano fosse il salvatore della patria&#8230;</p>
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		<title>CONFLITTI - Inutile restare in Afghanistan</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo Fini - 16/05/2012
Fonte:                 Massimo Fini [scheda fonte] 



 

Mario Monti, incontrando a Roma il segretario della Nato Anders Fogh Rasmussen, si è impegnato a rimanere in Afghanistan, con truppe e risorse finanziarie, oltre il 2014 «per completare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="Titolo_big"><span class="artAutore">di Massimo Fini - 16/05/2012</span></div>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="Massimo Fini" href="http://www.ariannaeditrice.it/scheda_fonte.php?id=2">Massimo Fini [scheda fonte]</a> </span></p>
<h2 class="contentheading"><img src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/05/30/483fc490ab0cd_zoom.JPG" alt="" width="301" height="200" /></h2>
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<div class="buttonheading"><span style="font-size: medium;"><span class="email"><br />
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<p><span style="font-size: medium;"><span>Mar<span>i</span>o Mont<span>i</span>,<span> i</span>ncontrando a Roma<span> i</span>l segretar<span>i</span>o della Nato Anders Fogh Rasmussen, s<span>i </span>è<span> i</span>mpegnato a r<span>i</span>manere<span> i</span>n Afghan<span>i</span>stan, con truppe e r<span>i</span>sorse f<span>i</span>nanz<span>i</span>ar<span>i</span>e, oltre<span> i</span>l 2014 «per completare l’addestramento dell’eserc<span>i</span>to afgano, garant<span>i</span>re s<span>i</span>curezza e stab<span>i</span>l<span>i</span>tà e contr<span>i</span>bu<span>i</span>re alla r<span>i</span>costruz<span>i</span>one d<span>i </span>quel Paese».<span> I</span>l prem<span>i</span>er<span> i</span>tal<span>i</span>ano farebbe megl<span>i</span>o a pensare alla r<span>i</span>costruz<span>i</span>one del suo d<span>i </span>Paese. La m<span>i</span>ss<span>i</span>one<span> i</span>n Afghan<span>i</span>stan c<span>i </span>costa un m<span>i</span>l<span>i</span>ardo d<span>i </span>euro l’anno. Da qu<span>i </span>alla f<span>i</span>ne del 2014 fanno due m<span>i</span>l<span>i</span>ard<span>i </span>e mezzo. Con queste c<span>i</span>fre non s<span>i </span>r<span>i</span>sana l’econom<span>i</span>a d<span>i </span>un Paese ma,<span> i</span>n un momento<span> i</span>n cu<span>i </span><span>i</span>l governo sta rasch<span>i</span>ando<span> i</span>l fondo della botte, s<span>i </span>potrebbero perlomeno tappare alcun<span>i </span>buch<span>i</span>, a com<span>i</span>nc<span>i</span>are da quello degl<span>i </span>&#8220;esodat<span>i</span>&#8221; e degl<span>i </span>&#8220;esodand<span>i</span>&#8221; (neolog<span>i</span>s<span>i</span>m<span>i </span>che possono nascere solo<span> i</span>n<span> I</span>tal<span>i</span>a).</span></span><span id="more-5400"></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span>Ma lasc<span>i</span>amo pur perdere la quest<span>i</span>one de<span>i </span>sold<span>i </span>che, pur d<span>i </span>comp<span>i</span>acere gl<span>i </span>am<span>i</span>c<span>i </span>amer<span>i</span>can<span>i</span>, pare non<span> i</span>nteressare<span> i</span>l professore. R<span>i</span>costru<span>i</span>re l’Afghan<span>i</span>stan? Sono p<span>i</span>ù d<span>i </span>und<span>i</span>c<span>i </span>ann<span>i </span>che gl<span>i </span>occ<span>i</span>dental<span>i </span>occupano quel Paese per r<span>i</span>costru<span>i</span>rlo dopo averlo d<span>i</span>strutto e hanno comb<span>i</span>nato un d<span>i</span>sastro, soc<span>i</span>ale, econom<span>i</span>co e morale. Nel per<span>i</span>odo del governo talebano Kabul contava un m<span>i</span>l<span>i</span>one e 200 m<span>i</span>la ab<span>i</span>tant<span>i</span>, ogg<span>i </span>ne ha quas<span>i </span>se<span>i </span>m<span>i</span>l<span>i</span>on<span>i</span>, un’urban<span>i</span>zzaz<span>i</span>one selvagg<span>i</span>a che g<span>i</span>à da sola d<span>i</span>ce tutto. La d<span>i</span>soccupaz<span>i</span>one che era all’8% è sal<span>i</span>ta al 40. La corruz<span>i</span>one, che sotto<span> i </span>Taleban<span>i </span>non es<span>i</span>steva propr<span>i</span>o a causa delle loro sever<span>i</span>ss<span>i</span>me legg<span>i</span>, ogg<span>i </span>è endem<span>i</span>ca, nella cr<span>i</span>cca che ruota attorno al governo fantocc<span>i</span>o d<span>i </span>Karza<span>i</span>, nella pol<span>i</span>z<span>i</span>a, nell’eserc<span>i</span>to, nella mag<span>i</span>stratura. All’<span>i</span>n<span>i</span>z<span>i</span>o del 2000<span> i</span>l Mullah Omar aveva v<span>i</span>etato la colt<span>i</span>vaz<span>i</span>one del papavero e la produz<span>i</span>one d<span>i </span>opp<span>i</span>o era crollata quas<span>i </span>a zero, ogg<span>i </span>l’Afghan<span>i</span>stan &#8220;l<span>i</span>berato&#8221; produce<span> i</span>l 93% dell’opp<span>i</span>o mond<span>i</span>ale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span>Garant<span>i</span>re la stab<span>i</span>l<span>i</span>tà e la s<span>i</span>curezza? Ma a<span> i</span>ncend<span>i</span>are<span> i</span>l Paese è propr<span>i</span>o la presenza delle truppe stran<span>i</span>ere contro cu<span>i </span>sono<span> i</span>nsort<span>i </span>non solo<span> i </span>Taleban<span>i </span>ma buona parte della popolaz<span>i</span>one che non ne può p<span>i</span>ù della v<span>i</span>olenza e dell’arroganza degl<span>i </span>occupant<span>i </span>che bombardano a casacc<span>i</span>o, ucc<span>i</span>dono c<span>i</span>v<span>i</span>l<span>i </span>a m<span>i</span>gl<span>i</span>a<span>i</span>a, p<span>i</span>sc<span>i</span>ano sul Corano e su<span>i </span>cadaver<span>i </span>de<span>i </span>nem<span>i</span>c<span>i</span>, sfreg<span>i</span>ano<span> i </span>valor<span>i </span>local<span>i </span>per<span> i</span>mporre<span> i </span>propr<span>i</span>.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span><span>Ma la mot<span>i</span>vaz<span>i</span>one p<span>i</span>ù v<span>i</span>sc<span>i</span>da data dal professor Mont<span>i </span>per r<span>i</span>manere<span> i</span>n Afghan<span>i</span>stan è che così contr<span>i</span>bu<span>i</span>amo a completare l’addestramento dell’eserc<span>i</span>to &#8220;regolare&#8221; afgano.<span> I</span>n realtà<span> i</span>n questo modo st<span>i</span>amo solo preparando<span> i</span>l terreno per una nuova guerra c<span>i</span>v<span>i</span>le afgana (esattamente</span><span> come </span><span>sta avvenendo<span> i</span>n<span> I</span>raq fra sunn<span>i</span>t<span>i </span>e sc<span>i</span><span>i</span>t<span>i</span>) che propr<span>i</span>o l’avvento de<span>i </span>Taleban<span>i </span>nel 1996 aveva troncato r<span>i</span>portando la pace e l’ord<span>i</span>ne nel Paese al posto dell’arb<span>i</span>tr<span>i</span>o e della prepotenza de<span>i </span>s<span>i</span>gnor<span>i </span>della guerra.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span><span>I</span>nf<span>i</span>ne. Gl<span>i </span>olandes<span>i </span>se ne sono g<span>i</span>à andat<span>i</span>,<span> i </span>canades<span>i </span>lo faranno alla f<span>i</span>ne del 2012,<span> i </span>frances<span>i </span><span>i</span>dem se v<span>i</span>nce Hollande, nel 2013 se prevale Sarkozy. Pers<span>i</span>no gl<span>i </span>amer<span>i</span>can<span>i </span>hanno preannunc<span>i</span>ato la loro &#8220;ex<span>i</span>t strategy&#8221; per<span> i</span>l 2014 (anche se vogl<span>i</span>ono mantenere le bas<span>i </span>aeree e su questo stanno trattando<span> i</span>n Qatar con gl<span>i </span>em<span>i</span>ssar<span>i </span>del Mullah Omar). Poss<span>i</span>b<span>i</span>le che solo no<span>i</span>, con tutt<span>i </span><span>i </span>problem<span>i </span>che abb<span>i</span>amo a casa nostra, s<span>i </span>debba essere sempre p<span>i</span>ù real<span>i</span>st<span>i </span>del re?</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span><br />
</span></span><br />
<span class="newsSottotitolo">Tante altre notizie su <a title="www.ariannaeditrice.it" href="http://www.ariannaeditrice.it">www.ariannaeditrice.it</a></span></p>
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		<title>POLITICA - Lega: congressi farsa e &#8220;festa dei Maroni&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

di Andrea Cometti - 16/05/2012
Fonte: Il Corriere delle Regioni

La strana &#8220;democrazia inversa&#8221; del partito padano: prima si nomina  Maroni  segretario e dopo si fa il congresso. Lo statuto? Si cambia in corso  d&#8217;opera.  Ai veneti le solite  briciole.

Umberto Bossi padre padrone dei &#8220;padani&#8221;si autonomina presidente a vita
Nei partiti che vogliono definirsi democratici, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 class="contentheading clearfix"><a class="contentpagetitle" href="http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=674:i-congressi-farsa-della-legaqche-maroniq&amp;catid=53:opinionisti&amp;Itemid=77"> </a></h2>
<div class="article-content">
<p>di Andrea Cometti - 16/05/2012</p>
<p>Fonte: Il Corriere delle Regioni</p>
<p><img src="http://www.ilcorrieredelleregioni.it/images/stories/com_form2content/p10/f665/110.jpg" alt="" /></p>
<p>La strana &#8220;democrazia inversa&#8221; del partito padano: prima si nomina  Maroni  segretario e dopo si fa il congresso. Lo statuto? Si cambia in corso  d&#8217;opera.  Ai veneti le solite  briciole.</p>
<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.ilcorrieredelleregioni.it/images/stories/bossi_maroni_ppianor400.jpg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12px;"><strong><span style="color: #2f4f4f;"><em>Umberto</em> <em>Bossi padre padrone dei &#8220;padani&#8221;si autonomina presidente a vita</em></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nei partiti che vogliono definirsi democratici, da un punto di vista  dottrinale e statutario i congressi si celebrano iniziando a consultare la base territoriale (<em>sezioni, comunali, provinciali, regionali</em>) che delega i propri rappresentanti al <em> congresso nazionale</em> e poi, dopo discussione e confronti, si  eleggono il segretario, spesso con il rito dell&#8217;acclamazione, ma salvando  almeno la facciata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per la Lega si tratta di prassi noiose e di  tempo perso: inutili manfrine della democrazia. Qui, come del resto anche nel partito di Silvio,  il processo è inverso: prima viene il segretario, poi i congressi territoriali, con un&#8217; incredibile modifica ad hoc dello statuto.<span id="more-5394"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un&#8217;interpretazione del tutto personale e antidemocratica - ve ne  fosse stata un po&#8217; di democrazia in questi 30 anni di dominio bossiano - che fa pensare e riflettere che nulla è cambiato: gli uomini sono  sempre gli stessi e il dogma secondo il quale chi discute il capo è fuori sembra sia  sempre valido.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai veneti poi le toccheranno le solite briciole: l&#8217;importante è tenere &#8220;<em>la corte padana</em>&#8221; nel varesotto. E così Umberto Bossi, &#8220;<em>Annuntio vobis gaudium magnum</em>,&#8221;  ha già deciso e ha indicato ufficialmente Roberto Maroni alla segreteria  nazionale del partito provvedendo anche ad autonominarsi   &#8220;<em>presidente fondatore</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto riferito, Maroni sarà coadiuvato da tre vice-segretari, uno dei quali, il vicario. proverrà dal  Veneto: <em>il contentino</em>,  appunto. Il Consiglio Federale, che è stato convocato il via Bellerio, è  durato circa tre ore. All&#8217;ordine del giorno la riforma dello Statuto  della Lega, che verrà ufficializzato nel corso del prossimo Congresso,  in programma il 30 giugno e il 1° luglio.</p>
<p style="text-align: justify;">La nomina di Maroni è stata salutata con approvazione dal sindaco di Verona Flavio Tosi, il quale ha commentato: &#8220;<em>Ci  speravamo, Maroni può allargare il consenso del partito. Bossi ha  creato la Lega, tutti lo riconoscono, ma serviva un segretario federale  che imprimesse un cambiamento, dopo le vicende ultime che sono note a  tutti. Maroni è una persona concreta e stimata da tutti, e può fare del  Carroccio la prima forza politica del Nord Italia&#8221;, </em>Joseph Goebbels Ministro della propaganda ai tempi del Terzo reich non avrebbe fatto meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;organo di stampa del Terzo Reich, <em>pardon</em> della Lega, il giornale &#8220;<em>La Padania</em>&#8220;, titola &#8220;<em>Tutti uniti intorno a Maroni</em>&#8220;, a simboleggiare il consenso unanime e l&#8217;unità del movimento, tesserati del Veneto e Luca Zaia permettendo che alla &#8220;<em>Festa dei Maroni</em>&#8221; sembra proprio non ci vogliano andare.</p>
<div class="module_green" style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ffffff;">La redazione 15 maggio 2012</span></strong></div>
</div>
<p><span class="modifydate"> </span></p>
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		<title>IMMIGRAZIONE - Dobbiamo continuare a &#8220;vedere nero&#8221;?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

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		<description><![CDATA[di Enrico Galoppini - 16/05/2012
Fonte:                 europeanphoenix 





Queste  note prendono lo  spunto da una riflessione, inoltratami da un  corrispondente, riguardante  il degrado in cui versano alcune vie dei  centri storici delle città  italiane, segnatamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="artAutore">di Enrico Galoppini - 16/05/2012</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="europeanphoenix" href="http://europeanphoenix.net" target="_blank">europeanphoenix</a> </span></p>
<p align="center"><strong><span style="font-size: medium;"><br />
</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;"><img src="http://europeanphoenix.net/it/images/stories/genova%20criminale.jpg" border="0" alt="" /></p>
<p><span style="font-size: small;">Queste  note prendono lo  spunto da una riflessione, inoltratami da un  corrispondente, riguardante  il degrado in cui versano alcune vie dei  centri storici delle città  italiane, segnatamente quelle di Genova,  infestate di loschi individui  stranieri dediti allo spaccio di droga e  ad altre attività criminali,  cosicché esse sono diventate praticamente  “impraticabili” per le persone  per bene che non intendono passare  qualche brutto guaio.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Da questo dato di fatto, lo scritto </span><a href="http://identit%C3%A0.com/blog/2012/05/04/pulizia-etnica/"><span style="font-size: small;">proseguiva</span></a><span style="font-size: small;"><span> delineando, con toni allarmanti, lo scenario più probabile se   proseguirà la tendenza in atto: ovvero che entro un paio di generazioni,   in alcune realtà europee, la popolazione autoctona diventerà  minoranza,  con l’Italia che seguirà inevitabilmente. E il mio  corrispondente,  dolendosi per quella che non è certo una bella notizia,  se non altro  perché ciascuno è in<span> var</span>ia  misura  affezionato, “attaccato” al proprio ambiente così come l’ha  conosciuto e  vi è cresciuto, metteva comunque in guardia dalla truffa  rappresentata  da una certa “reazione” preconfezionata e scomposta, cioè  quella della  cosiddetta “estrema destra”, dalla visione asfittica e  gretta, e  talvolta addirittura </span></span><a href="http://www.cpeurasia.eu/260/geert-wilders-svelato"><span style="font-size: small;">diretta dagli stessi apparati di potere che alimentano l’”immigrazione selvaggia”</span></a><span style="font-size: small;">.</span><span id="more-5391"></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Di fronte a questa, come ad altre situazioni poco allegre (sempre a Genova sono in azione bande di “latinos” composte da </span><a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/05/06/APZCIKSC-vendetta_horror_film.shtml#axzz1nnemBoNP"><span style="font-size: small;">vere e proprie belve</span></a><span style="font-size: small;">),   se poi assommiamo tutto il resto che va sotto la fuorviante   denominazione di “crisi”, il primo impulso è quello di sprofondarsi in   un pessimismo tragico e vedere “tutto nero”. La tentazione, in effetti, è   forte.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><img src="http://europeanphoenix.net/it/images/stories/bande%20sudamericane.jpg" border="0" alt="" /></span></p>
<p><span style="font-size: small;">La  cosiddetta  “controinformazione”, difatti, che ha il merito di far  “aprire gli  occhi” su una realtà sempre più artefatta, inautentica e  dunque  “insopportabile”, racchiude in sé il rischio di condurre chi ne  fruisce,  di “scoperta” in “scoperta”, ad uno stato in cui rabbia,  impotenza ed  abbattimento, alternati e/o mescolati, producono nel  migliore dei casi  “immobilismo”, nel peggiore una reazione smodata che  va dalla strage  alla Casseri (sempre che il personaggio non sia stato  manipolato) ad uno  stato depressivo in cui non si scorge più alcuna  “via d’uscita”, per  cui tanto vale attendere “la fine” nel mentre si  collezionano, leggendo e  leggendo, vere e proprie gallerie di orrori e  nefandezze che ripugnano  sinceramente ad un animo ancora non  irrimediabilmente corrotto.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Lungi  da me l’intenzione di  prendermela col mio corrispondente, che anzi  ringrazio indirettamente  per avermi fornito lo spunto per queste  riflessioni, e che so  sinceramente preoccupato per il destino della  nostra nazione, della  nostra “civiltà” (o meglio dei suoi elementi  sani, poiché, non lo si  dimentichi, l’Europa è stata la fucina da cui è  uscita la fase virulenta  della perversione “moderna”), passo ad  esporre il mio pensiero sul  principiale limite della  “controinformazione”, di cui – lo ammetto senza  infingimenti – pure il  sottoscritto è un piuttosto assiduo consumatore.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span>D’altra  parte,  l’anelito a “sapere” - non tanto ad “informarsi”, ché trattasi  di una  fisima moderna inauguratasi con le “gazettes” francesi  funzionali alla  “democrazia” che andava profilandosi nel Settecento -;  l’anelito a  conoscere il mondo in cui viviamo e che ci condiziona a<span> var</span>io   grado è un sentimento sano, poiché sull’ignoranza non si è mai   costruito un gran che. Anzi, l’ignoranza – che può riguardare i<span> var</span>i   livelli dello scibile – è sempre una buona notizia per i dominanti,  che  nell’era “moderna” hanno non a caso sviluppato un apparato  “mediatico”,  un’istruzione di massa svuotata di ogni significato  superiore ed altri  strumenti (ad esempio il cinema) mirati al  rincitrullimento di masse  sempre più estese e sottoposte ad una specie  di “incantesimo”.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span>Di  qui l’esigenza,  come per reazione, sentita da un novero crescente di   persone, di andare  oltre l’ufficialità, la “vulgata” imposta e difesa a  spada tratta dal  “sistema”. Ma una volta giunti ad un certo grado di  consapevolezza di  quello che rappresenta “sapere”, o meglio di quale  responsabilità esso  comporta, a chi ha colto la sostanziale unità  perversa delle indefinite  deviazioni del “mondo moderno” non resta che  prendere atto che non ha  senso sca<span>var</span>e  all’infinito nella  ‘fogna’, per far emergere altri ‘miasmi’, perché c’è  il concreto  rischio di intossicarsi irrimediabilmente. Pertanto ci si  trova di  fronte a un bivio. O si lascia perdere (“non ne voglio più  sapere”, “ne  ho abbastanza”!) perché non si riesce a reggere la tensione  e il  “peso” di quanto è stato compreso, o, una volta constatato che la   situazione ha preso una piega talmente unidirezionale, verso il baratro,   nella sua apparente e ingannevole molteplicità, si prende atto che non   si può attuare alcuna “azione” con qualche garanzia di successo in  quel  che vi è di più essenziale. È tramontato, probabilmente, il tempo  di  un’attività di tipo partitico, movimentistico eccetera per opporsi  ed  evitare la “barbarie” più assoluta. Il “sistema”, al momento, non  mostra  crepe sul piano che gli è congeniale (quello della materia e del   numero, con quello “psichico” letteralmente scatenato), quindi è bene   scordarsi “rivoluzioni” e simili, che, anzi, se non verranno affrontati   alcuni punti irrisolti, ovverosia “il” punto irrisolto – quello della   “morte di Dio” – nella nostra “civiltà”, non condurranno che ad   altrettante deviazioni rispetto alla “retta via” indicata   provvidenzialmente dagli “Uomini di Dio” in ogni epoca.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma  la domanda a questo punto  è: ci attende inesorabilmente il caos più  completo oppure esiste ancora  qualche elemento d’ordine a cui  riferirsi? Non ci resta che vedere  “tutto nero” oppure esiste qualche  ‘raggio di sole’?</span></p>
<p><span style="font-size: small;">La mia  impressione, in mezzo  a questa “crisi”, pianificata e diretta in ogni  suo aspetto, è che  siamo in una fase di transizione, verso un “mondo”,  una “civiltà” i cui  lineamenti  non ci sono ancora del tutto chiari,  anche se attualmente  sembra che tutto, ineluttabilmente, vada verso uno  “sfacelo”, una  “barbarie”, un totale “non senso”. Ora, siccome un  obbrobrio  unilaterale, un totale buco nero, è un’impossibilità pura e  semplice,  l&#8217;unica via d&#8217;uscita per raccapezzarsi in tutto questo  guazzabuglio è  cominciare a smetterla di vedere solo e sempre  catastrofi e tirare fuori  la “bellezza” che c&#8217;è in noi. Il “mondo”,  difatti, è “brutto” se noi  decidiamo di essere “brutti”, mentre “Allâh è  bello ed ama la Bellezza”…</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span>Con  questo non voglio  dire che in determinate realtà non esistano gravi  problemi generati  anche - e sottolineo anche (lo straniero si adegua al  livello che trova)  - da un eccessivo afflusso di immigrati, perlopiù  in quartieri  popolari, mentre in quelli “bene” - dove vivono i  benpensanti lettori di  “Repubblica” che predicano le virtù del  “multiculturalismo”- non se ne  vede nemmeno l&#8217;ombra.<span> Var</span>ie   situazioni sono dure da sostenere e non è giusto che dei politici   cialtroni, camerieri dei banchieri che dirigono la “crisi”, le impongano   alla gente, la quale in determinate circostanze – abbandonata a se   stessa – avrebbe anche il sacrosanto diritto di fare autonomamente un   po’ di “pulizia” .</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span>Tuttavia,  se non  vogliamo che il nostro ambiente diventi una sorta di “jungla” o  “far  west”, sta a noi - noi italiani ed immigrati intenzionati ad   “integrarsi” (il che non vuol dire trasformarsi in quello che non sono   né appiattirsi su un qualche “decalogo del bravo cittadino” così come lo   vuole la “modernità” atea) - uscire dalla logica del piagnisteo e   dell’indignazione, per proporci con un’identità forte e sicura, se la   sappiamo tro<span>var</span>e  in noi; non tanto per darsene una purché  sia una da usare come una  clava verso chi viene da fuori (il che è  sinceramente gretto e  vergognoso), bensì per “integrarlo” e, nel breve  volgere di tempo, farlo  sentire “come noi”; o meglio, in maniera che da  questo incontro emerga  una sintesi, una nuova “civiltà” secondo le  immortali linee di vetta del  Giusto, del Bello e del Vero: qualità che  l&#8217;uomo ha dentro di sé, ma  che possono emergere solo grazie ad una  costante ascesi, che implica uno  sforzo contro le tendenze più basse  insite in noi stessi. La questione -  trasposta ad un livello  “nazionale” - è quindi: cosa sappiamo tirare  fuori da dentro di noi  come “italiani”?</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><img src="http://europeanphoenix.net/it/images/stories/palio%20siena.jpg" border="0" alt="" /></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span>Siccome  ho vissuto -  venendo da fuori - la mia infanzia a Siena, e conosco  bene tutto il  meccanismo del Palio e delle Contrade (concepite e  vissute come tante  piccole “patrie” che compongono la più grande  Patria, Siena), pur  ammettendo la singolarità della situazione senese, è  quello un buon  modello da seguire: anche il bambino giunto da fuori,  attraverso tutto  un rituale, un calendario di “feste” in cui “sacro” e  “profano” si  mescolano di modo che tutto diventa “sacralizzato” si  sente subito  contradaiolo e &#8220;senese&#8221;, anziché percepirsi “né carne né  pesce”, e se si  farà una famiglia a Siena quella sarà una famiglia a  tutti gli effetti  senese. E anche i genitori, in una certa misura,  poiché lo seguono nelle<span> var</span>ie  ricorrenze e respirano  perciò un dato “clima”, sono aiutati a non  sentirsi perennemente degli  sradicati. Aggiungiamo poi che a Siena  votano da sempre “sinistra”, ma  manco per idea vedi ciondolare stranieri  sfaccendati in città, per il  semplice fatto che il territorio,  corrispondente a quello delle  Contrade, non è abbandonato all’incuria  semplicemente perché è amato.  Cosa è rimasto nel resto d&#8217;Italia a parte  questa “isola felice”  (anch&#8217;essa ammaliata dalle sirene della  “modernità”…)?</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Per  il resto, si fa un gran  parlare di “identità”, ma di contenuti davvero  forti ed imperituri a me  non pare di vederne. La “italianità” così  come viene propinata in ogni  sua forma oggi sa di posticcio ed imposto;  di un “nazionalismo” molto  “americano”, ideologico, non legato alla  terra, e addirittura elemento  esso stesso di perversione “moderna”.  Devo ammettere che fino a un po’  di tempo fa mi rodevo il fegato al  pensiero di che fine stanno facendo  l&#8217;Italia e gli Italiani, ma poi ad  un certo punto – dopo alcune  dimostrazioni smaccate di che cosa è  questo ‘</span><a href="http://europeanphoenix.net/it/component/content/article/3-societa/235--fino-a-quale-punto-scimmiotteremo-lamerica"><span style="font-size: small;">patriottismo all’amatriciana</span></a><span style="font-size: small;">’   - in me è scattato non tanto un “menefreghismo” quanto la   consapevolezza che se ad un certo punto gli autoctoni non sono in grado   né di darsi dei veri capi né di vivere nel rispetto degli avi e della   terra, e ancor meno di concepire e vivere il senso del sacro, tanto vale   che andiamo oltre questo perpetuo stato tra l’inferocito e il   malinconico per i “bei tempi che furono”. Come “italiani” l&#8217;ultima   occasione ce la siamo giocata </span><a href="http://europeanphoenix.net/it/component/content/article/3-societa/292-fino-a-quando-festeggeremo-la-nostra-rovina-note-sugli-italiani-e-il-25-aprile"><span style="font-size: small;">settant&#8217;anni fa</span></a><span style="font-size: small;">,   ed il resto è solo un fatale decadimento… Forse non l’abbiamo capito   alla svelta, ma ormai è troppo tardi per rimediare al danno.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Se  poi gli immigrati fanno  molti più figli e la cosa dà fastidio a  qualcuno, il problema non è  loro, ma nostro. Una comunità sana non è  quella del figlio unico o del  “single”. E una comunità, quando non  crede più, quando non prega più,  quando smette di “ringraziare” e vede  negli altri, nei suoi stessi  simili, solo degli individui con cui  “competere”, si scava  inesorabilmente la fossa, e l’attende solo un  salutare e purificatore  “flagello” alla Sodoma e Gomorra. Cosa sono  ormai “gli italiani”? Hanno,  a parte un&#8217;esigua minoranza, una loro  religiosità? Rispettano le leggi  divine? Non sanno nemmeno cosa sia il  concetto! Hanno a cuore davvero il  loro “patrimonio”,  la loro  “eredità”, oppure si scandalizzano a  comando solo quando c&#8217;è da dare  addosso a qualcuno “brutto”, “sporco” e  “cattivo” con la barba? Hanno  capito o no chi è che li vuole cancellare e  ridurre ad un’ombra di se  stessi? Prima di inorridire per una moschea  (di nuovo, a Genova, la  questione è all’ordine del giorno, sennò di che  si parla in campagna  elettorale?), io mi preoccuperei, e parecchio,  dell&#8217;ateismo dichiarato o  di fatto (anche più pericoloso del primo) che  informa il nostro vivere  sociale, economico, politico e culturale.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Se  l’uomo decide di essere  “brutto” la realtà che lo circonda sarà  necessariamente “brutta”. Sembra  di parlare come dei bambini dell’asilo  (“bello” e “brutto”), ma alla  fine il travaso di bile e/o il senso di  scoramento a forza di sapere che  siamo “ingannati” e di sorbirci “  brutte notizie” (i tg), se non serve a  farci fare un cambio di registro  o un salto di qualità ci condurrà  dritti verso una condizione  fallimentare, qui e nell’altra vita.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tutto  questo – potrebbe  pensare qualcuno mosso da “spirito pratico” – non è  forse un discettare  sul “sesso degli angeli”? Nient’affatto, ha molto  più a che fare con le  questioni “concrete” di quanto comunemente si  creda. Se ci fa rivoltare  lo stomaco sapere cos’è diventata la moneta,  se ci deprime il livello  abietto della politica, se troviamo insulsa e  falsa la “cultura  moderna”, se intuiamo che l&#8217;uomo non è la “macchina” a  cui la medicina  moderna cambia i “pezzi di ricambio”, se non ci diamo  pace nel vedere  che </span><a href="http://europeanphoenix.net/it/component/content/article/3-societa/254-perche-i-nostri-cieli-non-sono-piu-blu"><span style="font-size: small;">i nostri cieli sono costantemente scarabocchiati eccetera</span></a><span style="font-size: small;">&#8230;   beh, tutto questo dipende da un problema di fondo del nostro popolo,   come di tutti quelli “moderni”, felici del loro essersi lasciati alle   spalle “il passato” e la “superstizione”… Disconoscere la nostra natura   più profonda, la nostra origine divina, concepirsi come una “scimmia   evoluta” è quanto di più devastante possa combinare l’essere umano. Il   “mondo” che ne uscirà sarà esattamente un riflesso di come s’è ridotto   interiormente.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Non è dunque  questione di  passare ad un vago “ottimismo”, ma di saperci orientare  verso ciò che ci  eleva e non verso quel che ci abbassa.  L“informazione”, compresa quella  “contro” o “alternativa”, per il solo  fatto d’inanellare una serie di  notizie allarmanti e “preoccupanti”, di  “complotti” talmente “potenti”  contro i quali non possiamo “fare  nulla”, ci tira senza dubbio verso il  basso. Anche quando in un primo  momento ci può galvanizzare ed apparirci  come la premessa, lo stimolo  per una decisiva “azione” pratica che  verrà regolarmente frustrata e si  tradurrà in una “perdita di tempo”,  quando il tempo a disposizione di  ciascuno di noi non è infinito&#8230;</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Bisogna  invece spiccare il  volo, come le aquile, che vedono dall’alto, dal  cielo luminoso, e sanno,  a quel punto, “colpire”. Se invece ci  riduciamo a vivere come capponi,  perché così ci hanno convinto, mentre  invece siamo aquile, finiremo solo  nel proverbiale sacco di Renzo, al  buio, a beccarci l’un l’altro senza  costrutto.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Dunque,  se non è vero che “è  meglio non sapere”, bisogna evitare il pericolo  insito in una cattivo  uso di quest’indubbia vasta mole di informazioni  di cui oggi veniamo in  possesso. Esse possono, anzi devono, una volta  inquadrate in una visione  del mondo coerente che non escluda la  trascendenza e che consenta  d’interpretarle correttamente, essere il  trampolino da cui partire per  ampliare i nostri orizzonti, esplorare  nuove possibilità e finalmente  diventare “liberi”, anche dall’influenza  nefasta di una “informazione”  che, se resa fine a se stessa, non farà  che farci vedere sempre “tutto  nero”.</span><br />
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		<title>FINANZA - I criptocrati e la demolizione della classe media</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 15:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Roberto Quaglia - 16/05/2012
Fonte:                 roberto 
 

