Regalie, 5×1000 e fondi statali: ecco quanto ci costa l’Anpi

di Giuseppe De LorenzoIl Giornale.it del 28-10-2017

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I fondi dalla Difesa in continua crescita. Da regioni, comuni e province finanziamenti a pioggia: quanto costa l’Anpi agli italiani. 

Tra i “Paperoni” dell’antifascismo (nonostante sostengano si tratti di cifre irrisorie e “sempre più carenti”) ci sono loro. I membri dell’Anpi. Alla più famosa organizzazione partigiana d’Italia, nel 2017 il ministero della Difesa elargirà ben 107mila euro tondi tondi.

Sono una parte dei fondi destinati alla pletora di associazioni combattentistiche e partigiane di cui l’Italia è piena. E che ogni anno i contribuenti sovvenzionato con le loro tasse.

 

Tutti i conti dell’Anpi

 

Nell’ultimo anno, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha ritrovato rinnovato vigore politico grazie alla dura contrapposizione a Matteo Renzi e alla sua riforma Costituzionale. Ricorderete qualcosa: Maria Elena Boschi a sottolineare che “i veri partigiani stanno con noi” e il presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia ad organizzare alacremente banchetti e comitati per il “NO”. Chi pensava che la seconda guerra mondiale fosse finita oltre 60 anni fa e che i partigiani fossero una rispettabile esperienza del passato, si sbagliava.

 

Grazie all’apertura nel 2006 a tutti gli “antifascisti”, oggi l’Anpi conta 124mila iscritti ma solo 5mila sono ex combattenti. Gli altri sono amici e parenti di partigiani oppure giovani idealisti. Grazie a loro l’Anpi può vantare ancora 107 comitati provinciali, 1.482 sezioni, 17 coordinamenti regionali e pure 7 sedi all’estero. Insomma: sono vivi e vegeti. Anche grazie ai fondi statali.

Negli ultimi sei anni ha incassato dal ministero della Difesa 573.450 euro, in un continuo crescendo: dai 65mila del 2012 ai 107mila che gli spettano quest’anno. Bisogna poi contare gli introiti derivanti dal 5×1000, raccolta – però – che il presidente non considera soddisfacente e “finora non corrispondente alle possibilità dei nostri numerosi iscritti”. “Se almeno la metà – si legge nella relazione dell’ultimo congresso nazionale – provvedesse in tal senso, la nostra situazione economica farebbe già registrare un netto miglioramento”. In soldoni, con il cinque per mille nel 2013 l’Anpi ha incassato 218mila euro, nel 2014 oltre 260mila e nel 2015 ben 249.954 euro. Totale: 728mila euro in tre anni di 5×1000.

 

Caccia ai finanziamenti

 

Sarebbe bello poter leggere nel dettaglio il bilancio dell’Anpi, peccato che online risulti introvabile (oppure nascosto molto bene). Proviamo comunque a fare due conti. Alle elargizioni dello Stato e al 5×1000 bisogna aggiungere anche i proventi derivanti dal tesseramento annuale. Iscriversi alla lotta partigiana costa circa 15 euro e la relazione firmata da Smuraglia parla di 124mila iscritti (più 900 tessere di amici dell’Anpi). Ipotizzando che tutti abbiano versato la loro quota, si parla di qualcosa come 1,8 milioni di euro nelle casse associative. Cifra a cui la presidenza tiene molto, visto che nella relazione ha invitato i responsabili delle sezioni a non considerare il tesseramento “un atto formale”: “L’iscritto non diventa, se non sollecitato e ‘coltivato’ un partecipe militante; e talora dimentica, l’anno successivo, di rinnovare l’iscrizione”. È importante coinvolgere insomma: sennò poi chi paga?

Non solo. Nel 2016 il Presidente Smuraglia invitava a “sforzare l’inventiva” per racimolare qualche altro euro dagli enti statali. In che modo? Per esempio dacendo “rivivere, nelle regioni in cui esistono, leggi che favoriscano e aiutino la memoria, la diffusione della conoscenza della storia della Resistenza e della Costituzione”. Visto che l’Anpi si considera un “punto di riferimento di tutti gli antifascisti”, un modo per procacciare finanziamenti è quello di proporsi per organizzare “iniziative importanti” in onore dei partigiani. A spese dei contribuenti regionali.

 

Piccoli finanziamenti per le iniziative

 

Anche per questo ricostruire gli introiti dell’Anpi risulta praticamente impossibile. Ogni Comune, Regione o Provincia regala qualcosa: sale pubbliche gratuite, aiuti per le manifestazioni, contributi annuali e via dicendo. Per fare qualche esempio, nel 2015 la Regione Toscana guidata dal “compagno” Enrico Rossi ha elargito 3.500 euro all’Anpi di Siena, 1.550 euro al comitato provinciale Anpi di Massa-Carrara, 3mila a quello di Prato, 1.000 alla sezione di San Gimignano e altri 2mila a quella di Pisa. A Milano nel 2016 l’Anpi si è aggidicata 1.400 euro per “Eventi dedicati alla Resistenza”, 3.000 per la “festa della Liberazione” e altri 800 per l’iniziativa “Donne e migranti” (totale liquidati: 4.084). Negli anni precedenti la vacca era stata ancor più grassa, con 6.750 euro assegnati nel 2015 (versati 4.750) e 8.692 euro nel 2014 (versati 8.400).

A Sesto San Giovanni il neo sindaco di centrodestra ha denunciato l’anomalia dell’affitto di villa Zorn data al circolo cooperativo Anpi per 50mila euro annui, i cui locali – secondo il sindaco – “vengono subaffittati a un ristorante per 70mila euro all’anno”. E si potrebbe andare avanti all’infinito. Non è un caso, infatti, se Smuraglia chiedeva ai soci di “darsi da fare” affinché “là dove queste leggi regionali non esistono” possano essere “approvate e finanziate” così da incamerare nuove risorse per le attività antifasciste. Perché la lotta partigiana ha ancora bisogno di soldi.

 

 

 

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/politica/regalie-fondi-statali-ecco-quanto-ci-costa-anpi-1455230.html del 28 ottobre 2017

 

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