Mancava solo il sigillo: e ora è arrivato

di Francesco Lamendola del 12-11-2017

0000000000000000000000000000-sigillo massonery color - Copia

Quando una società segreta o un gruppo occulto di potere, che persegue un vasto disegno d’infiltrazione e di condizionamento della società, finalizzato a rovesciare il paradigma esistente e a stravolgere il modo di essere degli uomini, ritiene di essere giunto nella fase decisiva della sua azione, pone un sigillo su di essa, che sia visibile a tutti – anche se non tutti, ovviamente, anzi, pochissimi, arrivano a capire di che cosa si tratta – come il marchio della Bestia di cui parla il Libro dell’Apocalisse (11-16):

 

Dopo il mostro vidi unì’altra bestia che saliva su dalla terra. Aveva due corna come quelle d’un agnello, e una voce come quella d’un drago. Essa esercitò tutto il potere del mostro in sua presenza, e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare come un dio il mostro guarito dalla sua ferita mortale..

La bestia fa grandi miracoli: fa persino scendere il fuoco dal cielo sulla terra davanti agli occhi della gente.

Con i miracoli che ha il potere di fare alla presenza del mostro, ingannagli abitanti della terra, ordinando loro di fare una statua al mostro, che vive nonostante la ferita di spada.

La bestia fece mettere un marchio sulla mano destra e sulla fronte di tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome del mostro o il numero che corrisponde al suo nome.

Qui ci vuole saggezza.

Chi è intelligente calcoli il significato  del numero del mostro, che corrisponde a un uomo. Il numero è seicentosessantasei.

 

In pratica, è come se la maschera venisse gettata e la strategia di conquista si spostasse su un piano più esplicito e totalizzante. La Massoneria americana, per esempio, ha voluto mettere i propri simboli caratteristici sul dollaro, a cominciare dalla piramide conl’Occhio che tutto vede: è come se avesse voluto “marchiare” i cittadini, i quali, tutti, inconsapevolmente, adoperando quella moneta, e diffondendo quei simboli, manifestano l’appartenenza della loro società e della loro economia sotto il segno delle Logge. Ma non c’è solo la vanità di cominciare a mostrare la “firma” del proprio operato, senza temerne le conseguenze; c’è anche dell’altro; c’è una sorta di consacrazione alla rovescia, di dedicazione della società, su cui si è stretta la presa, alle forze, o alle divinità, o agli enti, che in quel gruppo vengono evocati e venerati. Vi sono una precisa simbologia e una precisa ritualità in tutto questo: simbologia e ritualità che si manifestano, invero in maniera un po’ macabra, anche quando si tratta di punire un “fratello” infedele. Non è un caso che il corpo del banchiere massone Roberto Calvi sia stato trovato, il 18 giugno 1982, “suicidato” (con le mani legate dietro la schiena e dei mattoni nelle tasche dell’impermeabile!) sotto il Ponte dei Frati Neri (Blackfriars Bridge), sul Tamigi, a Londra, cioè in uno dei luoghi più carichi di simbologia occultista ed esoterica della capitale britannica.

Ora il Vaticano ha pensato bene di ricordare i cinquecento anni della cosiddetta riforma luterana (31 ottobre 1517) emettendo un francobollo che ricorda l’evento: un francobollo celebrativo, che è come il sigillo della neochiesa massonica e gnostica all’opera nefasta di quattro anni e mezzo di pontificato di Bergoglio. A qualunque studente di seminario, anzi, a qualunque studente di liceo, di un qualsiasi liceo statale, si insegnava e si insegna, a quel che ci risulta, che Lutero è stato, dal punto di vista cattolico, un eresiarca e uno scismatico, che ha inferto una ferita gravissima, e mai più rimarginata, nel corpo della Chiesa. Si insegna che il Concilio di Trento ha risposto, punto per punto, alle tesi luterane, condannandole tutte, dalla prima all’ultima, senza eccezioni, come eretiche e blasfeme: la salvezza con le sola fede; la libera interpretazione delle Scritture; il sacerdozio universale dei fedeli; la riduzione dei Sacramenti da sette a due; il rifiuto sdegnoso della Tradizione, compreso il culto dei Santi e di Maria; la dottrina del servo arbitrio, la dottrina sulle indulgenze. Ora il papa ci viene a dire che tutto questo non è più vero, che Lutero aveva ragione sulla predestinazione, e che i luterani non sono eretici, ma fratelli nella stesa fede, ragion per cui ha creduto giusto volare a Lund, in Svezia, per commemorare i cinquecento anni dello scisma luterano con una cerimonia mista, cattolico-protestante; e monsignor Galantino ci viene a dire che la “riforma” di Lutero è stata opera dello Spirito santo; e nessuno ha trovato in ciò nulla di strano, quasi nessuno ha chiesto spiegazioni. Cardinali e vescovi, muti come pesci; sacerdoti, anche. I fedeli, poi, tutti pazzi per papa Francesco, evviva papa Francesco. Ciliegina sulla torta: l’emissione del francobollo commemorativo per le Poste vaticane. Aggiungendo la blasfemia all’eresia: al posto di Maria Vergine e san Giovanni, da sempre rappresentati ai piedi della Croce, questa volta ai piedi del Crocifisso ci sono Lutero e Melantone, l’autore, questi, della Confessione Augustana; sullo sfondo, la città di Wittenberg, da dove è partita la rivolta di Lutero. Il messaggio è fin troppo chiaro: basta con i Santi e la madonna, è l’ora di Lutero e degli eretici; e basta anche con Roma: la vera capitale della Chiesa cattolica è Wittenberg. Inaudito: ma è avvenuto, sotto i nostri occhi, e, di nuovo, quasi nessuno ha fiatato. Solo i soli quattro gatti, i soliti cattolici tradizionalisti”. E per gli altri cattolici, va tutto bene? Per i cardinali e i vescovi, i pastori del gregge, è tutto normale? è in questo modo che essi custodiscono il Depositum fidei, è così che difendono il Vangelo di Gesù? A nessuno di loro è venuto in mente quale scandalo, quale sofferenza, quale turbamento questo ha provocato in milioni di cattolici?