Maggio   2012. Il mondo sprofonda nel debito, caracollando sull’orlo di un   Armageddon finanziario. Questo è il coro che si sente ripetere ovunque   da mesi. Dopo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="artAutore">di Roberto Quaglia - 16/05/2012</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="roberto" href="http://www.roberto.info/2012/04/25/demolizione-classe-media/" target="_blank">roberto</a> </span></p>
<p><span class="newsSottotitolo"><a id="feature-image" class="in_single" href="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2012/04/Modello-slideshow-con-immagini_criptocrati.jpg"> </a></span></p>
<div class="post-content">
<p><a href="http://www.roberto.info/"><img class="alignright size-full wp-image-446" title="money-robertoinfo" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2012/04/money-robertoinfo1.jpg" alt="" width="322" height="240" /></a><span>Maggio   2012. Il mondo sprofonda nel debito, caracollando sull’orlo di un   Armageddon finanziario. Questo è il coro che si sente ripetere ovunque   da mesi. Dopo la Grecia, anche Spagna, Italia e Portogallo sono ad un   passo dalla catastrofe a causa di ciclopici fardelli di debiti che non   potranno mai venire pagati. E i debiti dei PIIGS (Portogallo, Italia,   Irlanda, Grecia, Spagna) sono nulla paragonati ai trilioni di debito   accumulati da Stati Uniti e Giappone. Anche Francia e Inghilterra sono   messe ma<span>le </span>e  scavando scopriamo – sorpresa! Sorpresa! –  che la stessa virtuosissima  Germania sarebbe a rischio stritolamento da  debiti, tanto che<span> le </span>famigerate agenzie di rating americane hanno ventilato anche per essa il possibi<span>le </span>declassamento. Ma come? Uno dei paesi che meglio funziona al mondo viene giudicato potenzialmente insolvibi<span>le</span>?</span><span id="more-5388"></span><span> Sorge a questo punto la domanda che tutti dovrebbero fare, ma che (quasi) nessuno osa formulare:</span></p>
<p><span>Ma se tutti i paesi del mondo sono così mostruosamente indebitati… chi è il<span> le</span>gittimo creditore? Chi cavolo è il<span> le</span><span>gittimo creditore<span> ultimo </span>di   tutto questo ben di dio, al cui paragone i fantastiliardi di zio   Paperone paiono noccioline? Ci si aspetterebbe che al mondo ci siano   nazioni debitrici e nazioni creditrici – così ci è parso a lungo, il   terzo mondo in debito ed il primo mondo in credito – ma d’un tratto ci   viene raccontato che tutto il mondo si sia improvvisamente trasformato   in terzo mondo indebitato – a parte la Cina oggi non se ne vedono molti   creditori in giro. Anzi no, neppure la Cina si salva: </span></span><a href="http://m.linkiesta.it/allarme-moody-s-anche-la-cina-scoppia-di-debito" target="_blank">Moodys tiene a farci sapere</a> che anche la Cina è nella <a href="http://www.merda.info/" target="_blank">merda</a><span> fino al collo coi debiti! Tutti, tutti debitori quindi, e debitori di   cifre favolose, che sfidano l’umana immaginazione. Come è possibi<span>le</span>?</span><br />
<span> Se tutte<span> le </span>nazioni sono indebitate, i debitori ultimi sono tutti i cittadini che costituiscono<span> le </span>nazioni.   Esseri umani, quindi. Li possiamo vedere, li possiamo contare. In   effetti siamo noi, oppure persone come noi. Siamo tutti, tutti, tutti   indebitati. Ma se noi tutti, tutti, tutti siamo indebitati, chi diamine   sono i creditori? Altri esseri umani? Impossibi<span>le</span>. In quanto cittadini gli esseri umani sono tutti indebitati. Se tutte<span> le </span>nazioni   del mondo sono debitrici ne consegue logicamente che tutti gli esseri   umani del mondo sono indebitati. Ma il valore del mondo è generato   proprio da tutti i miliardi di persone che nel mondo lavorano, faticano e   così facendo producono valore. Come possono tutte<span> le </span>persone del mondo essere indebitate quando tutto ciò che va<span>le </span>è stato prodotto da esse? Com’è possibi<span>le </span>che   i debitori siano proprio quelli che il valore lo hanno creato?  Verrebbe  da dedurne che creditori non possono quindi essere umani. Che  si tratti  di extraterrestri?</span></p>
<p>Peggio, come ormai la gente sa, si tratta di banche. Ma cos’è in effetti una banca?</p>
<p><span>Nell’immaginario  popolare, la banca è un posto dove ci si  mettono i propri risparmi per  scongiurare il rischio di perderli o che  ci vengano rubati. A rigore  di logica,<span> le </span>banche dovrebbero contenere solo i soldi che gli esseri umani hanno loro affidato. Quindi, come è possibi<span>le </span>che<span> le </span><span>banche siano riuscite ad indebitare ogni singolo essere umano<span> della </span>terra usando i loro stessi soldi?</span></span></p>
<p><span>La riposta è comp<span>le</span>ssa, ed è stata illustrata con dovizia di dettagli nei circuiti dell’informazione non controllati dal<span>le </span>banche stesse. Il succo è che<span> le </span><span>banche private hanno facoltà di creare denaro dal nulla, un fenomeno curioso che in parecchi ancora ignorano, basato sul sistema<span> della </span>riserva frazionaria. E</span><span> le </span>banche centrali lo possono creare ancora più facilmente, usando l’equiva<span>le</span><span>nte moderno<span> della </span>bacchetta   magica – nella fattispecie la tastiera di un computer ove il semplice   tocco di alcuni tasti può generare “denaro” a volontà. Creare il denaro   dovrebbe essere una prerogativa degli stati, formati dai cittadini che   in essi generano il valore che il denaro rappresenterà, ma   nell’Occidente democratico</span><span> le </span>banche centrali sono state quasi tutte “privatizzate” più o meno di nascosto – che in paro<span>le </span>povere   vuol dire che i soldi che tu credi di avere in linea di massima non   sono più tuoi. Te li hanno prestati, anche se tu non lo sai. In rete   fiocca il dibattito su questa tematica, irto di litigi a suon di   tecnicismi, ma il succo è più o meno questo. La cosiddetta   “indipendenza” del<span>le </span>banche centrali dal<span>le </span>proprie nazioni è in altre paro<span>le </span>l’indipendenza del<span>le </span>banche centrali dai cittadini sovrani a cui i soldi del paese in ultima istanza apparterrebbero.</span></p>
<p><span>Questo ovviamente implica che i governi dei paesi “democratici” si sono macchiati di alto tradimento – è diffici<span>le </span><span>in effetti immaginare un tradimento più alto che abdicare alla propria sovranità monetaria, ovvero fare omaggio<span> della </span>gestione di tutto il valore prodotto dalla propria nazione a soggetti terzi.</span></span></p>
<p><span><span>Discorsi  da “complottista”? Ma neanche per sogno! Il  primo grande traditore del  proprio popolo confessò esplicitamente il  proprio crimine – il che  dovrebbe fugare i dubbi anche dei più  increduli. Si tratta del  presidente americano Woodrow Wilson, che nel  1913 permise la creazione<span> della </span>Federal   Reserve, un cartello di banche private che da quel momento in poi   avrebbe avuto il monopolio del denaro americano, creandolo dal nulla per   poi prestarlo allo stato (quindi ai cittadini) ad interesse. Cosa c’è   di ma</span><span>le</span>? È lo stesso Wilson che ce lo spiega, e chi meglio di lui può saperlo? Tre anni dopo Wilson infatti si pentì amaramente </span><a href="http://en.wikiquote.org/wiki/Talk:Woodrow_Wilson" target="_blank">e dichiarò testualmente</a>:</p>
<p><em><span>«Sono l’uomo più infelice. Ho inconsapevolmente rovinato il mio Paese. Una grande nazione industria<span>le </span><span>è controllata dal suo sistema di credito. Ora il nostro sistema di credito è concentrato. Perciò, la crescita<span> della </span>nazione e tutte</span><span> le </span>nostre attività è nel<span>le </span>mani di pochi uomini. Stiamo per diventare un Paese mal governato, comp<span>le</span><span>tamente   controllato e dominato del mondo civilizzato. Non più un governo in  cui  c’è libertà di opinione, non più un governo guidato dalla  convinzione e  dal voto<span> della </span>maggioranza, ma un governo pilotato dall’opinione e dalla prigionia voluta da un piccolo gruppo dominante di uomini.»</span></span></em></p>
<p><span>Quei<span> le</span>ttori   poco disposti per il quieto vivere a prestare ascolto a chi  gentilmente  tenta di avvertirli che glielo stanno mettendo in quel  posto sono  davvero così convinti di saperla più lunga di un Presidente  degli Stati  Uniti reo confesso?</span></p>
<p>Era stato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Andrew_Jackson">Andrew Jackson</a>, il   settimo presidente degli Stati Uniti, a liberare il paese dal giogo  dei  banchieri negli anni 30 del diciannovesimo secolo, dopo una cruenta   lotta con gli stessi. <a href="http://youtu.be/ArdQIa5kMUQ">Fu un brutto colpo per i banchieri</a>,   che impiegarono un’ottantina d’anni per riappropriarsi interamente   dell’America. Dopo di che c’è voluto quasi un secolo prima che la stessa   fregatura toccasse a tutta l’Europa. La creazione dell’euro ha reso  più  agevoli gli ultimi passi in questa direzione.</p>
<p><span>Agli increduli a cui non piace rendersi conto del tutto di quanto corrotti siano i governanti che essi hanno fieramente e<span>le</span>tto gioverà la<span> le</span>ttura   di qualche esempio pratico di cosa tipicamente accade a chi si ostina a   perseguire gli interessi di chi lo ha votato contro<span> le </span>direttive dei grandi banchieri.</span></p>
<p>A giugno 1963 <a href="http://www.rense.com/general76/jfkvs.htm">John. F. Kennedy osò restituire al governo americano il potere di stampare denaro</a><span>, coperto dal<span>le </span>riserve nazionali di argento. Banconote denominate “United States Notes” presero a circolare, in concorrenza al<span>le </span>“Federal Reserve Notes”.</span></p>
<p>Cinque mesi dopo fu assassinato, forse non a caso nell’<a href="http://www.lewrockwell.com/rep/fed-returns-to-jekyll-island.html">anniversario dell’incontro segreto</a> del 1910 sull’<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jekyll_Island">isola Jekyll</a><span> in cui i banchieri si accordarono per l’istituzione<span> della </span>Federal Reserve.</span></p>
<p><span><span>Le </span>United States Notes smisero di venire emesse e quel<span>le </span>in circolazione vennero progressivamente ritirate. Ogni tanto tuttavia gli sche<span>le</span>tri nell’armadio saltano fuori dove meno te l’aspetti – per esempio alla frontiera fra Italia e Svizzera. Qualcuno ricorderà </span><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chiasso_financial_smuggling_case">il clamoroso fermo nel 2009 di due cittadini giapponesi alla frontiera di Chiasso</a><span>, nella valigetta dei quali i finanzieri trovarono e sequestrarono titoli americani per l’incredibi<span>le </span>valore di 134,5 miliardi di dollari, pari a circa 1% del Prodotto Naziona<span>le </span>lordo degli Stati Uniti di quell’anno. Uno dei giapponesi </span><a href="http://www.informarexresistere.fr/2011/12/10/chiasso-titoli-veri-ma-emessi-dai-falsari-della-fed/">pare fosse un tal Tuneo Yamauchi</a><span><span>, cognato dell’ex governatore<span> della </span>banca centra</span><span>le </span>del   Giappone. Prima ancora di venire in Italia ad esaminare i titoli   sequestrati, gli americani dichiararono che si trattava di falsi – il   che non ci deve stupire, poiché se avessero riconosciuti come veri quei   titoli di credito magari li avrebbero anche dovuti onorare. Una parte   dei titoli consisteva in Treasury Notes da un miliardo di dollari l’una   (sic!), che </span><a href="http://m.asianews.it/news/15648?l=it"><span>tutte<span> le </span>apparenze indicano</span></a> fossero state emesse dal Tesoro americano (non dalla Federal Reserve) nel 1998 proprio sulla base <a href="http://mobile.agoravox.it/Il-mistero-dei-bond-americani,7819.html">dell’ordine esecutivo</a><span> varato a suo tempo da Kennedy e mai abolito. D’altra parte, solo un deficiente comp<span>le</span>to   falsificherebbe banconote da un miliardo di dollari che nessuno  neppure  si immagina possano esistere – a chi si potrebbe mai sperare di   riuscire a smerciar<span>le</span>? Più faci<span>le</span>, molto più faci<span>le </span>vendere il Colosseo o la Fontana di Trevi ad un turista di passaggio. Ci sarebbe stato di che riempire<span> le </span>pagine dei giornali per settimane (e magari<span> le </span><span>casse   del Tesoro per anni), ma non sorprendentemente la notizia scomparve   rapidamente dal proscenio, sintomo che si trattava di roba che scotta. I   giapponesi furono immediatamente rilasciati -  evento curioso in un   caso di contrabbando di titoli di credito falsi per 134,5 miliardi di   dollari, pari a poco meno del Prodotto Interno lordo<span> della </span>Danimarca.   Che fine abbia fatto quell’anno di Danimarca in valigetta i giornali   non lo hanno scritto. Voi lo avreste buttato nella spazzatura?</span></span></p>
<p><span>Kennedy tuttavia non è che uno dei molti validi esempi che dissuadono i nostri politici ad andare contro<span> le </span>direttive dei grandi banchieri. Cento anni prima di Kennedy anche Abramo Lincoln pensò bene di crearsi il suo buon denaro stata<span>le </span>–<span> le </span>banconote si chiamavano greenbacks – fu un successo: </span><a href="http://disinformazione.it/lincolnkennedy.htm">infatti poco dopo Lincoln fu ucciso ed i greenbacks magicamente sparirono</a>.</p>
<p><span>Altri due presidenti americani, Garfield ed McKin<span>le</span><span>y   finirono ammazzati – sarebbe interessante ricercare se e quanto si   fossero resi antipatici ai banchieri. Il candidato alla presidenza USA   Ron Paul, che già si è espresso a favore<span> della </span>abolizione<span> della </span>Federal Reserve, può farsi un’idea su cosa potrebbe attenderlo nell’improbabi</span><span>le </span>caso in cui mai venisse mai e<span>le</span>tto. Chi non si fece bene questa idea è il politico austriaco Jörg Haider che qualche anno fa minacciò pubblicamente<span> le </span>grandi banche. Appena vinse<span> le </span>e<span>le</span>zioni,   divenendo quindi un pericolo concreto per i poteri bancari, ebbe   immediatamente la sventura di morire in un incidente automobilistico   particolarmente improbabi<span>le</span>.</span><a href="http://www.amazon.it/gp/product/3938516909/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&amp;tag=robequaghome-21&amp;linkCode=as2&amp;cam" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-426" title="Haider" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2012/04/Haider.jpg" alt="" width="200" height="312" /></a></p>
<p><span>Il giornalista tedesco indipendente Gerhard Wisnewsky ha investigato<span> le </span>circostanze surreali dell’incidente </span><a href="http://www.amazon.it/gp/product/3938516909/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&amp;tag=robequaghome-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=3938516909">in un ottimo libro</a>.</p>
<p><span>A fine dicembre 2011 il giovane viceministro al<span>le </span>finanze dell’Argentina Ivan Heyn, uno dei politici più amati in patria esce da una riunione con il Fondo Monetario Internaziona<span>le </span>a Montevideo dichiarando: “</span><em>Non posso fare quello che mi chiedono!”</em><span><span> Come si sa l’Argentina nell’<span>ultimo </span>decennio si è svincolata niente ma</span><span>le </span>dal gioco dei grandi circoli bancari internazionali, mandando a </span><a href="http://www.affanculo.com/">quel paese</a> pure l’FMI e compagnia bella. Un paio di ore dopo Ivan Heyn <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_dicembre_21/argentina-politico-suicida_e0f6ea66-2bc8-11e1-92c6-0bc88599d431.shtml">viene trovato impiccato nella sua camera d’albergo</a><span>. Suicidio, scrivono subito tutti i giornali. Molto strano, un politico beneamato e con due pal<span>le </span>così   che si è fatto strada combattendo i poteri forti non si va a suicidare   di corsa non appena in una riunione alcuni stranieri gli fanno “buh!”.   La tesi del suicidio </span><a href="http://www.stampalibera.com/?p=38110"><span>non è sufficientemente plausibi<span>le</span></span></a><span>? Poco ma<span>le</span>. Il viceministro argentino si è strangolato da solo per aumentare il proprio piacere mentre si faceva una pippa, </span><a href="http://www.perfil.com/contenidos/2011/12/23/noticia_0039.html">correggono ben presto i giornali</a>. Ecco, ora sì che ci siamo. Dopotutto, se voi usciste da una stressante  riunione con l’<a href="http://www.barzellette.info/">FMI</a><span> non andreste subito anche voi in albergo a masturbarvi strangolandovi?   Non farebbe così qualsiasi potente politico? Nessun giorna<span>le </span>ha osato mettere seriamente in dubbio la spiegazione grottesca di questo decesso importante, con buona pace del rasoio di Occam.</span></p>
<p><span>Nel  1999, dopo quasi vent’anni di costante ribassi il prezzo  dell’oro  inaspettatamente smise di scendere. Pare che ciò all’epoca mise  in seri  guai Goldman Sachs, pesantemente sbilanciata su posizioni al  ribasso  (nell’ordine del<span>le </span>mil<span>le </span>tonnellate). Un tal Gordon Brown, all’epoca Cancelliere dello Scacchiere (equiva<span>le</span>nte a Ministro dell’Economia) annunciò quindi l’8 maggio 1999 la decisione di vendere oltre il 50% del<span>le </span>riserve nazionali di oro. </span><a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/4479233/Rush-for-gold-as-Bank-sells-off-holdings.html">Furono infine 415 tonnellate d’oro</a><span> – il 60% di tutto l’oro del Regno Unito – vendute al minimo assoluto  di  mercato, al prezzo medio di 275$  l’oncia (oggi, maggio 2012, ve<span>le</span>ggia   intorno ai 1600$/oncia, e molti analisti concordano che nei prossimi   anni salirà almeno fino a 4000$/oncia). Questo salvò Goldman Sachs.   Tradire il proprio popolo paga assai di più che servirlo – infatti   Gordon Brown ebbe a godersi in seguito la poltrona di Primo Ministro. </span><a href="http://www.marketoracle.co.uk/Article33181.html">L’oro non c’è più, ma chi se ne frega</a>. I <a href="http://www.giornali.info/">giornali</a><span> non sono mica lì per ricordare queste quisquilie agli e<span>le</span>ttori.</span></p>
<p><span>Mentre  gli ignari e gli sciocchi vengono incoraggiati a  cianciare di  democrazia nei talk show, nei salotti e nei bar, è sempre  più solo  dietro<span> le </span>quinte che la rea<span>le </span>storia  del  mondo si scrive. I vecchi paradigmi nei quali il potere andava   ostentato per essere effettivo, non valgono più. Nel ricco mondo   occidenta<span>le </span>i governanti sono senza eccezione alcuna solo personaggi di una noiosa commedia dell’arte, nella qua<span>le </span>hanno facoltà di improvvisare e recitare a braccio, purché non escano mai dal canovaccio stabilito dall’invisibi<span>le </span>regista.   L’attore che esce dal canovaccio viene licenziato in tronco, e ogni   tanto ne muore anche qualcuno in modo pittoresco affinché valga da   esempio per gli altri.</span></p>
<p><span>A metà febbraio 2012, dopo  mesi di attacchi da parte del coro  dei media il presidente tedesco  Christian Wulff è stato costretto al<span>le </span>dimissioni per l’orribi<span>le </span>colpa di avere in passato accettato inviti a cena ed alberghi pagati da parte di alcuni industriali. Una storiella risibi<span>le </span>che in Italia si sono bevuta tutti. In Germania qualcuno (l’ottimo Wisnewski) </span><a href="http://info.kopp-verlag.de/hintergruende/deutschland/gerhard-wisnewski/stoerfall-bundespraesident-warum-christian-wulff-wirklich-zuruecktreten-musste.html">è andato più a fondo nella faccenda</a><span>. Un’analisi approfondita e più plausibi<span>le </span>suggerisce che Wulff sia stato tolto di mezzo sull’onda di un eccesso di dichiarazioni che deviavano dal copione.</span></p>
<p><span>Wulff aveva espresso preoccupazione per la<span> le</span>ggerezza   con cui sempre più spesso i parlamenti approvino in fretta e senza   battere ciglio ciò che viene deciso nei circoli elitari dei Poteri   Forti, ammonendo dei pericoli che ciò comporta per la democrazia. Aveva   inoltre usato </span><a href="http://info.kopp-verlag.de/hintergruende/deutschland/eva-herman/christian-wulff-warum-der-bundespraesident-wirklich-zum-abschuss-freigegeben-wurde.html"><span>paro<span>le </span>pesanti contro<span> le </span>banche ed i folli “salvataggi” seriali di banche e nazioni</span></a><span>,   che avrebbero riversato il conto da pagare sui giovani. E peggio   ancora, aveva lanciato strali contro l’intera classe politica tedesca,   che svuotando d’importanza l’attività parlamentare perdeva<span> le </span>basi   per la fiducia dei cittadini. Questi sono argomenti di cui un buon   politico postmoderno – cioè un politico post-politico – deve   accuratamente evitare di occuparsi.</span></p>
<p><span>Con<span> le </span>sue esternazioni fuori copione, Wulff era divenuto un possibi<span>le </span><span>ostacolo alla ratifica del trattato ESM – il cosiddetto Meccanismo di Stabilità Europea, in realtà Cavallo di Troia<span> della </span>dittatura   finanziaria che a grandi passi si sta pappando l’Europa. L’ESM è un   mostro agghiacciante, sulla cui natura i media evitano accuratamente di   approfondire, che i dittatori finanziari non sono riusciti ad imporre  in  America, ma ci stanno riuscendo in Europa. L’ESM permette ai Grandi   Burattinai di imporre arbitrariamente a qualsiasi nazione europea il   pagamento di </span></span><em>qualsiasi</em> cifra nell’arco di soli sette giorni dalla richiesta. <em>Qualsiasi cifra!</em> <em>Per sempre! </em><span>Non importa se una nazione in futuro va al<span>le </span>e<span>le</span>zioni ed il nuovo governo la pensa diversamente. </span><a href="http://www.marketoracle.co.uk/Article34209.html"><span>L’obbligo è incondizionato, definitivo ed irrevocabi<span>le </span>per qualsiasi nazione europea che ratifichi l’ESM.</span></a></p>
<p><span><span>In quanto presidente<span> della </span>nazione, Wulff avrebbe dovuto firmare la</span><span> le</span>gge di ratifica, ed avrebbe quindi avuto il potere di bloccare tutto.</span></p>
<p>Wulff è uscito un attimo dal canovaccio e… <em>voilà!</em><span>, licenziato in tronco! Gli è andata bene. Al presidente polacco (nonché a mezzo governo<span> della </span>Polonia) di qualche anno fa andò decisamente peggio.</span></p>
<p><span>Nel 2011 il primo ministro ungherese Viktor Orbán modifica la costituzione del proprio paese per rimettere la Banca Centra<span>le </span>sotto proprio controllo sovrano e dieci minuti dopo viene tratteggiato da tutta la stampa occidenta<span>le </span>in coro come il nuovo Milosevic da combattere, </span><a href="http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/2360000/2357664.xml?key=Roberto+Brunelli&amp;first=1&amp;orderby=1&amp;f=fir">un nuovo mostro razzista ed autoritario nel cuore dell’Europa</a><span>,   mentre eurocrati ed FMI minacciano feroci rappresaglie e lanciano   inappellabili ultimatum. Orbán è costretto a cedere – la banca centra<span>le </span>ungherese resta immune al controllo degli ungheresi, nel<span>le </span>salde mani chi meglio degli ungheresi sa qua<span>le </span>debba essere la politica monetaria magiara.</span></p>
<p><span><span>“Indipendenza<span> della </span>Banca Centra</span><span>le</span>”   è un’espressione molto in voga oggi, un piccolo capolavoro di pura   neolingua orwelliana che per chi non lo avesse capito si traduce “Tota<span>le </span><span>Dipendenza<span> della </span>Banca Centra</span><span>le </span>di Qualsiasi Paese dai Criptocrati Sovranazionali.” Orbán si consola </span><a href="http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&amp;id=13829">lanciando strali in piazza contro i dittatori eurocrati</a><span>, nello spirito di “sì, è vero,<span> le </span>ho prese, ma quante gliene ho dette!”</span></p>
<p><span><span>Le </span></span><a href="http://www.bancheonline.info/">banche</a><span> si stanno quindi appropriando del mondo intero dopo averlo abilmente   convinto di essere in debito nei loro confronti. È un’operazione di   straordinario ingegno, di magistra<span>le </span>illusionismo, fondata su di un’artefatta allucinazione condivisa chiamata “fiat money”, denaro creato dal nulla dal<span>le </span>banche stesse e alla cui realtà quasi tutti ancora credono, tanto da non rendersi conto che è comp<span>le</span>tamente assurdo ed inverosimi<span>le </span>che   d’un tratto il mondo intero, senza eccezione alcuna, possa essere   “indebitato” così mostruosamente e al di là di ogni senso comune.</span><br />
<span> È la paura – e l’incapacità – di svegliarsi da questa illusione col<span>le</span>ttiva ciò che ovviamente  condanna i popoli alla sudditanza impotente verso l’abi<span>le </span>illusionista.</span></p>
<p><span><span>Tuttavia ci viene anche raccontato da qualche anno che lo stesso sistema bancario è sull’orlo<span> della </span>catastrofe. Giganti come</span><span> Le</span>hman   Brothers possono fallire da un giorno all’altro mentre immense  quantità  di nuovo denaro immaginario vengono a più riprese create dal  nulla – e  addebitate agli stati, cioè ai cittadini – per “salvare”  banche “troppo  grosse per lasciar<span>le </span>fallire”. Durante i picchi di crisi<span> le </span>banche a tal punto smettono di fidarsi<span> le </span>une del<span>le </span>altre   che cessano i prestiti interbancari, ovvero non si azzardano nemmeno   più a prestarsi l’un l’altra soldi per una manciata di ore. Ma se<span> le </span>banche   stanno conquistando il mondo, come possono nel contempo essere tutte   sull’orlo del fallimento? Si intravede una certa dissonanza cognitiva in   tutto ciò.</span></p>
<p><span>Dobbiamo renderci conto che nel Nuovo Mondo del<span>le </span>Illusioni Col<span>le</span>ttive ciò che ci è dato vedere è essenzialmente solo il più fenomena<span>le </span>gioco   di specchi mai imbastito. Veniamo frastornati su parecchi livelli da   una miriade di false tesi e falsi antitesi mirate a distogliere la   nostra attenzione da ciò che non dobbiamo vedere – e che infatti appunto   non vediamo. Quando affermo che i vecchi paradigmi nei quali il potere   andava ostentato per essere effettivo non valgono più, intendo che il   segreto più importante del potere di oggi è l’invisibilità. Mentre gli   ignari e gli sciocchi si fanno belli blaterando in pubblico di   democrazia, dietro<span> le </span>quinte i criptocrati se la ridono, probabilmente con smorfie di sommo disprezzo per gli inutili blateranti. Morte e sepolte<span> le </span>vecchie ideologie, mentre<span> le </span>più recenti – democrazia e capitalismo – sono ormai in stato termina<span>le </span>ed agonizzanti, la nuova forma di ordine mondia<span>le </span>in via di affermazione si chiama </span><em>criptocrazia</em>, ovvero il governo degli oscuri, invisibili ed indecifrabili.</p>
<p><span>Il che si può riassumere nel seguente e<span>le</span>mentare enunciato:</span></p>
<p><strong><em>Se vedi chi comanda, vuol dire che a comandare non è lui.</em></strong></p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0058FLXEY/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=robequaghome-21&amp;lin"><img class="alignright size-full wp-image-436" title="insidejob_250px" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2012/04/insidejob_250px1.jpg" alt="" width="250" height="367" /></a><span><span>Ragione per cui, inizio a dubitare<span> della </span>effettività di ogni nuovo “colpevo</span><span>le</span>”   che venga additato al pubblico ludibrio. Mi puzza di rito trito e   ritrito. Nella hit-parade dei colpevoli di cui si parla è rapidamente   salita in vetta la famigerata banca d’investimenti Goldman Sachs. Non vi   sarebbe quasi orrore finanziario al mondo nel qua<span>le </span>in qualche modo non sia riuscita a metterci il naso Goldman Sachs. Un milione di paro<span>le </span>probabilmente non basterebbe ad illustrarli tutti e col dovuto dettaglio. Da decenni Goldman Sachs notoriamente assume<span> le </span>menti più brillanti uscite dal<span>le </span>università   per escogitare meccanismi sempre più sofisticati per “fare denaro”,  che  è un eufemismo per dire “portare via i soldi ad altri”. È faci<span>le </span>fare questo nella<span> le</span>galità quando sei tu ad ordinare al<span> le</span>gislatore che cosa è<span> le</span>ga<span>le </span>e   per chi esattamente lo è. Oggi i governi europei pseudo-democratici   vengono uno dopo l’altro rimpiazzati da cosiddetti “governi tecnici”,   che tutto sono fuorché “tecnici”. Di tecnico hanno solo la natura   golpistica, per il resto sono esecutivi che prendono decisioni di   estremo peso politico, spesso in pa<span>le</span>se contrasto con la volontà e gli interessi popolari.</span></p>
<p><span>Ed in buona parte di questi governi tecnici c’è pa<span>le</span>semente lo zampino di Goldman Sachs. Per non parlare di chi va a dirigere la Federal Reserve o<span> le </span><span>altre banche centrali. Fino a qui non dico nulla di nuovo. Quello che mi sorprende è la crescente disposizione<span> della </span>stampa – anche la grande stampa corrotta che di questo sistema è parte integra</span><span>le </span>– di parlare di questo stato del<span>le </span>cose,   e di dire di Goldman Sachs cose che fino a qualche tempo fa nessuno  che  facesse parte del sistema avrebbe mai osato pronunciare.</span></p>
<p><span>Un bel film documentario sulla genesi<span> della </span>crisi del 2008, </span><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0058FLXEY/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=robequaghome-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B0058FLXEY">Inside Job</a></em><span>, mette sulla graticola senza tanti prob<span>le</span>mi la stessa Goldman Sachs. Non è un film di<span>le</span>ttantesco, chi lo ha fatto disponeva del<span>le </span><span>le</span>ve necessarie per intervistare e<span>le</span><span>menti<span> della </span></span></span><em>crème de la crème</em><span><span><span> della </span>finanza americana, ai quali né tu ne io arriveremmo mai, e metterne alcuni al</span><span>le </span>strette facendo ad essi fare la classica figura di </span><a href="http://www.merda.info/">merda</a>. Di questo film si parla ed esso vince dei premi, addirittura l’Oscar.</p>
<p>Cosa sta succedendo?</p>
<p><span>Credo poco ad una resipiscenza<span> della </span>stampa   corrotta – e chi seriamente si mette ad accusare il sistema  solitamente  non vince dei premi importanti, piuttosto viene ignorato e  scompare nel  rumore di fondo (ne so qualcosa io con il mio </span><a href="http://www.mito11settembre.it/">libro sull’11 settembre</a><span>, del qua<span>le </span>pure   certi siti italiani di sedicente controinformazione sono riusciti a   tacere a tutt’oggi) – quindi ci deve essere sotto qualcos’altro. Cosa?   Non lo so. Ma qualcosa.</span></p>
<p><span>Pecco di paranoia? È inevitabi<span>le</span>, in questa epoca di sofisticatissimi inganni, a partire dalla Madre di Tutte<span> le </span>Bufa<span>le</span>, la narrativa ufficia<span>le </span>degli attentati dell’</span><a href="http://www.mito11settembre.it/">11 settembre</a><span>. Ma, come disse quel ta<span>le </span>ormai un po’ demodé, a pensare ma<span>le </span>si fa peccato – ma ci si azzecca.</span></p>
<p>Quindi non abbiatemene se anche un bel film come <em>Inside Job</em> a me puzza tanto di mera operazione psicologica, al pari dei <a href="http://www.amazon.it/gp/product/B0041KYE2A/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=robequaghome-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B0041KYE2A">film di Michael Moore</a><span>. È l’ennesimo prodotto finalizzato alla rivalsa onirica del pubblico occidenta<span>le </span>contro i cattivoni di turno. Chi vo<span>le</span><span>sse approfondire il tema<span> della </span>cinematografia hollywoodiana moderna come strumento catartico di giustizia onirica si</span><span> le</span>gga </span><a href="http://www.roberto.info/2010/02/27/avatar-orizzonti-giustizia-onirica/">il saggio</a> che nel 2010 scrissi a proposito del film Avatar.</p>
<p><em>Inside Job</em>, che si presenta come un durissimo <em>j’accuse</em><span><span> al mondo<span> della </span>finanza   di Wall Street, sotto sotto veicola fortemente la tesi che non vi sia   alcun disegno, nessuna progettualità di ampio respiro dietro i disastri   provocati dalla finanza, che essi siano semplicemente i sottoprodotti   naturali dell’avidità estrema (di fatto caricatura</span><span>le </span>e   fumettistica) degli speculatori. Una semplificazione che non regge. Il   pubblico, a cui tutto sommato piace molto pensare che i pescecani di   Wall Street siano più stupidi di lui, se la beve vo<span>le</span><span>ntieri.   Resta un bel film da vedere, tenendo però a mente la natura fuorviante   dei meta-messaggi che esso contiene. Lo stato dell’arte<span> della </span>manipolazione del</span><span>le </span>masse si esercita oggi nell’impossessarsi del<span>le </span>verità scomode per poter<span>le </span>adornare con<span> le </span>falsità strategicamente più convenienti. Il film Inside Job è quindi grottescamente esso stesso un “inside job”.</span></p>
<p>Un altro grande esempio di quanto appena detto si trova nel recente film <a href="http://www.thrivemovement.com/the_movie" target="_blank"><em>Thrive</em></a><span>, un documentario bello e molto ben fatto che denuncia il golpe finanziario globa<span>le </span>in atto avventurandosi nel<span>le </span>sue accuse anche ai livelli superiori e più oscuri che sovrastano Goldman Sachs, Morgan Stan<span>le</span>y   e compagnia bella. Tuttavia, il film associa grandi verità   perfettamente espresse a deliranti vaneggiamenti sugli UFO ed altre   speculazioni scientifiche altamente opinabili – una classica formula di   operazione psicologica già messa in atto in una miriade di casi. Thrive   si propone di creare un movimento ove raccogliere il gregge sparso  degli  indignati e portarli a perdere nel<span>le </span>lande   iperspaziali dell’ennesima utopia. E non è un caso che il film tenga a   sottolineare come la risposta al colpo di stato globa<span>le </span>finanziario di “noi che abbiamo capito” non debba in nessun caso essere vio<span>le</span>nta. Forse, dopotutto, i criptocrati sotto sotto si cagano un po’ addosso (ma poco, eh!).</span></p>
<p><span>Questa improvvisa (e montante) campagna di denuncia del<span>le </span>ma<span>le</span>fatte di certi banchieri mi da quindi parecchio da pensare.</span></p>
<p><span>Perché ad esempio Goldman Sachs avrebbe tutti, ma proprio tutti i titoli per essere additata a colpevo<span>le </span><span>primo<span> della </span>crisi economica che sta flagellando il mondo, tranne uno, a mio avviso fondamenta</span><span>le</span>: </span><em><span>non è invisibi<span>le</span></span></em><span>. E visto che il segreto fondamenta<span>le </span>del potere moderno è l’invisibilità, che ti rende inattaccabi<span>le </span>perché nessuno sa bene chi tu sia, a me i conti non tornano del tutto. Non dico che ho del<span>le </span>chiare risposte – e chi<span> le </span>ha? – ma perdonatemi se insisto a farmi del<span>le </span>domande. C’è chi ha nell’indo<span>le </span>la spinta a farsi domande impertinenti, così come il non vo<span>le</span>rsi accontentare del<span>le </span>risposte insoddisfacenti di cui troppa gente con<span> le</span>ggerezza si appaga. Meglio, molto meglio, infinitamente meglio<span> le </span>buone domande al<span>le </span>cattive risposte.</span></p>
<p><span><span>E se anche il maestro burattinaio alla fin<span> della </span>fiera   potrebbe rivelarsi null’altro che un gran burattino, il Padre di Tutti  i  Burattini, eventualmente il pezzo supremo da sacrificare nella  grande  partita a scacchi per la conquista del mondo, chi è che allora   esattamente tira</span><span> le </span>fila  degli avvenimenti del  mondo? Nomi e cognomi e indirizzi, s’intende,  niente categorie  astratte! Per quanto in parecchi si sbizzarriscono a  tirare ad  indovinare, la risposta è che non lo sappiamo, né  probabilmente con  precisione lo sapremo mai. E non credo che neppure  qualche sguardo  indiscreto al<span>le </span>riunioni  segrete dei “Bilderberger” ci  direbbe tutto. Dubito fortemente che chi  in segreto comanda davvero sia  così sciocco da apparire sul<span>le </span>liste di chi in segreto comanda davvero – liste che tutti gli anni puntualmente possiamo<span> le</span>ggere su Internet (i curiosi ignari cerchino su internet “</span><a href="http://tinyurl.com/783sc3t">lista partecipanti bilderberg</a><span>“).   Cerchiamo di non renderci ridicoli confondendo i padroni di casa coi   maggiordomi e i fattorini. In qualsiasi direzione si guardi, il nostro   sguardo è destinato ad infrangersi contro una cortina fumogena o   l’altra. Almeno sino a quando il sistema collassasse per davvero, al di   là del<span>le </span>rappresentazioni al<span>le </span>quali stiamo assistendo ora.</span></p>
<p><span>Già  perché nulla mi toglie dalla testa che la grande crisi  economica a cui  stiamo assistendo ora sia fondamentalmente solo una gran   rappresentazione. Il mondo finanziario è in effetti sul serio ad un   passo dal collasso sistemico, e probabilmente davvero crol<span>le</span>rà. Ma sebbene ciò sia probabilmente inevitabi<span>le</span>, non credo affatto che sia un processo casua<span>le</span><span>, né frutto<span> della </span>pur notevo</span><span>le </span>stupidità umana. Si scorgono riconoscibili e<span>le</span>menti di regia nell’avvicendarsi del<span>le </span><span>tappe<span> della </span>crisi, ben riconducibili al collaudato schema Prob</span><span>le</span>ma-Reazione-Soluzione</span><em>.</em><span> Si genera proditoriamente un prob<span>le</span>ma   che causi nel pubblico una reazione (il pubblico chiede o comunque   attende una soluzione) e quindi si fornisce la “soluzione”, che altro   non è che ciò che fin dal principio si vo<span>le</span>va fare. Il “prob<span>le</span>ma” è solo il pretesto necessario per imp<span>le</span>mentare   una “soluzione” preordinata. Uno schema vecchio come il mondo. Con   questo trucchetto hanno già rifilato un “governo tecnico” a noi e ad   altri, ed aspettate a vedere cosa ci sbologneranno quando il sistema   verrà giù sul serio.</span></p>
<p><span>Già, perché non si mette su tutto questo po’ po’ di casino per poi lasciare evaporare tutto senza capitalizzare con un Gran Fina<span>le </span>e fuochi di artificio che dia i risultati per cui in effetti si è lavorato.</span></p>
<p><span>Un “11 settembre finanziario” che facesse saltare l’intero sistema finanziario mondia<span>le </span><span>fu   apparentemente tentato già nel 2008, proprio nel solito giorno dell’11   settembre, quando ignote forze sottrassero nell’arco di un’ora 550   miliardi di dollari dal circuito bancario americano. Fu proprio questa   deliberata operazione che scatenò la crisi che ci avrebbe impoveriti   tutti. Ma l’obiettivo dell’azione andava assai al di là<span> della </span>crisi che poi ci è toccata, tutto suggerisce che il fine fosse la distruzione stessa del sistema finanziario mondia</span><span>le</span>. Il membro del congresso americano </span><a href="http://zerohedge.blogspot.com/2009/02/how-world-almost-came-to-end-at-2pm-on.html"><span><span>Paul Kanjorski<span> della </span>Pennsylvania ha rivelato in diretta te</span><span>le</span>visiva i retroscena dei drammatici eventi di quel giorno</span></a><span>, mai resi pubblici in altra sede, e mai smentiti dopo<span> le </span><span>dichiarazioni di Kanjorski. Ma neppure in seguito approfonditi da altri giornalisti – ovvero il perfetto marchio<span> della </span>roba che scotta.</span></span></p>
<p><span>Secondo il racconto di Kanjorski, al<span>le </span>ore   11 dell’11 Settembre 2008 (si noti la sovrabbondanza dei numeri 11 in   tutte queste brutte storie moderne – alla lunga verrebbe il sospetto  che  l’11 porti sfiga - oppure fortuna, a seconda dei punti di vista) la   Federal Reserve si accorge di un rapidissimo prosciugamento di liquidi   dal sistema bancario americano. 550 miliardi di dollari vengono   sottratti in un’ora soltanto. Si decide per un’immediata iniezione di   liquidità di 105 miliardi di dollari, per tappare<span> le </span>fal<span>le</span>. Ma ben presto ci si rende conto l’emorragia di denaro è troppo rapida e si calcola che al<span>le </span>due   del pomeriggio essa avrebbe raggiunto i 5500 miliardi di dollari, il   che avrebbe comportato l’immediata distruzione del sistema bancario   americano, e nel giro di un giorno del resto del mondo. La crisi viene   arginata in un modo che in seguito – se ho capito bene – avrebbe   condotto al primo “salvataggio” da 700 miliardi di dollari, che poi i   contribuenti americani avranno l’agio di pagare in comode rate.   Kanjorski evita accuratamente di chiedersi di chi diamine fosse la mano   invisibi<span>le </span>in grado di pre<span>le</span>vare dal circuito bancario 500 miliardi di dollari (!!!) in un’ora. Certe domande possono nuocere gravemente alla salute.</span></p>
<p><span>Potrebbe Paul Kanjorski essersi inventato tutto, come gli increduli di professione non mancano di insinuare? Diffici<span>le </span><span>comprendere   perché mai avrebbe fatto una cosa del genere. La registrazione video  di  un’audizione parlamentare del 24 settembre 2008 ci toglie gli ultimi   dubbi. Kanjorski chiede esplicitamente a Henry Pauson, all’epoca   Ministro del Tesoro (nonché ovviamente ex pezzo grosso di Goldman Sachs   come strettamente d’obbligo), di spiegare anche al pubblico gli   eccezionali avvenimenti<span> della </span>mattina  dell’11 settembre  2008, nei quali Paulson si trovava ovviamente in  prima linea,  menzionando gli oltre 500 miliardi volatilizzatisi in pochi  minuti.  Nella sua risposta Paulson gira attorno alla questione,  chiaramente  cercando di glissare sui dettagli, a tratti balbetta, ma non  smentisce  affatto</span><span> le </span>clamorose asserzioni di Kanjorski, anzi riconosce e sottolinea la gravità di quei momenti. Ognuno può trarre da questo quadretto<span> le </span>proprie conclusioni.</span></p>
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<p><span>In parecchi si chiederanno: chi avrebbe però mai l’interesse di affossare il sistema finanziario mondia<span>le</span>?   Non subirebbero ingenti perdite economiche anche costoro? Calma,  calma,  dobbiamo renderci conto che i criteri di giudizio che valgono  per noi,  ad altri livelli non hanno alcun valore. La risposta è che  parliamo di  forze che non ragionano in termini di denaro, bensì in  termini di quanta  percentua<span>le </span>del tutto essi posseggano e controllino. È una visione del mondo molto differente dalla nostra.<span> Le </span>crisi artefatte permettono a questi soggetti di incrementare detta percentua<span>le</span>. E tutto il resto è per loro coerentemente irri<span>le</span>vante.</span></p>
<p><span>Se nella catastrofe prossima ventura la maggior parte del<span>le </span>banche dovesse fallire, quel<span>le </span>che avanzeranno saranno più grandi e potenti di prima.</span></p>
<p><span>Mario  Monti è probabilmente solo l’antipasto di ciò che ci  aspetta in  Italia. Il trasferimento di sovranità procede a rapidissimi  passi e si  spera che i nuovi sovrani ci trattino poi con maggior garbo  di quello  che l’Unione Sovietica riservò ai propri satelliti. Già,  perché il  mondo occidenta<span>le </span>si sta rapidamente sovietizzando, come ha spiegato efficacemente già fin dal 2007 il ce<span>le</span>bre dissidente sovietico Vladimir Bukovski, nei suoi libri </span><em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8877707739/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=robequaghome-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8877707739" target="_blank"><span>Eurss. Unione Europea del<span>le </span>Repubbliche Socialiste Sovietiche</span></a></em> e <em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8877707992/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=robequaghome-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8877707992" target="_blank">URSS-EURSS ovvero il complotto dei rossi</a>.</em> E se a non riconoscere la puzza di Unione Sovietica non sono capaci i dissidenti sovietici, ditemi voi chi mai potrebbe.</p>
<div>
<table border="0" cellspacing="5" cellpadding="10" width="290" align="center">
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p><span><span>Molta gente non se ne rende conto poiché il processo viene attuato per gradi. È il modello<span> della </span>rana nell’acqua bol</span><span>le</span>nte. Se si getta una rana viva in una pentola piena di acqua bol<span>le</span>nte essa balza subito fuori dalla pentola. Ma se si introduce la rana nell’acqua fredda e<span> le</span>ntamente la si porta ad ebollizione, la rana non si accorge di cosa sta accadendo e si ritrova<span> le</span>ssa.   L’erosione di libertà in atto nell’occidente democratico segue lo   stesso principio. Quando ti accorgi di quanto sta accadendo è ormai   troppo tardi. La democrazia viene smantellata per gradi, sostituita   dalla mera retorica democratica, un mantra vacuo ed ipnotico che dai   pulpiti te<span>le</span>visivi e giornalistici si riversa sul gregge dei<span> le</span>mming che inconsapevo<span>le </span>si lascia guidare verso il precipizio dal qua<span>le </span>non vi è ritorno.</span></p>
<p><span>Il debito dell’Italia non potrà mai venire ripagato, così come non potranno mai venire ripagati i debiti di ciascuna del<span>le </span><span>altre   nazioni. Creati a partire da denaro fittizio, questi debiti sono in   effetti immaginari. Così come sono immaginari i risparmi monetari che la   gente crede di avere. Il mondo finanziario di oggi è la più grande   catena di San Antonio<span> della </span>storia (gli americani lo chiamano Schema Ponzi), e si sa che</span><span> le </span><span>catene di San Antonio sono inevitabilmente destinate ad infrangersi contro il muro<span> della </span>crescita esponenzia</span><span>le</span>.</span></p>
<p>In pochissimi anni il valore dei prodotti finanziari derivati in circolazione è salito a <a href="http://www.marketoracle.co.uk/Article33140.html">707 migliaia di miliardi di dollari</a><span> (Giugno 2011), pari ad oltre 10 volte il prodotto mondia<span>le </span>lordo,</span><a href="http://www.occ.gov/topics/capital-markets/financial-markets/trading/derivatives/dq211.pdf"><span> il 95% di cui nel<span>le </span>mani del<span>le </span>solite prime cinque banche d’affari statunitensi</span></a><span>. Tutta roba che non esiste, ma che si fa finta che ci sia e coerentemente ha quindi un impatto sul<span>le </span>cose del mondo proporzionato alla propria smisurata mo<span>le</span>. Quando il te<span>le</span>giorna<span>le </span>ci   racconta che l’Italia è sotto attacco dai “mercati”, probabilmente si   tratta di quei cinque lì. I governi d’Europa vengono stravolti per   calmare e assecondare “i mercati” – cioé sempre quel<span>le </span>cinque   banche lì. Esse oggi fanno e disfanno governi agitando lo spauracchio   di “mercati” che in realtà non esistono in unione alla minaccia   costituita da una mo<span>le </span>titanica  di valori derivati  (definiti da Warren Buffet vere e proprie “armi di  distruzione di  massa”) che in verità sono soltanto il frutto di  diabolici giochi di  prestigio. 707 migliaia di miliardi di dollari! Per  mettere da parte un  valore del genere tutti i sette miliardi di persone  del mondo  dovrebbero lavorare dieci anni senza mangiare, bere, cambiarsi  d’abito  né mai spendere un centesimo. È quindi tutta una gigantesca  bolla di  illusione, destinata fatalmente a scoppiare come tutte<span> le </span>bol<span>le </span><span>di   irrealtà. Debito? Non esiste alcun debito. È tutto solo nella vostra   testa, perché siete stati ipnotizzati. Siamo tutti in trance. Perduti in   un mondo illusorio dove ci hanno convinto che stiamo affogando. Un   oceano di debiti che esiste solo nella nostra fantasia. Vittime<span> della </span>stregoneria   finanziaria proprio come i popoli che chiamiamo primitivi si lasciano   schiavizzare dai rituali voodoo. Dieci volte il valore prodotto dal   mondo è oggi nel</span><span>le </span>mani  di cinque soggetti che di  concreto in questo mondo non hanno prodotto  assolutamente nulla – se si  eccettua proprio questo fantasmagorico ca<span>le</span>idoscopio di chimere finanziarie che è rea<span>le </span>solo perché tutti lo confondono con il vero. Una ciclopica illusione col<span>le</span>ttiva   che è stata creata ad arte e viene mantenuta e progressivamente   ingigantita per forzare l’adozione di misure draconiane destinate a dare   una gran bella potatura al<span>le </span>classe medie del<span>le </span>ricche nazioni occidentali.</span></p>
<p><span>Perché questo è probabilmente l’obiettivo fina<span>le</span>. A cosa serve la conquista del mondo, senza un preciso disegno su cosa poi farne?</span></p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B003BYRPIW/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=robequaghome-21&amp;linkCode=as2&amp;camp="><img class="alignright size-full wp-image-441" title="Home" src="http://roberto.info/http://roberto.info/wp-content/uploads/2012/04/Home.jpeg" alt="" width="194" height="259" /></a><span>In un mondo occidenta<span>le </span>che invecchia, che non fa figli, che si deindustrializza de<span>le</span>gando la produzione dei beni alla Cina, con l’aggravante di un globo dal<span>le </span>risorse   naturali limitate ed in progressivo e rapido esaurimento, il modello  di  una società con un’ampia e prospera classe media non è sostenibi<span>le </span>nel lungo termine. È uno sciame di caval<span>le</span>tte che non voterà mai democraticamente per darsi una seria regolata. Rinunciare all’auto? Al<span>le </span></span><a href="http://www.vacanze.info/">vacanze</a> low cost? Allo shopping dei <a href="http://www.saldi.info/">saldi</a><span>? Giammai. (Per rendersi pienamente conto di come noi caval<span>le</span>tte umane stiamo devastando il pianeta consiglio a tutti la visione dello straordinario documentario </span><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B003BYRPIW/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=robequaghome-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=B003BYRPIW">Home</a>, denso di immagini di <a href="http://www.bellezza.info/"><span>bel<span>le</span>zza</span></a><span> ineguagliabi<span>le</span>.)</span></p>
<p><span>È quindi verosimi<span>le </span>che<span> le </span>elite abbiano deciso per una drastica scrematura dei benestanti, e il </span><a href="http://www.teatri.info/">teatro</a><span><span><span> della </span>crisi del debito a cui assistiamo ne costituisce eventualmente il prologo. D’altra parte, la storia dell’Uomo è per mil</span><span>le</span>nni   segnata dalla divisione fra ricchi e poveri e l’esperimento di qualche   decennio di classe media benestante potrebbe essere ad un passo dal   capolinea. O comunque ad una sensibi<span>le </span><span>riduzione del benessere. O<span> della </span>classe media. Ecco il potere del debito, brandito come arma di distruzione di massa.</span></span></p>
<p>Il debito immaginario è il più potente e raffinato strumento di coercizione inventato dall’Uomo.</p>
<p><span>Non tutti sanno che uno dei trucchi del<span>le </span><span>mafie che controllano il racket<span> della </span>prostituzione è quella di creare un debito fittizio e mai ripagabi</span><span>le </span>da affibbiare al<span>le </span>prostitute che essi controllano. Tutte<span> le </span>povere africane o ragazze dell’est che vediamo battere sul<span>le </span>strade italiane hanno un debito da pagare a chi<span> le </span>ha portate in Italia, un debito strutturato in modo da non estinguersi mai.</span></p>
<p><span>Ma  la logica di un debito fittizio, di cui non si è  responsabili e che  non potrà venire saldato mai è antica come la nostra  storia. Non nasce  forse ogni cristiano con il suo bel Peccato Origina<span>le </span>che   lo accompagnerà per tutta la vita qualsiasi cosa egli faccia? Lo stesso   Peccato Originario è una forma di debito immaginario, che non a caso è   sempre stato usato dalla Chiesa per rafforzare la propria autorità ed   imporre<span> le </span>proprie direttive.</span></p>
<p>Finché non si prende coscienza dell’illusorietà del debito, comportandosi di conseguenza, si è destinati a rimanere schiavi.</p>
<p><span>L’Argentina nel 2002 fece qualche passo in ta<span>le </span>direzione,   e dopo un paio di anni di inevitabili difficoltà la sua economia è   decollata e l’anno scorso è giunta a crescere dell’8%. A marzo 2012 si è   anche riappropriata di una più piena sovranità monetaria, in   controtendenza rispetto ad un Occidente sempre più risoluto a non avere   alcun controllo sopra il proprio denaro.</span></p>
<p><span><span>Le </span>scelte   strategiche sane che l’Italia dovrebbe attuare per avere un futuro   florido sono nella stessa direzione imboccata dall’Argentina, ovvero una   forte </span><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=10199">ristrutturazione del debito</a><span> – se non lo si potrà mai pagare è inuti<span>le </span>fare   finta del contrario e distruggere nel vano tentativo la capacità   produttiva del paese – e soprattutto ritorno alla sovranità monetaria   con eventua<span>le </span>rapida uscita dall’euro. Ciò sarebbe ovviamente un processo drammatico e dolorosissimo, ma l’alternativa si rive<span>le</span>rà probabilmente notevolmente peggiore, soprattutto nel lungo termine.</span></p>
<p><span>Mario  Monti ovviamente non farà nulla di tutto ciò – è lì per  compiere  l’esatto contrario di ciò che dovrebbe – né c’è molto da  sperare in una  classe politica che in fila per quattro col ritorno di  due ha abdicato  al<span>le </span>proprie responsabilità e consegnato<span> le </span>chiavi   del paese agli stessi banchieri attivi nel generare la crisi che ora   fingono di medicare. Una classe politica che accetta di buon grado di   non governare purché i nuovi padroni mantengano sostanzialmente immutati   i loro stipendi dorati, diritti di saccheggio nei rispettivi feudi e   naturalmente i sacrosanti privi<span>le</span>gi di casta.</span></p>
<p><span>E  così Monti ha potuto impunemente varare la sua manovra  affonda-Italia,  orwellianamente chiamata salva-Italia. Il 10% per cento  di tutto il  maltolto del primo anno, due miliardi e mezzo di euro – pari  allo 0,5 %  del prodotto naziona<span>le </span>lordo – è stato da Monti </span><a href="http://www.economiaitaliana.it/it/articolo.php?LT=PRIMA&amp;ID=3166"><span>immediatamente devoluto alla banca d’affari americana Morgan Stan<span>le</span>y</span></a> a copertura di una oscura, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/24/derivati-monti-dica-la-verit/199754/">molto oscura operazione di derivati avviata da Mario Draghi anni fa</a><span>. A casa di Morgan Stan<span>le</span><span>y   si è subito stappato champagne, con duemilacinquecento milioni di euro   in più in cassa ce lo si può ben permettere. La quasi totalità<span> della </span>grande </span></span><a href="http://www.informarexresistere.fr/2012/02/08/monti-versa-25-miliardi-nelle-casse-della-stanley-morgan-nel-silenzio-piu-assoluto/#axzz1shIrAn6k">stampa italiana ha intensamente taciuto</a> su dove siano finiti cotanti soldini degli italiani. Il finanziamento dell’editoria serve a ben questo.</p>
<p><span>Monti come Schettino, quindi, manovra e<span>le</span>gante (i giornali applaudono) con inchino (ai banchieri) e tuttavia comp<span>le</span>tamente sbagliata – seguirà inevitabi<span>le </span>sciagura   con pittoresco naufragio mentre sui ponti e nei bei saloni gli ignari   ancora danzano nei festeggiamenti per la fine del ventennio   berlusconiano. Cornuti, mazziati, stavolta vieppiù inculati e pur   tuttavia contenti – </span><em>de gustibus non est disputandum</em>.</p>
<p>A questa sodomizzazione di massa avrebbe ben pensato di dare <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/947194/Bce-529-miliardi-alle-banche-Non-un-euro-andr%C3%A0-a-imprese.html" target="_blank"><span>un sostanzia<span>le </span>contributo</span></a> anche Draghi che con la BCE <a href="http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&amp;id=13643" target="_blank">in due rate ha prestato un trilione di euro</a><span> (nostri) al<span>le </span>banche al tasso dell’1%, </span><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=9546" target="_blank">così che esse potessero riprestarci i nostri soldi</a><span> al 5-8% comprando alcuni rinnovi del nostro debito. Per<span> le </span>banche </span><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=9777" target="_blank">un guadagno mostruoso</a><span> a suon di denari pa<span>le</span>semente rubati dal<span>le </span>nostre tasche, un </span><a href="http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100014543/the-perils-of-mario-draghis-e1-5-trillion-blitz/" target="_blank"><em>carry trade</em></a> di rara ignominia che nessuno ha il potere o il coraggio di impedire.</p>
<p><span>Un’ultima vestigia di vagheggiata opposizione a questo colpo di stato è stata tenuemente paventata dalla<span> Le</span>ga, e come vo<span>le</span>vasi dimostrare è subito giunta implacabi<span>le</span>, puntua<span>le</span>, la mannaia di uno scandalo a mettere il servo recalcitrante in castigo.</span></p>
<p><span>La blogosfera italiana si eccita alla notizia<span> della </span></span><a href="http://www.scribd.com/doc/87677876/Denuncia-in-Procura-Del-2-Aprile-2012#fullscreen"><span>denuncia pena<span>le</span></span></a><span> depositata da un avvocato contro Napolitano e Monti, ma l’azione – ancorché nobi<span>le </span>– è debo<span>le </span><span>poiché soprattutto imperniata su violazioni<span> della </span>Costituzione,   un pezzo di carta che da tempo ormai nessuno rispetta. “L’Italia   ripudia la guerra” ecc. – ma davvero? Spiegatelo ai libici, ai serbi,   agli iracheni, agli afgani. Qui siamo di fronte a comportamenti nella   magnitudo dell’alto tradimento, qui non si tradisce solo un pezzo di   carta, bensì l’intero popolo che si finge di rappresentare, questa è   roba da tribunali speciali. Che fecero i francesi nell’immediato   dopoguerra </span></span><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Collaborazionismo_in_Francia">ai loro politici collaborazionisti con gli invasori nazisti</a><span>? Una denuncia pena<span>le</span>? Osserva correttamente </span><a href="http://www.megachip.info/tematiche/legalita/8034-ipotesi-di-attentato-alla-costituzione.html">Pino Cabras</a> che la decapitazione di un sistema politico non può che essere azione   pienamente politica. Pecca egli tuttavia di eccessivo ottimismo quando   auspica che ciò si attui mediante azioni penali. Dato che tutti i  poteri  dello stato sono ormai irrimediabilmente avariati, sperare che  una  parte dello stato possa ripararne un’altra è ciò che gli  anglosassoni  chiamerebbero <em>wishful thinking</em>, che in italiano mal si traduce con <em>pii desideri</em>.</p>
<p><span><span>Le </span>rivoluzioni sono un’altra cosa. Ma nessuno sa più come si fanno. A parte forse i </span><em>franchiser</em><span> del<span>le </span>rivoluzioni colorate, che però non ci daranno in concessione il </span><em>format</em>. E senza un <em>format</em><span> – il libretto d’istruzioni dei tempi moderni – chi mai riesce a fare più qualcosa di origina<span>le </span>in questo nostro paese segnato da decenni di progressivo rincoglionimento te<span>le</span>visivo? Chi ha mai visto dei cittadini scendere spontaneamente in piazza a </span><a href="http://www.affanculo.com/">ribellarsi</a><span>, senza essere stati chiamati a farlo da qualche soggetto autorevo<span>le </span>(partiti, sindacati ecc.)? In </span><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=10196">Islanda lo hanno fatto</a><span>, ma da noi… Esiste in Italia ancora qualche soggetto autorevo<span>le </span>che non sia stato cooptato dai burattinai? L’umore socia<span>le </span>per una rivoluzione si sta formando – </span><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/05/02/Sondaggio-Acli-1-italiano-3-serve-rivoluzione-_6804589.html" target="_blank"><span>un recente sondaggio (realizzato da IPR Marketing per<span> le </span>ACLI)</span></a><span> rivela che un terzo degli italiani pensa che l’unica cosa che può cambiare<span> le </span>cose in Italia sia una rivoluzione. La via pena<span>le </span>potrebbe avere qualche effetto se a presentare una denuncia contro Napolitano e Monti si aggiungessero </span><a href="http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=371">migliaia di cittadini</a><span>, ognuno con una denuncia propria. Uno tsunami di denunce costituirebbe un pesante fatto politico e potrebbe forse muovere<span> le </span>acque. Altrimenti…</span></p>
<p><em><span><span>Le</span>s jeux sont faits. Rien ne va plus.</span></em></p>
<p><span>I grandi banchieri, giunti al giro fina<span>le </span>nella loro conquista del mondo, sono quindi davvero così cattivi?</span></p>
<p><span>Naturalmente,  è tutta una questione di punti di vista. Il punto  di vista di un  tiranno non è mai quello che immagina il tiranneggiato.  Non è che il  tiranno ogni giorno si guarda allo specchio e si chiede,  specchio  specchio del<span>le </span>mie brame chi è il più crude<span>le </span><span>del reame. Lasciamo a Disney e a Hollywood queste sciocche rappresentazioni<span> della </span>realtà. Il tiranno non pensa mai in termini di tirannia, bensì di ordine, e naturalmente considera se stesso il soggetto idea</span><span>le </span>ad istituirlo e mantenerlo. Hit<span>le</span>r  e Stalin erano convinti di edificare il migliore dei mondi, così come  con </span><br />
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		<title>SOVRANITA&#8217; - Europa: la colonizzazione sottile</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 02:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte: byebyeunclesam - 16/05/2012
Correva l’anno 1968 e Jean Thiriart scriveva…
“Nel 1945 i Russi, per raggranellare qualche voto in più all’ONU,  hanno lasciato sussistere quelle finzioni statali che erano le  repubbliche polacca, ungherese, romena ecc.
Oggi le finzioni stanno diventando realtà, per diverse ragioni che qui sarebbe lungo analizzare.
Il Cremlino non solo non ha tentato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com">byebyeunclesam</a><em> </em>- 16/05/2012<em><br />
</em><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2012/05/15/colonizzazione-sottile/"><img class="alignnone" src="http://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2008/07/mickymouse.png?w=500" alt="" width="250" height="237" /></a><em>Correva l’anno 1968 e Jean Thiriart scriveva…</em></p>
<p>“Nel 1945 i Russi, per raggranellare qualche voto in più all’ONU,  hanno lasciato sussistere quelle finzioni statali che erano le  repubbliche polacca, ungherese, romena ecc.<br />
Oggi le finzioni stanno diventando realtà, per diverse ragioni che qui sarebbe lungo analizzare.<br />
Il Cremlino non solo non ha tentato di integrare l’Europa orientale nel  quadro formale dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche  (primo errore), ma si è anche comportato con l’Europa orientale come un  volgare conquistatore tartaro, con brutalità ed insolenza. Anziché  praticare la politica classica del bastone e della carota, il Cremlino  pratica soltanto la politica del big stick. Dura finché dura. La  colonizzazione russa è stata maldestra, spesso odiosa.<span id="more-5423"></span><br />
Invece, come è sottile la colonizzazione dell’Europa occidentale! Qui ad  ovest, la colonizzazione è infamante per gli Europei, perché è stata  instaurata senza combattere: per mezzo della corruzione, per mezzo  dell’acquisto di tutti i partiti (socialisti in testa); gli Stati Uniti  hanno realmente comprato tutto il personale politico europeo. Questo  metodo è diabolicamente efficace: le masse europee non credono affatto  alla colonizzazione americana. I mei amici ed io predichiamo al deserto.<br />
La colonizzazione americana è dorata, ha al proprio servizio dei  collaborazionisti socialisti, liberali, cattolici, reazionari,  progressisti. Gli Americani hanno scelto i loro fantocci meglio di  quanto non abbia fatto Mosca! Gli Americani dispongono di un ventaglio  completo di fantocci, per tutti i gusti. Gli Americani lavorano per  interposta persona; essi hanno riscattato il vecchio personale appestato  d’anteguerra e queste canaglie costituiscono il falso alibi  dell’”innocenza” americana.<br />
Altro fattore oggettivo e innegabile: qui regna la prosperità.<br />
L’occupazione dell’Europa occidentale costituisce un fatto molto più  grave che non l’occupazione dell’Europa dell’Est. Qui la gente accetta  l’occupazione americana o non crede alla sua esistenza; all’Est, invece,  grazie alla goffaggine russa, l’occupazione è detestata. I Russi  lavorano col knut, gli Americani col veleno e coi tranquillanti.<br />
Qui, nell’Europa occidentale, la gente è beatamente afflosciata,  drogata, contenta. La colonizzazione americana è sottile, maligna; è di  gran lunga la più pericolosa.<br />
Di gran lunga.”</p>
<p>Da <em>Praga, l’URSS e l’Europa</em>, di <a href="http://www.eurasia-rivista.org/jean-thiriart-e-limpero-che-verra/13397/"><strong>Jean Thiriart</strong></a>, in “La Nation Européenne”, n. 29, Novembre 1968, pp. 5-7<br />
(traduzione italiana in <a href="http://www.eurasia-rivista.org/nasce-lunione-eurasiatica/13688/">“Eurasia. Rivista di studi geopolitici”, anno IX, n. 1, Gennaio-Marzo 2012</a>).</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>ECONOMIA - Moneta cartacea e moneta virtuale</title>
		<link>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5385</link>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 02:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonio Miclavez - 16/05/2012
Fonte:                 Come Don Chisciotte [scheda fonte] 








