Il sistema paese sotto attacco. Qualcuno vuole il fallimento dell’Italia

di Cinzia Palmacci del 26-10-2017

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Invece di stare ancora ad incartarsi sulle scemenze che avvengono negli stadi per improbabili pantomime comuniste che temono sempre di più la rimonta delle destre antisemite e razziste (a detta loro) che potrebbero spazzarli via dalla scena politica del Paese, l’economia italiana è sempre più appesa ad un filo, e il rischio default per l’Italia diventa un’inquietante ma verosimile prospettiva. Si guarda con giusto sgomento al polverizzarsi del valore dei titoli bancari messi sotto attacco dalla raffica di vendite, e si assiste con ancor più grande preoccupazione al crollo del valore delle obbligazioni bancarie subordinate. Il 2015, è ben noto, è stato l’anno dei Fondi di investimento e di gestione del risparmio: hanno aumentato la raccolta a dismisura, approfittando dei bassi rendimenti offerti sui depositi bancari e delle inquietudini dei risparmiatori per le troppe e spesso incomprensibili decisioni delle autorità europee di vigilanza sul settore bancario. Tra l’altro, quelli che operano in Italia, quale che sia la loro nazionalità, investono all’estero la gran parte della raccolta: è una vera e propria esportazione di capitale, assolutamente legale, che impoverisce costantemente l’economia reale. La ragione è semplice: mentre il risparmio bancario viene principalmente trasformato in credito, l’investimento finanziario viene piazzato su titoli quotati sul mercato. Quello italiano è troppo piccolo e concentrato addirittura sulle azioni bancarie, e quindi è giocoforza andare ad investire fuori. Mettere sotto pressione il sistema bancario significa quindi dirottare risorse dal credito alla finanza, dall’Italia all’estero. Si è aperta la caccia al risparmio italiano: nel triennio 2010-2012, i mercati si infuriarono contro l’Italia, per la denunciata insostenibilità del debito pubblico. Il risultato economico fu devastante, per via della recessione determinata dalle manovre economiche dei diversi governi dell’epoca, da Berlusconi a Monti, ma ancor più drammatico è stato il deflusso di risorse finanziarie verso la Germania, ritenuta il porto sicuro all’interno dell’euro. Le banche tedesche hanno fatto il pieno di depositi, traboccano di liquidità con enorme beneficio per le imprese tedesche e per i bilanci pubblici che pagano addirittura tassi negativi sui prestiti e sui titoli emessi. Orami è chiaro: c’è chi cerca la delegittimazione dell’Italia nel confronto internazionale. Prima il debito pubblico italiano, ora le banche: è sempre al nostro risparmio che si dà la caccia. Mentre va tappare i buchi degli altri, il suo deflusso crea voragini nella nostra economia.

 

I GIOCHI “SPORCHI” DELLA BUNDESBANK E DI SOROS SULLA PELLE DELL’ITALIA

 

Dell’affossamento della Lira nel 1992 dobbiamo ringraziare soprattutto il miliardario americano George Soros, che da speculatore astuto quale è, ha capito l’estrema fragilità ed aggredibilità della Lira rispetto ad altre valute europee, il tutto grazie all’assoluta e colpevole assenza di vigilanza da parte della Bundesbank, che notoriamente delle sorti dell’Italia se n’è sempre altamente infischiata. “Mi ero basato sulle dichiarazioni della Bundesbank – ha ammesso Soros diversi anni dopo –  che dicevano che la banca tedesca non avrebbe sostenuto la valuta italiana. Bastava saperle leggere”. Nessun segreto, insomma. Nessuna informazione riservata o soffiata nei salotti dell’alta finanza. Solo una lucida, ma spietata, comprensione della realtà, che Soros sintetizza con una formula particolarmente efficace: “Gli speculatori fanno il loro lavoro, non hanno colpe. Queste semmai competono ai legislatori che permettono che le speculazioni avvengano. Gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie”. La società di allora di Soros, il fondo Quantum, capito che la lira era senza protezioni, la vendette al ribasso (allo scoperto), cioè guadagnò dalla differenza di prezzo dopo una compravendita massiccia che contribuì a spingerne le quotazioni sempre più in basso. L’affossamento della Lira servì poi al sistema dei grandi finanzieri internazionali per aumentare le tasse (l’ICI arrivò proprio allora) e mettere le mani sui beni statali: colossi come Eni, Enel e Telecom, società strategiche e preziosissime, oggi risultano praticamente rovinate o ridimensionate da questi volponi dell’alta finanza. Poi è arrivato l’euro, una moneta con il cambio che non ha nessun margine. Mentre la Lira poteva al massimo svalutarsi, ma non causare inflazione. Questo sistema di cambi fissi ha affossato l’economia italiana senza se e senza ma e non rispetta le dinamiche “naturali” proprie della bilancia dei pagamenti. Dopo aver affossato la Lira con un euro che ha fortemente depresso la nostra economia, ora tocca al sistema bancario nel mirino di un altro magnate dello stampo di Soros: lo speculatore americano Ray Dalio patron del fondo Bridgewater che ha scommesso 713 milioni di dollari contro le banche italiane, lasciando col fiato sospeso migliaia di investitori proprietari di quote di Unicredit, Banca Intesa, Generali ecc… Si tratta della “scommessa più ampia in Europa” fatta dal fondo speculativo Bridgewater, ha commentato il Sole24Ore. Le regole Bce potrebbero mettere in affanno le banche con molti crediti deteriorati, e Ray Dalio vuole approfittare di questa difficoltà scommettendo con le solite tecniche short (un sistema di prestito al ribasso) proprio come fece Soros nel 1992 con la Lira. Uno dei mali della finanza non consiste tanto nel prestare capitali a soggetti in futuro insolventi, ma nel concedere la possibilità di scommettere al ribasso grosse cifre. Gli short in borsa non servono affatto a fornire di liquidità il mondo finanziario. Quando parliamo di short con piccole cifre stiamo parlando di pura speculazione, non di investimento. Il problema si ha quando si consentono certe operazioni di ingegneria finanziaria con milioni di dollari. In tal caso si tratta solo di un atto politico usato contro gli Stati avente lo scopo di pilotare le scelte legislative di un paese e di affossare economie ritenute competitive e avversarie. La responsabilità più grande ricade non, o non solo, su chi compie tali operazioni ma soprattutto su chi le consente colpevole di “giocare” sulla pelle di migliaia di persone che si vedono ridotte sul lastrico da un giorno all’altro. Pleonastico ammettere che l’Italia sia tornata sotto attacco o lo sia sempre stata. E c’è chi afferma, non a torto, che dal 2019 l’Italia potrebbe dover affrontare un default causato anche dal cambio della guardia tra Draghi e il tedesco Weidmann alla guida della BCE. L’asse USA-Germania contro l’Italia potrebbe riservarci ancora delle (brutte) sorprese.

 

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This entry was posted on giovedì, ottobre 26th, 2017 and is filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

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