Guarda dal cielo e vedi questa vigna: proteggi il ceppo che hai piantato, il germoglio che hai coltivato

di Francesco Lamendola del 16-06-2017

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Il fatto innegabile, anzi, drammatico, che la Chiesa sta vivendo un momento di gravissima difficoltà, insidiata da molti nemici esterni e soprattutto interni, tende a provocare scoraggiamento, amarezza, depressione: sono numerosi i cattolici che vivono la tentazione di “andarsene”, di “lasciare”, di cercare altri lidi ai quali abbeverare la loro fede, e noi ne conosciamo personalmente più d’uno, compresi dei sacerdoti.

Sono tempi oscuri: mai, a memoria d’uomo, e forse mai, in assoluto, la Chiesa si è trovata in una situazione paragonabile a quella odierna. Altre volte, in passato, è stata aggredita con estrema virulenza dall’esterno; e altre volte, dall’interno, è stata lacerata da divisioni, scandali, turbamenti, per non parlare della rilassatezza morale, che corrisponde, ovviamente, a un allontanamento delle anime da Dio, cioè a una riduzione della religione a semplice formalismo esteriore. Mai, però, a quanto ne sappiamo, era accaduto che le posizioni chiave all’interno dalla gerarchia ecclesiastica venissero occupate da personaggi le cui intenzioni, visibilmente, sono difformi da quelle della fede cattolica; i cui obiettivi, chiaramente, e ormai dichiaratamente, non hanno più nulla a che fare con il Vangelo di Gesù Cristo, ma prefigurano qualcosa d’altro, qualcosa d’inedito, una sorta di neochiesa e di neoreligione sincretiste, relativiste, gnostiche, preludio al distacco e al rifiuto definitivo dell’uomo da Dio e alla propria, satanica, auto-celebrazione.

Quel che è accaduto, nel corso dell’ultimo secolo, è che elementi importanti dell’alto clero hanno perso la fede e hanno aderito a una nuova fede, quella massonica; ma non lo hanno dichiarato lealmente, non hanno lasciato l’abito, non sono usciti visibilmente dalla Chiesa per proseguire, dall’esterno, la loro battaglia; al contrario; sono rimasti dentro di essa e hanno incominciato ad adoperarsi in ogni modo per ottenere nuove “conversioni” e per proseguire, silenziosamente, abilmente, prudentemente, la loro scalata verso la conquista totale della Chiesa stessa e la sua trasformazione in una contro-chiesa gnostico-massonica, con il Grande Architetto dell’universo al posto delle tre Persone della Santissima Trinità e della divina Incarnazione del Verbo, così come recita il nostro Credo. Nel perseguire questo obiettivo, vescovi e cardinali massoni hanno potuto servirsi di un gran numero di sacerdoti e religiosi, i quali, come loro, hanno perso la fede, e che, come loro, non vogliono dichiararlo, e fanno finta di nulla, continuando a svolgere in maniera ipocrita, e quindi blasfema, il loro ministero; ma che, a differenza di loro, non si sono convertiti alla fede massonica, bensì hanno accolto in pieno le suggestioni ideologiche del mondo, in particolare il marxismo, la grande fucina dell’irreligiosità del XX secolo, e poi, più recentemente, dopo il crollo del regimi comunisti, il razionalismo, il materialismo, il relativismo, il modernismo, il protestantesimo, lo storicismo, il radicalismo, il pacifismo, l’ambientalismo, l’animismo, il vegetarianismo e molte altre correnti di pensiero, alcune nettamente eretiche o anticristiane, altre in sé legittime, ma del tutto estranee all’essenza del cattolicesimo. Hanno fatto un bel minestrone, lo hanno mescolato e riscaldato, vi hanno aggiunto qualche spezia, poi lo hanno distribuito ai loro sbalorditi parrocchiani, molti dei quali, dopo lo stupore iniziale, sono stati conquistati a questa nuova versione, aggiornata e corretta, della fede “cattolica”, altri, come abbiamo detto, stanno vivendo il dramma di non sentirsi più a casa loro, di sentirsi in una situazione completamente falsa,  e stanno seriamente meditando di andarsene.