  
Il costo di gestione della moneta fisica, ovvero della banconota di carta,  è di gran lunga inferiore a quello della moneta elettronica; chi è quel tendenzioso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="Titolo_big"><span class="artAutore">di Antonio Miclavez - 16/05/2012</span></div>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="Come Don Chisciotte" href="http://www.ariannaeditrice.it/scheda_fonte.php?id=4">Come Don Chisciotte [scheda fonte]</a> </span></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td height="15" align="center" background="themes/3D-Fantasy/images/middle.gif"></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td width="15" background="themes/3D-Fantasy/images/left3.gif"></td>
<td width="100%" bgcolor="ffffff"><img src="http://www.comedonchisciotte.org/images/265611_carta%20credito%20cultura.jpg" alt="" width="280" height="180" align="left" /><span> <span> </span></span></p>
<p><em><span>Il costo<span> di </span>gestione della moneta fisica, ovvero della banconota<span> di </span>carta,  è<span> di </span>gran lunga inferiore a quello della moneta elettronica; chi è quel tendenzioso che<span> di</span>ce il contrario? Ovviamente la banconota deve girare libera, fuori dall&#8217;attuale sistema bancario, altrimenti il suo costo<span> di </span>gestione<span> di</span>venta quello - altissimo - della moneta elettronica.</span></em></p>
<p>Lasciatemi spiegare. Stampare una banconota costa 2 €cent, ovvero  0,02€,  e la circolazIone della stessa poi non costa nulla; io la passo a  te,  tu la passi a me&#8230;.. Ci paghi l&#8217;iva e le tasse, ma a parte questo   nessuno ci guadagna, nessuno ci lucra.</p>
<p><span>La banconota è solo un utile mezzo per facilitare lo scambio, il baratto; è un mezzo facilitatore, non deve essere una fonte<span> di </span>guadagno per gli interme<span>di</span>ari dello scambio, nè essere presente in modo insufficiente<span> di</span>ventando   fattore limitante degli scambi. </span><span id="more-5385"></span><span>Ció in effetti accade finchè le   banconote girano liberamente e in quantità adeguata, ovvero finchè la   banca non ci mette lo zampino. Se io infatti faccio l&#8217;errore<span> di </span>depositare   la banconota in banca e ritiro al bankomat i miei 100€, la mia banca  si  tiene 1.5€, ovvero l&#8217;1.5%. Se riverso quella banconota in banca e  poi  la ritiro al Bankomat per 67 volte, i 100€ sono spariti: se li è  pappati  la banca. E lì possiamo eccepire che pagare il bancario per  mettere i  sol<span>di </span>nel  bancomat ha un costo che devo pagare,  ma la giustificazione non regge  nel caso delle transazioni bancarie  con denaro virtuale: la banca si  tiene la sua percentuale, e con una  serie<span> di </span>passaggi  che non sono neanche tanti si mangia  tutto il capitale. Con rischio  zero e fatica zero: oggi i software  bancari te li tirano<span> di</span>etro, e puoi trasferire milioni con un &#8220;click&#8221;. A Wörgel la moneta in<span>di</span>pendente creata dal Comune nel 1932 passava<span> di </span>mano 57 volte all&#8217;anno. Gratis. </span></p>
<p><span> Vuol<span> di</span>re che, solo il primo anno e poi &#8220;a gratis&#8221;, il costo<span> di </span>ogni transazione era<span> di </span>0,02 centesimi<span> di </span>€<span> di</span>viso 57 transazioni, 0,00035€  a transazione, ovvero neanche un 3millesimo<span> di </span>quanto mi chiede la banca per fare la stessa operazione. Inoltre, una volta pagati i 2 centesimi<span> di </span>costo della banconota, anche quella briciola non c&#8217;è più: l&#8217;uso del denaro<span> di</span>venta   gratuito, e la banconota è nostra, NON delle banche centrali come   accade tuttora, NON a debito com&#8217;è oggi. È finalmente nostra, il mondo è   finalmente senza debiti. Chiaramente occorre che il denaro in   circolazione sia sufficiente, altrimenti siamo obbligati continuamente   ad andare in banca o al Bankomat. Cui prodest? Alla banca naturalmente,   che ci lucra. Ed ha come scusa alla limitazione del circolante adduce   l&#8217;esigenza<span> di </span>controllare ill circolante per evitare il riciclaggio. </span></p>
<p><span> A questo punto dobbiamo spendere due parole sul riciclaggio. Per riciclaggio, &#8220;Money laundry&#8221; in inglese ovvero &#8220;lavaggio<span> di </span>denaro&#8221;, si intende rimettere in circolo denaro già esistente ma che ha me<span>di</span>ato operazioni illecite. </span></p>
<p><span> E per azioni illecite uno<span> di </span>aspetta che si intendano cose &#8220;brutte&#8221;, non etiche. Immaginate il traffico<span> di </span>organi dei bambini del terzo mondo, i sol<span>di </span>derivati da furti, dalla ven<span>di</span>ta d&#8217;armi, dalla ven<span>di</span>ta<span> di </span>droga   pesante a minorenni, dal finanziamento illegali dei partiti, dai furti   della Tav, dai furti della Casta, i furti della Chiesa&#8230;.. </span></p>
<p><span> Invece nel capitolo &#8220;riciclaggio&#8221; sono compresi soprattuttoi sol<span>di </span>&#8220;in nero&#8221;, ovvero derivati da normalissime transazioni commerciali che non vogliono sottostare alla manovra<span> di </span>rastrellamento<span> di </span>denaro del Bankiere, al pizzo<span> di </span>Agenzia Entrate ed Equitalia che lo appoggiano. E vengono quin<span>di </span>equiparati a sol<span>di </span>derivati da attività criminali, e l&#8217;evasore viene<span> di</span>pinto dai me<span>di</span>a   come un criminale. Quando invece il criminale è il banchiere, il   politico-banchiere che ha invaso il vertice del potere ed ha come unico   scopo il saccheggio<span> di </span>Stato e Popolazione. </span></p>
<p><span> Ma i monumenti si fanno ai soldati morti per le banche credendo<span> di </span>morire per la patria, non ai<span> di</span>sertori che saggiamente si rifiutavano<span> di </span>sparare a degli sconosciuti per far piacere ai padroni, e così ora sui giornali - tutti<span> di </span>potere- finiscono In prima pagina con onori e gloria i pala<span>di</span>ni del sistema mafio-politico-finanziario, mentre nella cronaca nera ci finiscono i coraggiosi che hanno le palle<span> di </span>ribellarsi al furto statale<span> di </span>denaro, quelli che e per sopravvivere evadono l&#8217;estorsione - pardon-le tasse. </span></p>
<p>Una cosa peró da puntualizzare sul riciclaggio è che vi è un  riciclaggio  a monte della creazione del denaro, ed è insito nella  creazione del  denaro.</p>
<p><span> Tutto il denaro infatti è da  considerarsi riciclato dal momento della  creazione, in quando derivante  da un&#8217;attività criminale legalizzata  grazie a infiltrazioni bancarie  nei vertici politici che permettono  all&#8217;organizzazione ologarchica  delle banche centrali<span> di </span>creare denaro in proprio in cambio<span> di </span>Titoli<span> di </span>Stato,   ovvero dei titoli che indebitano le Nazioni per sempre, con un   meccanismo che si autoalimenta, è insolvibile, e finisce per mettere in   ginocchio le Nazioni. </span></p>
<p><span> All&#8217;inizio era l&#8217;ex Governatore<span> di </span>Bankitalia che con ovvio conflitto<span> di </span>interessi   saliva ai vertici politici. Ora metà dello Staff del Governo è formato   da Bankieri che con ovvio conflitto d&#8217;interessi depredano lo Stato.   Come? Continiando il mici<span>di</span>ale meccanismo della creazione<span> di </span>denaro con creazine<span> di </span>debito pubblico (ovvero non riprendendosi la sovranità monetaria), e togliendo liqui<span>di</span>tà dalla circolazione con la scusa<span> di </span>far quadrare i bilanci statali. </span></p>
<p>Ma senza denaro in circolazione l&#8217;economia non gira!!</p>
<p><span> Siamo in una grave rarefazione monetaria, semplicisticamente chiamata &#8220;deflazione&#8221;, creata con la scusa<span> di </span>evitare la temuta Inflazione. Ma la virtuosa Euflazione dov&#8217;è? Perchè non si mira ad una liqui<span>di</span>tá adeguata a sod<span>di</span>sfare le esigenze dei citta<span>di</span>ni lavoratori in primis? La scaletta dei sacrifici attualmente è: Citta<span>di</span>ni, Stato, Bankieri. Dovrebbe essere l&#8217;opposto. Sono i Citta<span>di</span>ni che dovrebbero avere banconote a<span> di</span>sposizione per far girare l&#8217;economia. Se è vero che il Money supply è uno stimato €6.000 miliar<span>di</span>, pgni citta<span>di</span>no dovrebbe avere a<span> di</span>sposizione,<span> di </span>sua proprietá, 100.000€. Che servono per le transazioni, privi<span> di </span>interessi, privi<span> di </span>costi bancari. </span></p>
<p><span> Ma questo le banche lo o<span>di</span>ano   e il mestiere dell&#8217;Usura lo vieta. È per questo che vi vogliono far   credere che il denaro elettronico costa meno. In effetti è vero, costa<span> di </span>meno a crearlo, ma oltre a costare mille volte<span> di </span>più la gestione, ha i seguenti svantaggi per il Citta<span>di</span>no:   ci tiene controllati a ogni transazione, lucra su ogni operazione; se   Draghi, Monti o la Goldman Sachs non ci eroga più il denaro in modo   mirato o generalizzato, se si rompe il computer e il bankomat siamo a   pie<span>di</span>. E così la banca fá<span> di </span>noi ció che vuole.</span></p>
<p>Chi se non un bankiere o un servo dei bankiere vorrebbe solo la moneta elettronica?</p>
<p>Antonio Miclavez</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>SOCIETA&#8217; - Sta arrivando la Rivoluzione</title>
		<link>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5382</link>
		<comments>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5382#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 May 2012 02:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[






