Non stiamo parlando, o non stiamo parlando solo, di sensibilità, di opportunità, di stile, di tatto; stiamo parlando di dottrina, cioè della Verità. Perché la dottrina non è una cosa brutta e cattiva, di cui si fanno scudo i biechi tradizionalisti per tenere il Vangelo lontano dalla “vita vera”: è la Luce che illumina la vita della Chiesa, mediante la Verità della Rivelazione. Niente dottrina, niente cattolicesimo, niente Chiesa. E la dottrina dice che quella di Lutero è stata un’eresia, oltre che uno scisma: lo dice tutta la storia del Magistero ecclesiastico, e lo ribadisce il Concilio di Trento. Oppure, di recente, i documenti del Concilio di Trento sono stati aboliti, cassati, annullati, senza che noi ne sapessimo alcunché? Non ci risulta. Il Concilio di Trento ha definito eretiche le dottrine protestanti, cioè delle false dottrine. Ora come può la Chiesa cattolica rivalutare quelle stesse dottrine, cioè quelle stesse eresie? È impossibile; a meno che la Chiesa cattolica non sia più tale, a meno che sia diventata una neochiesa eretica e scismatica, filo-protestante e nemica di quella Verità immutabile che essa ha difeso per duemila anni, anche con il sangue dei martiri. In tal caso, i cattolici si troverebbero in una situazione inedita, di una gravità eccezionale: trascinati verso l’apostasia loro malgrado, e a loro insaputa, da un clero infedele, il quale sta tradendo il Vangelo e sta concedendo ai luterani la palma della vittoria, con una semplice manovra di palazzo, dopo aver sostenuto e ribadito, per 500 anni, che i luterani erano fuori dalla Verità. Non  sono questioni accademiche, per pochi studiosi: sono questioni di fede, e, soprattutto, questioni di salvezza. E il tutto sta passando sulla testa dei fedeli; sulla testa dei “piccoli” e dei “semplici”, che erano tanto cari a Gesù Cristo, e in difesa dei quali Egli ha messo in guardia, con parole severissime, i seminatori di scandalo.

Vi è, quindi, una doppia falsificazione, sia teologica che storica. Teologicamente, si vuol far passare Lutero per un buon cristiano, per un cristiano che aveva ragione, dando torto a cinquecento anni di Magistero cattolico, anzi, a duemila anni di Magistero, perché Lutero non è in conflitto solo con il Concilio di Trento, ma con tutta la dottrina cattolica, sin dalle origini. Basterebbe la sua dottrina del servo arbitrio per capire quanto egli sia lontano dal Vangelo di Gesù Cristo, il quale, fino all’ultimo istante della sua vita terrena, ha detto agli apostoli: Vi ho chiamati amici, non vi chiamo più servi, perché il servo non sa cosa fa il padrone. È questo il linguaggio che si adopera con chi non è padrone della propria libertà morale? E se l’uomo non è dotato di libero arbitrio, che senso ha punirlo per i suoi peccati, o premiarlo con il Paradiso, per la sua vita buona? Sul piano storico: rivalutare Lutero, dal punto di vista cattolico, è un totale controsenso. Nel gennaio scorso, il papa, ricordando l’incontro interconfessionale di Lund, in Svezia, ha ribadito testualmente che l’intento di Lutero era  quello di rinnovare la Chiesa, non di dividerla. Davvero? E allora andiamo a rileggerci quel che lo stesso Lutero dichiarava riguardo al papa, alla santa Messa e alla Chiesa cattolica (Contra Henricum Regem Angliae, 1522, Wittenberg, Opere, vol. X, p. 220):

 

Quando la messa sarà distrutta, penso che avremo rovesciato con essa tutto il papismo. Il papismo infatti poggia sulla messa come su una roccia, tutto intero con i suoi monasteri, vescovadi, collegi, altari, ministeri e dottrine, in una parola con tutta la sua pancia. Tutto ciò crollerà necessariamente, quando sarà crollata la loro messa sacrilega e abominevole… Bisognerebbe arrestare il Papa, i cardinali e tutta la plebaglia che lo idolatra e lo santifica, arrestarli come bestemmiatori, e strappare loro la lingua fin dal fondo della gola e inchiodarli tutti in fila alla forca.

