Aria di guerra civile

di Francesco Lamendola del 10-08-2017

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Guardando, per caso, l’ultimo programma tv politicamente corretto, la puntata odierna del format quotidiano del mattino di la7,L’aria che tira, condotta da David Parenzo, abbiamo avuto, ancora più forte che altre volte, la sensazione, nettissima, purtroppo, che l’Italia sta correndo a grandi passi verso un clima da guerra civile. Il tema centrale era la questione dei cosiddetti migranti delle Ong e dell’atteggiamento da tenere, non verso l’immigrazione in sé, ma verso i salvataggi in mare, o quelli che per tali ve gono fatti passare. L’ospite dì’onore, si fa per dire, era il prete eritreo Mussie Zerai, che, per la sinistra, è “l’angelo dei migranti”, mentre per la procura di Trapani, che sta svolgendo una inchiesta sulle attività della nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet, è un indagato per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In pratica, è sospettato di aver attivamente collaborato con il traffico di esseri umani da parte degli scafisti  favorendo il loro ingresso in Italia anche se i barconi sui quali viaggiavano non erano affatto in pericolo e anche se erano appena partiti dai porti della Libia, dunque non in acque internazionali ma addirittura in acque territoriali libiche. Di certo in Libia il suo numero di telefono è ben conosciuto e molti sedicenti profughi se ne sono serviti per segnalare la loro partenza: il che, appunto, non si configura come richiesta di soccorso da parte dio imbarcazioni in pericolo serio e imminente di naufragio, ma come favoreggiamento di un vero e proprio traffico, scientificamente pianificato e gestito, nella zona di Tripoli, da quattro “famiglie” libiche che ne ricavano larghi sismi profitti. Per la signora Boldrini, sua grande amica, e per i suoi sostenitori, che fin dal 2015 lo hanno candidato niente di meno che al Nobel per la Pace, don Zerai, fondatore di un’agenzia d’informazioni denominata Habeshia, il reato di cui egli è accusato si configura come un “reato umanitario”, cioè come un paradosso, perché gli addebita come reato una nobile azioni dispiegata a favore del salvataggio dio vite umane in pericolo. Per chi non si beve questa versione, per chi nutre qualche dubbio, qualche perplessità su questo prete “impegnato”, e tanto benvoluto e stimato da progressisti  e internazionalisti, per i quali i confini non esistono e le leggi degli Stati sovrani sono spazzatura, è un sacerdote che abusa del suo abito e forse anche della credulità altrui: Matteo La Russa, nel corso della suddetta trasmissione, ha affermato che non è credibile ciò che il prete afferma, cioè che in Liba conoscano il suo nome e il suo numero di telefono perché i detenuti lo hanno letto, trovandolo scritto sui muri delle prigioni di Tripoli; che quella è una bugia bella e buona, per la quale si dovrebbe confessare.

Dicevamo della sensazione sgradevole, cupa, scoraggiante, di un clima da guerra civile che si va addensando, giorno dopo giorno, nel nostro Paese. Ci rendiamo perfettamente conto della estrema gravità di quel che stiamo dicendo e preferiremmo mille volte sbagliarci.  Dicevamo anche come nel corso di quel programma ne abbiamo avuto una nettissima conferma, e ciò per l’estrema rigidità ideologica e per l’arroganza, intellettuale ed umana, con cui i progressisti si pongono rispetto a un problema che riguarda non solo e non tanto noi, ma le generazioni future. Chi non vede che, al ritmo attuale delle migrazioni/invasioni, nel giro di due  tre generazioni la popolazione italiana sarà surclassata,  numericamente e anche politicamente e culturalmente, dai nuovi arrivati; che non sa fare due più due e non vuol sapere che nel giro di tre o quattro decenni un Paese di vecchi sarà sostituito da una popolazione di giovani, ma straniera e in gran parte africana; chi non riflette che codesti africani sono difficilmente assimilabili e che la maggior parte di essi è di religione islamica, e vive il fatto religioso come un segno di appartenenza a cui non rinunceranno mai, a contrario vorranno imporre l’islam agli italiani, quando saranno maggioranza: chi non ha compreso tutto questo non è che un grosso egoista, che, in nome della sua ideologia buonista e politically correct, se ne infischia di come vivranno i nostri figli, e di come già stanno vivendo gli italiani  più deboli, i pensionati, quelli che vivono nei quartieri degradati delle periferie, per i quali, ai problemi, già pesantissimi, della sopravvivenza quotidiana e della latitanza dello Stato italiano, che nulla fa per loro, neppure rispetto alle cose cui avrebbero diritto, sono adesso anche alle prese con la convivenza forzata con degli stranieri sovente incivili, arroganti, capaci di butta via il cibo o di fare lo sciopero della fame perché il menu non è di loro gradimento; e inoltre violenti, spacciatori, piccoli criminali (e non tanto piccoli: si parla di decine di stupri, rapine e omicidi) o dediti alla prostituzione: tutte cose che si permettono di fare fin da subito, cioè mentre sono ancora ospiti dei centri di accoglienza o di alte strutture messe loro a disposizione dallo Stato italiano o dalle associazioni di volontariato, e mentre sono ancora in attesa di sapere se la loro richiesta di riconoscimento dello status di profughi avrà esito positivo. Possiamo solo immaginare quale sarà il comportamento di questa gente una volta che avrà ottenuto tale riconoscimento una volta che avrà ottenuto, magari con la scorciatoia dello ius soli, la cittadinanza italiana, e potrà accedere a tutti i servizi e i diritti che essa garantisce (quanto ai doveri, staremo a vedere se e in quale misura li rispetteranno, oppure se li tratteranno come carta straccia, da gettare nell’immondezzaio.

