La fede deve imporsi al mondo, non adeguarsi

di Francesco Lamendola del 19-06-2017

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Abbiamo detto che lo storicismo è il fondamento dell’inganno modernista: perché, dietro le apparenze di un “ragionevole” adattamento nel modo di annunciare il Vangelo nei diversi contesti culturali, viene portata avanti una progressiva banalizzazione e relativizzazione del Vangelo stesso, in una rincorsa verso il “mondo” che non ha mai fine, che non condurrà mai al sospirato “dialogo”, ma, inesorabilmente, un poco alla volta, all’auto-dissoluzione del cattolicesimo. L’annuncio del Vangelo, infatti, è l’irruzione della dimensione dell’Assoluto e dell’Eterno nella dimensione finita dello spazio e del tempo: voler adeguare la prima alla seconda, e sia pure – così si dice, ma è solo l’inizio della “svendita” del Vangelo stesso – nei modi e nelle forme, non nella sostanza, equivale a tradire anche la sostanza, perché, nel Vangelo, la forma è sostanza e la sostanza è forma. Ecco perché l’autodistruzione della sacra Liturgia, operata dal Concilio Vaticano II, ha colpito al cuore il cattolicesimo: perché la Liturgia deriva dalla Tradizione, e la Tradizione, con la lettera maiuscola, non viene dagli uomini, ma da Dio. Pertanto, voler “aggiornare” ciò che viene da Dio, equivale a tradirlo: Dio non parla per aggiornamenti, e l’uomo non deve nemmeno presumere di poter adattare a sé quel che viene da Dio: è lui, l’uomo, che deve adattarsi, è lui che deve entrare nella dimensione assoluta ed eterna, non Dio che deve entrare in quella relativa. O meglio, Dio lo ha già fatto, nel mistero della Incarnazione di Cristo; e continua a farlo, nel meraviglioso mistero della santa Messa (un miracolo, dice san Tommaso d’Aquino, superiore perfino alla creazione, perché rinnova la presenza e il sacrificio di Cristo ogni volta che il sacerdote officia la Messa e ogni volta che un fedele si comunica). Cosa dovrebbe fare di più? Ora è l’uomo che deve andargli incontro.

Ed ecco la malizia di certi “teologi” del Vaticano II, e, ancor più, dei nostri giorni; ecco da dove nasce la “svolta antropologica”, e a cosa mira. Cambiando la Liturgia, si cambia la Tradizione; ma cambiare la Tradizione, significa degradarla a tradizione, con la minuscola, cioè a un fatto puramente umano. Allora, per la stessa ragione, si può cambiare anche la Parola di Dio, cioè la sacra Scrittura: non sono forse entrambe, per un cattolico, la Scrittura e la Tradizione, le fonti della divina Rivelazione? Ma se cambiare la Tradizione significa degradarla a tradizione, allo stesso modo, cambiare la Scrittura significa degradarla a scrittura, cioè a parola puramente umana. Ed ecco un Sosa Abascal venirci a dire che noi non sappiamo cosa abbia realmente detto Gesù Cristo, perché in Palestina, a quel tempo, non c’erano i registratori. Come dire: la Scrittura è diventata scrittura; e la scrittura è interpretabile a piacere, manipolabile a piacere, la si può perfino riscrivere daccapo, come se quella che per due millenni abbiamo letto, e la Chiesa ha interpretato, fosse solo una parola di uomini. A un tale esito, neppure Lutero, nella sua arroganza di eretico, aveva pensato di arrivare: perfino lui avrebbe tremato e sarebbe impallidito davanti alle affermazioni che il generale dei Gesuiti, l’Ordine religioso più importante della Chiesa cattolica, ci viene a spiattellare sotto il naso, con la massima tranquillità possibile e con l’aria di un’assoluta normalità, come un impiegato d’un ufficio qualsiasi che trasmetta dei dati all’ufficio attiguo. Noi non sappiamo cosa ha detto realmente Gesù: ma si può immaginare, per un cattolico, una enormità, e una bestemmia, più grandi di questa? E si può tollerare che, a dirla, sia un uomo che occupa, nella Chiesa, una posizione decisamente eminente? Si può tollerare, inoltre, che il sommo pontefice, colui che deve, o dovrebbe, vegliare sulla purezza e sulla fedeltà della dottrina al Vangelo, taccia, e che, col suo silenzio clamoroso, assordante, copra l’enormità e la bestemmia di padre Sosa? Peggio ancora: si può tollerare che il papa, proprio lui in persona, ci venga a dire che la vera dottrina è sempre e solo quella che unisce, e che, se la dottrina divide, allora è roba da fanatici; e che dica questa parola con disprezzo, “fanatici”, con una smorfia di disgusto, offendendo milioni e milioni di cattolici i quali, senza essere, né sentirsi minimamente dei fanatici, pensano tuttavia, del tutto giustamente, che la dottrina è la dottrina, non la si può cambiare a piacere per andare d’accordo con tutti, anzi, che essa è fatta di “no” oltre che do “sì”, e che, se non sapesse dire dei “no” al mondo, non sarebbe più la dottrina cattolica, ma sarebbe un’altra cosa, e non servirebbe più a definire il cattolicesimo, ma un’altra cosa, completamente diversa, anzi, del tutto opposta?