di  Gianluigi Paragone - 16/05/2012
Fonte:  byoblu 








 
Un italiano su tre        spera in una rivoluzione. Il        sondaggio che qualche giorno fa mi è capitato tra le mani era stato        commissionato dalle Acli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%" bgcolor="#FFFFFF">
<tbody>
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<table class="backazure" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="560">
<tbody>
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<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
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<td align="center">
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<tbody>
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<td class="txt" width="560" height="100%" bgcolor="#FFFFFF">
<table border="0" cellspacing="3" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td id="message" class="txt">
<div>
<div id="colonna_centro">
<div class="testo_centrale">
<p><span class="artAutore">di  Gianluigi Paragone - 16/05/2012</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:  <a title="byoblu" href="http://wpop1.libero.it/cgi-bin/vlink.cgi?Id=vnbXAjTCYfAe1YfukrHU3P8W194%2Bxo5NkVqnaokcays%2BxjeKBO2MP/vZvGV0Sbx9&amp;Link=http%3A//www.byoblu.com/post/2012/05/06/Sta%2Darrivando%2Dla%2Drivoluzione.aspx" target="_blank">byoblu</a> </span></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td height="15" align="center" background="themes/3D-Fantasy/images/middle.gif"></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td width="15" background="themes/3D-Fantasy/images/left3.gif"></td>
<td width="100%" bgcolor="#ffffff"><img src="http://www.comedonchisciotte.org/images/15315_1_390x300.jpg" alt="" width="220" height="200" align="left" /><span> </span></p>
<p>Un italiano su tre        spera in una rivoluzione. <a href="http://wpop1.libero.it/cgi-bin/vlink.cgi?Id=vnbXAjTCYfAe1YfukrHU3P8W194%2Bxo5NkVqnaokcays%2BxjeKBO2MP/vZvGV0Sbx9&amp;Link=http%3A//www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/05/02/Sondaggio%2DAcli%2D1%2Ditaliano%2D3%2Dserve%2Drivoluzione%2D_6804589.html" target="_blank">Il        sondaggio che qualche giorno fa</a> mi è capitato tra le mani era stato        commissionato dalle Acli, dalle associazioni cattoliche dei lavoratori,        un’associazione moderata. Per questo l’ho        conservato.</p>
<p><strong><span>Inquietu<span>di</span>ne </span></strong><span>- Certo, i sondaggi rivelano tutto e rivelano nulla        però fotografano comunque uno stato d’animo. E qual è lo stato d’animo        degli italiani? Inquieto. Perché? Perché sono stati illusi e        tra<span>di</span>ti. Illusi da chi quella rivoluzione l’aveva promessa        senza arrivare a nulla che non fosse la conservazione dello stato        attuale<span> di </span>cose. Forse per questo la domanda<span> di </span>rivoluzione resta immutata. Vale la pena chiarirsi sul        significato<span> di </span>rivoluzione. </span><span id="more-5382"></span></p>
<p><span>Non è certo        rivoluzionario entrare in un ufficio<span> di </span>Agenzia delle Entrate        armato fino ai denti e pretendere<span> di </span>essere ascoltati. Però è        rivoluzionario pretendere da quello stesso Stato una lealtà che oggi non        mantiene. Abbiamo scritto mille volte<span> di </span>questo tema,        tuttavia siccome quei signori non ci sentono riba<span>di</span>amo il        concetto. Se un lavoratore svolge un lavoro per la Pubblica        Amministrazione, la Pubblica Amministrazione non può protrarre il        pagamento a date indegne: annunciare il pagamento del dovuto a qualche        anno<span> di </span><span>di</span>stanza (nonostante un richiamo        ufficiale che arriva da quella Europa verso la quale ci inginocchiamo        ripetutamente) fa venire meno gli equilibri del        mercato.</span></p>
<p><strong>Soprusi</strong><span> - Il famoso mugnaio        tedesco trovò sod<span>di</span>sfazione in un giu<span>di</span>ce a        Berlino contro i soprusi<span> di </span>un nobile; gli        impren<span>di</span>tori e<span>di</span><span>li con annessa la        filiera<span> della </span>cantieristica e dei lavori pubblici, a Roma,        non hanno trovato ancora quel giu</span><span>di</span><span>ce perché la        giustizia italiana ha tempi che concorrono con la lentezza<span> della </span>Pubblica amministrazione nei pagamenti. Idem con patate se a non        pagare è il privato: fammi causa, ti</span><span> di</span>cono        certi<span> di </span>smontare ogni illusione<span> di </span>giustizia.        Fisco e in-giustizia: con questo uno-due stanno finendo al tappeto molte        imprese italiane, che oltre al danno<span> di </span>non essere pagate in        tempi ragionevoli si ritrovano a doversi leccare le ferite per la beffa.        Non è infatti una beffa che lo stesso Stato, arrogante nel pagare quando        ha voglia, pretenda il pagamento<span> di </span>tasse (sempre<span> di </span>più) e gabelle varie altrimenti sguinzaglia Equitalia coi suoi        meto<span>di </span>sbrigativi? Domando: è equo l’aggio del 9 per cento?        Domando ancora: cosa c’è<span> di </span>lodevole nell’iniziativa        strombazzata da Befera (doppio incarico e doppio stipen<span>di</span>one;        a questa gente evidentemente un incarico solo fa schifo) dello sportello        amico? Visto che le parole sono importanti, Befera sta ammettendo        implicitamente che prima lo sportello era nemico. E ha ragione, se anche        ieri nel Napoletano un altro signore si è sparato per una cartella        esattoriale<span> di </span>15 mila euro. Ha ragione se la solidarietà a        Martinelli, l’impren<span>di</span><span>tore<span> della </span>bergamasca che s’era asserragliato armato nella sede        locale</span><span> di </span>Agenzia delle Entrate, è        riven<span>di</span>cata con orgoglio non solo dai suoi compaesani. «Non        era un folle, è un povero cristo come tutti noi». </span></p>
<p><strong>Coraggio</strong><span> - Befera        riven<span>di</span>ca le proprie ragioni? Bene, però lo faccia guardando        negli occhi i piccoli impren<span>di</span>tori, le famiglie, le persone        reali. Finora quel coraggio non l’ha avuto: solo gran monologhi.        Invece<span> di </span><span>guardare la punta del proprio naso, Befera        provi ad alzare lo sguardo, provi a scandagliare nei fondali<span> della </span>crisi e dovrà ammettere che c’è una gran</span><span> di</span>fferenza tra morosi ed evasori. I gran<span>di </span>evasori non        hanno paura<span> di </span>Befera formato sceriffo fiscale e delle sue        retate show.</span></p>
<p><strong>Rabbia</strong><span> - Nel Paese sta        crescendo un<span> di</span>sagio misto a rabbia. Non è rivoluzionario        suicidarsi, ma lo Stato dovrebbe alzare le antenne se non vuole che prima        o poi il suici<span>di</span>o evolva in atto kamikaze o se il colpo<span> di </span>pistola alla tempia<span> di </span>un artigiano si trasformi        nella pistolettata<span> di </span>Sarajevo che scatena guerre. Non<span> di</span>co affatto che siamo vicini a scenari del genere, però sarebbe        folle - questo sì - alzare le spalle sperando che la soluzione caschi dal        cielo.</span></p>
<p><strong>Rivolta</strong><span> - La voglia<span> di </span>rivoluzione che anima il Paese può ancora significare voglia<span> di </span>cambiamento ra<span>di</span>cale. Certo, l’arroganza<span> di </span>questo governo non aiuta. Né aiutano le manfrine<span> di </span>chi lo sostiene (o dentro o fuori!). Monti rifiuta ogni confronto        che non sia coi mercati (almeno servisse a qualcosa…). La signora        so-tutto-io Fornero quando incontra i lavoratori lo fa col piglio<span> di </span>chi non ha nulla da imparare ma solo da insegnare. E che<span> di</span>re delle decisioni prese per salvare le banche e quanti hanno        fascicoli delle procure aperte per sospette evasioni? O delle nomine        strappa-risate<span> di </span>Bon<span>di </span>(«<span>Di</span>teci        via mail quali sono gli sprechi») e<span> di </span>Amato&#8230; </span></p>
<p><strong>Rispetto</strong><span> - Per chiudere. Se chi        rappresenta lo Stato pretende il rispetto dai citta<span>di</span>ni, è        bene che lo Stato sia leale con i citta<span>di</span>ni. Le tasse non        servono per far quadrare i conti, le tasse si pagano per ricevere in        cambio servizi pubblici almeno sufficienti. La qual cosa non accade.        Tant’è che basta un Grillo per seminare il panico. </span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
<td width="2" background="/ni/dx.gif"><img src="http://wpop1.libero.it/ni/spazio_v.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></td>
</tr>
<tr>
<td background="/ni/ang_sx_dw.gif"><img src="http://wpop1.libero.it/ni/pix_1x1.gif" border="0" alt="" width="2" height="2" /></td>
<td background="/ni/dw.gif"><img src="http://wpop1.libero.it/ni/spazio_v.gif" border="0" alt="" width="2" height="1" /></td>
<td background="/ni/ang_dx_dw.gif"><img src="http://wpop1.libero.it/ni/pix_1x1.gif" border="0" alt="" width="2" height="2" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="http://wpop1.libero.it/ni/pix_1x1.gif" border="0" alt="" width="1" height="6" /></td>
</tr>
<tr>
<td class="text11grey"><img src="http://wpop1.libero.it/ni/pix_1x1.gif" border="0" alt="" width="4" height="10" />Attiva la <a class="attivanotifica" href="http://wpop1.libero.it/cgi-bin/webmail.cgi?ID=IWYcZhs7fJBQzAI4_XiMbQi6iN6wjhIvAI4sykARougFpRI&amp;Act_Parse=login-catalogomms" target="_top">Ricezione della Mail MMS</a> su cellulare multimediale o il <a class="attivanotifica" href="http://wpop1.libero.it/sms/cgi-bin/webmail.cgi?ID=IWYcZhs7fJBQzAI4_XiMbQi6iN6wjhIvAI4sykARougFpRI&amp;Act_Parse=login-catalogo" target="_top">servizio di Notifica SMS</a>.</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="http://wpop1.libero.it/ni/pix_1x1.gif" border="0" alt="" height="10" /></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#FFFFFF"><img src="http://wpop1.libero.it/ni/pix_1x1.gif" border="0" alt="" width="1" height="2" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table id="freccia" class="backazure" style="margin-left: 0px; width: 560px; border: 0px none;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="70" align="center" valign="middle"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/rispondi2.gif" border="0" alt="" /> <a class="text11blu">Rispondi</a></td>
<td width="1" align="left"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/quadretti_vert.gif" border="0" alt="" /></td>
<td width="105" align="left"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/rispondiatutti2.gif" border="0" alt="" /> <a class="text11blu">Rispondi a tutti</a></td>
<td width="1" align="left"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/quadretti_vert.gif" border="0" alt="" /></td>
<td width="60" align="left"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/inoltra2.gif" border="0" alt="" /> <a class="text11blu">inoltra</a></td>
<td width="1" align="left"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/quadretti_vert.gif" border="0" alt="" /></td>
<td width="63" align="left"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/ico_elimina.gif" border="0" alt="" /> <a class="text11blu">cancella</a></td>
<td width="1" align="left"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/quadretti_vert.gif" border="0" alt="" /></td>
<td width="*" align="right" valign="middle"><img src="http://wpop1.libero.it/ni/ico_controlla.gif" border="0" alt="" align="absmiddle" /></td>
<td width="5" align="left"><img src="http://wpop1.libero.it/ni/pix_1x1.gif" border="0" alt="" /></td>
<td width="1" align="center" valign="middle"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/quadretti_vert.gif" border="0" alt="" /></td>
<td id="bottom" style="width: 65px;"></td>
<td width="1" align="center" valign="middle"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/quadretti_vert.gif" border="0" alt="" /></td>
<td class="text11blu" width="55" align="center" valign="middle"><a class="text11blu"><img src="http://wpop1.libero.it/rs1/ico_close.gif" border="0" alt="" /> CHIUDI</a></td>
<td width="3" align="center" valign="middle"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="*"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		</item>
		<item>
		<title>ECONOMIA - Come denunciare il golpe bancario?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 23:28:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

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		<description><![CDATA[di Marco Della Luna - 09/05/2012
Fonte:                 Marco della Luna blog 









Circola una recente denuncia penale che sta facendo sognare molte   brave persone, ma che rischia di infliggere una grossa delusione. Per   una ragione tecnica. Però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="artAutore">di Marco Della Luna - 09/05/2012</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="Marco della Luna blog" href="http://marcodellaluna.info/sito/" target="_blank">Marco della Luna blog</a> </span></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td height="15" align="center" background="themes/3D-Fantasy/images/middle.gif"></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td width="15" background="themes/3D-Fantasy/images/left3.gif"></td>
<td width="100%" bgcolor="ffffff"><img src="http://www.comedonchisciotte.org/images/monti-napolitano1.jpg" alt="" width="260" height="180" align="left" /><br />
Circola una recente denuncia penale che sta facendo sognare molte   brave persone, ma che rischia di infliggere una grossa delusione. Per   una ragione tecnica. Però non disperate, perché resta una possibilità di   azione, correggendo il tiro.</p>
<p>Nel 2005, nella prima edizione  del mio saggio €uroschiavi, formulai  una denuncia penale per crimini di  assoggettamento dell’Italia al potere  straniero ed eversione della  Costituzione mediante la cessione a  privati e a potenze esterne (BCE)  della sovranità monetaria. Indicavo  come autori dei fatti i vertici  politici e le autorità monetarie.  Ipotizzavo i reati di cui agli art.  241, 283 e 416 bis (associazione  mafiosa). Tra l’altro, scrivevo:</p>
<p>«<strong>Attentato   all’indipendenza dello Stato (art. 241 CP): [I]. Chiunque commette un   fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di  esso  alla sovranità di uno Stato straniero, <span style="text-decoration: underline;">ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato</span>, è punito con l’ergastolo.</strong><span id="more-5379"></span></p>
<p>Questo  reato potrebbe essere stato commesso da quei governanti che   illegittimamente hanno donato la sovranità monetaria prima alla Banca   d’Italia e poi alla BCE, e sottoponendo così la Repubblica al potere   indipendente e sovrano di organismi privati e, il secondo, addirittura   esterno alla Repubblica stessa. La denominazione di “istituto di diritto   pubblico” applicata recentemente alla Banca d’Italia è ingannevole e   non cambia le cose: per quanto le norme statutarie siano formulate dallo   Stato, la gestione e la proprietà sono totalmente autoreferenziali e   private.</p>
<p><strong>Attentato contro la costituzione dello Stato  (art. 283 CP):   [I]. Chiunque commette un fatto diretto a mutare la  Costituzione dello  Stato, o la forma del Governo, con mezzi non  consentiti dall’ordinamento  costituzionale dello Stato, è punito con la  reclusione non inferiore a  dodici anni. </strong></p>
<p>Questo reato  potrebbe essere stato commesso da quei governanti che  illegittimamente  hanno concorso a istituire il sistema di dominio della  finanza privata  sullo Stato. »</p>
<p>Qualcuno raccolse il mio suggerimento e presentò  una denuncia su  questo schema. Ma nel 2006 le istituzioni reagirono  prontamente, e si  misero al sicuro, con una legge che ha sanato il loro  operato passato e  futuro. Così l’opera di eversione costituzionale e  di sottoposizione  dell’Italia a poteri esterni è potuta progredire.</p>
<p>Come  hanno fatto, tecnicamente? Hanno modificato il Codice Penale   introducendo, nelle fattispecie di reato applicabili, il requisito   dell’elemento della violenza. Se non si usa violenza, non si realizza il   reato di attentato contro l’integrità, l’indipendenza o l’unità dello   Stato, o alla Costituzione, etc. E quanto, da parte delle istituzioni,   si sovverte la Costituzione o si assoggetta lo Stato a poteri esterni,   lo si fa con leggi e trattati, non con la violenza. Così coperti, nello   stesso anno, 2006, hanno riformato lo Statuto della Banca d’Italia,  per  legittimarne la completa privatizzazione.</p>
<p>Ecco, ad esempio, il testo dell’art. 241 nella formulazione modificata (sopra ho riprodotto quella originaleprecedente):</p>
<p><strong>«C<em>.p. art. 241. Attentati contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato. </em></strong></p>
<p><strong><em>Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie <span style="text-decoration: underline;">atti violenti</span> diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato [c.p. 4] o una   parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare   l’indipendenza o l’unità dello Stato, è punito con la reclusione non   inferiore a dodici anni.</em></strong></p>
<p><strong><em>La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri inerenti l’esercizio di funzioni pubbliche.»</em></strong></p>
<p>Recentemente,  l’avv. Paola Musu e il giornalista Paolo Barnard,  promotore in Italia  della Modern Money Theory, hanno reso noto di aver  sporto denuncia  penale contro i vertici dello Stato per reati contro  l’ordine  costituzionale e l’indipendenza dello Stato, commessi  attraverso la  cessione della sovranità monetaria e politica al sistema  bancario  privato, o perlomeno a guida privata, intorno a cui ruota  l’Euro.</p>
<p>I  denuncianti individuano i colpevoli “in particolare nelle persone  del  Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente del   Consiglio dei Ministri Mario Monti, dei ministri in carica, dei membri   del Parlamento che hanno votato le succitate misure di svuotamento   democratico dello Stato italiano e della nostra Carta Costituzionale,   ciascuno nelle persone attualmente e medio tempore in carica in   relazione all’arco temporale interessato, nonché tutte le altre persone   eventualmente coinvolte.”</p>
<p>I reati che essi ravvisano sono i seguenti:</p>
<p>241 c.p. attentato contro l’integrità, l’indipendenza o l’unità dello Stato;</p>
<p>270 c.p. associazioni sovversive;</p>
<p>283 c.p. attentato contro la Costituzione dello Stato;</p>
<p>287 c.p. usurpazione di potere politico;</p>
<p>289 c.p. attentato contro gli organi costituzionali;</p>
<p>294 c.p. attentato contro i diritti politici del cittadino;</p>
<p>304 c.p. cospirazione politica mediante accordo;</p>
<p>305 c.p. cospirazione politica mediante associazione.</p>
<p>Musu e Barnard pare non si siano accorti del suddetto “dettaglio”. La   loro denuncia espone fatti che erano reati prima di quella legge del   2006, ma ora non lo sono più (tranne i reati riferibili agli artt. 287 e   294, che però non credo siano realizzati).Quindi la loro denuncia difficilmente avrà il seguito sperato. Però aspettate prima di gettare la spugna.</p>
<p>L’istituzione  di un apparato di potere come il Sistema Europeo delle  Banche Centrali  o, peggio, come il Meccanismo Europeo di Stabilità,  costituisce,  sostanzialmente, una eversione radicale delle costituzioni  democratiche  di molti paesi coinvolti e la loro sottomissione a un  potere esterno,  autocratico, non democratico. Per il Codice Penale  italiano, però, tale  attività non integra più i reati suddetti né quello  di <em>Alto tradimento</em> (art. 90, 2° comma, della Costituzione, a  carico del capo dello  Stato). Non integra i detti reati, perché, dal  2006, tutte quelle  fattispecie di reato richiedono anche l’elemento  della violenza, che è  stato introdotto dalla <strong>Legge 24/02/2006 n. 85</strong>, denominata <em>“Modifiche del Codice Penale in materia di reati di opinione.” </em>In   realtà il legislatore non mirava ad aumentare la libertà di opinione,   ma a legittimare l’attentato alla libertà e all’indipendenza dello   Stato, la sovversione del suo ordinamento, l’eversione dell’ordine   democratico, che erano in via di esecuzione.</p>
<p>Riformulando quegli  articoli, si  sapeva dove si voleva arrivare: a  proibire la rivoluzione  ma a legittimare il colpo di Stato, il colpo di  palazzo – cioè  legittimare la violazione della costituzione da parte del  potere  costituito. Quindi chi compie una violenza estrema ma usando  armi  legislative, agisce nel lecito; chi per contro, reagendo contro  quella  violenza estrema, che subisce sulla propria vita, dignità,  libertà,  compie una violenza minima, come incendiare cassonetti, ma  illecita,  quello sì, quello commette reato. Però ha ancora il diritto di   suicidarsi. Questo diritto non glielo hanno ancora tolto, né tassato.</p>
<p>Che fare, a questo punto?</p>
<p><strong>Le  cose cambierebbero se pm e giudici iniziassero a  considerare come  violenza, ai fini della ravvisabilità dei predetti  reati, anche quella  compiuta mediante manipolazioni dei mercati e altri  mezzi finanziari,  le manovre per far impennare lo spread o crollare i  titoli di Stato, e  simili.</strong> Perciò tecnicamente consiglio a chi  si diletta nel  presentare simili denunce, di spiegare, nelle loro  denunce e memorie  aggiuntive, che sussiste l’elemento della violenza, e  in che cosa  consiste.</p>
<p>Ma c’è qualcosa di ancora più interessante,  specialmente in questo  periodo di crescente tassazione, di suicidi  fiscali, e di riluttanza del  potere politico a tagliare la spesa  pubblica parassitaria – 60 miliardi  solo per tangenti, scrive la Corte  dei Conti. Tra sprechi e creste,  almeno 70 miliardi se ne vanno ogni  anno nelle voci gonfiate di spese  per acquisti di beni e servizi.  E  almeno altrettanti per appalti pure  gonfiati. Dovevano fare la spending  review, dovevano applicare i costi  standard per porre fine alla  moltiplicazione per 5 dei costi da Milano a  Palermo, e ora finiscono  per concedere, forse, 2,2 miliardi di  risparmi, poi forse altri 2. Cioè  la politica dice: io faccio buchi nei  bilanci perché spreco e rubo, e  siccome sprecare e rubare è mio  interesse, non smetto di farlo, e i  buchi che apro li dovete colmare voi  cittadini con le tasse, e se non  vi va bene potete suicidarvi.</p>
<p>Però à chiaro che buona parte, gran  parte, di quei 140 miliardi di  sprechi e ruberie va ad organizzazioni  mafiose che manovrano gli appalti  e i subappalti assieme alla politica.</p>
<p><strong>E  allora si può studiare di denunciare per concorso esterno  in  associazione mafiosa coloro che, come ministri, pubblici  amministratori  e funzionari di controllo, pur vedendo come molte spese  pubbliche sono  gonfiate per procurare profitti alla criminalità  organizzata, omettono  e hanno omesso di impedire tali illeciti, e  continuano a mandare  avanti quella spesa a spreco e mangerie, e magari  ne traggono benefici  in termini di voti nelle elezioni.</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Elezioni: Verona non fa testo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 17:07:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<category><![CDATA[Elezioni amministrative]]></category>

		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>

		<category><![CDATA[Leoluca Orlando]]></category>

		<category><![CDATA[Linee Maginot]]></category>

		<category><![CDATA[Mitterrand]]></category>

		<category><![CDATA[Palermo]]></category>

		<category><![CDATA[Partiti tradizionali]]></category>

		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>

		<category><![CDATA[Popolo delle Liberta]]></category>

		<category><![CDATA[Tosi]]></category>

		<category><![CDATA[Verona]]></category>

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		<description><![CDATA[di Aventino Frau - 09/05/2012
Fonte: Lasciatemi dire
Il risultato di Verona è chiaro fino all’ovvietà. Come facilmente  prevedibile Tosi ha stravinto, il Popolo delle libertà ha straperso e la  Lega pure, come si vede dai voti di lista. A parte la vasta area delle  astensioni dal voto, i grillini sono esplosi al 10%, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Aventino Frau - 09/05/2012<br />
Fonte: <a href="http://www.lasciatemidire.com">Lasciatemi dire<br />
</a><img class="alignnone" src="http://www.pierferdinandocasini.it/wp-content/uploads/2012/02/partiti.gif" alt="" width="200" height="189" />Il risultato di Verona è chiaro fino all’ovvietà. Come facilmente  prevedibile Tosi ha stravinto, il Popolo delle libertà ha straperso e la  Lega pure, come si vede dai voti di lista. A parte la vasta area delle  astensioni dal voto, i grillini sono esplosi al 10%, dando voce, ma non  progetto, alla giusta protesta dei cittadini. <span id="more-5377"></span>Il parlamentare leghista  Salvini ha inteso il successo di Tosi come esito leghista, punto da cui  ripartire, o ha finto di intenderlo così. Ma la realtà è un’altra:  Verona, come del resto Palermo, sono improponibili come soggetti di  analisi nazionale, sono fenomeni diversi e strettamente legati alla  realtà locale e cittadina. Entrambi certo legati allo sfacelo del Pdl e  della sua classe dirigente, alle sue lotte interne a caccia di un potere  che non c’è più e che comunque non merita più di avere.<br />
Si parla della necessità di rinnovamento, di classe dirigente giovane,  di esigenza popolare di novità politica. Mentre in Francia si elegge il  presidente Hollande (primo socialista eletto dopo quasi vent’anni, dopo  Mitterrand) a Palermo si elegge Leoluca Orlando che, alla faccia del  nuovo, era sindaco proprio ai tempi di Mitterrand.<br />
A Verona l’elezione di Tosi era prevista: per la situazione politica  veronese, l’assenza di vere alternative (nel Partito democratico e nel  Popolo delle libertà), la sua popolarità incrementata da un poderoso  ufficio stampa e la sua indubbia intelligenza politica unita a un forte  senso tattico. Ma la lega non c’entra che pochissimo: di fronte al 57,3 %  di voti ha inciso, come partito della Lega, solo per il 10%, in pieno  Veneto, dove era abituata a prendere non meno del 30.<br />
Ecco perché l’esito di Verona non fa testo: i voti di Tosi sono di Tosi,  personalmente ottenuti, anche ad onta di oggettivi limiti della sua  gestione amministrativa scarsamente contestabile dalla pochezza politica  degli avversari.<br />
L’esito delle elezioni amministrative va valutato dunque detraendo  alcune situazioni dove una capacità di leadership del candidato o la  nullità delle sue opposizioni hanno in qualche modo “personalizzato” il  confronto. Il resto è piatta cronaca: la protesta canalizzata dal  grillismo e dall’astensionismo; la stanca delusione dal crollo di voti  del centro destra, da un elettorato in cerca di alternativa al  berlusconismo ed insoddisfatto della “mediocritas” di Alfano e soci e  dal fatto che egli, che pur sembra una brava persona, appare troppo  circondato da brutti ceffi del malaffare politico di questi anni di  potere.<br />
La sinistra regge abbastanza bene allo sforzo, ma paga un po’ il prezzo  del governo Monti, i sacrifici richiesti e quelli eccessivi, la non  ancora attuata equità con i più ricchi, la politica, speriamo ancora per  poco, merkeliana e troppo “euro tedesca”.<br />
I segnali sono forti ma queste elezioni sono locali e non politiche. Per  quelle c’è poco tempo ma, sufficiente ai partiti “tradizionali” per  fare altri errori, per difendersi con improvvisate ed inutili “linee  Maginot”, per mascherare altri scandali e cattive amministrazioni. I  partiti, questi partiti, sono alla resa dei conti ma non saranno  sostituiti dal grillismo, capace di critica ma, almeno non ancora, di  proposte.<br />
Ci saranno altri eventi, forse provenienti da aree imprevedibili, che  vorranno essere risposte ad un Paese che, dopo sbornie di falso  ottimismo e di politica spettacolo con nani, ballerine e un po’ di  banditi, sente il bisogno della serietà, della competenza, del senso  dello Stato e l’esigenza di una politica di solidarietà, di senso  sociale, di giustizia effettiva e di attenzione verso i più deboli.  Questi valori vengono ora definiti come “nuovi” e si vuole gente nuova  per realizzarli. Ma sono i valori dell’antica buona politica che da  troppo tempo è stata dimenticata.</p>
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		<title>ECONOMIA - E&#8217; enormemente peggio che nel 1929</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 02:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maurizio Blondet - 07/05/2012
Fonte:                 rischiocalcolato 









