Pio IX e Bismarck: per capire il presente

di Francesco Lamendola del 02-11-2017

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Quello fra il papa Pio IX e il cancelliere tedesco Bismarck è stato uno scontro fra due giganti, e, nello stesso tempo, fra due concezioni del mondo e della vita: quella religiosa e  cattolica da una parte, quella laicista di matrice protestante, dall’altra. Da quello scontro è nata la situazione odierna, che vede la Chiesa, e la religione cattolica, inesorabilmente relegate ad un ruolo secondario nella vita degli individui e dei popoli europei. Pio IX è stato l’ultimo grande pontefice del  periodo storico che segna il definitivo avvento della modernità, quello successivo alla Rivoluzione francese e alla Rivoluzione industriale, così come Bismarck è stato l’ultimo grande statista di quella fase storica. Pio IX difendeva, in tutta la sua integrità e in tutta la sua severità, la Weltanschauung cattolica, che si riallacciava, direttamente o indirettamente, al teocentrismo e alla teocrazia medievali di un Gregorio VII e di un Innocenzo III: ideale che verrà ripreso da Pio X con il suo instaurare omnia in Christo, ma in un contesto politico, economico, sociale e culturale ormai profondamente secolarizzato, e quindi in una prospettiva necessariamente più ristretta e, in un certo senso, più “rassegnata” di quel che non fosse ai tempi di Pio IX, quando ancora sussisteva il potere temporale della Chiesa. Il principe di Bismarck, da parte sua, rappresentava la fase culminante, e terminale, delle politiche giurisdizionaliste del XVII e XVIII secolo, dalla Repubblica di Venezia dei tempi di Paolo Sarpi e dell’interdetto, all’assolutismo “illuminato” di Maria Teresa e Giuseppe II d’Asburgo. Dopo la violenta offensiva anticattolica di Bismarck, denominata, niente di meno, “battaglia per la civiltà” (Kuluturkampf), altri stati, qualche anno o qualche decennio dopo, seguirono la medesima traccia: in particolare la Francia che, nel 1905, avrebbe varato la famosa legge di separazione fra Stato e Chiesa, che comportò una dura repressione anticattolica. Ma la lotta antireligiosa dei governi francesi al principio del XX secolo si svolgerà sotto un altro segno, quello della Massoneria e del progressismo radicale; mentre Bismarck era il rappresentante di una mentalità e di un mondo completamente diversi, essendo egli un reazionario convinto; un difensore della monarchia autoritaria, della grande proprietà terriera e del vecchio ordine sociale; un uomo, in tutto e per tutto, del XIX secolo, pur se capace di grandi aperture sindacali e riformatrici, ma sempre in funzione di una ferrea Realpolitik, di una politica crudamente e machiavellicamente opportunista e priva di qualunque principio ideale; a meno che si voglia considerare un principio ideale quello del “ferro e del sangue”, ossia della pura forza.

Per capire la situazione odierna dei rapporti fra la Chiesa cattolica e il mondo della politica, particolarmente le relazioni ecclesiastiche con gli Stati, bisogna, quindi, partire dallo scontro fra Pio IX e Bismarck, in cui si riassume lo scontro fra il cattolicesimo e il laicismo moderno. Il fatto che, per esempio, nel Belgio dei nostri giorni (cioè di un Paese che è stato, fino a pochissimi anni fa, marcatamente segnato dalla religione e dalla cultura cattolica), la magistratura possa mandare la polizia a fare irruzione in una cattedrale e profanare le tombe di due vescovi, come dei volgari delinquenti, e dove, d’altra parte, un professore d’una scuola cattolica può essere licenziato in tronco per aver osato definire “omicidio” l’aborto, senza che il clero muova un dito in sua difesa, al contrario, con preti e vescovi che lo criticano duramente, tutto questo è figlio della situazione definitasi in Europa dopo il Kulturkampf  bismarckiano, entro il quale, in un certo senso, ci si muove tuttora, almeno a livello psicologico e culturale. Se moltissime persone, oggi, considerano “inutili” e “parassitari” i religiosi che vivono nei conventi di clausura; se ritengono che nessuno, in un luogo pubblico, e specialmente nelle scuole o alla televisione, abbia il diritto di mostrare il più piccolo simbolo religioso; se molti studenti e professori dell’Università di Roma, solo pochi anni fa, fecero una levata di scudi per impedire che il papa Benedetto XVI vi facesse una rapida comparsa per tenere una lezione, gli stessi che sono pronti ad invitare e ad applaudire incondizionatamente papa Francesco (chissà perché?), ebbene, tutto ciò è figlio di quel momento storico.

Ha scritto Roberto De Mattei nella sua sintetica ma efficace biografia Pio IX (Casale Monferrato, Piemme Edizioni, 2000, pp. 123-126):

 

L’ultimo grande nemico che Pio IX dovette affrontare fu il principe di Bismarck, il Cavour prussiano che all’indomani della costituzione dell’Impero tedesco condusse contro la Chiesa il suo “Kulturkampf” mirante a staccare il cattolicesimo germanico da Roma e ad asservirlo al nascente Reich.