La puntata de L’Aria che tira aveva come ospiti, oltre a padre Zerai, Elisabetta Gardini, eurodeputata di Forza Italia, e Andrea Romano, deputato PD (ma costui non lavora mai? ha sempre tutte le mattine libere per fare salotto in Tv?); in collegamento dall’esterno, il deputato Ignazio La Russa, di Fratelli d’Italia. Il conduttore, David Parenzo, non ha neanche fatto finta di essere super partes e di voler cercare la verità: la verità ce l’aveva già in tasca; fin da prima che iniziasse il dibattito, ha preso sotto la sua ala don Zerai, lo ha proclamato innocente, o colpevole di un reato del quale si può solo andar fieri, e ha condotto tutta la trasmissione con il medesimo stile. A un certo punto ha tolto la parola di bocca alla Gardini, le ha impedito di replicare, dicendo Qui decido io a chi dare la parla, e ha polemizzato ripetutamente con La Russa, mentre si è ben guardato dall’interloquire quando parlavano gli ospiti di sinistra e specialmente Romano; inoltre ha ribadito, in piena trasmissione, che don Zerai è sicuramente innocente e gli ha manifestato una stima e un apprezzamento che andavano oltre la stima generica per un prete “umanitario”, ma avevano un chiaro sapore ideologico. Ultimo tocco di perfidia, è stato mandato in onda un breve servizio su un prete di idee ben diverse da quelle di don Zerai, Luigi Larizza, parroco di Taranto, con dichiarate nostalgie mussoliniane, allo scopo evidente di mostrare la divisione che esiste all’interno della Chiesa sulla questione dei migranti, ma anche su altri temi etici e sociali, come una divisione tra pochi pazzoidi di estrema destra e una maggioranza di valorosi e responsabili sacerdoti di idee progressiste, degne e rispettabili. C’è stato anche un faticoso collegamento con Tripoli, dove il capitano Karim Lolli, un italiano che comanda i reparti di sicurezza che contrastano gli scafisti in loco, ha detto chiaro e tondo che l’Italia si deve decidere: se vuole i migranti, allora va bene l’operato delle Ong; se, invece, non li vuole, allora le Ong non vanno bene. Nel complesso è stato un programma deprimente, per la faziosità smaccata del conduttore e per il sottinteso buonista che lo ha permeato dal principio alla fine: ponendo l’alternativa secca fra il dare la precedenza alla salvezza dei migranti in mare, o dare la precedenza alle leggi secondo il ”codice Minniti”, ha gettato tutto il suo peso sulla prima alternativa, presentando la seconda come accettabile solo da parte di persone senza cuore, grette, egoiste e insensibili alle sofferenze del prossimo. Naturalmente, sul fatto che oltre il 90% dei cosiddetti profughi non sono tali, ma persone, in maggioranza maschi giovani e forti, in cerca di una migliore condizione economica, che si spacciano per profughi allo scopo di impietosire le autorità italiane ed europee e di ingannarle sugli immaginari pericoli che esse correrebbero nei Paesi di provenienza, neanche una parola.