Vi ricordate? Dal   2008 ce lo hanno assicurato   tutti:  presidenti Usa e governanti    sciolti e a pacchetti,  cattedratici di economia, banchieri, economisti da talk [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="Titolo_big"><span class="artAutore">di Maurizio Blondet - 07/05/2012</span></div>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 rischiocalcolato </span></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td height="15" align="center" background="themes/3D-Fantasy/images/middle.gif"></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td width="15" background="themes/3D-Fantasy/images/left3.gif"></td>
<td width="100%" bgcolor="ffffff"><img src="http://www.comedonchisciotte.org/images/J9-1.jpg" alt="" width="240" height="180" align="left" /><br />
<span><span><span>Vi ricor<span>da</span>te?<span> Da</span>l   2008 ce lo hanno assicurato   tutti:  presidenti Usa e governanti    sciolti e a pacchetti,  cattedratici di economia, banchieri, economisti<span> da </span>talk show e giornalisti  del settore: “Tranquilli,</span><span> è </span>arrivata</span><span> la </span>recessione, ma non sarà come il ‘29”.</span></p>
<p><span>Ebbene: bisogna ammetterlo,  avevano ragione.  E’ enormemente peggio che nel 1929.  Basti compulsare<span> la </span>seguente tabel<span>la</span>:</span></p>
<p><a href="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_01-Apr.-30-15.47.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-42538" title="ScreenHunter_01 Apr. 30 15.47" src="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_01-Apr.-30-15.47.jpg" alt="ScreenHunter 01 Apr. 30 15.47 E ci Dicevano (Di Maurizio Blondet)" width="490" height="417" /></a></p>
<p><span><span>E’ l’an<span>da</span>mento   storico del mercato del credito in Usa, ossia ossia di come le banche   hanno indebitato le famiglie, provocando iperconsumi a credito, boom   artificiale e bolle pronte a scoppiare.  Anche il Grande Crack del ’29   fu preparato<span> da </span>un’eccessiva apertura del credito.  Ne seguì il terribile decennio del</span><span>la </span>def<span>la</span><span>zione<span> da </span>dis-indebitamento, con  il 30 per cento di disoccupati  e il crollo abissale dei consumi,<span> da </span>cui l’America uscì bene o male con entrando nel</span><span>la </span>guerra mondiale, grande consumatrice di prodotti invenduti e donatrice del<span>la </span>piena occupazione (donne in fabbrica, uomini in linea).</span><span id="more-5370"></span></p>
<p><span>Ma, come  mostra il grafico, l’euforia del credito facile che provocò<span> la </span>Grande Depressione,<span> la </span><span>guerra e le miserie mondiali, <span> è </span>una collinetta, in confronto al’Everest di debiti che il paese ha accumu</span><span>la</span>to fino al 2008, ossia al<span>la </span>furia indebitatrice del sistema bancario: e<span> la </span><span>discesa<span> è </span><span>solo cominciata. Guar<span>da</span>te come fu ripi<span>da</span></span></span><span> la </span><span>discesa 1930-40,  ossia quanto tragica l’improvvisa restrizione del credito; e provate a immaginare quanto sarà lunga, ripi<span>da </span>e dolorosa</span><span> la </span>def<span>la</span>zione del debito che seguirà: se quel<span>la </span>inghiottì una generazione, questa ne inghiottirà due o tre.</span></p>
<p><span>L’an<span>da</span>mento del grafico non riguar<span>da </span>solo l’America, naturalmente.  Ormai una quantità di indicatori economici nel mondo hanno lo stesso an<span>da</span>mento:  a  curva esponenziale.</span></p>
<p><span><span>Da</span>i   tassi d’interesse sul debito greco nell’imminenza del default, fino   allo spread di titoli pubblici francesi su quelli tedeschi.  Vedi sotto.</span></p>
<p><span><span>Le curve esponenziali dicono una cosa ben nota: che il fenomeno che descrivono<span> è </span>insostenibile.  Che</span><span> la </span>sua crescita asintotica non può durare.</span></p>
<p><span><span>Qualunque tecnico, vedendo l’an<span>da</span>mento del debito Usa, avrebbe potuto prevedere il disastro inevitabile. Così come se il governo Monti fosse<span> da</span>vvero fatto di tecnici, sarebbe subito giunto al</span><span>la </span><span>conclusione che il debito pubblico italiano<span> è </span>impagabile, e che dunque si doveva senza indugio trattare coi creditori per ristrutturarlo, invece che tentare una “debt def</span><span>la</span>tion”  fatta tutta di tasse che aggravano solo<span> la </span>recessione. </span></p>
<p><a href="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_02-Apr.-30-15.47.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-42539" title="ScreenHunter_02 Apr. 30 15.47" src="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_02-Apr.-30-15.47.jpg" alt="ScreenHunter 02 Apr. 30 15.47 E ci Dicevano (Di Maurizio Blondet)" width="543" height="339" /></a></p>
<p><a href="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_03-Apr.-30-15.47.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-42540" title="ScreenHunter_03 Apr. 30 15.47" src="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_03-Apr.-30-15.47.jpg" alt="ScreenHunter 03 Apr. 30 15.47 &lt;br" /><br />
<span><br />
</span></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span class="newsSottotitolo">Tante altre notizie su <a title="www.ariannaeditrice.it" href="http://www.ariannaeditrice.it">www.ariannaeditrice.it</a></span></p>
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		<item>
		<title>CULTURA - La forma capitale come modus vivendi</title>
		<link>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5359</link>
		<comments>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5359#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 May 2012 01:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alain de Benoist - Fiorenza Licitra - 03/05/2012
Fonte:                 eurasia [scheda fonte] 

Come  ha scritto bene Eduardo Zarelli, la  società della crescita è  un’antisocietà. Allora, la decrescita è l’unica  soluzione possibile per  tornare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="Titolo_big"><span class="artAutore">di Alain de Benoist - Fiorenza Licitra - 03/05/2012</span></div>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="eurasia" href="http://www.ariannaeditrice.it/scheda_fonte.php?id=116">eurasia [scheda fonte]</a> </span></p>
<div style="float: right; padding: 1px; margin-left: 12px; margin-bottom: 7px; border: 5px solid silver;"><img title="Intervista ad Alain de Benoist" src="http://www.eurasia-rivista.org/cms/wp-content/uploads/yapb_cache/alain_de_benoist1.dgpy4ccftw08wcko0cw4w4sco.1n4kr7rgh18gs08gcg0csw4kg.th.jpeg" alt="Intervista ad Alain de Benoist" width="250" /></div>
<p><span style="font-size: x-small;"><strong>Come  ha scritto bene Eduardo Zarelli, la  società della crescita è  un’antisocietà. Allora, la decrescita è l’unica  soluzione possibile per  tornare a essere comunità?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><strong>«</strong>Che  siano di destra o di sinistra, tutti gli uomini  politici oggi non  vedono altre soluzioni ai loro problemi che quella di  un “ritorno alla  crescita”. Il problema è che le politiche adottate di  rigore e  d’austerità pesano sui salari e sul potere d’acquisto,  diminuiscono le  entrate fiscali e favoriscono la disindustrializzazione,  tutte cose che  annullano completamente qualunque prospettiva di  crescita. <span id="more-5359"></span>Le  previsioni degli organismi internazionali sono eloquenti a  questo  riguardo. Sebbene l’Europa sia entrata in recessione, l’ideologia  della  crescita è sempre presente negli spiriti. Questa riposa su un  mito,  che è anche un errore di logica : non ci può essere crescita  materiale  infinita in uno spazio finito. Ora, la Terra è uno spazio  finito, dove  le riserve naturali si fanno sempre più rare. Sarebbe  quindi necessario  finirla con l’ossessione della crescita e della  produttività in cui  sono  confluite tutte le grandi correnti politiche  del XX secolo. Ma  per far questo bisognerebbe “decolonizzare”  l’immaginario economico,  arduo compito che non si può portare a termine  dall’oggi al domani<strong><em> »</em></strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Un tempo si salvavano gli Stati e si facevano fallire le banche. Oggi accade esattamente il contrario: a vincere è l’usura</strong></p>
<p>«Proibendo  alle proprie banche centrali di farsi prestare capitali ad  un tasso  d’interesse nullo, come accadeva di norma in passato, gli  Stati si sono  posti  nell’obbligo di chiedere prestiti alle banche ed ai  mercati  finanziari a dei tassi variabili, arbitrariamente fissati da  questi  ultimi. Questo si è tradotto in un innalzamento del  debito  pubblico  che oggi è divenuto insopportabile. Non arrivando a riassorbire  i loro  deficit strutturali, gli Stati non possono affrontare il  problema del  debito, se non indebitandosi sempre più. Di fatto, in tal  modo si è  creata una situazione simile a quella dell’usura.</p>
<p>In Francia,  dove l’ammontare del debito ha ormai raggiunto circa 2000  miliardi di  euro, ovvero il 90% del prodotto interno lordo (PIL), il  semplice  pagamento degli interessi del debito equivale a 50 miliardi di  euro  l’anno. Le logiche usuraie si ritrovano nella maniera in cui i  mercati  finanziari e le banche possono fare man bassa sugli attivi reali  degli  stati indebitati, impadronendosi dei loro averi a titolo  d’interesse  dei loro debiti, di cui la parte principale è costituita da  una  montagna di denaro virtuale che non potrà mai essere rimborsato. Le   banche ed i mercati virtuali sono i  Shylock dell’epoca attuale»</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il  rapporto incongruente tra l’economia speculativa e quella  reale è  anche dovuto alla virtualità del denaro che rende sempre più  arduo  stabilire limiti e corrispondenze?</strong></p>
<p>«La decisione presa  unilateralmente dagli Stati Uniti nel 1971 di  sopprimere la  convertibilità del dollaro in oro ha rappresentato la fine  del sistema  ereditato dagli accordi di Bretton Woods (1944), ed allo  stesso tempo  ha marcato l’inizio della globalizzazione finanziaria. Il  denaro,  ormai, non ha più altro referente che se stesso. È nato così un  nuovo  capitalismo, che si distingue dal vecchio industriale e  commerciale per  due tratti fondamentali: la sua completa <em>deterritorializzazione</em> (non è più legato ad alcun territorio particolare) e l’espansione  della  sfera finanziaria a discapito di quella produttiva. Basti vedere  le  somme che vengono quotidianamente scambiate sui mercati finanziari e  in  borsa, per constatare come il denaro non abbia più alcun rapporto  con  l’economia reale»</p>
<p><strong>Il capitalismo e  l’immigrazione sono le due facce della  stessa medaglia: la destra  liberale e affaristica e la sinistra  umanitaria e globalizzata.</strong></p>
<p>«Fin  dalle sue origini, il capitalismo ha rivelato una profonda  affinità  col nomadismo internazionale. Già Adam Smith  diceva che la  vera patria  del commerciante è quella dove può realizzare il massimo  profitto.  Prendere posizione a favore del principio del “lasciar fare,  lasciar  passare”, cioè della libera circolazione di uomini e merci, così  come  ha sempre fatto il capitalismo liberale, significa mantenere le   frontiere per gli inesistenti. Dal punto di vista della Forma-Capitale,   la Terra non è che un immenso mercato che la logica del profitto ha la   vocazione di scoprire integralmente, impegnandosi in una perpetua fuga   in avanti. Il capitalismo, come aveva ben visto Marx, riguarda tutto  ciò  che ostacola questa fuga in avanti in quanto ostacolo da far  sparire.  In questa prospettiva, il ricorso all’immigrazione appare come  un mezzo  per mantenere bassi i salari e le conquiste sociali dei  lavoratori  autoctoni. È in questo senso che l’immigrazione costituisce  “un’armata  di riserva del capitale” bella e buona. Il paradosso è che  molti  avversari del capitalismo vorrebbero vedere continuare  l’immigrazione,  perché s’immaginano di trovare nella massa degli  immigrati una sorta di  “proletariato di ricambio”. E’ una delle varie  incongruenze»</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In Italia il  potere economico ha scalzato quello politico,  con il passivo plauso di  quest’ultimo, ca va sans dire. A suo avviso,  cosa può capitarci ancora  di peggio?</strong></p>
<p>«La cosa peggiore sarebbe senza dubbio che  gli Italiani si  ritrovassero in una situazione ancora più disperata di  quella dei  Greci ! È in ogni caso rivelatore che Mario Monti sia  arrivato al potere  attraverso una sorta di colpo di stato legalizzato.  Ed è ancora più  rivelatore che una delle conseguenze della crisi  finanziaria attuale sia  che i Paesi del Sud d’Europa si ritrovino sotto  l’autorità di  tecnocrati e di finanzieri formati da Goldman Sachs o  Lehman Brothers,  cioè dai principali responsabili della crisi, mentre  le classi medie o  popolari, per niente format, sono chiamate a farne le  spese. Da ciò  emerge chiaramente che la crisi dello Stato-Nazione è  interamente legata  alla presa di controllo ed alla “neutralizzazione”  della politica da  parte del potere economico e finanziario, sostituito  dall’espertocrazia  della Commissione di Bruxelles».</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ritorno  al protezionismo, istituzione di un reddito di  cittadinanza,  eliminazione dell’euro sono alcune soluzioni che Lei  propone per  salvare l’Europa. Ma come scavalcare la Commissione europea,  la Banca  mondiale e le imprese multinazionali che sono il bacino del   libero-scambismo?</strong></p>
<p>«L’instaurazione di un protezionismo  comunitario, la  nazionalizzazione delle banche, la separazione delle  banche di credito  industriale e di deposito, la monetarizzazione del  debito da parte delle  banche centrali etc. sono delle soluzioni  parziali che da sole non  basteranno per uscire dal sistema. Una reale  rottura consisterebbe nel  finirla col principio dell’illimitato e della  sovraaccumulazione, che  sono alla base dell’espansione del Capitale  (la logica del “sempre  più”). Per il momento, nessuno sa veramente come  arrivarci. È la ragione  per la quale la mia impressione è che questo  sistema affonderà, ma non  abbattuto dai suoi avversari, quanto  piuttosto sotto l’effetto delle  proprie contraddizioni interne. La fuga  in avanti finisce sempre a un  muro. È in questo senso che ho potuto  scrivere che il sistema del denaro  finirà a causa del denaro stesso»</p>
<p><strong>Non  abbiamo né una sovranità nazionale, è vero, ma neanche  europea. Le  guerre di cui scandalosamente ci rendiamo complici, sono una   dimostrazione della nostra inettitudine decisionale?</strong></p>
<p>«Ci  sono varie questioni a cui rispondere. Il dramma che concerne le   sovranità popolari non è che queste spariscano, ma che non si trovino   riportate ad un livello più elevato, ovvero quello europeo. Per il   momento, la sovranità politica sta scomparendo in un buco nero e il   potere decisionale è passato nelle mani dei tecnocrati e dei banchieri.</p>
<p>Le  guerre avviate da un ventennio dai paesi occidentali, a cominciare   dagli Stati Uniti d’America, si pongono come “depoliticizzate”,   all’occorrenza “umanitarie” a supporto delle operazioni di polizia   internazionale. Che sia in Irak, in Afganistan o in Libia, aspettando la   Siria e l’Iran, queste guerre sono delle aberrazioni dal punto di  vista  geopolitico. Si rivelano altrettanto criminali quando si guardano  i  risultati ai quali hanno condotto. Consacrano infine la scomparsa di   fatto del diritto internazionale così come lo abbiamo conosciuto»</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Quello  che si è evince chiaramente dalla Sua opera è che il  capitalismo non  riguarda solo la sfera economica, ma l’intero nostro  modus vivendi. Per  questo non basta un cambiamento, ma occorre una  rivoluzione interiore?</strong></p>
<p>«In  effetti sarebbe un grande errore guardare al capitalismo  solamente  come ad un sistema economico. Esso è anche un sistema  “antropologico”,  nel senso che riposa su un modello umano ben specifico,  quello dell’<em>Homo œconomicus</em>,  il produttore-consumatore che si  presume mirare perennemente alla sola  massimizzazione del proprio  interesse materiale. Rompere con la logica  della Forma-Capirale implica,  da questo punto di vista, rompere non  solo col produttivismo  ambientale, ma anche con l’utilitarismo, lo  spirito calcolatore,  l’assiomatico dell’interesse, o ancora con l’idea  che tutti i valori  possono e devono essere ridotti al solo valore di  scambio. In altre  parole, si tratta di uscire da un mondo dove niente  ha più valore, ma  dove tutto ha un prezzo. Lei ha utilizzato  l’espressione “rivoluzione  interiore”. Non è esagerato»<em> </em></p>
<p><strong> </strong><strong> </strong></p>
<p><strong>Localizzare significa rendersi autonomi?</strong></p>
<p>«Si  può dire questo. L’azione locale, che sia di ordine politico  (gioco  della democrazia diretta, per rimediare alla mancanza di legame   sociale) o economico (rilocalizzazione della produzione e del consumo)   può aiutare le comunità viventi a riconquistare la loro autonomia, cioè a   dotarsi dei mezzi che permettano loro, conformemente al principio di   sussidiarierà (o di competenze sufficienti) di rispondere da sole ai   problemi che le riguardano»<br />
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<p>Il sistema finanziario internazionale è scosso dalle basi, la  crisi dell&#8217;euro sta spaventando il mondo intero.  Il debito continua ad  aumentare, come pure i deficit che hanno raggiunto un valore molto  alto. Le&#8230;</p></div>
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		<title>POLITICA - Il Presidente senza qualità</title>
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		<comments>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5356#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 May 2012 01:26:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo Fini - 07/05/2012
Fonte:                 Massimo Fini [scheda fonte] 


Ma  dove ha vissuto l&#8217;onorevole Giorgio Napolitano gli 86 anni della sua  lunghissima e inutile esistenza? Nel Bophuthatswana, nel Botswana, nello  Swaziland? Solo adesso scopre che “bisogna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="Titolo_big"><span class="artAutore">di Massimo Fini - 07/05/2012</span></div>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="Massimo Fini" href="http://www.ariannaeditrice.it/scheda_fonte.php?id=2">Massimo Fini [scheda fonte]</a> </span></p>
<p><span class="newsSottotitolo"><img src="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/files/2011/09/o.58697.jpg" alt="" width="302" height="237" /><br />
</span></p>
<p>Ma  dove ha vissuto l&#8217;onorevole Giorgio Napolitano gli 86 anni della sua  lunghissima e inutile esistenza? Nel Bophuthatswana, nel Botswana, nello  Swaziland? Solo adesso scopre che “bisogna estirpare il marcio in modo  che i partiti ritrovino slancio ideale e tensione morale”. Ma nei  partiti, anzi nel Partito comunista, sia pur come decorativa  suppellettile, e poi nelle sue successive declinazioni quest&#8217;uomo in  grigio, senza qualità (la sua unica qualità è di non averne alcuna) ha  fatto tutta la sua carriera.<span id="more-5356"></span><span class="newsSottotitolo"><span style="font-size: small;"> E&#8217; stato deputato per dieci legislature  (dal &#8216;53 al &#8216;96), deputato europeo dall&#8217;89 al &#8216;92 e ancora nel &#8216;99,  presidente della Camera nel &#8216;92 e nel &#8216;94, ministro degli Interni. E non  si è mai accorto che c&#8217;era “del marcio nel regno di Danimarca” ? Contro  la cosiddetta degenerazione dei partiti non ha mai emesso un vagito. Né  negli anni Ottanta quando non c&#8217;era appalto senza tangente politica e  il voto di scambio era davanti agli occhi di tutti. Non ha emesso un  vagito nemmeno durante le inchieste di Mani Pulite quando &#8216;il marcio&#8217;  emerse in tutta la sua evidenza. Divenuto improvvidamente Presidente  della Repubblica, proprio perchè amorfo e inoffensivo per tutti, ha  lasciato evoluire a proprio piacere Berlusconi nella sua devastante  campagna di delegittimazione della magistratura. Quello dichiarava “la  magistratura è il cancro della democrazia”, un&#8217;affermazione eversiva, da  galera se fatta da un presidente del Consiglio e lui zitto o si  limitava ad un&#8217;omelia &#8216;urbi et orbi&#8217;, ad un omnicomprensivo e comico  “non alzare i toni” valido per tutti e quindi per nessuno. C&#8217;è voluto  che Angela Merkel (un uomo, finalmente) lo prendesse a calci in culo  perchè si decidesse a cacciare l&#8217;energumeno che ci stava portando nel  baratro.</span></span></p>
<p>Adesso che avverte il rischio che bruci il castello  partitocratico nel quale ha vissuto per millanta anni, ben incistato  come un topo nel formaggio, si è svegliato dal suo eterno torpore e  tuona contro i “demagoghi di turno” uscendo dai binari della sua carica  perchè il movimento di Grillo si presenta alle elezioni e il Capo dello  Stato ha il dovere costituzionale dell&#8217;imparzialità.</p>
<p>Da un uomo  del genere (che il 25 aprile ci ha ammorbato con la solita retorica  sulla resistenza cui, pur avendone l&#8217;età, non ha partecipato) non  accettiamo lezioni, né politiche né morali. Se la politica è quella  praticata da Giorgio Napolitano e da tutti gli altri esponenti di un  regime infame, paludato da democrazia mentre democrazia non è, noi  abbiamo tutto il diritto di fare dell&#8217; &#8216;antipolitica&#8217; che è la  demonizzazione di turno perchè nulla cambi e noi si resti gli eterni  docili e imbecilli sudditi che siamo stati fino a ora. Ma la crisi  economica, di cui l&#8217;intera classe politica, col suo malaffare e con la  sua miopia, è responsabile, ha aperto gli occhi anche ai ciechi. E, come  si dice nei bar (luoghi da non sottovalutare), potrebbe essere venuto  il tempo delle mazze da baseball. Altro che Grillo.</p>
<p>L&#8217;ex comico  replicando a Napolitano lo ha definito “una salma”. Ma si sbaglia. Una  salma deve aver avuto, per definizione, una vita. Giorgio Napolitano non  ha mai vissuto o, per essere più precisi, è nato vecchio, “nu guaglione  fatt&#8217;a vecchio” come scrisse di lui, impietosamente, Luigi Compagnone o  “un coniglio bianco in campo bianco” come ha detto qualcun&#8217;altro. E&#8217;  stato anche grazie ai conigli, di ogni genere, che l&#8217;energumeno,  sicuramente dotato di una maggior vitalità sia pur volta al malaffare,  ha potuto impazzare per vent&#8217;anni. Ma adesso ne abbiamo abbastanza.  Degli energumeni ma anche dei conigli.<br />
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		<title>Il Presidente senza qualità</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 01:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Massimo Fini - 07/05/2012
Fonte:                 Massimo Fini [scheda fonte] 


Ma  dove ha vissuto l&#8217;onorevole Giorgio Napolitano gli 86 anni della sua  lunghissima e inutile esistenza? Nel Bophuthatswana, nel Botswana, nello  Swaziland? Solo adesso scopre che “bisogna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="Titolo_big"><span class="artAutore">di Massimo Fini - 07/05/2012</span></div>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="Massimo Fini" href="http://www.ariannaeditrice.it/scheda_fonte.php?id=2">Massimo Fini [scheda fonte]</a> </span></p>
<p><span class="newsSottotitolo"><img src="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/files/2011/09/o.58697.jpg" alt="" /><br />
</span></p>
<p>Ma  dove ha vissuto l&#8217;onorevole Giorgio Napolitano gli 86 anni della sua  lunghissima e inutile esistenza? Nel Bophuthatswana, nel Botswana, nello  Swaziland? Solo adesso scopre che “bisogna estirpare il marcio in modo  che i partiti ritrovino slancio ideale e tensione morale”. Ma nei  partiti, anzi nel Partito comunista, sia pur come decorativa  suppellettile, e poi nelle sue successive declinazioni quest&#8217;uomo in  grigio, senza qualità (la sua unica qualità è di non averne alcuna) ha  fatto tutta la sua carriera.<span id="more-5353"></span><span class="newsSottotitolo"><span style="font-size: small;"> E&#8217; stato deputato per dieci legislature  (dal &#8216;53 al &#8216;96), deputato europeo dall&#8217;89 al &#8216;92 e ancora nel &#8216;99,  presidente della Camera nel &#8216;92 e nel &#8216;94, ministro degli Interni. E non  si è mai accorto che c&#8217;era “del marcio nel regno di Danimarca” ? Contro  la cosiddetta degenerazione dei partiti non ha mai emesso un vagito. Né  negli anni Ottanta quando non c&#8217;era appalto senza tangente politica e  il voto di scambio era davanti agli occhi di tutti. Non ha emesso un  vagito nemmeno durante le inchieste di Mani Pulite quando &#8216;il marcio&#8217;  emerse in tutta la sua evidenza. Divenuto improvvidamente Presidente  della Repubblica, proprio perchè amorfo e inoffensivo per tutti, ha  lasciato evoluire a proprio piacere Berlusconi nella sua devastante  campagna di delegittimazione della magistratura. Quello dichiarava “la  magistratura è il cancro della democrazia”, un&#8217;affermazione eversiva, da  galera se fatta da un presidente del Consiglio e lui zitto o si  limitava ad un&#8217;omelia &#8216;urbi et orbi&#8217;, ad un omnicomprensivo e comico  “non alzare i toni” valido per tutti e quindi per nessuno. C&#8217;è voluto  che Angela Merkel (un uomo, finalmente) lo prendesse a calci in culo  perchè si decidesse a cacciare l&#8217;energumeno che ci stava portando nel  baratro.</span></span></p>
<p>Adesso che avverte il rischio che bruci il castello  partitocratico nel quale ha vissuto per millanta anni, ben incistato  come un topo nel formaggio, si è svegliato dal suo eterno torpore e  tuona contro i “demagoghi di turno” uscendo dai binari della sua carica  perchè il movimento di Grillo si presenta alle elezioni e il Capo dello  Stato ha il dovere costituzionale dell&#8217;imparzialità.</p>
<p>Da un uomo  del genere (che il 25 aprile ci ha ammorbato con la solita retorica  sulla resistenza cui, pur avendone l&#8217;età, non ha partecipato) non  accettiamo lezioni, né politiche né morali. Se la politica è quella  praticata da Giorgio Napolitano e da tutti gli altri esponenti di un  regime infame, paludato da democrazia mentre democrazia non è, noi  abbiamo tutto il diritto di fare dell&#8217; &#8216;antipolitica&#8217; che è la  demonizzazione di turno perchè nulla cambi e noi si resti gli eterni  docili e imbecilli sudditi che siamo stati fino a ora. Ma la crisi  economica, di cui l&#8217;intera classe politica, col suo malaffare e con la  sua miopia, è responsabile, ha aperto gli occhi anche ai ciechi. E, come  si dice nei bar (luoghi da non sottovalutare), potrebbe essere venuto  il tempo delle mazze da baseball. Altro che Grillo.</p>
<p>L&#8217;ex comico  replicando a Napolitano lo ha definito “una salma”. Ma si sbaglia. Una  salma deve aver avuto, per definizione, una vita. Giorgio Napolitano non  ha mai vissuto o, per essere più precisi, è nato vecchio, “nu guaglione  fatt&#8217;a vecchio” come scrisse di lui, impietosamente, Luigi Compagnone o  “un coniglio bianco in campo bianco” come ha detto qualcun&#8217;altro. E&#8217;  stato anche grazie ai conigli, di ogni genere, che l&#8217;energumeno,  sicuramente dotato di una maggior vitalità sia pur volta al malaffare,  ha potuto impazzare per vent&#8217;anni. Ma adesso ne abbiamo abbastanza.  Degli energumeni ma anche dei conigli.<br />
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		<title>CONFLITTI - L&#8217;ideologia della guerra spacciata per pace</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 01:19:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Mini - 07/05/2012
Fonte:                 La Repubblica [scheda fonte] 