Iniziatasi nel 1871 con il rifiuto da parte del governo di riconoscere il dogma della infallibilità pontificia, la lotta si prolungò fino al 1887, toccando il suo culmine con le cosiddette “leggi di maggio” del 1873-1875 che sottomettevano quasi tutta la vita della Chiesa e dei vescovi cattolici in Germania al controllo dello Stato. L’applicazione delle “leggi di maggio” fu caratterizzata da irruzioni di polizia nei collegi e seminari, multe ai vescovi e arresti di sacerdoti. Mentre Bismarck definiva pericoloso il dogma dell’infallibilità pontificia, asserendo che esso poneva i vescovi fuori dall’autorità dello Stato, furono incarcerati uno dopo l’altro Mieczvslaw Ledochowski, arcivescovo di Gnesna e Posnania, Matthias Eberhard, vescovo di Treviri, Paulus Melchers, arcivescovo di Colonia, Konrad Martin, vescovo di Paderborn, Johannes Bernhard Brinkmann, vescovo di Münster. Fra il 1874 e il 1878, degli undici vescovi imprigionati o destituiti dal governo, solo tre restavano in carica in Germania.

Il 21 novembre 1873, nel’enciclica “Etsi multa luctuosa”, Pio IX denunciava le lotte sostenute dalla Chiesa a Roma, in Svizzera, in alcuni Stati latino-americani come il Brasile,ma soprattutto in Prussia, ricordando gli attacchi ivi mossi alla Chiesa: secolarizzazione delle scuole, espulsione di vari religiosi, ostacoli alla libertà di predicazione, soppressione di alcuni seminari, appoggio ai “vecchi cattolici”. Il documento pontificio continuava su quest’ultimo punto scomunicando Joseph Reinkens che i dissidenti avevano eletto vescovo, facendolo consacrare da un aderente allo scisma dei giansenisti olandesi, e tutti i suoi adepti. La causa ultima del grave attacco alla Chiesa era individuata dal Papa nelle “frodi” e “macchinazioni” delle varie sette, prima di tutto la Massoneria. “Quanti tiranni tentarono di opprimere la Chiesa! – scrive Pio IX concludendo il suo documento -. Quante caldaie, quante fornaci e denti di fiere, e aguzze spade! Tuttavia non ottennero nulla. Dove sono quei nemici? Sono finiti nel silenzio e nell’oblio. E dov’è la Chiesa? Ella splende più del sole” (“Enchiridion”, II, p. 701).

Il 5 febbraio 1875, Pio IX scrisse ai vescovi tedeschi proclamando nulla le “leggi di maggio” e il 15 maggio conferì la porpora a mons. Ledochowski, ancora in carcere. La risposta di Bismarck fu la “legge di privazione” o “della fame” del 2 aprile 1875 con cui venero sospesi tutti i contributi dovuti dallo Stato alla Chiesa cattolica, mentre si dichiarava che l’assegno sarebbe stato ulteriormente pagato a quegli ecclesiastici che dichiarassero per iscritto di sottomettersi alle “leggi di maggio”. Un’altra legge del 31 maggio 1875 sopprimeva tutte le case religiose, ad eccezione di quelle i cui membri si dedicassero esclusivamente alle cure degli infermi.

Malgrado le persecuzioni, nelle elezioni del Reichstag nel gennaio 1877, il Centro e i conservatori progredirono a spese dei nazional-liberali, mentre il laicato cattolico serrava le file attorno alla “Bonifatiusverein” e alla “Görres Gesellschaft”, fondata nel 1877, centenario della nascita del grande polemista cattolico Görres.

Il “Kulturkampf” contro la Chiesa cattolica toccò, dopo la Germania, vari Stati: la Svizzera, dove venne emanata una legislazione anticlericale ispirata alle leggi prussiane di maggio; l’Austria, dove l’intervento di Francesco Giuseppe moderò il liberalismo anti-cattolico del conte Beust; l’Inghilterra, in cui sotto la guida di Enrico Edoardo Manning, creato cardinale nel 1875, i cattolici fronteggiarono con successo la propaganda anti-cattolica del governo protestante e della Chiesa anglicana.

La lotta tra la Massoneria e i cattolici continuò  a combattersi con intensità in Belgio, Olanda, Portogallo. Particolarmente dura fu la persecuzione liberal-massonica nei governi di tutta l’America Latina, con una sola eccezione, l’Ecuador di Gabriel Garcia Moreno. Il 16 giugno 1871 Pio IX ricordava come “questa gloriosa Repubblica, sola, nel complice silenzio delle potenze europee, osava alzar la voce contro l’invasione di Roma”. Il 16 agosto 1875 Garcia Moreno fu pugnalato sulle scale della cattedrale di Quito. Egli portava al collo una corna del Rosario a cui era appesa una medaglia con impressa da un lato l’effigie del papa Pio IX e dall’altra quella del Concilio Vaticano. Gli storici non esitano a vedere nel suo assassinio la mano della massoneria e dello stesso Bismarck.

