Musumeci presidente, Berlusconi dolente

Le opinioni eretiche di Michele Rallo del 19-11-2017

0-votox È inutile tacerlo a noi stessi: l’elezione di Nello Musumeci alla Presidenza della Regione Siciliana ha sconvolto il panorama politico nazionale. A sinistra ha dato il colpo di grazia al Pifferaio dell’Arno; al centro (dove altro collocare i dilettanti grillini?) ha richiamato alla realtà il Ragazzino di Montecitorio; ma è a destra che l’elezione di Musumeci potrebbe provocare un vero e proprio terremoto.

Ad uscire con le ossa rotte dalle consultazioni siciliane, infatti, è stato innanzitutto il progetto politico del Cavaliere di Arcore, il piano con cui pensava di riscattarsi agli occhi dei padroni del mondo, di dimostrare che avevano sbagliato a scaricarlo nel 2011, quando lui era giunto anche a bombardare il suo amico Gheddafi per manifestare obbedienza alle esigenze atlantiche ed eurocratiche.

E quale sarebbe questo progetto? Semplice: dimostrare – naturalmente è soltanto la mia “opinione eretica” – che lui è l’uomo capace di addomesticare la destra, rinchiudendola in un recinto “moderato” e privandola di quella carica populista e sovranista che tanto impensierisce i poteri forti. In fondo – è sempre l’eretico a pensarlo – è il medesimo obiettivo del movimento 5 Stelle: impedire che lo scontento popolare possa incanalarsi nella direzione giusta, cioè a destra. Guarda caso, Di Maio sta ripetendo esattamente l’itinerario di Fini: prima a Londra, per fare la ruota nei salotti della City; adesso a Washington, a fare professione di ragionevolezza; a breve – ci scommetto – andrà a Tel Aviv, terza (o prima?) capitale di “quelli che contano”.

Ma torniamo a Berlusconi. Se ci fate caso, la sua strenua opposizione alla candidatura di Nello Musumeci in Sicilia è la copia conforme di una analoga manovra per impedire che Giorgia Meloni andasse al ballottaggio (e poi vincesse) alle elezioni romane dell’anno scorso. Stesso copione moderato, stesso tentativo di stoppare due candidature vincenti, stessa proposizione di candidati della “società civile” senza la minima speranza di successo (Marchini a Roma, Armao in Sicilia), stesso favore ai dilettanti grillini (la Raggi a Roma, Cancelleri in Sicilia), stessa testarda cupidigia di sconfitta per scongiurare il pericolo che il successo desse autorevolezza a personaggi in ascesa.

 

A Roma gli è andata bene, ma è andata male ai romani. In Sicilia gli è andata male, ma è andata bene ai siciliani. Cinque anni fa, ci andò peggio: una fetta di elettorato di centro-destra preferì misteriosamente Rosario Crocetta, e Nello Musumeci venne stoppato ad un passo dal traguardo.

Certo, qualcuno – non Berlusconi, mi auguro – avrebbe sperato oggi in un secondo miracolo, ma questa volta non era oggettivamente possibile che si registrasse la medesima congiunzione astrale di cinque anni fa.

Ma lasciamo stare l’oroscopo e torniamo alla politica. Il Cavaliere se le è giocate tutte per opporsi ad una candidatura che proprio non gli andava giù. A sostenerlo con le spade sguainate, il fido Micciché ed un Totò Cuffaro in grande spolvero. Musumeci non poteva vincere perché “troppo di destra”. Infatti – secondo la nota bugìa – “si vince al centro”.

Questa volta, però, niente da fare: Musumeci viene candidato dal centro-destra a furor di popolo. E vince 40 a 35 (non proprio “un soffio” come si consola il Ragazzino di Montecitorio) sul deprimente concorrente grillino; nonostante la campagna furbastra contro gli “impresentabili” che traboccavano dalle liste dei “moderati”. E non – sia detto per inciso – dalle due liste di Musumeci.

Ed ecco, allora, il Cavaliere precipitarsi a cantare vittoria, a presentare il successo di Musumeci come “la vittoria dei moderati”, ben sapendo che non è affatto così. E ben sapendo che vittoria di Nello Musumeci in Sicilia dimostra esattamente il contrario: che vincono le idee chiare, nette, senza equivoci e senza condizionamenti inconfessabili.

Adesso c’è attesa per quel che succederà in Regione. Sono in molti a scommettere che certi vecchi arnesi “moderati” faranno di tutto per legare le mani al Governatore. Altri scommettono sulla loro intelligenza, e pensano che non correranno il rischio di rompersi i denti sull’osso sbagliato. Per conferma, potranno chiedere lumi ad altri “moderati” che quell’osso hanno tentato di azzannare durante i 10 anni di Musumeci alla Presidenza della Provincia di Catania. Provare per credere.

Il Cavaliere, intanto, è sempre più nervoso. Musumeci ha dichiarato di non volersi ricandidare fra cinque anni. E Berlusconi, che in quella data avrà appena compiuto i suoi primi 86 anni, si interroga sul suo futuro. Teme che – come in molti si augurano – dopo un proficuo quinquennio siciliano il Governatore possa spiccare il volo verso vette più alte. E l’uomo di Arcore, sicuramente, non ha intenzione di ritirarsi così presto.

 

 

Del 19 Novembre 2017

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