È a costoro che desideriamo rivolgerci, non a quegli altri, i quali si sono consegnati al potere di Satana, e, se mai potranno sfuggirvi, non sarà per mezzo di alcuna forza umana, né la loro, né quella di altri: avranno bisogno dell’aiuto di Dio; ma prima dovranno volerlo, e, per volerlo, dovranno pentirsi dello scandalo gravissimo che hanno seminato fra le anime, dovranno chiedere perdono per tutte le pecorelle che hanno allontanato dal gregge di Cristo. Non a costoro, comunque, ci rivolgiamo: sono troppo induriti nel male, sono troppo corazzati di umana superbia, sono troppo ignoranti, accecati e sviati, perché un richiamo a ravvedersi possa oltrepassare il durissimo rivestimento della loro presunzione, convinti, come sono, di rappresentare la “vera” chiesa, e, oltretutto, imbaldanziti dal fatto che l’attuale pontefice, Francesco, con gli atti e con le parole, ha chiaramente mostrato di essere dalla loro parte, di desiderare anzi che essi si spingano ancora più in là, che lasciano cadere gli ultimi riserbi e pongano mano alla distruzione finale della sacra Tradizione e allo stravolgimento totale e definitivo del sacro Magistero.

Ai cattolici turbati, confusi, avviliti, che non sanno più cosa fare e a chi rivolgersi, perché disgustati dai loro parroci modernisti e progressisti, che proibiscono alle donne di portare i fiori per l’altare della Madonna e che ordinano a tutti i fedeli di ricevere l’Ostia consacrata sulla mano e di portarsela da sé in bocca, o che hanno trasformato le chiese in centri di “preghiera” a sostegno della propaganda omosessualista, o in bivacchi per i cosiddetti profughi (magari si potevano sistemare nei locali parrocchiali, ma farli dormire sui banchi, nella casa di Dio, era più spettacolare e, secondo loro, più autenticamente cristiano), a tutti loro vorremmo rivolgere una parola di speranza. Una Speranza che non è di natura umana, e, quindi, non è soggetta agli alti e bassi, alle incertezze e alle precarietà dei sentimenti umani; ma che è la Speranza cristiana,  la quale viene da Dio, perché Lui, attraverso i suoi Angeli e i suoi Santi, non vuole che la tristezza entri nei loro cuori, ma è sempre sollecito nel confortare e nel rincuorare quanti a Lui si rivolgono con cuore puro e sincero. Perché questo è il punto: la Speranza, come ogni altra cosa che noi possiamo chiedere a Dio, a cominciare dal perdono, è un dono che Lui solo può distribuire, e quindi, per riceverlo, bisogna innanzitutto avere l’umiltà di chiederlo, confessando la propria miseria e la propria indigenza, la propria debolezza e la propria nullità. Nella similitudine della vite e i tralci, infatti, Gesù Cristo non ha detto ai suoi discepoli: Chi resta in me e io in lui, quegli darà molto frutto, perché voi, da soli, potete fare poco; bensì ha detto espressamente: perché voi, da soli, non potete fare niente.

Ecco il punto: la superbia umana; la pretesa di voler fare da soli; il dubitare di Dio e il pensare che, se Dio tarda troppo ad instaurare la giustizia sulla terra, allora lo possiamo e lo dobbiamo fare noi, in teoria nel suo nome, in realtà mossi da un orgoglio luciferino, che si serve del Vangelo come di un mero pretesto per far vedere (ma a chi, poi?) che i “veri” cristiani sono quelli che fanno, che agiscono, altro che pregare e meditare, altro che cercare il silenzio e la solitudine per poter trovare il Signore. Quelli che pensano così, sono dei cristiani moderni, cioè dei modernisti: dicono di fidarsi di Dio, delle sue strade, dei suoi disegni, ma, in pratica, bruciano dall’impazienza; si sentono già così puri e perfetti da poter dettare al mondo in che modo vada instaurato il regno della giustizia. E non è il modo insegnato dal Vangelo, no; è un altro modo: è quello del mondo. È il modo del marxismo, o del liberalismo, o dell’anarchismo, o del radicalismo: tutto, ma non il modo del Vangelo, perché del Vangelo gli mancano le due cose più importanti: la purezza e l’umiltà di cuore. Si servono del Vangelo, lo usano, la strumentalizzano, ma in realtà, dicendo di voler servire il prossimo, servono il proprio ego: vogliono sentirsi gratificati, vogliono fare la parte dei salvatori del mondo, e, nello stesso tempo, dei giustizieri: perché essi pretendono di giudicare tutti gli altri, ma nessuno può giudicare loro. Loro sono moralmente più puliti di chiunque altro, hanno l’esclusiva del senso etico: si sono autonominati i “veri” cristiani, dunque delle persone belle e pulite, e guardano dall’alto in basso tutti gli altri, e specialmente i cattolici che non sono giunti alle loro stesse conclusioni, che seguitano a cercare Dio nella dimensione verticale, e che, pur amando il prossimo, non lo amano in maniera possessiva, esclusiva, ossessionante, e, soprattutto, non lo amano solo in senso fisico, materiale, economico, perché sanno vedere negli uomini anche ciò che non è solamente corpo, anche l’anima immortale, che ha sete e fame della Parola Viva del Signore, quella fonte che non delude perché non si prosciuga mai e, passato il primo momento di dolcezza, non assume un sapore amaro, come tutte le altre bevande e gli altri cibi umani.