Dicono i modernisti, e anche parecchi cattolici in buona fede, ma ingenui, che, per arrivare agli uomini d’oggi, il Vangelo deve essere annunciato nel linguaggio di oggi. Parrebbe logico: ma non è così. Se l’uomo moderno è chiuso alla trascendenza, non lo si può avvicinare ad essa facendo finta che la trascendenza non esista. Se l’uomo moderno non vuol sentir parlare degli Angeli, dei Santi e della Vergine Maria, non si può avvicinarlo al Vangelo non parlandogli, assolutamente, né degli Angeli, né dei Santi, né della Vergine Maria. Se l’uomo moderno è allergico a qualunque riferimento al peccato, e specialmente al Peccato originale, e se è convinto che ogni cosa, nella storia, è solo il risultato dell’azione umana, bisognerà “avvicinarlo” al Vangelo confermandolo in questo suo errore, oppure bisognerà provare ad aprirgli gli occhi? Eh, ma così facendo – berciamo i modernisti, e sono in malafede – lo allontanate dal Vangelo! Niente affatto: siete voi che lo allontanate. Chi annuncia il Vangelo, deve farlo con chiarezza. E se l’uomo moderno è giocherellone,  non prende niente troppo sul serio, e preferisce ridere di quel che non capisce, non è una buona ragione per officiare la santa Messa con la marionette, o con l’aperitivo, o con le danze da discoteca. No, non è un buon motivo. E se l’uomo moderno è edonista, materialista, razionalista, non è una buona ragione perché i sacerdoti, oggi, debbano annunciargli una religione che parla sempre e solo delle cose belle (con la scusa che non si deve lasciare troppo spazio ai “profeti di sventura”), e tacergli che la vita è una cosa seria, e la vita eterna è una cosa ancor più seria, terribilmente seria: e che l’inferno e il paradiso non sono favolette per bambini, ma realtà ineludibili, e che, pertanto, forse è il caso di deporre la ricerca del piacere, la pretesa di capire e la riduzione di ogni cosa a un livello immanentistico, e considerare, in tutta serietà, la prospettiva dell’infinito e dell’eterno. Chi annuncia il Vangelo, deve fare questo: altrimenti, non è il Vangelo che annuncia, non è la Parola di Dio agli uomini, ma è soltanto la sua parola, una parola completamente umana, una parola che insegue le mode e che, per ciò stesso, lascia il tempo che trova: oggi piacerà moltissimo, ma domani verrà dimenticata.