 

Sulle responsabilità di Bismarck nell’assassinio di Garcia Moreno, nonché sui suoi legami con una setta massonica il cui scopo ultimo era la distruzione della Chiesa e della religione cattolica, significativamente non esistono studi specifici che siano stati capaci di fare piena luce; esistono dei sospetti più che fondati, ma nessuna certezza precisa: rimandiamo, in ogni caso, il lettore desideroso di approfondire la cosa, allo studio monografico del professor Marian T, Horvath, consultabile in rete, The Last Day of Gabriel Garcia Moreno, nonché al libro di Peter V. N. Henderson, Gabriel Garcia Moreno and Conservative State Formation in the Andes (Austin, University Press of Texas, 2008). Ma per dare un’idea del clima che si respirava, in quegli anni, negli Stati dominati da una classe dirigente massonica, diremo solo che quando Moreno, molto amato dal suo popolo, venne rieletto per la terza volta, nel 1875, disse di sapere bene che ciò equivaleva alla sua condanna a morte, anzi, che tale condanna era stata proferita dopo che egli aveva consacrato l’Ecuador al Sacro Cuore di Gesù; e che la centrale massonica che tramava contro di lui aveva sede in Germania. Meno di due anni dopo, il Venerdì Santo del 1877, l’arcivescovo di Quito, José Ignacio Checa, che aveva materialmente eseguito la consacrazione, sarebbe stato assassinato nella sua cattedrale, mediante l’avvelenamento delle Sacre Specie eucaristiche, il che aggiunge la profanazione all’omicidio. Tali erano i metodi usati dai nemici del cattolicesimo, in Ecuador e in America Latina; ma non molto dissimili erano pure quelli adoperati in Europa e nel resto del mondo. Pertanto, quando affermiamo – e lo abbiamo fatto più volte – che la modernità è anticristiana e anticattolica, e che qualunque tentativo, da parte della Chiesa e del mondo cattolico, di arrivare a un compromesso amichevole con il mondo moderno, è una follia o un tradimento, lo diciamo sulla solida base dei fatti. La verità è che la Massoneria ha dichiarato guerra a morte alla religione cattolica da tre secoli almeno, e che non ha mai smesso di tramare e di complottare per raggiungere il suo scopo ultimo: nessun compromesso, nessuna pace è possibile con simile gente, ma solo una lotta fino all’ultimo respiro. Chi la pensa diversamente, o non sa come stanno le cose, oppure è un illuso; la terza possibilità, e non ve ne sono altre, è che sia colluso con i nemici della Chiesa, poiché non è un mistero per alcuno che la Massoneria, e da parecchi decenni, sia già penetrata dentro la Chiesa, e che abbia ottenuto l’adesione di un blocco non indifferente di cardinali, arcivescovi e vescovi. Sono loro che stanno dietro a certe decisioni, apparentemente avventate e imprudenti, in realtà volute e programmate, che suscitano sconcerto e perplessità tra i fedeli, i quali non immaginano neppure cosa vi sia dietro le quinte dei palazzi vaticani e di molte curie vescovili, e ritengono, semmai, che nella Chiesa sia in atto uno scontro puramente ideologico tra una fazione genericamente progressista ed una fazione genericamente conservatrice. In realtà, la posta in gioco è assai più alta, e riguarda la sopravvivenza stessa della Chiesa: a meno che si voglia considerare ancora viva una chiesa che abbia completamente rinunciato ai suoi principi, che abbia messo fra parentesi la divinità di Gesù  Cristo, che abbia riposto in soffitta il culto degli Angeli, dei Santi e di Maria Vergine, che non crede più ai miracoli e al soprannaturale, che non parli mai del peccato, della morte e del giudizio, che dia a credere che l’inferno non esiste e non è mai esistito, ma è solo un’invenzione della Chiesa antica e medievale, e che tutte le anime vanno direttamente in paradiso, perché Dio è così misericordioso da non condannare alcuno.

Tutto questo parte da lontano e, in realtà, da prima ancora che Bismarck dichiarasse guerra alla Chiesa e cercasse di piegare (obiettivo minimo) o distruggere (obiettivo massimo) il cattolicesimo tedesco. Oggi, purtroppo, vi sono delle ragioni molto serie per temere che la Massoneria sia giunta a un passo dalla vittoria finale, ponendo uomini suoi proprio al vertice della Chiesa. Tuttavia, forti della promessa di Gesù Cristo, non disperiamo affatto, ben sapendo che Egli può suscitare anche dalle pietre dei cristiani valorosi: e che, nei momenti di maggiore pericolo, ha saputo sempre farlo…

 

Del 02 Novembre 2017

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