Dio, però, è fedele nelle sue promesse, e chi si abbandona a Lui non resta mai deluso.

Recita il Salmo 79 (80):

 

Hai divelto una vite dall’Egitto,

per trapiantarla hai espulso i popoli.

Le hai preparato il terreno,

hai affondato le sue radici e hai riempito a terra.

La sua ombra copriva le montagne

e i suoi rami i più alti cedri.                                                      

Hai esteso i suoi tralci fino al mare

e arrivavano al fiume i suoi germogli.

Perché hai abbattuto la sua cinta

e ogni viandante ne fa vendemmia?

La devasta il cinghiale del bosco

e se ne pasce l’animale selvatico.

Dio degli eserciti, volgiti,

guarda dal cielo e vedi

e visita questa vigna,

proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato,

il germoglio che ti sei coltivato.

 

La Chiesa è la vigna del signore. Era bellissima, al punto da suscitare l’ammirazione di tutti: grande, armoniosa, non ne esisteva al mondo una la cui fama la superasse. Ora questa vigna è in totale abbandono: devastata, sfigurata, irriconoscibile. Chiunque passa ne fa vendemmia, il cinghiale vi scorrazza liberamente, gli animali del bosco entrano e si nutrono dei suoi grappoli come se fossero frutti selvatici, e non opera mirabile del lavoro umano. Ma non era il lavoro umano, da solo, a renderla così grande e bella: era la protezione del Cielo. Finché i vignaioli si sono affidati alla guida del Signore, finché hanno seguito le sue indicazioni e si sono lasciati guidare dalla sua mano, tutto è andato nel migliore dei modi. Certo, ogni tanto sorgeva qualche problema: qualche operaio voleva fare di testa sua, oppure si stancava e se ne andava, piantando in asso i suoi compagni; ma erano pur sempre inconvenienti limitati, ai quali si poteva porre rimedio con una certa facilità. Lo zelo raddoppiato dei lavoratori rimasti fedeli era talmente ammirevole, che altri uomini, altri giovani, venivano alla vigna e chiedevamo come un favore e un privilegio di essere assunti, e si affiancavano nei lavori, si mettevano a zappare, a concimare la terra, a potare i tralci con il massimo impegno, lieti, fischiettando, sì che era un piacere vederli; e di ogni cosa rendevano lode al Signore, ringraziandolo per i raccolti abbondanti e accettando il suo volere quando erano inferiori alle aspettative e al lavoro profuso.