Il Vangelo resta saldo e perenne perché non fa parte del tempo, non fa parte del mondo. Cristo è venuto nel mondo, ma non era del mondo; e il suo messaggio agli uomini è un messaggio che non glorifica il mondo, ma glorifica il Padre suo, che è la Verità. Chi non annuncia il  Vangelo in questi termini, compie una operazione al ribasso, svende il Vangelo e si fa bello con una ”generosità” all’ingrosso che non avrebbe alcun diritto di fare, perché il Vangelo non appartiene agli uomini, ma a Dio. Tremenda è la responsabilità della neochiesa che sta svendendo, a prezzi di liquidazione, la dottrina cattolica, in cambio di un poco di popolarità mondana: e presso chi, poi? Presso i nemici della Chiesa, soprattutto. E a quale prezzo? Al prezzo di allontanare dalla Chiesa, dalla vera Sposa di Cristo, i migliori: i cattolici fedeli, che non accettano questa sconcia operazione al ribasso, questa illecita liquidazione di ciò che non appartiene ai venditori. Non si può svendere il Vangelo a prezzi stracciati, come il venditore di falsi tappeti persiani svende la sua merce, pur di sbarazzarsene. La parola di Dio è quella, non cambia: perché Dio, a differenza degli uomini, è fedele. Quel che ha detto, lo ha detto per sempre. Ma, obietteranno i modernisti, bisogna che la Parola di Dio sia annunciata in maniera che gli uomini d’oggi possano capirla. Certo: ma per capire la parola di Dio, non c’è alcun bisogno di mutilarla, di minimizzarla, di banalizzarla, di svenderla, di tradirla. Diciamo la verità: non è che gli uomini d’oggi non capirebbero il Vangelo, se lo si annunciasse così come va annunciato, cioè in tutta la sua forza, sostanza e forma, inscindibilmente, liturgia e dottrina, Scrittura e Tradizione:  il fato è che essi non gradiscono quella musica. I loro orecchi delicati sono abituati alla carezze; non amano sentirsi dire anche qualche “no”: Non ti è lecito fare questo, dice il Vangelo al peccatore: lo dice, eccome se lo dice. Certo, Gesù perdona il peccatore che si pente; ma, ecco il punto: lo perdona appunto perché si pente. E lo fa sino all’ultimo, con pazienza infinita. Si pensi all’episodio dei due ladroni: perfino sulla croce, perfino pochi istanti prima di morire per la cattiveria degli uomini, Gesù perdona, e dice al peccatore pentito: Oggi stesso tu sarai con me in paradiso. Non lo dice a entrambi, perché l’altro ladrone non si era affatto pentito, anzi, lo dileggiava e lo scherniva. No, lo dice solo al ladrone che si è pentito e ha confessato il suo peccato: a lui, sì, promette il perdono, e, col perdono, il paradiso. All’altro, no.