Della guerra si colgono in genere gli aspetti eroici o drammatici. Ma la guerra non è solo potenza: «è anche inganno sottile,   nascosto, come a sua volta è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="artAutore">di Fabio Mini - 07/05/2012</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="La Repubblica" href="http://www.ariannaeditrice.it/scheda_fonte.php?id=13">La Repubblica [scheda fonte]</a> </span></p>
<p><span class="newsSottotitolo"><strong><br />
</strong><img src="http://www.asianews.it/files/img/afghanistan_soldiers_usa.jpg" alt="" /><br />
<span>Della guerra si colgono in genere gli aspetti eroici o drammatici. Ma la guerra non è solo potenza: «è anche inganno sott<span>il</span>e,   nascosto, come a sua volta è l&#8217;inganno della politica che deve dettare   le condizioni della guerra e fissarne gli scopi». «Perché siamo così   ipocriti sulla guerra?» è la domanda posta dal generale di corpo   d&#8217;armata Fabio Mini nel suo ultimo libro, edito da Chiarelettere, da   oggi in libreria. </span></span><span id="more-5347"></span><span class="newsSottotitolo"><span>Mini, 69 anni, è stato capo di stato maggiore del   Comando Nato per<span> il </span>Sud Europa che, a partire dal gennaio 2001, ha guidato<span> il </span>Comando   interforze delle operazioni nei Balcani. Dall&#8217;ottobre 2002 all&#8217;ottobre   2003 è stato comandante della forza internazionale di pace a guida  Nato  in Kosovo (Kfor). Ormai è deciso: staremo in Afghanistan anche  dopo<span> il </span>2014, dopo<span> il </span>previsto ritiro dei soldati americani. Non si tratta di combattere<span> il </span>terrorismo globale tra le montagne afgane: non ci crede più nessuno. Ufficialmente dobbiamo addestrare le forze m<span>il</span>itari e di polizia afghane a badare alla sicurezza del loro paese. Visto che questo pacifico e interminab<span>il</span>e compito è anche lo stesso che da dieci anni maschera la nostra partecipazione alla guerra in Afghanistan, viene<span> il </span>sospetto   che sia un pretesto per continuarla. È una guerra che stiamo   combattendo con onore al fianco degli americani fingendo di non vedere   che l&#8217;hanno già perduta. Sono stati sconfitti sul campo di battaglia nel   2003 quando dovettero coinvolgere la Nato per l&#8217;incapacità di gestire   la violenza dei talebani e la corruzione del governo che avevano   instaurato. Sono sconfitti ogni giorno sul campo dell&#8217;etica m<span>il</span>itare per l&#8217;incapacità di gestire l&#8217;eccesso di potenza, la frustrazione e i comportamenti degli squ<span>il</span>ibrati.</span><br />
<span><span>Viene<span> il </span>sospetto   che ancora una volta si ricorra all&#8217;ipocrisia per giustificare   interventi armati decisi da altri scambiando la coesione con la   piaggeria. Così staremo all&#8217;infinito in Afghanistan, come in Iraq, in   Libano e nei Balcani. È dal 1984 che un nostro contingente non rientra   avendo concluso la missione affidata. Nel 1994 i nostri soldati e quelli   di mezzo mondo si ritirarono dalla Somalia lasciandola in condizioni   peggiori di quelle iniziali. Da allora abbiamo preso parte a tutte le   guerre mistificate limitandoci ad avvicendare i contingenti senza mai   fare un b<span>il</span>ancio  oggettivo sui risultati, sulle strategie e  sui sacrifici compiuti.  L&#8217;ipocrisia delle operazioni umanitarie,  dell&#8217;assistenza m<span>il</span>itare,  della costruzione di nuove  nazioni e dell&#8217;esportazione della democrazia  si è affiancata a quella  della guerra e molte volte l&#8217;ha sostituita. La  minaccia della guerra si  è trasformata in «minaccia della pace» e molti  guardano ad essa come  ad una catastrofe che incombe sui grassi  interessi che la guerra  garantisce ai soggetti pubblici e privati uniti  più o meno saldamente  in cosche, cricche, bande. Inoltre la pace mette a  nudo più ancora  della guerra le carenze politiche, d&#8217;idee, strategie,  autonomia e  dignità nazionale. Per questo è diventata una minaccia per i   profittatori, i mediocri e i banditi costringendoli a spostare sulla   pace l&#8217;ipocrisia della guerra.<span> Il </span>processo  è stato  paradossalmente favorito dalla nuova e generalizzata  consapevolezza  della sicurezza umana. La guerra è intrisa d&#8217;ipocrisia:  nasce dai  pretesti, quasi sempre basati su menzogne, e si conduce con  l&#8217;inganno  politico, strategico ed operativo. Ma mentre sul piano  strategico e  tattico l&#8217;inganno è rivolto al nemico, su quello politico  prende di  mira anche le proprie istituzioni ed i propri eserciti. La  guerra è  ipocrita</span><span> negli </span><span>scopi  quando si affida alla  retorica ed invece tratta concretamente  d&#8217;interessi, di affari.  L&#8217;ipocrisia della guerra è un&#8217;arte con i suoi  esponenti geniali,  mediocri e meschini; nasconde<span> il </span>gusto quasi lascivo di chi ordina la guerra e perfino di chi la combatte; ed infine serve a far diventare accettab<span>il</span>e e normale tutto ciò che succede in guerra: dall&#8217;eroismo alla nefandezza. Per m<span>il</span>lenni l&#8217;ipocrisia ha servito la guerra con d<span>il</span>igenza   e tuttavia non è riuscita a eliminare i limiti derivanti dalla sua   eccezionalità e dalla sua transitorietà. La prima ne ritardava l&#8217;avvio   subordinandolo a una situazione che rendesse necessario<span> il </span>ricorso alla forza come ultima risorsa. La seconda, la transitorietà, poneva un limite alla durata dei conflitti fino a renderli<span> il</span>legittimi se artificiosamente prolungati. Nel tentativo di eludere tali vincoli i fautori politici, industriali e m<span>il</span>itari della guerra si sono inventati pretesti inverosim<span>il</span>i per renderla «preventiva» e interminab<span>il</span>e, per trarre<span> il </span>massimo   dei profitti e dell&#8217;eccitazione dalla sua costosa e sanguinosa   «normalità». Una tale distorsione della guerra ha provocato quella   reazione emotiva in favore dell&#8217;etica e dell&#8217;umanità che caratterizza<span> il </span>nostro   tempo. Forse per la prima volta nella storia la sicurezza è stata   percepita in funzione e non in sostituzione dei diritti dell&#8217;uomo, della   sua salute materiale e ideale, della sua dignità. All&#8217;improvviso la   guerra è parsa insufficiente a soddisfare le ambizioni e le velleità   politiche, a placare gli appetiti degli approfittatori e a coprire le   deficienze strategiche, strutturali e operative. E allora l&#8217;ipocrisia ha   reso permanente la guerra cambiandone<span> il </span>nome, agendo sulla pace, sulla democrazia e sulla libertà che rendono tutto più fac<span>il</span>e:   le ragioni della pace e della solidarietà e le spese per conseguirle   non devono essere razionali, eccezionali, limitate e neppure   giustificate o sostenib<span>il</span>i. Le forze sono composte soltanto di eroi e non necessariamente m<span>il</span>itari. La vittoria sul campo, quella che portava alla cessazione delle ost<span>il</span>ità e della violenza, può finalmente essere evitata. O uccisa.</span></span></span><br />
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		<title>CULTURA - La crisi dell&#8217;euro secondo De Benoist</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 01:16:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Francesco Bevilacqua - 03/05/2012
Fonte:                 il cambiamento 
Debito pubblico, crisi greca, tassi d’interesse, creazione del denaro, sovranità economica. Nel suo ultimo libro &#8220;Sull’orlo del baratro&#8221;,   da pochi giorni in libreria, lo scrittore francese Alain de Benoist  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="artAutore">di Francesco Bevilacqua - 03/05/2012</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="il cambiamento" href="http://www.ilcambiamento.it" target="_blank">il cambiamento</a> </span></p>
<h3>Debito pubblico, crisi greca, tassi d’interesse, creazione del denaro, sovranità economica. Nel suo ultimo libro <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__sull-orlo-del-baratro-libro.php?idsearch=4320987?pn=2867" target="_blank"><em>&#8220;Sull’orlo del baratro&#8221;</em></a>,   da pochi giorni in libreria, lo scrittore francese Alain de Benoist   analizza attraverso tutte queste variabili la situazione economica   europea e globale.</h3>
<div class="fotosxdid"><img title="Alain De Benoist" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/de_benoist.jpg" alt="de benoist" /><br />
<strong>È appena uscito l&#8217;ultimo libro del pensatore francese Alain de Benoist, <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__sull-orlo-del-baratro-libro.php?idsearch=4320987?pn=2867" target="_blank"><em>Sull’orlo del baratro</em></a></strong><a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__sull-orlo-del-baratro-libro.php?idsearch=4320987?pn=2867" target="_blank"><span id="more-5344"></span></a></div>
<p>È uscito da pochi giorni nelle librerie <a href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__sull-orlo-del-baratro-libro.php?idsearch=4320987?pn=2867" target="_blank"><em>Sull’orlo del baratro</em></a>, l’ultimo lavoro dell’autore francese <strong>Alain de Benoist</strong>.   Pensatore decisamente anticonformista, da sempre vicino ai temi della   decrescita, del comunitarismo e fortemente critico nei confronti del   sistema socioeconomico fondato sui postulati del liberal-capitalismo, de   Benoist non si è astenuto da una puntuale analisi sulla crisi  dell’euro  in atto, alla quale fa da sfondo un più ampio collasso del   sistema-Europa.</p>
<p>L’autore transalpino è stato recentemente in Italia per presentare il suo libro e per partecipare alla trasmissione di La7 <em>L’infedele</em>, dedicata alla crisi finanziaria europea. La sua disamina parte da un’inquietante previsione: la <strong>recessione</strong> iniziata nel 2008 è ben lungi dal risolversi e, alla fine, i suoi   effetti saranno più devastanti del crack del 1929. La prima fase è stata   caratterizzata da un deciso processo di virtualizzazione dell’economia  e  dalla scomparsa, di fatto, dell’economia reale. Questo è stato   possibile grazie all’esplosione del debito privato.</p>
<p>La seconda fase, che stiamo attraversando oggi, ha visto spostarsi il problema sul <strong>debito pubblico</strong>:   quello dell’eurozona è aumentato del 27% negli ultimi quattro anni e   oggi sono ben otto i paesi membri il cui rapporto fra debito e PIL   supera l’80%. Una situazione che, conti alla mano, è più grave di quella   che ha immediatamente seguito la Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>De Benoist prosegue con una breve analisi del proprio paese, la <strong>Francia</strong>,   impegnata fra l’altro in un delicato passaggio elettorale. Lì, il   deficit è aumentato del 30% negli ultimi quattro anni e, se nel 1979   rappresentava solo il 2% del Pil, oggi è arrivato all’8,4%, a cui vanno   aggiunti gli investimenti del 2011, già effettuati ma non ancora   conteggiati. In questo perverso meccanismo, l’aspetto più critico è   quello relativo agli interessi sul debito, che rappresentano un fardello   che grava oggi e graverà in futuro sulle generazioni a venire,   determinando la perdita della sovranità economica da parte dello Stato e   quindi del popolo.</p>
<div class="fotodxdid"><img title="Crisi greca" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/crisi_greca1.jpg" alt="crisi greca" /><br />
<strong>Da alcuni anni è in atto un’accesa guerra finanziaria, che vede gli speculatori contrapposti agli Stati nazionali</strong></div>
<p>L’analisi   prosegue volgendo uno sguardo più generico alla crisi del debito: il   passaggio dal pubblico a quello privato è avvenuto con i mastodontici <strong>piani di salvataggio</strong> che i Governi – inglese, americano e altri – hanno dovuto approntare   per soccorrere le numerose banche private che hanno rischiato il default   fra il 2008 e il 2009. A questo scopo, fra il 2008 e il 2010 le banche   centrali hanno iniettato 500 miliardi di dollari nell’economia  mondiale.</p>
<p>Come un cane che si morde la coda, la situazione   finanziaria degli Stati nazione ha cominciato a peggiorare: le entrate   diminuivano e i prestiti aumentavano, secondo i meccanismi della   politica di deregolamentazione che fu inaugurata negli anni ottanta dai   governi Reagan e Thatcher e che per tre decenni è stata alimentata  dalle  <strong>lobby finanziarie</strong> internazionali. Così, il  capitale è uscito  dalla sfera produttiva sganciandosi dall’economia  reale, i salari si  sono abbassati, le barriere doganali sono state  progressivamente  eliminate, i prezzi hanno perso stabilità.</p>
<p>Le  conseguenze?  Delocalizzazione, deindustrializzazione con conseguente  disoccupazione,  fuga di capitali, precarizzazione del lavoro. Si è così  consolidato un  sistema socioeconomico caratterizzato da una profonda <strong>disuguaglianza</strong>, in cui la ricchezza è destinata alla fetta più sottile, già benestante, della popolazione mondiale.</p>
<p>Da alcuni anni è in atto un’accesa <strong>guerra finanziaria</strong>,   che vede gli speculatori contrapposti agli Stati nazionali. Arbitri di   questa contesa sono le agenzie di rating – le tre principali dominano  il  90% del settore. Si tratta però di giudici tanto influenti quanto   parziali: non sono indipendenti, bensì strettamente legate alle banche   private, nonostante i prodotti che devono valutare siano emessi proprio   da queste ultime. Inoltre, il potere che le agenzie esercitano nei   confronti degli Stati è enorme, poiché esse hanno il compito di valutare   la solvibilità dei prestiti.</p>
<p>Ancora più perverso è il   meccanismo di finanziamento delle operazioni di acquisto del debito   pubblico, oggi in buona parte posseduto dalle <strong>banche private</strong>.   Queste ultime hanno infatti prestato denaro ai governi a tassi di   mercato, prendendolo però a loro volta dalle banche centrali a   condizioni estremamente favorevoli. In Europa, la differenza dei tassi   dei prestiti fra banche private e BCE e fra banche private e stati   membri è enorme: l’1% nel primo caso, il 7% nel secondo. In questo modo   gli Stati diventano volontariamente debitori degli istituti privati,   ponendosi in loro potere.</p>
<p>I <strong>regolamenti internazionali</strong> aggravano ulteriormente la situazione: per gli Stati i prestiti a  lungo  termine sono gravati da tassi d’interesse insostenibili; gli  unici  organismi che concedono tassi più contenuti sono FMI e BCE, ma la   contropartita da pagare è pesantissima e consiste nell’applicazione di   rigide misure di politica economica. In questo consiste l’<em>austerity</em>,   che provoca però la diminuzione dei redditi, quindi la deflazione e,   come conseguenza finale, il blocco della crescita economica. È la   “strategia dello shock”: aumentano le tasse, diminuisce la spesa   pubblica, vengono tagliati i servizi. In tutti i paesi che subiscono   questa imposizione si verifica quindi un passaggio di sovranità, che dal   popolo si trasferisce ai creditori privati.</p>
<div class="fotosxdid"><img title="Banca centrale europea" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/bce2.jpg" alt="bce" /><br />
<strong>La differenza dei tassi dei prestiti fra banche private e BCE e fra banche private e stati membri è enorme</strong></div>
<p>Il   rischio, che al contrario potrebbe essere interpretato come l’unica  via  d’uscita, è che la base reagisca: rivolte popolari contro l’<strong>austerità</strong> o decise prese di posizione dei governi finalizzate al ripudio del   debito sono le opzioni. In questo senso, ciò che sta accadendo in questi   mesi in Grecia non è che un’anticipazione di quanto potrebbe succedere   in futuro in molti dei paesi europei, fra cui anche l’Italia. A  trovarsi  in pericolo è lo stesso euro: per la Grecia, così come per gli  altri  Stati, si tratta solo di una trappola che ha l’unico effetto di  bloccare  le esportazioni.</p>
<p>Inoltre, gli aggiustamenti di politica economica non possono più appoggiarsi alla svalutazione della <strong>moneta nazionale</strong> e devono quindi colpire i prestiti e l’occupazione. In questa tragica   situazione è il patrimonio fisico del paese a rischiare di scomparire o   meglio di essere svenduto; per esempio per la Grecia la contropartita   per gli aiuti ricevuti è stata una robusta campagna di privatizzazioni.   Diminuzione del numero dei dipendenti pubblici, tagli sociali e alla   sanità, stipendi dimezzati sono le altre misure di austerità imposte.   Così facendo però si rinvia solo una scadenza inevitabile, la malattia   non può essere curata con le stesse cause che l’hanno generata. Nel caso   della Grecia, l’unica alternativa al collasso completo è l’uscita   dall’euro.</p>
<p>In Europa, così come nel paese ellenico, le uniche <strong>vittime</strong> della politica dell’austerità saranno le classi popolari e medie. Non   ci saranno effetti risolutivi, poiché, molto semplicemente, nessun  paese  all’oggi è in grado di rimborsare il proprio debito. Il dubbio  che  cominciano a porsi molti è ancora più preoccupante: cosa succederà   quando Stati estremamente potenti dal punto di vista geopolitico – gli   Stati Uniti tanto per non fare nomi – si troveranno insolventi? Quanto   ci vorrà prima che il conflitto si sposti dal piano finanziario a  quello  militare?<br />
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<div class="box_segnala"><a href="http://www.ariannaeditrice.it/vetrina.php?id_macrolibrarsi=49523"><img class="foto" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/copsmall/sull-orlo-del-baratro-libro_49523.jpg" alt="" align="left" /></a></p>
<div class="testopiccolo" style="margin-top: 10px;">Alain De Benoist,</div>
<div class="artTitolo"><a href="http://www.ariannaeditrice.it/vetrina.php?id_macrolibrarsi=49523"><strong>Sull&#8217;orlo del Baratro - Libro</strong></a></div>
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<p>Il sistema finanziario internazionale è scosso dalle basi, la  crisi dell&#8217;euro sta spaventando il mondo intero.  Il debito continua ad  aumentare, come pure i deficit che hanno raggiunto un valore molto  alto. Le&#8230;</p></div>
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		<title>DECRESCITA - Ritorno alla civiltà contadina, è possibile</title>
		<link>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5341</link>
		<comments>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5341#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 May 2012 01:13:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5341</guid>
		<description><![CDATA[di Nunzio Di Pillo - 07/05/2012
Fonte:                 il cambiamento 


Produrre solo ciò che è necessario. Un ritorno alla civiltà contadina è possibile? 



&#8220;Un contadino è prima di tutto un uomo libero&#8221;
Chi è un contadino? Prima di tutto è un uomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="artAutore">di Nunzio Di Pillo - 07/05/2012</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="il cambiamento" href="http://www.ilcambiamento.it" target="_blank">il cambiamento</a> </span></p>
<h1><span><br />
</span></h1>
<h3><span>Produrre solo ciò che è necessario. Un ritorno alla civiltà conta<span>di</span>na è possibile? </span></h3>
<h4><span><span><br />
</span></span></h4>
<div class="fotosxdid"><img title="Agricoltura" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/agricoltura3.jpg" alt="agricoltura" /><br />
<strong><span>&#8220;Un conta<span>di</span>no è prima<span> di </span>tutto un uomo libero&#8221;</span></strong></div>
<p>Chi è un <strong><span>conta<span>di</span>no</span></strong><span>? Prima<span> di </span>tutto è un uomo libero (il vento e la pioggia possono entrare nella mia casa, ma non il re d&#8217;Inghilterra).</span></p>
<p>Credo che in tutta la cultura dei popoli che noi abbiamo definito &#8216;primitivi&#8217; l&#8217;uomo è <strong>libero</strong>.<span id="more-5341"></span></p>
<p><span><span>Libero all&#8217;interno della sua cultura, che è nata con lui e si trasmette attraverso la sua filogenesi (il meccanismo<span> di </span>trasferimento dei caratteri specifici attraverso le generazioni). Tutte le specie<span> di </span>animali gregari hanno questo patrimonio, in<span>di</span><span>spensabile<span> per </span>la sopravvivenza e la stabilità del branco dentro il quale ciascun in</span><span>di</span>viduo trova la sua collocazione gerarchica e il suo ruolo senza avvertire questo come</span><span> una </span>costrizione.</span></p>
<p><span>Questo concetto appare chiaro dalla lettura<span> di </span>alcuni testi<span> di </span>Konrad Lorenz, che la nostra </span><strong>cultura</strong> dominante illuminista e sostanzialmente creazionista, ha accuratamente marginalizzato.</p>
<p><span><span>Per </span>quel poco che ho potuto osservare, questo carattere è comune a tutte le culture dei </span><strong>gruppi etnici</strong><span> ancora non completamente contaminate: dagli in<span>di</span>ani   del Nord America a quelli che sopravvivono nella foresta primaria   dell&#8217;America Latina, o agli aborigeni del Kalahari e dell&#8217;Australia.</span></p>
<p><span>In un certo modo, penso, questa stessa qualità della nostra specie ha trovato il modo<span> di </span>sopravvivere anche all&#8217;interno della </span><strong><span>società conta<span>di</span>na</span></strong><span> nell&#8217;area geografica in cui si è sviluppata la cultura occidentale durante gli ultimi millenni. Essa ha trovato il suo spazio<span> di </span>sopravvivenza nel volgo rurale, almeno laddove non è stato impe<span>di</span>to dal latifondo, che ha ridotto queste masse popolari al livello<span> di </span>salariati precari, come è stato ad esempio nel mezzogiorno italiano.</span></p>
<div class="fotodxdid"><img title="Terra" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/terra4.jpg" alt="terra" /><br />
<strong><span>La figura più emblematica del conta<span>di</span>no ha potuto sopravvivere sino alla fine della seconda guerra mon<span>di</span>ale</span></strong></div>
<p>Dove, invece, i possessori delle terre hanno preferito frammentarle ed affidarle alla responsabilità del <strong>coltivatore</strong><span> (ad esempio in enfiteusi, mezzadria, o anche affitto) lì è nata la figura più emblematica del conta<span>di</span>no, che ha potuto sopravvivere sino alla fine della seconda guerra mon<span>di</span>ale.</span></p>
<p><span>Questa forma<span> di </span></span><strong>gestione della terra</strong><span> ha già le caratteristiche<span> di </span><span>un&#8217;impresa<span> per</span>ché, pur rimanendo sostanzialmente fuori dall&#8217;economia</span><span> di </span>scambio, è basata sui meccanismi<span> di </span>un&#8217;impresa dove il rischio dell&#8217;esito produttivo delle attività svolte è a carico del capo famiglia. Egli è libero<span> di </span>fare le scelte<span> di </span>impiego   delle risorse, ma è obbligato a fare fronte agli impegni sociali ed   economici della famiglia, deve anche imporre al nucleo familiare le   scelte<span> di </span>gestione delle risorse<span> di</span>sponibili (comprese quelle umane).</span></p>
<p><span>All&#8217;interno<span> di </span>questo sistema, le </span><strong><span>regole<span> di </span>comportamento</span></strong><span> tra i singoli in<span>di</span><span>vidui   sono dettate e sostenute, in larga misura, da pulsioni filogenetiche   universalmente riconosciute, non costituiscono coercizione ma sono<span> per</span>cepite da tutti come un&#8217;esigenza etica oggettiva da sod</span><span>di</span>sfare.</span></p>
<p><span>La forma più evoluta<span> di </span>questa società si è realizzata attorno al bacino del me<span>di</span>terraneo, dove le con<span>di</span>zioni naturali climatiche e pedologiche hanno consentito lo sviluppo<span> di </span>un&#8217;impresa   familiare molto articolata che comprendeva molteplici attività   produttive, non solo agricole, ma che si estendevano a quelle   artigianali come falegnameria, e<span>di</span><span>lizia, trasformazione dei prodotti agricoli (come caseificazione, fermentazione, ecc.) e<span> per</span>sino culturali come musica, poesia, magia. Tutto questo largamente sostenuto dalla consuetu</span><span>di</span>ne del </span><strong>lavoro collettivo</strong><span><span> di </span>scambio e aiuto reciproco.</span></p>
<div class="fotosxdid"><img title="Contadino" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/contadino3.jpg" alt="contadino" /><br />
<strong><span>Nella civiltà conta<span>di</span>na le regole<span> di </span>comportamento tra i singoli in<span>di</span><span>vidui sono<span> per</span>cepite da tutti come un&#8217;esigenza etica oggettiva da sod</span><span>di</span>sfare</span></strong></div>
<p>Questo <strong>mondo familiare</strong><span> è efficacemente integrato nei piccoli nuclei sociali dei villaggi, ciascuno caratterizzato da<span> una </span><span>sua propria in<span>di</span>vidualità (che arrivava sino alla formazione<span> di </span>un proprio &#8216;<span>di</span>aletto&#8217; che<span> di</span>fferiva anche su<span> di</span>stanze brevissime<span> di </span>qualche chilometro).</span></span></p>
<p>In questa entità locale le famiglie trovano tutti i <strong>riferimenti culturali</strong><span> ed i servizi dei quali possono avere bisogno, come l&#8217;autorità politica   locale, il parroco, lo speziale, il fabbro, ecc. Questo faceva sì che,   salvo eventi straor<span>di</span>nari  o catastrofici, molti potevano  nascere e morire nello stesso luogo,  serenamente, senza essere  afflitti da bisogni artificiali.</span></p>
<p>In molti altri luoghi della terra lo stesso meccanismo primario accennato all&#8217;inizio, che assicurava la <strong>libertà</strong><span><span> di </span>ogni in<span>di</span>viduo presso i &#8216;primitivi&#8217;, è sopravvissuto nelle varie società rurali in maniere<span> di</span>verse a seconda delle con<span>di</span>zioni ambientali locali.</span></p>
<p><span>Ad esempio, come riferiscono alcune ricerche sociali canadesi, gli epigoni in<span>di</span>ani a sud della baia<span> di </span>Hudson, hanno potuto conservare (sino agli anni 70 del secolo scorso) la loro </span><strong>identità sociale</strong><span><span> ed il loro sistema<span> di </span>vita in</span><span> una </span><span>società   itinerante con cicli annuali attraverso le gelide e immense foreste   della regione, organizzati in nuclei familiari retti da un&#8217;etica   largamente sovrapponibile a quella della nostra società conta<span>di</span>na. Questo anche se la loro economia era basata solo sulla caccia e sullo scambio<span> di </span>pelli<span> di </span>animali selvatici con</span><span> una </span>società francese (la </span><em>Compagnie de la Baye</em><span>) sorta nel XVIII secolo, credo ancora esistente. Un piccolo stu<span>di</span><span>o su questo tema ha<span> per </span>titolo </span></span><em>Ma femme, ma hache et mon couteau croche</em> (<em>Mia moglie, la mia ascia ed il mio coltello curvo</em>).</p>
<div class="fotodxdid"><img title="Prodotti della terra" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/prodotti_terra.jpg" alt="prodotti" /><br />
<strong><span>È possibile tornare ad<span> una </span>civiltà in cui si produce solo ciò che è veramente necessario?</span></strong></div>
<p><span>Tutto questo<span> di</span>scorso ha come scopo<span> di </span>chiarire il concetto<span> di </span>base dal quale trae origine la mia maniacale pretesa<span> di </span>ritorno alla </span><strong><span>civiltà conta<span>di</span>na</span></strong><span><span><span>.<span> Per</span></span><span> di</span>re che è inutile sognare<span> di</span></span><span> una </span><span>vita   bucolica e frugale, che non è mai esistita, come rifiuto della nostra   attuale società catastrofica; quello che è passato è passato<span> per </span>sempre.</span></span></p>
<p><span>Quello che potrebbe forse essere ancora possibile è<span> di </span><span>riferirsi a quella cultura<span> per </span>capire quanto grave e aberrante è la nostra concezione del </span></span><strong>bisogno</strong><span> e quanto assurda sia l&#8217;idea<span> di </span>raggiungere il benessere aumentando il numero dei bisogni. Quando l&#8217;unica via è invece quella<span> di </span>eliminarli.</span></p>
<p>Questo è lo scopo essenziale della mia <strong>iniziativa</strong><span><span>:   far nascere un&#8217;attività che, pur essendo economicamente sostenibile,   non miri solo al profitto, ma riconduca i partecipanti a produrre solo   quello che era considerato come necessario<span> per </span>sod</span><span>di</span><span>sfare i bisogni naturali e non<span> per </span>raggiungere un fantomatico benessere.</span></span></p>
<p><span>Un&#8217;ultima cosa: sappiate che quando, da ragazzo, ho avuto la fort<span>una </span><span><span>di </span><span>vedere da vicino la realtà della vita rurale (solo cinquanta anni fa), nessuno ancora aveva avuto la<span> per</span>cezione del &#8216;bisogno&#8217; della carta igienica e pensate a quanti chilometri quadrati</span><span> di </span></span></span><strong>foresta</strong><span><span> consumiamo oggi, ogni anno,<span> per </span>sod</span><span>di</span>sfarlo.</span><br />
<span class="newsSottotitolo">Tante altre notizie su <a title="www.ariannaeditrice.it" href="http://www.ariannaeditrice.it">www.ariannaeditrice.it</a></span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>AUTODETERMINAZIONE - Il paradosso dell&#8217;ideologia occidentale</title>
		<link>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5336</link>
		<comments>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5336#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 May 2012 01:09:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5336</guid>
		<description><![CDATA[Il paradosso dell’ideologia occidentale
di Alberto Lodi - 07/05/2012
Fonte:                 statopotenza 
 


C’è  una parola maledetta, tra le tante che  lo sono, nel mondo occidentale:  ed è la parola “ideologia”. In special  modo dal crollo dell’Unione  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="Titolo_big">Il paradosso dell’ideologia occidentale</div>
<p><span class="artAutore">di Alberto Lodi - 07/05/2012</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="statopotenza" href="http://www.statopotenza" target="_blank">statopotenza</a> </span></p>
<h2><span> <span><br />
</span></span></h2>
<p><a href="http://www.statopotenza.eu/wp-content/uploads/2012/04/Jan-Kempenaers-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3423" title="Jan-Kempenaers-2" src="http://www.statopotenza.eu/wp-content/uploads/2012/04/Jan-Kempenaers-2-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a></p>
<p align="justify"><span>C’è  una parola maledetta, tra le tante che  lo sono, nel mondo occidentale:  ed è la parola “ideologia”. In special  modo dal crollo dell’Unione  Sovietica in poi, si è innestata sull’idea  della storia come progresso  l’ulteriore convinzione che<span> il </span>vero  progresso risieda nel  liberalismo, e i nefandi totalitarismi siano  ormai “anacronistici” (“Ma  nel 2012 c’è ancora gente che sostiene cose  del genere?” – argomento f<span>il</span>osofico davvero inoppugnab<span>il</span>e). Un testo come “The end of the history and the last man” di Francis Fukuyama è stato l’espressione massima di questo </span><em>Zeitgeist</em><span>:<span> il </span>liberalismo trionferà ovunque; esso è<span> il </span>coronamento – pur abbastanza squallido, secondo<span> il </span>nietzscheano Fukuyama – della storia universale.</span><span id="more-5336"></span><br />
<span> E così ci si accusa a vicenda di “fare ideologia”, “essere ideologici”,  e  non, come invece si dovrebbe essere, “pragmatici”. Inut<span>il</span>e ribattere che<span> il </span>presunto   “pragmatismo” di per sé non dice niente di ciò che dovremmo fare, dato   che può esistere un pragmatismo liberale, come uno comunista o  nazista;  bisogna essere pragmatici, perché “le ideologie sono un parto  del secolo  scorso, secolo di stermini ed orrori”.</span><br />
<span> Leggiamo dal dizionario: “ideologia [i-de-o-lo-gì-a] s.f. Complesso di   idee e di finalità che costituiscono la ragione d’essere e<span> il </span>programma di un movimento politico, di un partito ecc.”. Niente di criminale, dunque, secondo<span> il </span>dizionario. Nel mondo occidentale, quello che si definisce come “civ<span>il</span><span>e”, dove i diritti vengono “rispettati”, di ideologie non ce ne sono<span> più</span>.   Questo può significare una sola cosa: che esiste un’unica ideologia   che, per distinguersi dalle altre, si definisce “non ideologica”. Di<span> più</span>:   essa si definisce “pragmatica”, proprio perché si dà per scontato che   essa costituisca l’unica vera posizione politica, sociale, culturale   possib</span><span>il</span>e. Non concepisce l’esistenza di altri ordini di idee, e così le persone che vivono sotto<span> il </span>suo giogo; l’idea, un po’ alla Beppe Gr<span>il</span>lo, che ha trovato terreno fert<span>il</span>e in Italia, è che non sia importante<span> il </span>fatto   che un partito sia collocato a destra o a sinistra, ma che “le cose   funzionino”. Evidentemente “come” debbano funzionare, resta un mistero.   Ma intanto idee del genere aprono la strada alla tecnocrazia.</span><br />
<span> Come definire, in ogni caso, quest’ideologia? Liberalismo? Nemmeno per sogno.<span> Il </span>liberalismo,   se fosse veramente tale (cioè se concedesse davvero la libertà e non  si  curasse di sancire quali opinioni siano o meno legittime) sarebbe di   gran lunga preferib<span>il</span>e all’ideologia che domina<span> il </span><span>mondo occidentale: e questa è per l’appunto l’ideologia occidentale, che pur proclamandosi anti-ideologica, è l’ideologia<span> più </span>omnipervasiva   che sia mai esistita, tanto da condizionare ogni ambito dell’esistenza   in ogni momento. Ma facciamo un esempio molto banale, riguardo alla   politica. Un tempo, quando non esisteva la televisione, le tribune   politiche si svolgevano dal vivo, ed in questo modo erano dei veri e   propri confronti alla pari, nel limite del possib</span><span>il</span><span>e; e questo valeva anche per chi avesse rappresentato posizioni<span> più </span>o meno scomode o estreme. Oggi, se un esponente di un partito realmente ost</span><span>il</span><span>e   allo status quo andasse in televisione, ad un talk show, non si   troverebbe in territorio neutrale, ma propriamente in campo nemico,   quindi sarebbe naturale che lo si<span> attacca</span>sse o lo si facesse passare per pazzo.</span></span><br />
<span> Nei Paesi che a loro tempo furono “totalitari”, quindi “ideologici” per   eccellenza, l’individuo conservava comunque una sua dimensione  privata,  in cui poteva, nella sua coscienza, opporsi allo stato di  cose; oggi non  è<span> più </span>così,  poiché nel mondo occidentale  l’ideologia é radicata fino alla follia,  tanto che persino chi ne è  vittima talvolta la difende in modo fanatico.</span><br />
Naturalmente,  se uno volesse davvero capire cosa si cela dietro le  idiozie che ci  propinano spacciandole per “cultura” o “informazione”,  scoprirebbe un  fatto molto semplice, cioè che questa società non è altro  che un puzzle  in cui tutto combacia perfettamente ed ogni pezzo ha una  ragione per  stare dove sta, e se la necessità dicesse che le cose devono  stare  diversamente chi di dovere si adeguerebbe senza esitare un  attimo.<br />
<span> Diranno: qui nessuno ti obbliga a fare niente, puoi vestirti come ti   pare, uscire dove ti pare con chi ti pare… Questo è un ragionamento   compiuto nell’astrattezza<span> più </span>assoluta,  e non tiene conto  del materiale umano e del contesto sociale. In  astratto si può fare  qualunque cosa. Nel concreto ci si fa indottrinare  dagli urlatori dei  talk show in televisione, e si chiama questa libertà.</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Tante altre notizie su <a title="www.ariannaeditrice.it" href="http://www.ariannaeditrice.it">www.ariannaeditrice.it</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>POLITICA - Pisapia, ossia l&#8217;identità fra centrodestra e centrosinistra</title>
		<link>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5333</link>
		<comments>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5333#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 May 2012 01:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5333</guid>
		<description><![CDATA[di Fabrizio Tringali - 07/05/2012
Fonte:                 main-stream.it 
 