 

Come si vede molto bene, e come ha detto, assai opportunamente, il capo della Chiesa cattolica, papa Francesco, questo è il linguaggio di un uomo che non desidera affatto dividere, e tanto meno distruggere, la Chiesa: questo è il linguaggio, come aggiunge monsignor Galantino, di un uomo che è stato mandato dallo Spirito Santo. Come tutti i cattolici sanno, perché sono parole di Gesù, riportate dal Vangelo (abbia pazienza padre Sosa Abascal e non ce ne voglia: noi seguitiamo a prendere per vere le parole di Gesù, così come le riportano i quattro Vangeli), lo Spirito Santo è lo Spirito della stessa Verità divina. Arriviamo, pertanto, grazie a papa Francesco e a monsignor Galantino, a questa interessante conclusione: lo Spirito di Verità, mandato da Dio, ha parlato per bocca di Lutero; dunque, in Lutero si esprime la stessa Verità divina. Però la Chiesa cattolica, dal Concilio di Trento in poi, cioè da mezzo millennio, smentisce, rifiuta e condanna tutte le dottrine luterane, una per una e tutte nel loro insieme: il che significa, se il ragionamento sillogistico non è una vuota opinione, la Chiesa cattolica, da cinquecento anni, è fuori della Verità, si oppone alla Verità e mistifica la Verità, a danno e con pericolo gravissimo di perdizione per le anime che le sono state affidate dalla divina Provvidenza. È consolante sapere che le cose stanno così. I cattolici non possono che ringraziare il papa Francesco e monsignor Galantino, e affrettarsi ad acquistare il famoso francobollo delle Poste Vaticane, simbolo del riconoscimento, sia pure tardivo, della bontà, della verità e della provvidenzialità della “riforma” di Lutero (quella caratterizzata dal desiderio di rinnovare la Chiesa, cominciando con l’appendere il papa, i cardinali e tutti i cattolici ad una forca…). Con quel francobollo, avranno in mano anche la prova della retta via finalmente ritrovata. Inoltre, finalmente vengono a sapere, dopo un’ignoranza plurisecolare, che la Verità non viene da Roma, dal sommo pontefice, ma da Wittenberg, dalla quale soffia pure lo Spirito divino: il sommo pontefice proclama ciò che Lutero, coraggiosamente, proclamò nel 1517. È bello sapere che siamo di nuovo amici di Dio, dopo esserne stati lontani per cinquecento anni, e sia pure senza saperlo.

Dio, che è giusto giudice, ricompenserà gli autori di questa “svolta” secondo le loro opere. Perché almeno questo, di cattolico, ci è rimasto, e non vuol saperne di uscire dal nostro modo di sentire e di vivere la religione cristiana: che la fede non basta a se stessa, ma ci vogliono anche le opere; e che le opere riceveranno la loro remunerazione, secondo giustizia e verità. Vi sono persone che hanno già ricevuto, abbondantemente,  la loro ricompensa in questa vita terrena, in termini di successo, di popolarità, di applausi; e vi sono altre persone, le quali stanno subendo umiliazioni, amarezze ed emarginazione perché vogliono piacere a Dio piuttosto che agli uomini. Così, ora, vi sono alcuni che sono i primi, ma diventeranno gli ultimi quando saranno al cospetto di Dio; e atri, che sono gli ultimi, i quali diventeranno i primi. Una cosa è certa: la vita terrena di Gesù non è stata soltanto folle entusiaste, applausi e congratulazioni; i potenti non s’interessarono di lui, non gli resero omaggio, non si sperticarono in elogi nei suoi confronti: lo ignorarono e, infine, lo perseguitarono a morte; e anche la folla, quando si trovò a scegliere fra lui e Barabba, che era un assassino, sappiamo bene che cosa scelse…

La neochiesa, dunque, ha messo il suo sigillo, facendo stampare il francobollo “luterano”. E noi, che cosa vogliamo fare? Dobbiamo seguitare a tacere e piegare la testa, come pecore senza pastore?

 

stampa
This entry was posted on sabato, novembre 11th, 2017 and is filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

Links


Arianna Editrice
Mursia
Seguici su facebook
Newsletter
Istituto Studi delle Venezie
Accademia Adriatica Nuova Italia

Archivio