L’atmosfera da guerra civile è, in potenza, in questo tipo di atteggiamento. C’è una parte del Paese, secondo noi fortemente minoritaria, ma che dispone del 90% della visibilità mediatica (stampa, radio e televisione), del 99% dell’intellighenzia, e di una risicata maggioranza politica, grazie ad alchimie stranissime, come l’accordo che si sta delineando, in vista delle prossime elezioni in Sicilia, fra il Partito Democratico e i seguaci di Alfano, e ancor più grazie al fatto che, dal 2011, la vita democratica è stata congelata per decisione di Giorgio Napolitano prima, poi di Sergio Mattarella, che continuano a nominare presidenti del Consiglio a raffica, senza mai consentire una consultazione elettorale affinché il popolo italiano possa far sentire la sua voce. Questa parte, per motivi ideologici, vuole fortemente una politica immigrazionista, così come vuole una politica omosessualista, con tanto di reato di omofobia e d’indottrinamento scolastico mediante la teoria gender, una politica ultra-abortista e, fra breve, favorevole all’eutanasia. E c’è una parte del Paese, secondo noi maggioritaria, ma priva di visibilità mediatica, scarsamente rappresentata dalla politica e quasi del tutto disertata dagli intellettuali, che non ne può più del buonismo di costoro, che non sopporta le prediche della signora Boldrini, né quelle di monsignor Vincenzo Paglia, e nemmeno, per dirla tutta, di papa Bergoglio; una parte d’Italia che è stufa e arcistufa di vedere gli interessi nazionali letteralmente svenduti alle grandi banche e multinazionali straniere, e i problemi sociali ed economici riguardanti gli italiani, che si vanno sempre più impoverendo, trattati come questioni di serie B rispetto ai “migranti”, meritevoli, in base alle simpatie della sinistra (disinteressate, si capisce; il calcolo elettorale non c’entra nulla!) di ogni attenzione. perché loro sono maggiormente bisognosi, maggiormente sfortunati, eccetera. Una fatto emblematico è che questa sinistra ha perso i contatti, e da tempo, con la realtà, si è fatta paladina non di quelli che sono veramente gli ultimi, anzi, questi li ha proprio scaricati, e difende semmai i diritti dei privilegiati: non si spiega altrimenti il fatto che una “sinistra” italiana trovi normale, e non fiati nemmeno, davanti a un Nichi Vendola, esponente storico della sinistra “dura e pura”, che se ne vola all’estero, compra un bambino con la pratica dell’utero in affitto, approfittandosi dello stato di  bisogno di una dona così malmessa, da vendere la creatura che ha portarlo in grembo per nove mesi, in cambio di soldi; e ciò per poterlo crescere con il suo compagno e formare così una bella famiglia “arcobaleno”.

Queste due Italie non si parlano, o, se lo fanno, intrattengono un dialogano fra sordi; ed è logico e inevitabile che sia così: perché l’Italia dei progressisti non guarda la realtà quale essa è, non la vuol vedere, la detesta addirittura; è tutta protesa verso l’utopia, come lo era al tempo del ’68, e come lo è sempre stata, a livello mondiale, ad ognuna delle rivoluzioni che si sono succedute nel corso della modernità. Durante la Rivoluzione industriale, i progressisti erano favorevoli alla pena di morte per i luddisti: il dramma dei tessitori che perdevano il lavoro non li interessava, perché costoro avevano il torto imperdonabile,di voler fermare il progresso. Allo stesso modo, durante la Rivoluzione francese i progressisti erano per la ghigliottina e per i massacri della Vandea: e poco importa se si trattava di sterminare un popolo di contadini e non certo di “signori”: la loro colpa, inescusabile, era quella di volere di nuovo il re, i nobili e il clero. Durante la Rivoluzione messicana, i progressisti fucilavano i peones cattolici, a centinaia, a migliaia, perché costoro intralciavano la marcia trionfale del progresso, della modernizzazione e della massoneria. Infine, durante la cosiddetta Rivoluzione studentesca, i progressisti stavano con gli studenti, figli di papà, che tiravano i sampietrini ai poliziotti reazionari e, naturalmente, fascisti, anche se questi ultimi erano figli di proletari che rischiavano la pelle per uno stipendio miserabile (come inizialmente aveva visto anche Pasolini, salvo poi ritrattare). E alla rigidità ideologica e allo slittamento pratico della sinistra, si aggiunga, terzo man non meno decisivo  fattore, l’ipocrisia dei buonisti che vogliono il monopolio della bontà: vedi Mauro Corona che dice: Sono di sinistra, ma se tornano i ladri a casa mia, sparo. C’è un solo modo di aiutare i “profughi”: evitare che corrano anche il minimo rischio durante il viaggio, quindi andarli a prendere fin davanti ai porti libici. Aiutarli in altro modo, per esempio finanziando dei progetti di cooperazione che prevedano il contrasto all’immigrazione illegale, sono inaccettabili, per loro. Anche aiutare il senzatetto che chiede l’elemosina agli angoli delle strade si può fare in un solo modo: dandogli l’elemosina. Trovargli e proporgli un lavoro, sarebbe inumano, una violazione della sua privacy. Ma se la suora non gli dà la moneta, allora la si deve additare al pubblico ludibrio e immortalare con una foto accusatrice. E c’è un solo modo di aiutare i bambini caratteriali: inserirli nelle classi scolastiche, rubando il diritto alla studio (e all’incolumità fisica) di altri venti bambini, che hanno la colpa di non saper picchiare il prossimo. E c’è un solo modo di dialogare con giudei, islamici, buddisti: dire che i cristiani sono pieni di colpe verso tutti, domandare scusa, prostrarsi fino a terra e promettere che mai, mai un cristiano si permetterà di ricordare come è morto Gesù e per mano di chi, o che migliaia di cristiani finiscono ammazzati dai fanatici islamici; inoltre, che a Dio si arriva per qualunque via. E c’è un solo modo d’inserire i disabili nella scuola, nello sport, nel lavoro: negare la loro condizione e pretendere che li si accolga, li si assuma e li si premi, al pari di tutti gli altri, ai quali bisognerà fa capire, col senso di colpa, che vuol dire non aver l’uso degli arti…

 

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This entry was posted on giovedì, agosto 10th, 2017 and is filed under Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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