 
In questo blog [www.main-stream.it] abbiamo più volte discusso dell&#8217;esaurimento dell&#8217;antitesi politica fra destra e sinistra, sottolineando come le forze che si riconoscono nell&#8217;una o nell&#8217;altra siano oramai dedite a rappresentare parti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="artAutore">di Fabrizio Tringali - 07/05/2012</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 main-stream.it </span></p>
<p><span class="newsSottotitolo"><span class="content_vote"> </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><img style="margin-bottom: 2px; float: left; margin-right: 10px;" src="http://www.megachip.info/images/pisapia_20120504.jpg" alt="pisapia 20120504" width="308" height="150" /></span><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"> </span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>In questo blog [www.m<span>a</span>in-stre<span>a</span>m.it]<span> a</span>bbi<span>a</span>mo più volte discusso dell&#8217;es<span>a</span>urimento dell&#8217;<span>a</span>ntitesi politic<span>a </span>fr<span>a </span>destr<span>a </span>e sinistr<span>a</span>, sottoline<span>a</span>ndo come le forze che si riconoscono nell&#8217;un<span>a </span>o nell&#8217;<span>a</span>ltr<span>a </span>si<span>a</span>no or<span>a</span>m<span>a</span>i dedite<span> a </span></span><strong><span>r<span>a</span>ppresent<span>a</span>re p<span>a</span>rti diverse dello stesso ceto domin<span>a</span>nte</span></strong>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span><span>A</span>ll<span>a </span>vigili<span>a </span>di nuove elezioni<span> a</span>mministr<span>a</span>tive, dimostri<span>a</span>mo<span> a</span>ncor<span>a </span>un<span>a </span>volt<span>a </span>che le politiche re<span>a</span>lizz<span>a</span>te d<span>a</span>gli uni e d<span>a</span>gli<span> a</span>ltri sono inf<span>a</span>tti </span><strong><span>pr<span>a</span>tic<span>a</span>mente identiche</span></strong><span> (<span>a</span>lmeno nei settori economic<span>a</span>mente e soci<span>a</span>lmente più import<span>a</span>nti),<span> a</span>n<span>a</span>lizz<span>a</span>ndo il c<span>a</span>so che esemplific<span>a </span>più di tutti l&#8217;inutilità dell&#8217;<span>a</span>ltern<span>a</span>nz<span>a </span>fr<span>a </span>centrodestr<span>a </span>e centrosinistr<span>a</span>: </span><strong><span>l<span>a </span>vittori<span>a </span>di Pis<span>a</span>pi<span>a </span><span>a </span>Mil<span>a</span>no</span></strong>.<br />
</span><span style="font-family: verdana,geneva;"><span>D<span>a</span>llo svolgimento delle ultime elezioni<span> a</span>mministr<span>a</span>tive in poi, cioè d<span>a </span>circ<span>a </span>un<span> a</span>nno, l<span>a </span>sinistr<span>a </span>cerc<span>a </span>di f<span>a</span>r lev<span>a </span>sull&#8217;elettor<span>a</span>to sottoline<span>a</span>ndo il “vento del c<span>a</span>mbi<span>a</span>mento” inizi<span>a</span>to con l<span>a </span>vittori<span>a </span>in import<span>a</span>nti città come N<span>a</span>poli e Mil<span>a</span>no.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>In effetti, nel c<span>a</span>poluogo lomb<span>a</span>rdo, l<span>a </span>sinistr<span>a </span>del centrosinistr<span>a </span>è riuscit<span>a</span>, d<span>a</span>pprim<span>a</span>,<span> a</span>d imporre un suo c<span>a</span>ndid<span>a</span>to<span> a</span>ll&#8217;inter<span>a </span>co<span>a</span>lizione, e successiv<span>a</span>mente<span> a </span>sf<span>a</span>t<span>a</span>re il “mito” per cui un c<span>a</span>ndid<span>a</span>to proveniente d<span>a</span>ll&#8217;<span>a</span>l<span>a </span>r<span>a</span>dic<span>a</span>le non s<span>a</span>rebbe in gr<span>a</span>do di co<span>a</span>gul<span>a</span>re consenso sufficiente per vincere elezioni import<span>a</span>nti. Il tutto in “c<span>a</span>s<span>a</span>” di Berlusconi e dell<span>a </span>Leg<span>a</span>.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>L<span>a </span>vittori<span>a </span>di Pis<span>a</span>pi<span>a</span>, quindi, sembr<span>a</span>v<span>a </span>dimostr<span>a</span>re </span><strong><span>due f<span>a</span>tti</span></strong> <strong>politici </strong><span>estrem<span>a</span>mente rilev<span>a</span>nti:</span></span></p>
<ol>
<li><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>L<span>a </span>sinistr<span>a </span>potev<span>a </span>vincere le elezioni e determin<span>a</span>re così un re<span>a</span>le c<span>a</span>mbi<span>a</span>mento di politiche rispetto<span> a </span>quelle<span> a</span>ttu<span>a</span>te d<span>a</span>l centrodestr<span>a</span>.</span></span></li>
<li><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>T<span>a</span>le vittori<span>a </span>potev<span>a </span>essere ottenut<span>a </span>esprimendo le<span>a</span>der c<span>a</span>p<span>a</span>ci di r<span>a</span>ccogliere un<span> a</span>mpio consenso e quindi di spost<span>a</span>re l<span>a </span>m<span>a</span>ggior<span>a</span>nz<span>a </span>delle preferenze d<span>a</span>ll&#8217;<span>a</span>re<span>a </span>di centrodestr<span>a </span><span>a </span>quell<span>a </span>di centrosinistr<span>a</span>.</span></span></li>
</ol>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>M<span>a </span></span><strong><span>l&#8217;<span>a</span>n<span>a</span>lisi dei f<span>a</span>tti concreti dice che nessuno di questi due f<span>a</span>tti politici si è re<span>a</span>lizz<span>a</span>to</span></strong>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>Per qu<span>a</span>nto rigu<span>a</span>rd<span>a </span>il primo punto, si<span>a </span>l<span>a </span>composizione dell<span>a </span>giunt<span>a </span>Pis<span>a</span>pi<span>a</span>, che gli<span> a</span>tti concreti rel<span>a</span>tivi<span> a</span>lle questioni più controverse, indic<span>a</span>no chi<span>a</span>r<span>a</span>mente che gli elementi di continuità politic<span>a </span>nell&#8217;<span>a</span>mministr<span>a</span>zione dell<span>a </span>città prev<span>a</span>lgono rispetto<span> a </span>quelli di discontinuità.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>Pis<span>a</span>pi<span>a </span><span>a</span>ssegn<span>a </span>un import<span>a</span>ntissimo<span> a</span>ssessor<span>a</span>to<span> a </span></span><strong><span>Bruno T<span>a</span>b<span>a</span>cci</span></strong><span>, p<span>a</span>rl<span>a</span>ment<span>a</span>re dell&#8217;UDC, p<span>a</span>rtito che si er<span>a </span>present<span>a</span>to con un proprio c<span>a</span>ndid<span>a</span>to<span> a</span>lle<span> a</span>mministr<span>a</span>tive del 2011, e che nei cinque<span> a</span>nni precedenti<span> a</span>vev<span>a </span>govern<span>a</span>to insieme<span> a </span>Letizi<span>a </span>Mor<span>a</span>tti con l<span>a </span>m<span>a</span>ggior<span>a</span>nz<span>a </span>di centrodestr<span>a</span></span><strong><sup>1</sup></strong>. Così<strong><span> le deleghe per l<span>a </span>definizione delle politiche rel<span>a</span>tive<span> a </span>entr<span>a</span>te, uscite, investimenti e mutui, e quelle rel<span>a</span>tive<span> a</span>i tributi loc<span>a</span>li</span></strong><span> vengono<span> a</span>ssegn<span>a</span>te<span> a</span>d un politico che<span> a</span>pp<span>a</span>rtiene<span> a</span>d un&#8217;<span>a</span>re<span>a </span>politic<span>a </span><span>a</span>vvers<span>a</span>ri<span>a</span>.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>Inoltre, non<span> a</span>ppen<span>a </span>ottenut<span>a </span>l<span>a </span>guid<span>a </span>dell<span>a </span>giunt<span>a </span>comun<span>a</span>le, Pis<span>a</span>pi<span>a </span>h<span>a </span>immedi<span>a</span>t<span>a</span>mente conferm<span>a</span>to il terribile </span><a href="http://www.beppegrillo.it/2010/03/la_torta_dellex.html" target="_blank">progetto “Expo 2015”</a>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>Per qu<span>a</span>nto rigu<span>a</span>rd<span>a </span>il secondo punto, e cioè l<span>a </span>c<span>a</span>p<span>a</span>cità dell<span>a </span>sinistr<span>a</span>, e del suo c<span>a</span>ndid<span>a</span>to, di spost<span>a</span>re preferenze d<span>a</span>ll&#8217;<span>a</span>re<span>a </span>di centrodestr<span>a </span><span>a </span>quell<span>a </span>oppost<span>a</span>, un<span>a </span>semplice<span> a</span>n<span>a</span>lisi del voto indic<span>a </span>che l<span>a </span>vittori<span>a </span>di Pis<span>a</span>pi<span>a </span>è il risult<span>a</span>to di un mero riposizion<span>a</span>mento di forze politiche, ed in p<span>a</span>rticol<span>a</span>re ess<span>a </span></span><strong><span>è frutto dell<span>a </span>scissione intern<span>a </span><span>a</span>l PDL</span></strong>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>Pis<span>a</span>pi<span>a </span>non<span> a</span>ument<span>a </span><span>a</span>ff<span>a</span>tto i voti del centrosinistr<span>a</span></span></span></strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>, ed<span> a</span>nzi prende 3.600 suffr<span>a</span>gi in meno di quelli ottenuti d<span>a</span>ll<span>a </span>stess<span>a </span>co<span>a</span>lizione<span> a</span>lle elezioni precedenti, nel 2006.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>M<span>a </span>Letizi<span>a </span>Mor<span>a</span>tti, divers<span>a</span>mente d<span>a</span>l 2006, nel 2011 non h<span>a </span>più i voti del &#8220;terzo polo&#8221;, n<span>a</span>to d<span>a</span>ll&#8217;unione fr<span>a </span>i fuoriusciti del PDL e le forze di centro. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>E&#8217; import<span>a</span>nte not<span>a</span>re che<span> a</span>l primo turno il “terzo polo” present<span>a </span>un proprio c<span>a</span>ndid<span>a</span>to, mentre nel secondo turno l<span>a</span>sci<span>a </span>libertà di voto. M<span>a </span>le voci di un<span> a</span>ccordo Pis<span>a</span>pi<span>a</span>-T<span>a</span>b<span>a</span>cci (quest&#8217;ultimo è un esponente di spicco del terzo polo) e le prese di posizione esplicite<span> a </span>f<span>a</span>vore di Pis<span>a</span>pi<span>a</span></span><strong><sup>2</sup></strong><span> d<span>a </span>p<span>a</span>rte di import<span>a</span>nti esponenti dell<span>a </span>borghesi<span>a </span>mil<span>a</span>nese, spinger<span>a</span>nno elettori del “terzo polo”<span> a </span>sostenere il c<span>a</span>ndid<span>a</span>to di centrosinistr<span>a </span><span>a</span>l secondo turno.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">Ecco i numeri:</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 30px;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>- Ferr<span>a</span>nte, c<span>a</span>ndid<span>a</span>to centrosinistr<span>a </span>nel 2006,<span> a</span>l primo turno prese 319.487 voti</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 30px;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>- Pis<span>a</span>pi<span>a </span>nel 2011 prende<span> a</span>l primo turno 315.862 voti (3.600 voti in meno di quelli presi d<span>a </span>Ferr<span>a</span>nte)</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 30px;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>- L<span>a </span>Mor<span>a</span>tti nel 2006 prese 353.410 voti e vinse<span> a</span>l primo turno (<span>a</span>vev<span>a </span><span>A</span>N e UDC<span> a </span>sostegno, che presero rispettiv<span>a</span>mente 51 e 14 mil<span>a </span>voti)</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 30px;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>- L<span>a </span>Mor<span>a</span>tti nel 2011 prende<span> a</span>l primo turno 273.401 voti, cioè 80mil<span>a </span>voti in meno del 2006 (poco più di quelli di<span> A</span>N e UDC del 2006) e v<span>a </span><span>a</span>l b<span>a</span>llott<span>a</span>ggio con Pis<span>a</span>pi<span>a</span>. Il terzo polo prende 36mil<span>a </span>voti, quindi molti meno dell<span>a </span>somm<span>a </span><span>A</span>N-UDC del 2006, m<span>a </span>l<span>a </span>componente di FLI è n<span>a</span>t<span>a </span>d<span>a </span>poco e non è<span> a</span>ncor<span>a </span>org<span>a</span>nizz<span>a</span>t<span>a</span>)</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 30px;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>-<span> A</span>l b<span>a</span>llott<span>a</span>ggio v<span>a </span><span>a </span>vot<span>a</span>re un numero di persone non molto dissimile d<span>a </span>quello del primo turno: 671.417 (due settim<span>a</span>ne prim<span>a </span>i vot<span>a</span>nti er<span>a</span>no st<span>a</span>ti 673.185 )</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 30px;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>-<span> A</span>l b<span>a</span>llott<span>a</span>ggio Pis<span>a</span>pi<span>a </span>vince con 365.657 voti, cioè gu<span>a</span>d<span>a</span>gn<span>a </span>50mil<span>a </span>voti rispetto<span> a</span>l primo turno. Questi voti in più provengono prev<span>a</span>lentemente d<span>a</span>ll&#8217;elettor<span>a</span>to del terzo polo (36mil<span>a </span>voti<span> a</span>l primo turno) e del movimento 5 stelle (21mil<span>a </span>voti). Si tr<span>a</span>tt<span>a </span>di forze che per motivi diversi desider<span>a</span>no d<span>a</span>re un<span>a </span>sp<span>a</span>ll<span>a</span>t<span>a </span><span>a</span>l governo Berlusconi. Pur non essendoci<span> a</span>pp<span>a</span>rent<span>a</span>menti espliciti è r<span>a</span>gionevole pens<span>a</span>re che molti elettori di queste forze politiche<span> a</span>bbi<span>a</span>no interesse<span> a </span>f<span>a</span>r perdere il c<span>a</span>ndid<span>a</span>to di centrodestr<span>a</span>. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt; margin-left: 30px;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>-<span> A</span>l b<span>a</span>llott<span>a</span>ggio l<span>a </span>Mor<span>a</span>tti si ferm<span>a </span><span>a </span>297.874 voti. Dunque ne gu<span>a</span>d<span>a</span>gn<span>a </span>24mil<span>a </span>rispetto<span> a</span>l primo turno. Questi voti provengono, prob<span>a</span>bilmente, d<span>a </span>un<span>a </span>p<span>a</span>rte minorit<span>a</span>ri<span>a </span>del terzo polo (l&#8217;<span>a</span>l<span>a </span>filo-berlusconi<span>a</span>n<span>a</span>) e d<span>a </span><span>a</span>ltre forze ostili<span> a</span>l centrosinistr<span>a</span>, come Forz<span>a </span>Nuov<span>a </span>e i feder<span>a</span>listi di P<span>a</span>gli<span>a</span>rini, rispettiv<span>a</span>mente 2mil<span>a </span>e 4mil<span>a </span>voti<span> a</span>l primo turno.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>Dunque, l&#8217;<span>a</span>n<span>a</span>lisi del voto del 2011 chi<span>a</span>risce che Pis<span>a</span>pi<span>a </span>non h<span>a </span>gu<span>a</span>d<span>a</span>gn<span>a</span>to un solo suffr<span>a</span>gio rispetto<span> a </span>Ferr<span>a</span>nte, c<span>a</span>ndid<span>a</span>to del centrosinistr<span>a </span>nel 2006. </span><strong><span>Pis<span>a</span>pi<span>a </span>h<span>a </span>vinto solo perché il &#8220;terzo polo&#8221; h<span>a </span><span>a</span>bb<span>a</span>ndon<span>a</span>to l<span>a </span>Mor<span>a</span>tti</span></strong><span>, e h<span>a </span>rivers<span>a</span>to i propri voti su di lui<span> a</span>l secondo turno. E così h<span>a</span>nno f<span>a</span>tto<span> a</span>nche gli elettori del movimento 5 stelle.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>E&#8217; import<span>a</span>nte not<span>a</span>re<span> a</span>nche che il d<span>a</span>to del 2011 rel<span>a</span>tivo<span> a</span>ll&#8217;<span>a</span>stensione è pressoché identico<span> a </span>quello del 2006. Nel 2011 vot<span>a</span>no 673.185 persone, p<span>a</span>ri<span> a</span>l 67,56% . Nel 2006 vot<span>a</span>no 695.912 persone, p<span>a</span>ri<span> a</span>l 67,52% degli<span> a</span>venti diritto dell&#8217;epoc<span>a</span>. L<span>a </span>percentu<span>a</span>le è l<span>a </span>stess<span>a</span>, mentre il d<span>a</span>to numerico è leggermente inferiore nel 2011, m<span>a </span><span>a</span>nche gli<span> a</span>venti diritto er<span>a</span>no meno che nel 2006. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>Dunque Pis<span>a</span>pi<span>a </span>non h<span>a </span>spost<span>a</span>to preferenze d<span>a </span>un<span>a </span>co<span>a</span>lizione<span> a</span>ll&#8217;<span>a</span>ltr<span>a </span>e non h<span>a </span>conquist<span>a</span>to un solo voto d<span>a</span>ll&#8217;<span>a</span>stensione che rest<span>a </span><span>a</span>l 32,5%</span><sup>3</sup></span></strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>L<span>a </span>vittori<span>a </span>di Pis<span>a</span>pi<span>a </span><span>a </span>Mil<span>a</span>no si configur<span>a</span>, quindi, come </span><strong><span>un mero ric<span>a</span>mbio di olig<span>a</span>rchie<span> a</span>l potere</span></strong>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>Non stupisce quindi che il nuovo sind<span>a</span>co di Mil<span>a</span>no, non<span> a</span>ppen<span>a </span><span>a</span>ssunt<span>a </span>l<span>a </span>c<span>a</span>ric<span>a</span>, si<span> a</span>ppresti<span> a</span>d<span> a</span>fferm<span>a</span>re che </span><strong><span>gli è impossibile re<span>a</span>lizz<span>a</span>re politiche f<span>a</span>vorevoli<span> a</span>i ceti medi e popol<span>a</span>ri</span></strong><span>, come per esempio il miglior<span>a</span>mento dei servizi pubblici. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>In un<span>a </span>letter<span>a </span>spedit<span>a </span><span>a </span>tutti i mil<span>a</span>nesi, dopo soli due mesi d<span>a</span>ll<span>a </span>vittori<span>a </span>elettor<span>a</span>le, Pis<span>a</span>pi<span>a </span><span>a</span>fferm<span>a </span>di essere costretto<span> a</span>d<span> a</span>ument<span>a</span>re le t<span>a</span>sse (<span>a</span>ddizion<span>a</span>le irpef) e le t<span>a</span>riffe dei servizi (biglietti dell&#8217;<span>a</span>utobus). </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">&#8220;<em><span>Non c&#8217;er<span>a </span><span>a</span>ltern<span>a</span>tiv<span>a</span></span></em><span>” sostiene,<span> a </span>c<span>a</span>us<span>a </span>dell<span>a </span>condizione dis<span>a</span>str<span>a</span>t<span>a </span>del bil<span>a</span>ncio: “</span><em><span>il bil<span>a</span>ncio che<span> a</span>bbi<span>a</span>mo trov<span>a</span>to er<span>a </span>un bil<span>a</span>ncio non veritiero, le entr<span>a</span>te più import<span>a</span>nti semplici voci<span> a</span>str<span>a</span>tte</span></em>&#8220;<strong><sup>4</sup></strong>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>E&#8217; import<span>a</span>nte not<span>a</span>re che lo stesso Pis<span>a</span>pi<span>a</span>, pochissimi giorni prim<span>a </span>del voto,<span> a</span>vev<span>a </span>dichi<span>a</span>r<span>a</span>to di<span> a</span>ver studi<span>a</span>to<span> a</span>pprofondit<span>a</span>mente il bil<span>a</span>ncio del Comune, le sue risorse e i suoi sprechi, insieme<span> a </span>ben 1200 persone che h<span>a</span>nno contribuito<span> a</span>d el<span>a</span>bor<span>a</span>re il suo progr<span>a</span>mm<span>a</span></span><strong><sup>5</sup></strong>.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span><span>A</span>pp<span>a</span>re quindi molto improb<span>a</span>bile che né Pis<span>a</span>pi<span>a</span>, né le forze politiche che lo h<span>a</span>nno sostenuto e che f<span>a</span>cev<span>a</span>no p<span>a</span>rte del consiglio comun<span>a</span>le negli<span> a</span>nni precedenti (<span>a</span>vendo quindi f<span>a</span>cilità di<span> a</span>ccesso<span> a</span>gli<span> a</span>tti ed<span> a</span>i documenti di bil<span>a</span>ncio), non conoscessero lo st<span>a</span>to delle c<span>a</span>sse comun<span>a</span>li.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>St<span>a </span>di f<span>a</span>tto che il nuovo sind<span>a</span>co di Mil<span>a</span>no,<span> a</span>ppen<span>a </span><span>a</span>ssunt<span>a </span>l<span>a </span>c<span>a</span>ric<span>a</span>, dichi<span>a</span>r<span>a </span>l&#8217;impossibilità di re<span>a</span>lizz<span>a</span>re politiche diverse d<span>a</span>i predecessori e f<span>a</span>vorevoli<span> a</span>i ceti medi e popol<span>a</span>ri, e contempor<span>a</span>ne<span>a</span>mente spos<span>a </span><span>a</span>pert<span>a</span>mente l<span>a </span>line<span>a </span>dei “s<span>a</span>crifici” e del “rigore”, consider<span>a</span>ndol<span>a </span>inevit<span>a</span>bile.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>L<span>a </span>letter<span>a </span>che Pis<span>a</span>pi<span>a </span>invi<span>a </span><span>a</span>i concitt<span>a</span>dini si chiude così:</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">“<em><span>C<span>a</span>ri mil<span>a</span>nesi,<span> a</span>vev<span>a</span>mo solo due str<span>a</span>de: chiudere gli occhi, m<span>a</span>ntenere il deficit e ipotec<span>a</span>re il futuro oppure chiedervi s<span>a</span>crifici, ris<span>a</span>n<span>a</span>re il bil<span>a</span>ncio e investire risorse per costruirlo, il futuro.</span></em>&#8220;</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>C&#8217;è d<span>a </span><span>a</span>spett<span>a</span>rsi che i c<span>a</span>ndid<span>a</span>ti del centrosinistr<span>a </span>che risulter<span>a</span>nno vincenti<span> a</span>lle prossime elezioni<span> a</span>mministr<span>a</span>tive f<span>a</span>cci<span>a</span>no<span> a</span>ltrett<span>a</span>nto.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span>P.s. Chi risiede in S<span>a</span>rdegn<span>a </span></span><a href="http://www.regione.sardegna.it/argomenti/attivita_istituzionali/referendum2012/" target="_blank"><span>v<span>a</span>d<span>a </span><span>a </span>vot<span>a</span>re per i referendum</span></a>!</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">Note:</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">1)</span></strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span> E&#8217; interess<span>a</span>nte not<span>a</span>re che le forze di sinistr<span>a </span>r<span>a</span>dic<span>a</span>le non h<span>a</span>nno null<span>a </span>in contr<span>a</span>rio<span> a</span>l f<span>a</span>tto che l&#8217;<span>a</span>ssessor<span>a</span>to più import<span>a</span>nte veng<span>a </span><span>a</span>ssegn<span>a</span>to<span> a</span>d<span> a</span>vvers<span>a</span>rio. Si ved<span>a </span>per esempio l<span>a </span>not<span>a </span>del PDCI, </span><a href="http://www.agenparl.it/articoli/news/regionali/20110606-milano-pdci-pisapia-vada-avanti-senza-indugi" target="_blank"><span>leggibile clicc<span>a</span>ndo qui</span></a>.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">2)</span></strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span> Si ved<span>a </span>per esempio l&#8217;<span>a</span>rticolo di<span> A</span>. St<span>a</span>ter<span>a</span>: &#8220;Quei borghesi<span> a</span>utoconvoc<span>a</span>ti che<span> a </span>Mil<span>a</span>no tif<span>a</span>no Pis<span>a</span>pi<span>a</span>&#8220;, L<span>a </span>Repubblic<span>a </span>online, 24 m<span>a</span>ggio 2011 - </span><a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/05/24/news/quei_borghesi_autoconvocati_che_a_milano_tifano_pisapia-16667772/" target="_blank"><span>leggibile clicc<span>a</span>ndo qui</span></a>.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">3)</span></strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span> Tutti i d<span>a</span>ti rel<span>a</span>tivi<span> a</span>lle elezioni<span> a</span>mministr<span>a</span>tive di Mil<span>a</span>no del 2006 e del 2011 sono consult<span>a</span>bili qui:</span></span></p>
<p><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"> - <a href="http://elezionistorico.interno.it/index.php?tpel=G&amp;dtel=28/05/2006&amp;tpa=I&amp;tpe=C&amp;lev0=0&amp;levsut0=0&amp;lev1=3&amp;levsut1=1&amp;lev2=49&amp;levsut2=2&amp;lev3=1450&amp;levsut3=3&amp;ne1=3&amp;ne2=49&amp;ne3=491450&amp;es0=S&amp;es1=S&amp;es2=S&amp;es3=N&amp;ms=S" target="_blank"><span>Elezioni 2006 (turno unico, non ci fu b<span>a</span>llott<span>a</span>ggio)</span></a></span></p>
<p><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"> - <a href="http://elezionistorico.interno.it/index.php?tpel=G&amp;dtel=15/05/2011&amp;tpa=I&amp;tpe=C&amp;lev0=0&amp;levsut0=0&amp;lev1=3&amp;levsut1=1&amp;lev2=49&amp;levsut2=2&amp;lev3=1450&amp;levsut3=3&amp;ne1=3&amp;ne2=49&amp;ne3=491450&amp;es0=S&amp;es1=S&amp;es2=S&amp;es3=N&amp;ms=S" target="_blank">Elezioni 2011 (primo e secondo turno)</a></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">4)</span></strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span> Il testo completo dell<span>a </span>letter<span>a </span>è </span><a href="http://milano.blogosfere.it/2011/08/giuliano-pisapia-scrive-una-lettera-ai-milanesi-per-spiegare-le-nuove-delibere.html" target="_blank"><span>leggibile clicc<span>a</span>ndo qui</span></a>.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">5)</span></strong><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;"><span> Si ved<span>a </span>per esempio l<span>a </span>news pubblic<span>a</span>t<span>a </span>su leggo.it in d<span>a</span>t<span>a </span>26 M<span>a</span>ggio 2011, </span><a href="http://www.leggo.it/archivio.php?id=123820" target="_blank"><span>leggibile clicc<span>a</span>ndo qui</span></a>.</span></p>
<p><span style="font-size: 9pt; font-family: 'Verdana','sans-serif'; color: black;">Fonte: <a href="http://il-main-stream.blogspot.it/2012/05/di-fabrizio-tringali-in-questo-blog.html"><span>http://il-m<span>a</span>in-stre<span>a</span>m.blogspot.it/2012/05/di-f<span>a</span>brizio-tring<span>a</span>li-in-questo-blog.html</span></a></span><br />
<span class="newsSottotitolo">Tante altre notizie su <a title="www.ariannaeditrice.it" href="http://www.ariannaeditrice.it">www.ariannaeditrice.it</a></span></p>
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		<title>ECONOMIA - E&#8217; enormemente peggio che nel 1929</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 01:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Latest News]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maurizio Blondet - 07/05/2012
Fonte:                 rischiocalcolato 









Vi ricordate? Dal   2008 ce lo hanno assicurato   tutti:  presidenti Usa e governanti    sciolti e a pacchetti,  cattedratici di economia, banchieri, economisti da talk [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="Titolo_big"><span class="artAutore">di Maurizio Blondet - 07/05/2012</span></div>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 rischiocalcolato </span></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td height="15" align="center" background="themes/3D-Fantasy/images/middle.gif"></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td width="15" background="themes/3D-Fantasy/images/left3.gif"></td>
<td width="100%" bgcolor="ffffff"><img src="http://www.comedonchisciotte.org/images/J9-1.jpg" alt="" width="240" height="180" align="left" /><br />
<span><span><span>Vi ricor<span>da</span>te?<span> Da</span>l   2008 ce lo hanno assicurato   tutti:  presidenti Usa e governanti    sciolti e a pacchetti,  cattedratici di economia, banchieri, economisti<span> da </span>talk show e giornalisti  del settore: “Tranquilli,</span><span> è </span>arrivata</span><span> la </span>recessione, ma non sarà come il ‘29”.</span></p>
<p><span>Ebbene: bisogna ammetterlo,  avevano ragione.  E’ enormemente peggio che nel 1929.</span><span id="more-5330"></span><span> Basti compulsare<span> la </span>seguente tabel<span>la</span>:</span></p>
<p><a href="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_01-Apr.-30-15.47.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-42538" title="ScreenHunter_01 Apr. 30 15.47" src="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_01-Apr.-30-15.47.jpg" alt="ScreenHunter 01 Apr. 30 15.47 E ci Dicevano (Di Maurizio Blondet)" width="490" height="417" /></a></p>
<p><span><span>E’ l’an<span>da</span>mento   storico del mercato del credito in Usa, ossia ossia di come le banche   hanno indebitato le famiglie, provocando iperconsumi a credito, boom   artificiale e bolle pronte a scoppiare.  Anche il Grande Crack del ’29   fu preparato<span> da </span>un’eccessiva apertura del credito.  Ne seguì il terribile decennio del</span><span>la </span>def<span>la</span><span>zione<span> da </span>dis-indebitamento, con  il 30 per cento di disoccupati  e il crollo abissale dei consumi,<span> da </span>cui l’America uscì bene o male con entrando nel</span><span>la </span>guerra mondiale, grande consumatrice di prodotti invenduti e donatrice del<span>la </span>piena occupazione (donne in fabbrica, uomini in linea).</span><!--more--></p>
<p><span>Ma, come  mostra il grafico, l’euforia del credito facile che provocò<span> la </span>Grande Depressione,<span> la </span><span>guerra e le miserie mondiali, <span> è </span>una collinetta, in confronto al’Everest di debiti che il paese ha accumu</span><span>la</span>to fino al 2008, ossia al<span>la </span>furia indebitatrice del sistema bancario: e<span> la </span><span>discesa<span> è </span><span>solo cominciata. Guar<span>da</span>te come fu ripi<span>da</span></span></span><span> la </span><span>discesa 1930-40,  ossia quanto tragica l’improvvisa restrizione del credito; e provate a immaginare quanto sarà lunga, ripi<span>da </span>e dolorosa</span><span> la </span>def<span>la</span>zione del debito che seguirà: se quel<span>la </span>inghiottì una generazione, questa ne inghiottirà due o tre.</span></p>
<p><span>L’an<span>da</span>mento del grafico non riguar<span>da </span>solo l’America, naturalmente.  Ormai una quantità di indicatori economici nel mondo hanno lo stesso an<span>da</span>mento:  a  curva esponenziale.</span></p>
<p><span><span>Da</span>i   tassi d’interesse sul debito greco nell’imminenza del default, fino   allo spread di titoli pubblici francesi su quelli tedeschi.  Vedi sotto.</span></p>
<p><span><span>Le curve esponenziali dicono una cosa ben nota: che il fenomeno che descrivono<span> è </span>insostenibile.  Che</span><span> la </span>sua crescita asintotica non può durare.</span></p>
<p><span><span>Qualunque tecnico, vedendo l’an<span>da</span>mento del debito Usa, avrebbe potuto prevedere il disastro inevitabile. Così come se il governo Monti fosse<span> da</span>vvero fatto di tecnici, sarebbe subito giunto al</span><span>la </span><span>conclusione che il debito pubblico italiano<span> è </span>impagabile, e che dunque si doveva senza indugio trattare coi creditori per ristrutturarlo, invece che tentare una “debt def</span><span>la</span>tion”  fatta tutta di tasse che aggravano solo<span> la </span>recessione. </span></p>
<p><a href="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_02-Apr.-30-15.47.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-42539" title="ScreenHunter_02 Apr. 30 15.47" src="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_02-Apr.-30-15.47.jpg" alt="ScreenHunter 02 Apr. 30 15.47 E ci Dicevano (Di Maurizio Blondet)" width="543" height="339" /></a></p>
<p><a href="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_03-Apr.-30-15.47.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-42540" title="ScreenHunter_03 Apr. 30 15.47" src="http://www.rischiocalcolato.it/wp-content/uploads/2012/04/ScreenHunter_03-Apr.-30-15.47.jpg" alt="ScreenHunter 03 Apr. 30 15.47 &lt;br" /><br />
<span><br />
</span></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span class="newsSottotitolo">Tante altre notizie su <a title="www.ariannaeditrice.it" href="http://www.ariannaeditrice.it">www.ariannaeditrice.it</a></span></p>
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			<wfw:commentRss>http://www.liberaopinione.net/wp/?feed=rss2&amp;p=5330</wfw:commentRss>
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		<title>POLITICA - Monti: IMU e disastro immobiliare</title>
		<link>http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5323</link>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 19:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>

