L’agenda infernale

di Cinzia Palmacci del 10-10-2017

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Forse nell’ultimo ventennio vi sarà capitato di sentire parlare dell’Agenda 21 dell’ONU, o forse no, ma a prescindere dal fatto che conosciate più o meno a fondo l’argomento, l’Agenda 21 ha già iniziato in questi anni ad occuparsi di voi ed intende farlo in maniera se possibile ancora più invasiva nei decenni a venire, senza che nessuno glielo abbia chiesto espressamente. A grandi linee il progetto Agenda 21 è una sorta di “programma di azione” attraverso il quale l’ONU si impegna a ridisegnare radicalmente tanto il rapporto dell’uomo con l’ambiente in cui vive, quanto il rapporto dell’uomo con la sua propria esistenza, attraverso una complessa operazione d’ingegneria sociale ad ampio respiro che trovi la propria realizzazione nel corso del nuovo secolo. Il tutto declinato nel segno dello sviluppo (sostenibile) e della globalizzazione, rivisitata per l’occasione attraverso i contorni di una comunità globale tesa verso l’uguaglianza sociale e la prosperità economica. Si chiama così, perché si riferisce ad un’Agenda per il 21° secolo ma fa pensare ad un sistema planetario di stampo dittatoriale. Il programma Agenda 21 nasce ufficialmente durante la conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo (UNCED) tenutasi a Rio de Janeiro nel giugno 1992, coagulandosi intorno al dogma dello “sviluppo sostenibile” e facendosi portatore dell’intenzione di coniugare insieme nel ventunesimo secolo le pratiche del modello sviluppista con la necessità di preservare la biosfera dai danni derivanti dall’applicazione del modello stesso. Agenda 21 si manifesta sostanzialmente come un piano d’azione finalizzato alla pianificazione di un “nuovo” modello di sviluppo, necessario per affrontare le emergenze climatiche, ambientali, sociali ed economiche del terzo millennio e pertanto si basa giocoforza sull’assurto che tali emergenze siano reali e si manifestino tali esattamente nei termini in cui il programma le prende in considerazione. Proprio per questa ragione a fare da corollario ad Agenda 21 si pongono tutta una serie di studi, trattati e rapporti, di carattere scientifico, economico e sociologico che costituiscono l’humus necessario per giustificare l’intera operazione. I documenti più importanti (e anche più controversi) sono costituiti dai rapporti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) all’interno dei quali si preconizza il riscaldamento globale del pianeta (incremento fra 1,4 e 5,8 gradi nel XXI secolo) e se ne attribuiscono le cause all’attività antropica ed in particolar modo alle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Tali rapporti hanno posto le basi per la creazione del Protocollo di Kyoto nel 1997, al quale aderirono 180 nazioni, con l’eccezione degli Stati Uniti e del Pacchetto Clima 20-20-20 approvato dal Parlamento Europeo ed entrato in vigore nel 2009. In sinergia con il piano d’azione Agenda 21, durante il vertice di Rio de Janeiro del 1992 venne creata anche la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che iniziò a riunirsi annualmente a partire dal 1995 a Berlino, nella sessione del 1997 fu la sede in cui venne stipulato il Protocollo di Kyoto, mentre l’ultimo vertice (denominato COP 21) si è tenuto nel 2015 a Parigi. A supervisionare e controllare l’esecuzione del programma Agenda 21 è stata istituita la Commissione ONU per lo sviluppo sostenibile che è composta da 53 stati membri e si riunisce ogni anno a New York con la presenza dei 53 ministri di turno ed i rappresentanti delle ONG accreditate in qualità di osservatori. A sostituirla nel 2012 è stato istituito il Foro Politico di Alto Livello, ma sostanzialmente l’ambizione di Agenda 21 è quella di coniugare la governance  globale con l’azione locale, per mezzo di una contaminazione capillare sul territorio, ottenuta attraverso la cooptazione di tutti quei soggetti che localmente hanno un determinato peso specifico, classificati nell’occasione come “Stakeholders”, cioè portatori d’interesse. Si tratta naturalmente degli amministratori locali di ogni livello, ma anche delle onlus ed associazioni che operano in una determinata realtà, del tessuto industriale ed imprenditoriale locale, di tutti coloro che localmente possiedono una qualche autorevolezza. Costoro, a cascata, dovrebbero influenzare ed orientare il pensiero dei cittadini “comuni”, coinvolgendoli nella “crociata” per lo sviluppo sostenibile. Per ottenere questo scopo è stato creato il Consiglio internazionale per le iniziative ambientali locali, meglio conosciuto come ICLEI, una sorta di ONG legata a doppio filo all’ONU, il cui compito è quello di portare avanti un’attività di lobby capillare che riesca a cambiare le politiche governative locali concernenti tutti gli aspetti della vita umana. Scorrendo l’elenco degli obiettivi dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile dell’Onu si ha apparentemente l’impressione di trovarsi di fronte ad una lista di “buone” intenzioni, dispensata per il nostro “bene” e necessaria per lenire le nostre sofferenze.