Le cose hanno cominciato a  mutare da quando lo spirito di superbia si è infiltrato fra i vignaioli. Strisciando come un serpente, il diavolo ha sussurrato loro dolci paroline all’orecchio, proprio come aveva fatto con la nostra antica progenitrice; e, mentre prima erano solo pochi, i più deboli o i meno fidati, a lasciarsi lusingare, poi è accaduto che quel veleno sottile si è diffuso dall’uno all’altro, come una epidemia, e, nel giro di qualche anno, lo spirito che regnava nella vigna è cambiato in maniera impressionante. Alla pazienza, alla serenità, alla concordia, e soprattutto all’umiltà, è subentrato un atteggiamento nuovo, fatto di presunzione, orgoglio e petulanza, malamente mascherati sotto un velo d’ipocrisia, perché nessuno aveva il fegato di mostrare i suoi veri sentimenti, ma tutti volevano fare finta che non fosse cambiato nulla, che ogni cosa procedesse come sempre. Era cambiato, però, il modo di lavorare, era cambiato lo spirito con cui venivano fatte le cose: prima, la preghiera apriva e chiudeva ogni giornata di lavoro: ciascuno domandava a Dio l’aiuto, il consiglio e il conforto necessari ad affrontare qualsiasi fatica e qualunque imprevisto; adesso, il tempo dedicato alla preghiera venne ridotto, quindi, un poco alla volta, essa venne quasi del tutto abbandonata. E non solo si pregava poco: si pregava male. Vennero introdotte nuove formule, una nuova liturgia: sempre guidati dall’orgoglio umano, ma sotto apparenza di voler semplificare il culto e renderlo più comprensibile agli uomini d’oggi, vennero eliminate preghiere antichissime, dettate agli uomini dalla voce stessa di Dio. Come se non bastasse, si diffuse l’idea che la vera preghiera è l’azione, e che il vero modo di rendere gloria a Dio è quello di impegnarsi nelle cose del mondo, al punto da non trovare più il tempo, né la voglia, di staccare lo sguardo da terra per rivolgerlo, qualche volta, al Cielo. Di più: quelli che lavoravano ancora nella maniera antica, cioè rivolgendo ogni azione e ogni pensiero alla grazia divina, vennero guardati con disdegno, tacciati di pigrizia, di scarsa sensibilità per le cose di questo mondo. Si è arrivati al punto che ormai gran parte dei lavoratori si credono divenuti i padroni della vigna, e hanno già cacciato a sassate alcuni messi del Signore, che erano venuti a ricordar loro di essere solo degli operai, dicendo, con somma impudenza, che quei messi erano in realtà dei truffatori, dei bricconi, o forse dei visionari, le cui parole non significavano nulla e che, anzi, è necessario imprimere un’ulteriore svolta alla conduzione della vigna, per renderla sempre più moderna e razionale, abbandonando certi vecchi “sentimentalismi” e disponendosi a fronteggiare la ”concorrenza” secondo le comuni leggi del mercato.

Alcuni dei nuovi vignaioli, che si erano aggiunti in questa fase, avevano un loro segreto tenebroso: erano già stati assunti da un altro padrone, il quale preferiva rimanere nascosto, e che li aveva mandati con il preciso scopo di spargere la zizzania dall’interno, e di aggredire, ma senza averne l’aria, la santità di quel luogo e la concordia di quanti vi prestavano la loro opera. Questi nuovi arrivati riuscirono a conquistarsi delle posizioni di fiducia e cominciarono ad esercitare una pessima influenza su tutti gli altri, ma tenendo ben nascosti i loro vero obiettivi. Dicevano di voler migliorare, e intanto miravano alla distruzione; affermavano di voler cambiare a fin di bene, ma quel che si proponevano era di gettare la massima confusione, il massimo turbamento, e di produrre una paralisi, un collasso, uno snaturamento, affinché la vigna non producesse più buon vino, ma un mosto nauseabondo, inutilizzabile, in modo da provocare l’abbandono della vigna e la dispersione dei suoi operai.

Questa è la situazione attuale. Ci sono ancora speranze? La vigna tornerà a fruttificare, i suoi operai riprenderanno a lavorare con fede, con saggezza, con buona volontà, oppure i viandanti e gli animali selvatici continueranno a spadroneggiarvi, a devastarla e a saccheggiarla impunemente, e i rovi, le ortiche e i cardi spinosi soffocheranno i buoni vitigni?  Sarà di nuova la più grande e la più bella vigna del mondo, come lo era stata un tempo, oppure verrà disprezzata da tutti e, alla fine, sarà ingloriosamente dimenticata? Ciò non dipende dagli uomini, ma da Dio. Agli uomini sta comprendere il loro peccato, pentirsi, ravvedersi, farsi umili e domandare il perdono e il soccorso del Signore; a Lui, poi, spetterà accogliere quelle preghiere, se le troverà sincere, se le troverà meritevoli d’essere esaudite: perché gli uomini possono prendere in giro i loro simili, ma non possono giocare con Dio.

Lui sa ogni cosa; noi non sappiamo nulla. Lui sa se siamo sinceri, se ci siamo ravveduti sul serio, se abbiamo compreso e confessato il nostro peccato: che è, prima di tutto, un peccato di orgoglio e di superbia. Tutti gli altri peccati, che hanno portato la desolazione nella sua vigna – l’egoismo, l’avidità, la malafede, l’inganno, la lussuria, la prepotenza, la menzogna – non ne sono che l’inevitabile conseguenza.

Noi possiamo solo pregarlo e supplicarlo, consapevoli della nostra miseria, del nostro nulla:

Dio degli eserciti, volgiti, / guarda dal cielo e vedi / e visita questa vigna, / proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, / il germoglio che ti sei coltivato.

 

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