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		<guid isPermaLink="false">http://www.liberaopinione.net/wp/?p=5323</guid>
		<description><![CDATA[di Marco Della Luna - 01/05/2012
Fonte:                 Marco della Luna blog 
 Il Censis stima che l’IMU produca una perdita di valore degli immobili italiani tra il 20 e il 50%, cioè tra 800 e 2.000 miliardi di Euro, stimando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="artAutore">di Marco Della Luna - 01/05/2012</span><br />
<span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="Marco della Luna blog" href="http://marcodellaluna.info/sito/" target="_blank">Marco della Luna blog</a> </span><br />
<span class="newsSottotitolo"><img class="alignnone" src="http://www.comedonchisciotte.org/images/casa_palazzogrigio_Ign--400x300.jpg" alt="" width="280" height="180" align="left" /><span> </span><span><span>I</span>l Cens<span>i</span>s st<span>i</span><span>m<span>a </span>che l’</span><span>I</span><span>MU produc<span>a </span>un<span>a </span>perd</span><span>i</span><span>t<span>a </span>d</span><span>i </span><span>v<span>a</span>lore degl</span><span>i </span><span>i</span>mmob<span>i</span>l<span>i </span><span>i</span><span>t<span>a</span>l</span><span>i</span><span><span>a</span>n</span><span>i </span><span>tr<span>a</span></span><span> i</span>l 20 e<span> i</span>l 50%, c<span>i</span><span>oè tr<span>a </span>800 e 2.000 m</span><span>i</span>l<span>i</span><span><span>a</span>rd</span><span>i </span>d<span>i </span>Euro, st<span>i</span><span>m<span>a</span>ndo 4.000</span><span> i</span><span>l p<span>a</span>tr</span><span>i</span>mon<span>i</span><span>o<span> a</span>nte</span><span> I</span><span>MU. E’ come se un<span>a </span>ser</span><span>i</span>e d<span>i </span><span>bomb<span>a</span>rd<span>a</span>ment</span><span>i </span><span><span>a</span>vesse d</span><span>i</span>strutto un ed<span>i</span>f<span>i</span>c<span>i</span>o e un terreno su tre.</span></span></p>
<p><span> Qu<span>i</span>nd<span>i </span>Mont<span>i</span><span>,  h<span>a </span>f<span>a</span>tto un d<span>a</span>nno d</span><span>i </span>c<span>i</span><span>rc<span>a </span>1.500 m</span><span>i</span>l<span>i</span><span><span>a</span>rd</span><span>i </span><span><span>a</span>l p<span>a</span>tr</span><span>i</span>mon<span>i</span>o pr<span>i</span><span>v<span>a</span>to e pubbl</span><span>i</span><span>co del p<span>a</span>ese, per</span><span> i</span><span>nc<span>a</span>ss<span>a</span>rne 47.</span></span><span id="more-5323"></span></p>
<p><span><span> H<span>a </span>f<span>a</span>tto un d<span>a</span>nno d</span><span>i </span>2/3 del deb<span>i</span>to pubbl<span>i</span><span>co, senz<span>a </span>r</span><span>i</span>durre<span> i</span>l deb<span>i</span>to pubbl<span>i</span><span>co, m<span>a </span><span>a</span>ggr<span>a</span>v<span>a</span>ndolo e pegg</span><span>i</span><span>or<span>a</span>ndo</span><span> i</span><span>l r<span>a</span>pporto tr<span>a </span>v<span>a</span>lore de</span><span>i </span>r<span>i</span><span>sp<span>a</span>rm</span><span>i </span>e deb<span>i</span>to pubbl<span>i</span>co e pr<span>i</span><span>v<span>a</span>to.</span></span></p>
<p><span><span> H<span>a </span>colp</span><span>i</span>to<span> i</span><span>n t<span>a</span>l modo l’un</span><span>i</span><span>co punto forte dell<span>a </span>s</span><span>i</span><span>tu<span>a</span>z</span><span>i</span>one f<span>i</span><span>n<span>a</span>nz</span><span>i</span><span><span>a</span>r</span><span>i</span><span>a</span><span> i</span><span>t<span>a</span>l</span><span>i</span><span><span>a</span>n<span>a</span>:</span><span> i</span><span>l buon r<span>a</span>pporto tr<span>a </span>deb</span><span>i</span>to (pubbl<span>i</span>co e pr<span>i</span><span>v<span>a</span>to) e p<span>a</span>tr</span><span>i</span>mon<span>i</span>o (pubbl<span>i</span>co e pr<span>i</span><span>v<span>a</span>to). D<span>a</span>vvero un gen</span><span>i</span>o dell’econom<span>i</span><span><span>a</span>! Non b<span>a</span>st<span>a </span>l<span>a </span>nom</span><span>i</span><span>n<span>a </span><span>a </span>Sen<span>a</span>tore<span> a </span>V</span><span>i</span><span>t<span>a </span>per<span> a</span>lt</span><span>i </span>mer<span>i</span>t<span>i </span><span>verso l<span>a </span>p<span>a</span>tr</span><span>i</span><span><span>a</span>. Mer</span><span>i</span><span>t<span>a </span> un prem</span><span>i</span>o Nobel.</span></p>
<p><span> <span> I</span><span>l d<span>a</span>nno così c<span>a</span>g</span><span>i</span><span>on<span>a</span>to d<span>a </span>Mont</span><span>i </span><span>e d<span>a </span>ch</span><span>i </span>lo sost<span>i</span><span>ene non st<span>a </span>solo nell<span>a </span>perd</span><span>i</span><span>t<span>a </span>d</span><span>i </span>r<span>i</span><span>cchezz<span>a </span>n<span>a</span>z</span><span>i</span><span>on<span>a</span>le, perché l<span>a </span>sv<span>a</span>lut<span>a</span>z</span><span>i</span>one degl<span>i </span><span>i</span>mmob<span>i</span>l<span>i </span><span>h<span>a </span>ben<span> a</span>ltr</span><span>i </span>effett<span>i</span>:</span></p>
<p><span> 1)rende p<span>i</span>ù d<span>i</span>ff<span>i</span>c<span>i</span><span>le e meno fruttuos<span>a </span>l<span>a </span>v</span><span>i</span><span><span>a </span>d</span><span>i </span>r<span>i</span>durre<span> i</span>l deb<span>i</span>to pubbl<span>i</span>co vendendo<span> i</span><span>l p<span>a</span>tr</span><span>i</span>mon<span>i</span>o<span> i</span>mmob<span>i</span>l<span>i</span><span><span>a</span>re dello St<span>a</span>to;</span></span></p>
<p><span><span> 2)t<span>a</span>gl</span><span>i</span><span>a</span><span> i</span><span>l v<span>a</span>lore delle g<span>a</span>r<span>a</span>nz</span><span>i</span>e<span> i</span>mmob<span>i</span>l<span>i</span><span><span>a</span>r</span><span>i </span><span>d<span>a</span>te d<span>a</span></span><span> i</span>mprese e c<span>i</span><span>tt<span>a</span>d</span><span>i</span>n<span>i </span><span><span>a</span>lle b<span>a</span>nche, qu</span><span>i</span>nd<span>i </span><span>t<span>a</span>gl</span><span>i</span><span>a</span><span> i</span>l cred<span>i</span><span>to  e l’<span>a</span>tt</span><span>i</span>v<span>i</span>tà econom<span>i</span><span>c<span>a</span>;</span></span></p>
<p><span> 3)depr<span>i</span>me<span> i</span><span>l merc<span>a</span>to</span><span> i</span>mmob<span>i</span>l<span>i</span><span><span>a</span>re, g</span><span>i</span><span>à depresso d<span>a </span>c</span><span>i</span><span>rc<span>a </span>c</span><span>i</span><span>nque<span> a</span>nn</span><span>i</span>;</span></p>
<p><span><span> 4)f<span>a </span>ch</span><span>i</span>udere<span> i </span><span>c<span>a</span>nt</span><span>i</span>er<span>i </span>delle costruz<span>i</span>on<span>i </span><span>i</span><span>n corso, per l<span>a </span>r<span>a</span>g</span><span>i</span><span>one<span> a</span>l punto 2) e<span> a</span>l punto 3);</span></span></p>
<p><span><span> 5)f<span>a </span>ch</span><span>i</span><span>udere o f<span>a</span>ll</span><span>i</span>re molte<span> i</span>mprese ed<span>i</span>l<span>i</span>, con r<span>i</span><span>c<span>a</span>dute neg<span>a</span>t</span><span>i</span>ve (<span>i</span><span>nsolvenze, cess<span>a</span>z</span><span>i</span>one degl<span>i </span>ord<span>i</span><span>n<span>a</span>t</span><span>i</span>v<span>i</span>) sull’<span>i</span><span>ndotto e sull’occup<span>a</span>z</span><span>i</span>one, qu<span>i</span>nd<span>i </span><span><span>a</span>nche sugl</span><span>i </span><span><span>a</span>mmort</span><span>i</span><span>zz<span>a</span>tor</span><span>i </span>soc<span>i</span><span><span>a</span>l</span><span>i</span>;</span></p>
<p><span> 6)molt<span>i</span>pl<span>i</span><span>c<span>a </span>l<span>a </span>recess</span><span>i</span><span>one e l<span>a </span>rende</span><span> i</span>rrevers<span>i</span>b<span>i</span>le, perché le recess<span>i</span>on<span>i </span>e le r<span>i</span>prese de<span>i </span>s<span>i</span>stem<span>i </span>econom<span>i</span>c<span>i </span>sono gu<span>i</span><span>d<span>a</span>te e sostenute d<span>a</span>l settore delle costruz</span><span>i</span>on<span>i</span>, come ult<span>i</span><span>m<span>a</span>mente ved</span><span>i</span><span><span>a</span>mo nel c<span>a</span>so del Regno Un</span><span>i</span>to. </span></p>
<p><span> Poss<span>i</span><span><span>a</span>mo f<span>a</span>c</span><span>i</span>lmente<span> i</span><span>mm<span>a</span>g</span><span>i</span><span>n<span>a</span>re che cos<span>a </span>s<span>a</span>rebbe successo, che so,<span> a </span>S<span>a</span>rkozy, se<span> a</span>vesse f<span>a</span>tto un<span>a </span>cos<span>a </span>s</span><span>i</span>m<span>i</span><span>le<span> a</span>ll<span>a </span>Fr<span>a</span>nc</span><span>i</span><span><span>a</span>. Gl</span><span>i </span><span>i</span><span>t<span>a</span>l</span><span>i</span><span><span>a</span>n</span><span>i</span>, d<span>i</span><span>vers<span>a</span>mente d<span>a</span></span><span>i </span><span>fr<span>a</span>nces</span><span>i</span><span>, sono un popolo-m<span>a</span>ter<span>a</span>sso. Mont</span><span>i </span><span>h<span>a </span>co<span>a</span>l</span><span>i</span><span>zz<span>a</span>to</span><span> i</span><span>ntorno<span> a </span>sé le forze del pr</span><span>i</span>v<span>i</span>leg<span>i</span>o e delle rend<span>i</span><span>te – p<span>a</span>rt</span><span>i</span>t<span>i</span><span>, b<span>a</span>nch</span><span>i</span>er<span>i</span>, monopol<span>i</span>st<span>i</span><span>, gr<span>a</span>nd</span><span>i </span><span>burocr<span>a</span>t</span><span>i </span><span>str<span>a</span>p<span>a</span>g<span>a</span>t</span><span>i </span><span>– per port<span>a</span>re<span> a</span>v<span>a</span>nt</span><span>i </span>un pol<span>i</span>t<span>i</span><span>c<span>a </span>senz<span>a</span></span><span> i</span>nvest<span>i</span>ment<span>i </span><span>e senz<span>a </span>r</span><span>i</span><span>nnov<span>a</span>mento e senz<span>a </span>cresc</span><span>i</span><span>t<span>a</span>, d</span><span>i </span><span>sol<span>a </span>recess</span><span>i</span><span>one, t<span>a</span>ss<span>a</span>z</span><span>i</span>one, d<span>i</span><span>soccup<span>a</span>z</span><span>i</span><span>one e p<span>a</span>g<span>a</span>mento d</span><span>i </span><span>i</span>nteress<span>i </span><span><span>a</span>gl</span><span>i </span><span>str<span>a</span>n</span><span>i</span>er<span>i </span>e d<span>i </span><span>sostegno<span> a</span>ll<span>a </span>specul<span>a</span>z</span><span>i</span><span>one b<span>a</span>nc<span>a</span>r</span><span>i</span><span><span>a</span>.</span></span></p>
<p><span><span> M<span>a </span><span>a </span>ch</span><span>i </span>può g<span>i</span><span>ov<span>a </span>quest<span>a </span>su<span>a </span>pol</span><span>i</span>t<span>i</span><span>c<span>a </span><span>a</span>nt</span><span>i</span>-<span>i</span><span>t<span>a</span>l</span><span>i</span><span><span>a</span>n<span>a</span>? Solo<span> a </span>un ceto b<span>a</span>nc<span>a</span>r</span><span>i</span>o che vuole<span> i</span><span>l p<span>a</span>ese r</span><span>i</span>dotto<span> i</span>n m<span>i</span>ser<span>i</span><span><span>a </span>e<span> a</span>ll<span>a </span>d</span><span>i</span><span>sper<span>a</span>z</span><span>i</span><span>one per f<span>a</span>r</span><span> i</span><span>ncett<span>a </span>delle sue r</span><span>i</span><span>cchezze re<span>a</span>l</span><span>i </span>prezz<span>i </span><span>str<span>a</span>cc</span><span>i</span><span><span>a</span>t</span><span>i </span><span>e<span> a</span>pprof</span><span>i</span><span>tt<span>a</span>re del b</span><span>i</span><span>sogno dell<span>a </span>gente per</span><span> i</span><span>mporre t<span>a</span>gl</span><span>i </span>d<span>i </span>d<span>i</span>r<span>i</span>tt<span>i </span>e ulter<span>i</span>ore sottom<span>i</span>ss<span>i</span><span>one<span> a</span>l c<span>a</span>p</span><span>i</span><span>t<span>a</span>le d</span><span>i </span><span>sfrutt<span>a</span>mento str<span>a</span>n</span><span>i</span><span>ero. Solo<span> a </span>un d</span><span>i</span>segno d<span>i </span>sottom<span>i</span>ss<span>i</span>one dell’<span>I</span><span>t<span>a</span>l</span><span>i</span><span><span>a </span>e d</span><span>i </span><span><span>a</span>ltr</span><span>i </span><span>p<span>a</span>es</span><span>i </span>europe<span>i </span><span><span>a</span>l c<span>a</span>p</span><span>i</span><span>t<span>a</span>l</span><span>i</span><span>smo sopr<span>a</span>ttutto tedesco, e d</span><span>i </span>loro r<span>i</span>duz<span>i</span><span>one<span> a </span>un ruolo serv</span><span>i</span>le d<span>i </span>subcont<span>i</span>nente europeo, d<span>i </span><span>serb<span>a</span>to</span><span>i</span>o d<span>i </span><span>l<span>a</span>voro<span> a </span>b<span>a</span>sso costo e b<span>a</span>ss<span>a </span>qu<span>a</span>l</span><span>i</span>f<span>i</span><span>c<span>a</span>z</span><span>i</span><span>one,<span> a </span>un merc<span>a</span>to d</span><span>i </span>sfogo per prodott<span>i </span>d<span>i </span><span>b<span>a</span>sso prezzo e b<span>a</span>ss<span>a </span>qu<span>a</span>l</span><span>i</span><span>tà. L<span>a </span>r</span><span>i</span><span>form<span>a </span>Fornero,</span><span> i</span>n d<span>i</span>vers<span>i </span>sens<span>i</span><span>, ne è un<span> a</span>ss<span>a</span>gg</span><span>i</span>o concreto.</span></p>
<p><span> E se leggete l’ult<span>i</span>mo l<span>i</span>bro d<span>i </span>N<span>i</span><span>no G<span>a</span>llon</span><span>i</span>, Ch<span>i </span><span>h<span>a </span>tr<span>a</span>d</span><span>i</span>to l’econom<span>i</span><span>a</span><span> i</span><span>t<span>a</span>l</span><span>i</span><span><span>a</span>n<span>a</span>?,<span> a</span>vrete l<span>a </span>stor</span><span>i</span><span><span>a</span>, ben document<span>a</span>t<span>a</span>, d</span><span>i </span>come gl<span>i </span><span>i</span>nteress<span>i </span>econom<span>i</span>c<span>i </span><span>str<span>a</span>n</span><span>i</span>er<span>i</span>, s<span>i</span><span>n d<span>a</span>gl</span><span>i </span><span><span>a</span>nn</span><span>i </span>’60, s<span>i </span>sono<span> i</span>nger<span>i</span>t<span>i </span><span>nell<span>a </span>pol</span><span>i</span>t<span>i</span><span>c<span>a</span></span><span> i</span><span>t<span>a</span>l</span><span>i</span><span><span>a</span>n<span>a </span>per blocc<span>a</span>re l<span>a </span>cresc</span><span>i</span><span>t<span>a </span>dell<span>a </span>nostr<span>a </span>econom</span><span>i</span><span><span>a</span>,</span><span> i</span>l r<span>i</span><span>s<span>a</span>n<span>a</span>mento delle nostre f</span><span>i</span><span>n<span>a</span>nze,<span> a</span>nz</span><span>i </span><span>per s<span>a</span>bot<span>a</span>rle e porre l’</span><span>I</span><span>t<span>a</span>l</span><span>i</span><span>a</span><span> i</span>n cond<span>i</span>z<span>i</span>on<span>i </span>d<span>i </span>d<span>i</span><span>pendenz<span>a</span>.</span></span></p>
<p><span> Mont<span>i </span>può essere<span> i</span><span>n buon<span>a </span>fede – non conosco</span><span> i</span><span>l suo<span> a</span>n</span><span>i</span><span>mo, non posso cond<span>a</span>nn<span>a</span>rlo– m<span>a </span>d</span><span>i </span><span>f<span>a</span>tto<span> a</span>g</span><span>i</span>sce come un Nem<span>i</span><span>co<span> a </span>tutt</span><span>i </span>gl<span>i </span>effett<span>i</span>. Se s<span>i </span><span>vuole sopr<span>a</span>vv</span><span>i</span>vergl<span>i</span>, b<span>i</span><span>sogn<span>a </span>cons</span><span>i</span><span>der<span>a</span>rlo per quello che è e f<span>a</span>,<span> a</span>ss</span><span>i</span><span>eme<span> a</span>lle forze e<span> a</span></span><span>i </span><span>p<span>a</span>rt</span><span>i</span>t<span>i </span><span>coll<span>a</span>bor<span>a</span>z</span><span>i</span>on<span>i</span>st<span>i</span><span>, che lo sostengono e lo vot<span>a</span>no per</span><span> i</span>nteresse.<span> I</span><span>l suo governo st<span>a </span>f<span>a</span>cendo p</span><span>i</span><span>ù d<span>a</span>nn</span><span>i </span><span>m<span>a</span>ter</span><span>i</span><span><span>a</span>l</span><span>i </span><span>dell<span>a </span>precedente occup<span>a</span>z</span><span>i</span><span>one tedesc<span>a</span>, quell<span>a </span>d</span><span>i </span>cu<span>i </span>s<span>i </span>festegg<span>i</span><span><span>a</span>v<span>a </span>e</span><span> i</span>er<span>i </span><span>l<span>a </span>r</span><span>i</span><span>correnz<span>a </span>dell<span>a </span>f</span><span>i</span>ne; e, su<span>i</span>c<span>i</span>d<span>i</span>o dopo su<span>i</span>c<span>i</span>d<span>i</span>o, r<span>i</span>sch<span>i</span><span><span>a </span>d</span><span>i </span><span>f<span>a</span>re<span> a</span>nche<span> a</span>ltrett<span>a</span>nte v</span><span>i</span>tt<span>i</span>me d<span>i </span><span>quell<span>a</span>, se lo s</span><span>i </span><span>l<span>a</span>sc</span><span>i</span><span><span>a </span><span>a</span>nd<span>a</span>re<span> a</span>v<span>a</span>nt</span><span>i</span>. </span></p>
<p><span><span> <span> A</span>lle elez</span><span>i</span>on<span>i </span><span><span>a</span>mm</span><span>i</span>n<span>i</span><span>str<span>a</span>t</span><span>i</span><span>ve, non vot<span>a</span>te per</span><span> i </span><span>coll<span>a</span>bor<span>a</span>z</span><span>i</span>on<span>i</span>st<span>i</span>.</span></p>
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		<title>MERCOLEDI 2 MAGGIO ORE 21.00 ANTENNA TRE NORDEST</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 18:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Programma LA PIAZZA condotto da LUIGI GANDI
.
&#8220;BANCHE LAVORO DISOCCUPAZIONE: COME USCIRE DALLA CRISI&#8221;
.
Sarà presente in trasmissione il nostro direttore ANTONIO SERENA.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><img class="alignnone" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/3/34/Antenna_Tre_Nordest.jpeg/200px-Antenna_Tre_Nordest.jpeg" alt="" width="228" height="190" /></h2>
<h1>Programma LA PIAZZA condotto da LUIGI GANDI</h1>
<p>.</p>
<h2>&#8220;BANCHE LAVORO DISOCCUPAZIONE: COME USCIRE DALLA CRISI&#8221;</h2>
<p>.</p>
<h3><span style="color: #ff0000;">Sarà presente in trasmissione il nostro direttore ANTONIO SERENA.</span></h3>
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		<title>POLITICA - Per risanare l’Italia Monti impari dal regime fascista</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 17:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<category><![CDATA[chiaradia]]></category>

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		<category><![CDATA[monti]]></category>

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		<description><![CDATA[di Enzo Chiaradia
Fonte: Liberaopinione.net
Quest’anno, ci informa il “Corriere della Sera”, per le celebrazioni del 25 aprile, il premier Monti ha voluto un “programma rafforzato”. Gli altri anni, per la cerimonia, Berlusconi delegava il sottosegretario Gianni Letta: questa volta il neopremier ha voluto esserci in prima persona, fianco a fianco del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img class="alignnone" src="http://www.ophotel.it/img/eur.jpg" alt="" width="335" height="186" /><strong>di Enzo Chiaradia<br />
Fonte: <a href="http://www.liberaopinione.net">Liberaopinione.net</a></strong></p>
<p>Quest’anno, ci informa il “Corriere della Sera”, per le celebrazioni del 25 aprile, il premier Monti ha voluto un “programma rafforzato”. Gli altri anni, per la cerimonia, Berlusconi delegava il sottosegretario Gianni Letta: questa volta il neopremier ha voluto esserci in prima persona, fianco a fianco del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, perché, ha sottolineato, “la Resistenza è uno dei pilastri su cui è rinata la nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà, un bene fondamentale e inalienabile dell’individuo… uniti tutti, oggi come allora”.<span id="more-5298"></span><br />
Chissà se, pronunciando queste parole, sapeva di aver vicino un esperto di libertà come il Giorgio nazionale, quel signore che, due anni prima di aver partecipato alla <span> </span>“liberazione” dell’Italia dal fascismo, militava attivamente nei GUF, i gruppi universitari fascisti di Napoli,<span> </span>e due anni dopo si sarebbe iscritto al Partito Comunista Italiano arrivando (1956) ad applaudire l’ingresso dei carri armati sovietici che in Ungheria massacrarono nel sangue la rivolta ungherese.</p>
<p>E’ evidente che il concetto che “u presidente” ha della libertà ha quantomeno subito delle metamorfosi, perché un fascista che arriva ad abbracciare con tanto zelo una dottrina politica che, nelle stime più benevole, nel corso del secolo passato, ha portato nel mondo, oltre alla fame e alla soppressione di ogni forma di dignità umana, <span> </span>qualcosa come 100 (cento) milioni di morti, dovrebbe avere qualche difficoltà a giustificare le sue scelte e la sua cangiante filosofia.</p>
<p>Allora, negli anni della loro giovinezza, quello di Monti e di Napolitano erano mondi lontanissimi: uno inneggiante alla rivoluzione del proletariato, l’altro vicino ad una concezione politica ed economica liberale e capitalistica estrema e vederli oggi lì, a braccetto, a salutare dopo 67 anni <span> </span>la “riconquistata libertà” stride non poco. Anche e soprattutto perché quei valori, sacri e legittimi per chi ci credeva e per i quali offrì la propria vita, hanno perso molto del loro smalto. Il comunismo, a differenza del fascismo e del nazismo,<span> </span>è crollato su sé stesso senza bisogno di guerre, per una propria connaturata impotenza a rappresentare un’alternativa; il capitalismo, che Mr. Monti oggi rappresenta nella sua forma usuraia più odiosa, è giunto anch’esso al capolinea e oggi ne patiamo tutti le amare conseguenze.</p>
<p>Quale rinata libertà e democrazia festeggiavano quindi quei due signori il 25 aprile scorso davanti all’Altare della Patria? Quella che ha ridotto la nostra nazione e l’Europa in schiavitù, privata della sua stessa sovranità, soggetta agli ordini dei<span> </span>vincitori di allora e depauperata dei diritti più elementari come quello, ad esempio, ad avere ognuno di noi <span> </span>un lavoro ed una dignità, come recita la carta costituzionale?</p>
<p>Siamo nel bel mezzo di una crisi epocale, di proporzioni enormi: i nostri figli emigrano in cerca di lavoro, le famiglie sono sempre piu’ tassate e spremute, il mercato è fermo e non ci si puo’ neppure difendere vendendo la propria casa costruita con enormi sacrifici, le banche non concedono prestiti alle aziende che ovviamente licenziano. E loro cosa fanno ? Festeggiano la caduta del fascismo, il ritorno alla libertà e al progresso. Ma quale ? Questo che stiamo vivendo?</p>
<p>Monti e Napolitano hanno un’età che consente loro di sapere che cosa aveva prodotto il fascismo in termini di socialità: l’assistenza alle famiglie tramite la costituzione di enti come l’Opera Nazionale Maternità e infanzia (che poi il regime democratico subentrato ha soppresso), gli assegni familiari, l’esonero dal pagamento delle tasse per le famiglie numerose e indigenti, le case popolari, le colonie per i figli degli operai.</p>
<p>Le famiglie, allora, facevano sacrifici per mantenere a scuola i figli, ma una volta conquistato l’agognato diploma, il posto era assicurato e comunque un posto per sopravvivere lo si trovava sempre. In ogni città sorsero colonie elioterapiche per la cura di malattie croniche come la TBC e la tubercolosi, allora diffusissime.</p>
<p>Per far fronte alle esigenze di una nazione in forte crisi venne rilanciata l’economia attraverso un poderoso piano di opere pubbliche; <span> </span>le famose bonifiche e la creazione di posti di lavoro ridussero l’emigrazione, quella grossa piaga che il<span> </span>fascismo aveva ereditato dall’italietta giolittiana, un Paese privo di beni e servizi, dove l’istruzione e la sanità erano un<span> </span>privilegio di pochi, esattamente quello che i nostri nuovi padroni stanno per imporci.</p>
<p>Nell’ Italia fascista il lavoro del capofamiglia e l’economia domestica della moglie bastavano a mantenere famiglie spesso numerose mettendo anche da parte qualcosa per poter andare in pensione e , grazie alla liquidazione istituita in quegli anni, riscattare la casa in affitto e vivere una vecchiaia felice.</p>
<p>In quegli anni sorsero nel nostro Paese, o si consolidarono, realtà economiche di grande spessore grazie alla libertà d’impresa assicurata dal governo (come scrisse Gioacchino Volpe, <span> </span>si soppressero alcune libertà politiche per esaltare le libertà civili) ed il sistema bancario venne sottratto alle speculazioni dell’alta finanza <span> </span>e posto al servizio dell’economia.<br />
La tanto derisa autarchia con manifestazioni altisonanti come la “battaglia del grano”, contribuì a ridurre la nostra dipendenza dall’estero, a dar lavoro ai nostri contadini, a risanare terre incolte. Oggi importiamo frutta e ortaggi dalla Spagna, dalla Cina, da Israele e, contemporaneamente, distruggiamo i nostri prodotti e multiamo gli allevatori che producono il latte per poi finire con l’importarlo dalla Francia.</p>
<p>L’Italia era un immenso cantiere: strade, autostrade, ferrovie,fondazione<span> </span>di intere città, acquedotti (quello pugliese, il più grande d’Europa),bonifiche di terre allagate e malariche, istituzione dei più importanti parchi nazionali. Oggi, perché Napoli non venisse sommersa dalla spazzatura, è dovuto intervenire l’esercito e si continuano ad aprire cantieri per la creazioni di ospedali che non vengono portati a termine e che servono solo alle speculazioni mafiose. Grandi aziende come la FIAT, ieri controllate dallo Stato, hanno dilapidato i soldi pubblici e costretto lo Stato a privilegiare il trasporto su strada portando ad una continua eliminazione dei servizi pubblici e costringendo i nostri pendolari a spostarsi come bestie in vagoni ferroviari fatiscenti.</p>
<p>Nel 1939, precursori anche qui di un servizio che viene malamente erogato dagli attuali governanti, il regime fascista con lo slogan “nulla<span> </span>va distrutto”, avviò una capillare raccolta differenziata porta a porta per il riciclaggio dei rifiuti.</p>
<p>Anche i conti pubblici erano in ordine.Il 1° aprile del 1924, dopo solo 18 mesi di governo, senza ricorrere a <span> </span>nuove tasse e senza deprimere l’economia, il Ministro delle Finanze De Stefani poté annunciare il raggiungimento del pareggio di bilancio.</p>
<p>E quando la crisi finanziaria di Wall Street mise in ginocchio – come oggi – le economie occidentali, <span> </span>un vasto piano di opere pubbliche evitò il coinvolgimento nella crisi del nostro Paese. Oggi quelle opere, beni immobili e demaniali, aziende e partecipazioni azionarie create nel Ventennio vengono svendute dai nostri attuali governanti.</p>
<p>Non minore fu l’attenzione del regime fascista per la Cultura. Vennero istituite l’Accademia d’Italia, l’Enciclopedia Italiana, i Littoriali della Cultura, l’Istituto Nazionale di Cultura, la Biennale di Venezia, la Mostra Internazionale del Cinema (1932, la prima al mondo). Negli stessi anni si assistette ad un fiorire di riviste e giornali, all’inaugurazione di biblioteche pubbliche, teatri, cinema. Cinecittà aprì i battenti e nacquero le prima trasmissioni radiofoniche e televisive. Il movimento futurista svecchiò l’italietta borghese e bigotta e le prime minigonne apparvero nelle divise delle studentesse fasciste impegnate nei saggi ginnici. Anche l’architettura seppe rinnovarsi, conciliando tradizione romana e modernismo con il razionalismo di Piacentini e Terragni.</p>
<p>Primeggiavamo in tutti i campi e il mondo <strong>ci</strong> invidiava i nostri scienziati: Enrico Fermi (energia nucleare), Guglielmo Marconi (telegrafo), Italo Balbo (aeronautica), Umberto Nobile (conquistatore del Polo Nord con il suo dirigibile).<br />
Anche nello sport l’Italia fascista s’impose vincendo in ogni tipo di competizione sportiva: Fausto Coppi e Gino Bartali nel ciclismo, Primo Carnera nel pugilato, nel calcio vincemmo i mondiali nel 1932 e 1934.</p>
<p>In poco più di quindici anni un paese arretrato e poverissimo si impose all’attenzione del mondo e gli stessi avversari politici arrivarono a riconoscere apertamente (le citazioni si sprecherebbero) le nostre conquiste economiche, tecnologiche e sociali.</p>
<p>70 anni di antifascismo, pur in un contesto diverso, ci hanno ridotto ad un Paese da terzo mondo: super indebitato, con una disoccupazione in continuo aumento ed una immigrazione senza freno (alla faccia dei governi leghisti, negli ultimi dieci anni è triplicata), con un’economia depressa ed una pressione fiscale insostenibile, con dei giovani senza futuro e con i lavoratori dipendenti sempre più sottopagati, con le pensioni più basse d’Europa e con l’età pensionabile più alta, con le mafie radicate al Nord come al Sud, uno stato sociale distrutto ed i diritti dei lavoratori cancellati.</p>
<p>Festeggino pure il signor Monti ed il signor Napolitano questa loro Italia “nata dalla Resistenza” che ha sostituito una dittatura dei risultati con una dittatura partitocratica del fallimento e degli sperperi gestita da ladri e incompetenti al servizio della grande finanza usuraia.</p>
<p>Hanno creato, per difendersi dai<span> </span>confronti, il mito del “Male Assoluto”, ma la storia, si sa, prima o poi fa strame dei miti. Ed è quello che sta avvenendo e che ognuno di noi sta verificando a sue spese.</p>
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		<title>DECRESCITA - Non sai più cosa mangi</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2012 16:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Inge de Boer - 01/05/2012
Fonte:                 il cambiamento 
Quanti  di noi, al risveglio, sentono il profumo del pane appena sfornato?  Oggi, a differenza di quanto succedeva in passato, la produzione  alimentare avviene in posti dislocati altrove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="artAutore">di Inge de Boer - 01/05/2012</span></p>
<p><span class="newsSottotitolo">Fonte:                 <a title="il cambiamento" href="http://www.ilcambiamento.it" target="_blank">il cambiamento</a> </span></p>
<h3 style="margin: 10px 0px 20px; padding: 0px; font-family: Georgia,serif; font-size: 18px; color: #666666; font-style: italic; font-weight: normal; font-variant: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff;">Quanti  di noi, al risveglio, sentono il profumo del pane appena sfornato?  Oggi, a differenza di quanto succedeva in passato, la produzione  alimentare avviene in posti dislocati altrove rispetto alle nostre  abitazioni. Da catalizzatore sociale il cibo è diventato anonimo. E noi  abbiamo totalmente perso il controllo su ciò che mangiamo.</h3>
<div id="artt" style="float: left; width: 470px; text-align: justify; color: #000000; font-family: Verdana,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; letter-spacing: normal; line-height: normal; orphans: 2; text-indent: 0px; text-transform: none; white-space: normal; widows: 2; word-spacing: 0px; background-color: #ffffff;">
<div class="fotosxdid" style="float: left; margin: 0px 10px 5px 0px; width: 250px; font-size: 11px; background-color: #e7c6d8;"><img style="margin: 0px; padding: 0px; border-width: 0px;" title="Mela" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/mela_punto_interrogativo.jpg" alt="mela punto interrogativo" /><br />
<strong style="padding: 2px 3px 3px; display: block;">Oggi la maggior parte di noi non ha nessuna idea di come il nostro cibo venga prodotto</strong></div>
<p style="margin-top: 0px;">Lo  sapete da dove viene il vostro cibo? Quali ingredienti ed additivi  vengono usati per quel prodotto? Dove è stato fatto? Queste domande,  riguardanti l’origine del vostro<span class="Apple-converted-space"> </span><strong>cibo</strong>,  sono poste frequentemente oggigiorno. È difficile incontrare qualcuno  che elabori gli alimenti, mentre tutto il cibo che mangiamo ha subìto  una trasformazione alimentare. Ma come possiamo verificarlo?<span id="more-5295"></span></p>
<p style="margin-top: 0px;">Incominciamo con un po’ di<span class="Apple-converted-space"> </span><strong>storia</strong>.  Molto tempo or sono, le persone vivevano come nomadi, mettendo su i  loro accampamenti in zone strategiche dove il terreno era fertile ed il  bestiame poteva sopravvivere. Poi alcuni gruppi decisero di fermarsi e  di stabilirsi definitivamente. Nacque la prima città. Per secoli il cibo  veniva traslocato a piedi (bovini, capre, pecore) o a dorso di un  cavallo.</p>
<p style="margin-top: 0px;">I battelli permisero di  mercanteggiare su distanze più lunghe, come ad esempio venne fatto  dall’Italia con i paesi del Nord-Africa e dai Paesi Bassi al tempo delle  colonie (Compagnia delle Indie dell’Est). I cittadini facevano le loro  compere ai mercati giornalieri o settimanali. Dopo la<span class="Apple-converted-space"> </span><strong>rivoluzione industriale</strong><span class="Apple-converted-space"> </span>fu  possibile trasportare cibo per maggiori distanze e – grazie al  refrigeratore e al congelatore - di conservarlo più a lungo. Mi  concentrerò su quest’argomento questa settimana.</p>
<div class="fotodxdid" style="float: right; margin: 0px 0px 5px 10px; width: 250px; font-size: 11px; background-color: #e7c6d8;"><img style="margin: 0px; padding: 0px; border-width: 0px;" title="Trasporto di cibo" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/trasporto__cibo.jpg" alt="trasporto cibo" /><br />
<strong style="padding: 2px 3px 3px; display: block;">Oggi, a differenza di quanto succedeva in passato, la produzione alimentare avviene in posti molto lontani da noi</strong></div>
<p style="margin-top: 0px;">Lo spostare la<span class="Apple-converted-space"> </span><strong>produzione di cibo</strong><span class="Apple-converted-space"> </span>al  di fuori delle città aveva diversi motivi. Il motivo forse piú  importante era l’igiene. Prima che un animale sia pronto per la  consumazione, bisogna far fronte ai rumori che produce, agli sgradevoli  odori e agli escrementi. Anche la macellazione ha degli effetti  collaterali che non vengono apprezzati da molti di noi.</p>
<p style="margin-top: 0px;">Ci sono gli scarti di<span class="Apple-converted-space"> </span><strong>macellazione dell’animale</strong>,  quali la pelle, le ossa ed il sangue e dagli edifici di macellazione  sale un odore penetrante. A parte i vantaggi per il vicinato, questa  nuova strategia ha permesso alle autorità di rafforzare la  regolamentazione per la trasformazione dei prodotti alimentari per  assicurare che il nostro cibo fosse più sicuro che mai.</p>
<p style="margin-top: 0px;">Dopo  il motivo dell’igiene un&#8217;altra ragione importante per la dislocazione  della produzione al di fuori delle città furono gli affitti. Già dopo la  Seconda Guerra Mondiale gli urbanisti iniziarono un movimento nel quale  vi era una netta divisione tra aree destinate all’abitazione ed aree  destinate alla produzione (modernismo). Le<strong>città</strong><span class="Apple-converted-space"> </span>iniziarono  ad allargarsi e tutte le industrie vennero dislocate alle periferie  delle città. Attualmente gli edifici industriali avanzati vengono  riutilizzati per trasformare queste aree in nuovi quartieri vivibili  (vedi<span class="Apple-converted-space"> </span><em>New York’s Meat Packing District</em>).</p>
<div class="fotosxdid" style="float: left; margin: 0px 10px 5px 0px; width: 250px; font-size: 11px; background-color: #e7c6d8;"><img style="margin: 0px; padding: 0px; border-width: 0px;" title="Pane" src="http://www.ilcambiamento.it/foto/250/pane___.jpg" alt="pane" /><br />
<strong style="padding: 2px 3px 3px; display: block;">Quanti di noi, al risveglio, sentono il profumo del pane appena sfornato?</strong></div>
<p style="margin-top: 0px;">Ora come ora la<span class="Apple-converted-space"> </span><strong>produzione alimentare</strong><span class="Apple-converted-space"> </span>avviene  in posti molto lontani così che non dobbiamo preoccuparci più di odori  persistenti o rumori fastidiosi, ne abbiamo totalmente perso il  controllo. Il controllo è stato attualmente rilevato dalle autorità, ma  si è visto che questo non é sempre sufficiente. Inoltre non abbiamo  nessuna idea di come il nostro cibo venga prodotto, non sentiamo il  profumo del pane appena sfornato al nostro risveglio, non sappiamo chi  abbia prodotto il nostro cibo, etc.</p>
<p style="margin-top: 0px;">Le opportunità di<span class="Apple-converted-space"> </span><strong>lavoro</strong><span class="Apple-converted-space"> </span>nelle  città sono andate perse e con esse anche le persone che davano al cibo  una funzione sociale nella nostra vita. Il cibo è diventato anonimo. Non  possiamo comunicare con la persona che lo ha preparato facendole un  complimento. Possiamo solo lamentarci scegliendo prodotti di un altro  produttore senza dire al precedente come migliorare il procedimento.</p>
<p style="margin-top: 0px;">Per questo dovremmo cercare di<span class="Apple-converted-space"> </span><strong>avvicinarlo di nuovo</strong><span class="Apple-converted-space"> </span>di  piú a noi. Andate dal panettiere e fategli un complimento sul pane.  Passate dal verduraio e chiedetegli come conservare al meglio le verdure  che avete appena acquistato. Andate a trovare il macellaio che vi  spiegherà come preparare uno stufato d’autunno perfetto. Non abbiate  timore di loro. Non vi morderanno.</p>
<p style="margin-top: 0px;"><em>Traduzione di Anna Noaro</em></p>
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