  1. Porre fine alla povertà in tutte le sue forme.
  2. Azzerare la fame, realizzare la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile.
  3. Garantire le condizioni di salute e il benessere per tutti a tutte le età.
  4. Offrire un’educazione di qualità, inclusiva e paritaria e promuovere le opportunità di apprendimento durante la vita per tutti.
  5. Realizzare l’uguaglianza di genere e migliorare le condizioni di vita delle donne.
  6. Garantire la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e condizioni igieniche per tutti.
  7. Assicurare l’accesso all’energia pulita, a buon mercato e sostenibile per tutti.
  8. Promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, la piena e produttiva occupazione e un lavoro decoroso per tutti.
  9. Costruire infrastrutture resistenti, promuovere l’industrializzazione sostenibile e inclusiva e favorire l’innovazione.
  10. Riduzione delle disuguaglianze tra i Paesi
  11. Rendere le città e le comunità sicure, inclusive, resistenti e sostenibili.
  12. Garantire modelli di consumo e produzione sostenibili.
  13. Fare un’azione urgente per combattere il cambiamento climatico e il suo impatto.
  14. Salvaguardare gli oceani, i mari e le risorse marine per un loro sviluppo sostenibile.
  15. Proteggere, ristabilire e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, la gestione sostenibile delle foreste, combattere la desertificazione, fermare e rovesciare la degradazione del territorio e arrestare la perdita della biodiversità.
  16. Promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia, realizzare istituzioni effettive, responsabili e inclusive a tutti i livelli.
  17. Rinforzare i significati dell’attuazione e rivitalizzare le collaborazioni globali per lo sviluppo sostenibile

Invece, ecco una sintesi di quello che l’Agenda 21 cerca di imporre segretamente al mondo circa lo Sviluppo Sostenibile e la Biodiversità. Alcuni di questi obiettivi sono stati già ampiamente realizzati:

  • La fine della sovranità nazionale (realizzata).
  • La pianificazione e la gestione nazionalizzata dei territori comprese tutte le risorse, gli ecosistemi, i deserti, le foreste, le montagne, gli oceani e l’acqua dolce; l’agricoltura; lo sviluppo rurale; le biotecnologie e la garanzia di una «equità» (una schiavitù «giusta»).
  • Lo Stato «definisce il ruolo» delle imprese e delle risorse finanziarie.
  • Abolizione della proprietà privata (non è «sostenibile»).
  • «Ristrutturazione» dell’unità familiare (in fase di completamento).
  • Bambini allevati dallo Stato (in fase di completamento).
  • Si dirà alle persone quale sarà il loro lavoro.
  • Maggiori restrizioni sugli spostamenti.
  • Creazione di «zone per l’insediamento umano».
  • Ripopolamento di massa perché le genti saranno costrette a lasciare vacanti le terre dove da sempre hanno vissuto (in fase di completamento).
  • L’abbrutimento nell’istruzione (realizzata).
  • Depopolazione mondiale massiccia (genocidio) in aggiunta agli elementi suddetti (in fase di completamento).

Se consideriamo il fatto che in buona parte d’Europa (Italia e Grecia in primis) l’austerità imposta dalla BCE e dalla UE (parti integranti della governance mondiale) sta progressivamente smantellando l’accesso del cittadino alla sanità pubblica, in antitesi con gli obiettivi proclamati dall’agenda stessa, non è difficile credere all’ennesimo inganno delle masse ordito dall’élite dominante per creare un mondo di schiavi malnutriti, sottopagati, malati e disperati. In una parola, il loro inferno. In tale inferno rischiamo di finire tutti se non avremo un moto di ribellione e di rivalsa contro questa imperante dittatura globale chiamata “Nuovo Ordine Mondiale” che l’Agenda 21 preconizza e agevola.

 

 

Del 10 ottobre 2017

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