Vitalizi: PD e 5 Stelle ridotti a rapinare le vecchiette. Cosa non si fa per una manciata di voti…

di Paolo Serantoni del 28-07-2017

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La Camera dei deputati, con l’accordo Pd – 5 Stelle ha deciso, non sull’abolizione del vitalizio ai parlamentari, già approvato nel 2012, ma sulla ricalcolo contributivo retroattivo dei vitalizi in essere.

Gli  “onesti” di PD e 5 stelle hanno insomma deciso di metter mano alle pensioni una seconda volta, stavolta  per  quelli che parlamentari non lo sono più da tempo in quanto defunti,  le  pensioni dei quali vengono incassate dalle mogli,  arzille vecchiette in procinto anche loro di lasciare questo mondo.

Il tutto per portare a casa 76 milioni l’anno, una cifra ridicola per un bilancio statale e destinata a ridursi fino a sparire nei prossimi anni. Una somma  irrisoria se si pensa che, ad esempio, Flavio Cattaneo (54 anni) dopo nemmeno 16 mesi (sic!) di permanenza in TIM ha appena incassato una maxi-liquidazione di 25 milioni di euro.

A questi boiardi di Stato dagli stipendi e dalle liquidazioni miliardari che pullulano all’interno della RAI e di centinaia di carrozzoni statali   PD e grillini non hanno pensato. Così come non hanno pensato, prima di falcidiare i vitalizi dei loro ex colleghi, di ridurre le prebende dei parlamentari attualmente in carica, cioè il loro stipendio, come pure avevano promesso. Così come si sono “dimenticati” di rivedere le superpensioni dei dipendenti di Camera e Senato, che costano il doppio di quelle dei parlamentari, cioè circa 400 milioni di euro l’anno.

Sarebbe molto facile. Un semplice disegno di legge in cui si stabilisca che il parlamentare incassa la stessa cifra percepita nel suo lavoro abituale, venendogli rimborsato il solo biglietto di andata e ritorno a Roma e usufruendo unicamente delle segretarie del gruppo, senza ricorrere all’ assunzione di amici e parenti. Perché nessuno parlamentare di PD o 5 Stelle ci ha mai pensato?

Evidentemente, i Richetti, i Fiano, i Di Maio e i De Battista che percepiscono senza protestare 14mila euro netti al mese, tra annessi e connessi, hanno pensato fosse più “giusto” andare a colpire le pensioni degli ex parlamentari che mediamente non superano i 3.000 euro mensili.

Così facendo, hanno anche messo a rischio più di venti milioni di pensioni – che, ove passasse la vendetta sui “quasi defunti”, si vedrebbero naturalmente ricalcolare le pensioni anch’esse, in stragrande  maggioranza, calcolate non con il sistema contributivo. Cosa diranno i post comunisti ai baby-pensionati andati in pensione a 35/40 anni dopo aver versato i contributi per pochi anni con leggi volute dal PCI e dai sindacati per portar a casa voti? Che avevano sbagliato a fare i conti?

E cosa conta se poi, con tutta probabilità, il provvedimento il taglio dell’ “odioso privilegio” verrà bocciato dalla Corte Costituzionale? Quando ciò accadrà gli italiani avranno certamente già votato rimandando magari in Parlamento questi cantastorie.

A questi boiardi di Stato dagli stipendi e dalle liquidazioni miliardari che pullulano all’interno della RAI e di centinaia di carrozzoni statali   PD e grillini non hanno pensato. Così come non hanno pensato, prima di falcidiare i vitalizi dei loro ex colleghi, di ridurre le prebende dei parlamentari attualmente in carica, cioè il loro stipendio, come pure avevano promesso. Così come si sono “dimenticati” di rivedere le superpensioni dei dipendenti di Camera e Senato, che costano il doppio di quelle dei parlamentari, cioè circa 400 milioni di euro l’anno.

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