Ecco: questa è precisamente la musica che non piace agli uomini moderni. Superbi, arroganti, viziati, non amano sentirsi dire: Questo non puoi farlo, non amano che qualcuno dica loro: Non ti è lecito agire così. Ed ecco una pletora di cattivi teologi e di falsi pastori, ed ecco perfino il papa, questo papa, papa Francesco, parlare sempre e solo della misericordia di Dio: neanche del perdono di Dio, perché dove c’è perdono, lì c’era anche il peccato che doveva esser perdonato: ma quando mai parlano del peccato, costoro? Quando mai parlano del Peccato originale? Quando mai parlano del diavolo, padre di tutte le tentazioni e di tutte le ribellioni all’amore di Dio? Se ne parlano, come ha detto, ancora, Sosa Abascal, è per ridurlo alle proporzioni di un mito, quasi di uno scherzo: il diavolo, egli ha detto, è solo una figura simbolica, un’immagine del male. Benissimo. Vuol dire che la Chiesa cattolica, per duemila anni, a cominciare da Gesù Cristo, che ne parlava eccome, e che lo combatteva continuamente, esorcizzando gli indemoniati, e mettendo in guardia contro di lui, con le parabole e con l’esortazione alla preghiera incessante, e anche con espressioni assai forti: È meglio, per te, entrare in paradiso zoppo, monco, o orbo, piuttosto che essere gettato all’inferno con entrambi i piedi, e le mani, e gli occhi. Che succede, cari amici modernisti, questo linguaggio vi sembra troppo duro, per i delicati orecchi degli uomini moderni? E dunque, che cosa vi proponete di fare: di ridurre il Vangelo a una melassa, a un prontuario zuccheroso di belle parole e di buoni consigli, senza alcuna autorità vincolante? Spiacenti, ma questo non sarebbe più il Vangelo, sarebbe un’atra cosa: e voi lo sapete molto bene, perché non siete in buona fede, ma vi proponete appunto di trasformare il cattolicesimo in una marmellata sincretista, relativista e dolciastra, buona per tutte le stagioni, che chiede pochi sacrifici agli uomini, che non proibisce nulla, che tollera e perdona tutto, con la scusa che, tanto, Dio è misericordioso.

Pertanto, quando i modernisti dicono e ripetono che la Chiesa deve adeguarsi ai mutamenti della società e che deve parlare un linguaggio tale da poter essere capito dagli uomini d’oggi, mentono sapendo di mentire. Il cristiano che deve opporre al mondo la forza della sua fede e la fierezza della sua diversità e della sua specificità: senza alcuna presunzione, ma anche senza la minima timidezza. Un cristiano timido è una contraddizione in termini. La forza della fede cristiana ha rovesciato la concezione della vita propria del paganesimo: per fare un esempio, è stato un imperatore cristiano, Onorio, a proibire gli spettacoli gladiatori, nel 404; e ha potuto farlo perché la forza della fede cristiana era così grande da non temere quel che avrebbe detto o come avrebbe reagito la mentalità pagana. Staremmo freschi se il cristiano dovesse adeguarsi alla mentalità del mondo: in tal caso, il cristianesimo si esaurirebbe da se stesso, che è quanto desiderano i modernisti. Si ricordi cosa dice san Paolo (cfr. 1 Cor.) di quel “cristiano” che vive in pubblico peccato con la moglie di suo padre: la chiesa non può tollerare una cosa simile: se lo facesse, sarebbe responsabile della sua perdizione. Ecco così cadere uno dei pilastri della falsa misericordia modernista: il fatto di accettare ciò che è cristianamente inaccettabile, per sfuggire alla taccia di “clericalismo” e per ”rispetto” alla sensibilità del mondo. Niente affatto: il cristiano deve dire pane al pane e vino al vino: Sia il vostro parlare sì, sì, e no, no. Se una cosa è moralmente sbagliata, nessun cristiano ha il diritto di tacere per quieto vivere e andare d’accordo col mondo. Se la Chiesa dicesse solo ciò che piace al mondo, non sarebbe più la Chiesa di Cristo, ma una sozza meretrice. Del resto, come è scritto nel Libro di Ezechiele, il Signore afferma: Se dico al peccatore: “Tu morirai”, e non lo ammonisci, egli morrà, ma della sua morte chiederò conto a te. Sono parole terribili, che devono far riflettere. Il cristiano non può tacere davanti a ciò che è scandaloso: anche se ciò lo renderà odioso al mondo. Un cristiano che non ammonisce il peccatore, che non è sgradito agli occhi del mondo, non è un vero cristiano; un cristiano che piace al mondo e che viene applaudito dai peccatori è un falso cristiano, un miserabile che si traveste da cristiano per indurre gli altri al male: dunque, uno strumento del diavolo. Inoltre, il diavolo suggerisce agli uomini che possono capire i disegni di Dio, diventando come Lui. Invece (1 Cor., 6-7): Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria

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This entry was posted on domenica, giugno 18th, 2017 and is filed under Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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